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Dove finisce Roma

Di

Editore: Einaudi

3.5
(268)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: eBook

Isbn-10: 8858405692 | Isbn-13: 9788858405697 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Ida è una staffetta partigiana entrata nella Resistenza perché "non c'era nient'altro da fare". Il 28 maggio del '44, mentre Roma aspetta che gli americani arrivino a liberarla, Ida scappa fino alle porte della città per sfuggire ai fascisti. Si nasconde in una grotta umida e buia, dove da piccola giocava con la sua amica Rita. Sola, affamata e spaventata, ripercorre con voce quasi infantile, piena di candore e sensualità insieme, piena di odori colori scoperte, la sua vita da ragazzina in Sardegna, il rapporto con le sorelle e con i genitori, delusi dai suoi comportamenti istintivi giudicati sfrontati dal paese, e la partenza "col cuore litigato"; poi l'arrivo a Roma, la nuova casa in cui abitare con la sorella Agnese e col cognato, la scuola dove i compagni la chiamavano sardegnola, e una Roma che spesso "la sfiniva la schiacciava la vinceva". I ricordi si affollano di personaggi: un professore che trasmette l'amore per i libri e per primo fa sentire le farfalle nella pancia, l'adorata amica ebrea scomparsa, Micol, chissà se deportata, un partigiano che si rivela una spia, e soprattutto Antonio, uomo d'azione, di cui Ida è innamorata. Su tutti incombe una guerra che fino alla fine uccide giovani vite, raccontata da una prospettiva privata, e per questo più nuda e più vera.
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  • 3

    Finalmente ho letto questo romanzo, che da un pò di tempo stuzzicava la mia curiosità. Devo dire, però, che non è stato all'altezza delle aspettative. Bella l'idea di raccontare i giorni subito prima ...continua

    Finalmente ho letto questo romanzo, che da un pò di tempo stuzzicava la mia curiosità. Devo dire, però, che non è stato all'altezza delle aspettative. Bella l'idea di raccontare i giorni subito prima dell'entrata a Roma degli americani liberatori attraverso gli occhi e le paure di una giovane staffetta partigiana, Così com'è stato piacevole lo stile di scrittura, un flusso di parole e pensieri nel quale entri subito, dopo qualche pagina di allenamento mentale. Ma la trama è esilina, tutto viene trattato in maniera superficiale. E' un'opera prima, sono sicura che Paola Soriga acquisirà maggiori competenze nelle prossime storie.

    ha scritto il 

  • 2

    Soriga VS Morante

    Dove Finisce Roma, romanzo d’esordio di Paola Soriga (Einaudi, 2011), è stato una delusione affatto compensata dallo stile scorrevole della scrittura.
    L’azzardo più grande che un’esordiente possa fare ...continua

    Dove Finisce Roma, romanzo d’esordio di Paola Soriga (Einaudi, 2011), è stato una delusione affatto compensata dallo stile scorrevole della scrittura.
    L’azzardo più grande che un’esordiente possa fare è mettersi a confronto con un Grande della Letteratura del passato (remoto o recente che sia). Decidere di “esordire”, di pubblicare per la prima volta, è un passo importante già di per se - un salto nel vuoto oserei dire; perché fare il passo più lungo della gamba? 
In questo libro più che un “passo” è sembrato un ruzzolone. Sin dall’inizio del libro, una presenza - prima sottile, poi sempre più pesante - imbriglia la lettura: nomi già letti da qualche parte, ma dove? Situazioni simili ad altre, come si trattasse di un déjà vu. Qualcosa non funziona. La mente è distratta e pensa ai nomi e ai déjà vu - e non alla trama -, finché ad un tratto non si può più ignorare quella presenza: Elsa Morante è lì che osserva, cinica. E dietro l’angolo Giorgio Bassani ci attende.
    In un intervista è stato chiesto alla scrittrice:
    
“Altri indizi, per così dire, "genealogici", sono nascosti in alcuni dei nomi che hai scelto. Puoi raccontarci brevemente quali sono state le tue fonti storiche più importanti, e quali invece le maggiori influenze nel campo della letteratura resistenziale?”


    La risposta, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, prende le distanze dalla Letteratura:
    
“I libri della letteratura resistenziale li ho letti soprattutto nel corso degli anni, mentre scrivevo li ho tenuti da parte.”


    Inutile dire che, leggendo il libro, chiunque può notare che non è così.
Dialogare con il passato può essere, a volte, una buona idea; purtroppo in questo caso i soggetti si sono rivelati spettri di personaggi ben più importanti con i quali hanno perso il confronto che - forse - sarebbe potuto essere costruttivo se annunciato esplicitamente in una premessa che sarebbe servita al lettore come punto di partenza. Senza di essa, invece, ci si trova alla deriva e la mente comincia la sua faticosa caccia “all’autore”.

    ha scritto il 

  • 3

    era l'unica scelta

    Ida è una ragazzina sarda che, poco più che dodicenne, mandata a vivere dalla sorella e dal cognato fascista a Roma. (“ che Francesco credesse a quel discorso sulle razze non le sembrava possibile. ...continua

    Ida è una ragazzina sarda che, poco più che dodicenne, mandata a vivere dalla sorella e dal cognato fascista a Roma. (“ che Francesco credesse a quel discorso sulle razze non le sembrava possibile. Le sembrava che bastasse leggere il Vangelo, ascoltare don Pietro, per essere sicuri che non era così. Bastava leggere i libri..”)
    Qui si dibatte tra la nostalgia per la famiglia e la difficoltà iniziale di integrazione (“ come trattava Raffaele Spava, che era meridionale, immigrati, ecco cosa sono , una scuola di immigrati e nessuno sa parlare l’italiano) .

    In quella Roma del 44, in attesa della liberazione da parte dell’occupazione tedesca, la voce di questa ragazzina attualizza gli orrori della guerra, l’attesa infinita della fine (“ Se Dio vuole, Rita, se Dio vuole. Mio padre avrebbe detto sei compagni lottano. Tuo padre è un disgraziato…”)

    Le privazioni quotidiane, la paura e il sospetto si accompagnano ai momenti di tenerezza tipici di una ragazzina in crescita in preda ai primi innamoramenti.
    Eppure Ida è una ragazzina decisa, che tiene sotto controllo la paura, anche quando è costretta a nascondersi nel buio di una grotta.
    Perché lei ha scelto di essere una staffetta, “le era sembrava l’unica cosa da fare”.

    Per giorni, nell’attesa della liberazione (“ “ è finita, che gli americani ormai fra qualche giorni, ma sono anni che dicono che è finita, anni , questa guerra che doveva durare qualche mese…”) Ida ripensa agli anni che sono passati nell’attesa della fine dell’orrore e delle morti, delle lacrime continuamente versate.

    Paola Soriga accompagna la narrazione con una dolcezza antica e il dolore silente delle lacrime, delle morti incomprensibili. Ha la capacità e il garbo di raccontare la quotidianità della storia narrando la Storia che viene tramandata.
    Avvicinandocela e facendone assaporare tutta la ferocia e il dolore.

    ha scritto il 

  • 4

    Roma 1944. Dopo l'8 settembre c'è stato il rastrellamento degli ebrei del ghetto, poi la strage delle fosse Ardeatine. Ida, adolescente trapiantata dalla Sardegna a Centocelle, si ritrova a fare la "s ...continua

    Roma 1944. Dopo l'8 settembre c'è stato il rastrellamento degli ebrei del ghetto, poi la strage delle fosse Ardeatine. Ida, adolescente trapiantata dalla Sardegna a Centocelle, si ritrova a fare la "staffetta" partigiana, in attesa degli americani che tardano ad arrivare: e nell'attesa la rappresaglia tedesca è sempre in agguato.

    ha scritto il 

  • 3

    Al contrario di quanto leggo in giro, secondo me in questo libro la storia c'è, ben intessuta e originale il punto di vista, coinvolgenti i flashback e l'ingenuità che si cela dietro le parole di Ida. ...continua

    Al contrario di quanto leggo in giro, secondo me in questo libro la storia c'è, ben intessuta e originale il punto di vista, coinvolgenti i flashback e l'ingenuità che si cela dietro le parole di Ida. Manca totalmente uno stile, o meglio, c'è e non mi piace per niente, è confusionario e arrancante.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo libro era stato assegnato a mia figlia tra i compiti delle vacanze e l'ho letto più per curiosità che per altro.
    Piacevole lo stile simil-Saramago, ma la storia non c'è.
    Forse vuol dare l'idea ...continua

    Questo libro era stato assegnato a mia figlia tra i compiti delle vacanze e l'ho letto più per curiosità che per altro.
    Piacevole lo stile simil-Saramago, ma la storia non c'è.
    Forse vuol dare l'idea dei giorni della guerra a Roma, ma si ferma lì.

    ha scritto il 

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