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Dry

A Memoir

By

Publisher: Audio Renaissance

4.1
(207)

Language:English | Number of Pages: | Format: Audio CD | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 155927901X | Isbn-13: 9781559279017 | Publish date:  | Edition Unabridged

Also available as: Paperback , Hardcover , Audio Cassette , Library Binding , eBook

Category: Fiction & Literature , Gay & Lesbian

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Book Description
From the author of the runaway New York Times bestseller Running with Scissors comes a hilarious, irreverent, and twisted memoir of becoming a man

With unconventional wit and a wonderfully weird way of looking at things, Augusten Burroughs chronicles his life on the edge after leaving his deeply eccentric foster family. Dry opens in Manhattan, where Augusten has established a life for himself as a high-paid advertising hotshot. But his past haunts him still as he tries to create a grown-up life. Dry is at times howlingly funny, devastatingly moving, and, in the end, uplifting. It further establishes Burroughs as one of the most original authors writing today.
Sorting by
  • 4

    Benvenuto all'inferno

    Mi sento come se fossi in carcere e avessi appena appreso che dopo il rilascio rimarrò agli arresti domiciliari per il resto della mia vita, e dovrò portare una di quelle cavigliere elettroniche. Libero, ma non troppo. E io che pensavo che la riabilitazione mi avrebbe fatto smettere di bere come ...continue

    Mi sento come se fossi in carcere e avessi appena appreso che dopo il rilascio rimarrò agli arresti domiciliari per il resto della mia vita, e dovrò portare una di quelle cavigliere elettroniche. Libero, ma non troppo. E io che pensavo che la riabilitazione mi avrebbe fatto smettere di bere come un alcolista, insegnandomi a bere come una persona normale.

    said on 

  • 4

    Ci sono certi libri che ti entrano dentro con una prepotenza emozionale che è devastante. E che rimani in un certo senso, scosso e marchiato a fuoco, impossibile salvarsi. E ringrazi Dio paradossalmente, per esserti immischiato in tanto dolore, in tanta durezza, in tanta tragi-commedia dal finec ...continue

    Ci sono certi libri che ti entrano dentro con una prepotenza emozionale che è devastante. E che rimani in un certo senso, scosso e marchiato a fuoco, impossibile salvarsi. E ringrazi Dio paradossalmente, per esserti immischiato in tanto dolore, in tanta durezza, in tanta tragi-commedia dal fineche non si può capire quanto sia happy o bastardo, perchè non è questo il punto, tutto è eternamente provvisorio, precario e la fine è già indicazione di qualcosa che è morto, che non ha un seguito. Dopo Correndo con le forbici in mano, che racconta un po’ la sua vita dall’infanzia all’adolescenza, ecco lui, Augusten Burroughs, prosegue il suo revival, con Dry, della sua vita entrando nel mondo dei grandi, degli adulti, catapultatosi a 180 km orari per lasciarsi alle spalle le disavventure e quelle cicatrici che non si rimargiranno mai, che lo hanno devastato nel periodo piu’ delicato dell’esistenza di un uomo. Ora è un uomo, costretto a diventarlo forse piu’ presto del solito. E lo troviamo come ragazzo di successo in carriera presso un’agenzia pubblicitaria dove ricopre un ruolo di prestigio grazie al quale, oltre la gratificazione personale e artistica, viene baciato anche da uno stipendio annuale da 5 zeri. Mica pugnette. Ma non è tutto oro quello che luccica. Come ci ha abituato, di petto, senza veli e vergogne, completamente disinibito e limpido, si confessa al lettore. Ecco, si confessa, mette a nudo se stesso, le sue debolezze, la sua vulnerabilità alla vita. Gay e dipendente dall’alcol, dal fumo e dalla droga, sembra essere un po’ l’identikit del mostro contro cui oggi lottano l’ipocrisia religiosa e i buontemponi moralistoni del mondo patinato della gente pseudo-perbene. Invece, leggendo Burroughs, qualcosa ti scatta dentro di sorprendente: ti identifichi in lui, si ha del clamoroso: scrivi Augusten e leggi sensibilità non comune, scrivi Burroughs e leggi assoluta normalità con tutti i problemi e i castelli di carta che si sgretolano da un momento all’altro. I suoi problemi, magari ridimensionati un attimo e rivisitati nella forma (ma non nella sostanza), sono i nostri, i suoi dubbi e le incertezze quelle di ogni persona che ha un paio di piedi su questa terra, con cui barcollare a fatica in un mondo impietoso che si diverte a piazzarti ostacoli-strappole un po’ ovunque. In questo bellissimo libro, come al solito profondo, vero, struggente (anche se, come confessa lui, alcuni momenti del testo sono stati inventati, altri enfatizzati per supportare anche il romanzato del suo diario), ci si allaccia alla cintura ed è uno scombussolamento continuo per chi legge. Dal ricovero in una comunità gay per alcolizzati, alle sedute degli anonimi alcolisti, alle sue svariate relazioni amicali e amorose che fanno sorridere di tenerezza e piangere dal dolore, piene di rimpianti, rimorsi e ricordi (indimenticabili o da dimenticare), alle sue attività professionali quotidiani, un via vai di piccole cose che rischiano di far esplodere tutto in ogni istante, silenzi insopportabili, gesti compiuti per istinto e altri negati con rimpianti da struggerne il cuore, sembra diventare un diario, una smemoranda con tanto di lucchetto che Augusten decide di aprire al lettore facendolo entrare in pianta stabile nella propria vita. Ecco come ci si sente, dalla parte del lettore, amico e complice, confidente, osservatore, giudice (per chi ama giudicare, a me francamente no). E’ questo che mi piace di lui, il non considerare il lettore un semplice consumatore di storie, un mero cliente da codice isbn, un entità astratta: questo lasciamolo a quegli scrittori che parlano a sé, come se si stessero specchiando mentre buttano giu’ qualcosa che forse diventerà un giorno un insieme di fogli rilegati, un oggetto, semplice oggetto. Appunto. Quello che fa Burroughs è offrire esperienza, grazie alla quale soffrire quasi come sulla propria pelle, riflettere anche dolorosamente e cercare un po’ dappertutto quegli anticorpi che permettano di mettersi in salvo dall’aria inquinata del mondo e della vita. Benediciamo la letteratura, quando ci offre penne del genere. Certo, anticonvenzionali, ma proprio per questo piu’ credibili, piu’ potenti, piu’ utili, piu’ veri e belli, oh si, meravigliosamente belli. E’ il libro a farsi leggere, o addirittura il libro a leggere te e non viceversa. Non è leggere questo, è vivere. E la tragedia non si puo’ sempre evitare, non si può vincere sempre il superenalotto dei soldi, della salute, della felicità. L’happy end , se c’e’, non è mai qualcosa di definitivo, spesso una forzatura, purtroppo spesso utopia frustrante.

    said on 

  • 4

    4 stelline e mezzo. Dopo aver letto tutti e tre i memoir di Augusten posso dire di volergli quasi bene, adoro la sua ironia e la sua profondità e lo ammiro perchè nonostante tutte le difficoltà e nonostante sia finito nella me**a fino al collo è riuscito a venirne fuori.

    said on 

  • 4

    Dry

    I've found that this author's memoirs have real staying power. I believe it's because he writes with such immediacy, the reader is right there with him both when he has his epiphanies and when he has his setbacks.

    said on 

  • 3

    il mondo visto con gli occhi di 300 bottiglie di Dewar's

    innanzi tutto, è difficile parlare criticamente di un'autobiografia o, in questo caso, di un libro di memorie. non si possono commentare le scelte narrative, le soluzioni nella trama o nel susseguirsi delle immagini. non si sa quanto di vero ci sia negli eventi, né quanto di fiction attraversi lo ...continue

    innanzi tutto, è difficile parlare criticamente di un'autobiografia o, in questo caso, di un libro di memorie. non si possono commentare le scelte narrative, le soluzioni nella trama o nel susseguirsi delle immagini. non si sa quanto di vero ci sia negli eventi, né quanto di fiction attraversi lo scorrere delle pagine. si può parlare di stile, forse, e a questo mi limiterò.

    prendete un peter cameron un po' annacquato, miscelatelo con un bret easton ellis limitato ai limiti termini e shakerate il tutto con uno stile pubblicitario/patinato alla mtv: ecco a voi augusten burroughs. intendiamoci, niente di male. nessuna critica accesa, solo mi sembra che qualcosa non quadri. "dry" si legge tutto d'un fiato, ma è difficile dire quanto ciò sia un pregio o una pecca. burroughs sa come scrivere,come legare il lettore alla pagina, ma sembra più una device da pubblicitario che da scrittore consumato. i rimandi a ellis sono inevitabili. lo yuppismo newyorkese vissuto sulla propria pelle, ma non con la ferocia e l'oniricità del primo ellis, bensì con una sorta di compiacimento e sapiente qualunquismo. cameron si rivede nei periodi brevi, immediati, nelle frasi da citazione (e in questo burroughs è perfetto, molto meglio di altri più complessi scrittori).

    "dry" si è detto, scorre veloce. ma come scorre? l'impressione è che tutto vada come deve andare, che i personaggi esistano solo per fare da corollario al protagonista e alle sue riflessioni. non hanno molta profondità. l'amico malato che muore, la collega nevrotica che finirà a fare corsi di gestione della rabbia, l'amico alcolizzato che vuole smettere di alcolizzarsi (ma non ce la fa), quello che ci ricade, l'amante che si fa di crack e va e torna dagli incontri degli AA. tutto ciò suona già sentito, digerito, somatizzato. qualche bella invenzione qua e la (il gioiello-regalo, la prostituta di colore,...), ma la globale impressione è che, finito di leggere (anzi, diciamolo pure, di divorare), del libro resterà ben poco, se non la voglia di bersi una birra e di ritornare a prendere in mano quel Richler che giace sul comodino e che non si vuol restituire alla biblioteca civica...

    said on 

  • 4

    "Mi rivolge uno sguardo che non mi ha mai rivolto prima. Non mi piace che questo momento richieda un nuovo sguardo".


    Dry è una storia di (de)formazione, che descrive in modo del tutto lineare un percorso estremo, costellato di alibi malcelati e di errori reiterati... E' lontano, ma non tr ...continue

    "Mi rivolge uno sguardo che non mi ha mai rivolto prima. Non mi piace che questo momento richieda un nuovo sguardo".

    Dry è una storia di (de)formazione, che descrive in modo del tutto lineare un percorso estremo, costellato di alibi malcelati e di errori reiterati... E' lontano, ma non troppo... Vero, ma non troppo... L'umorismo di Burroughs è squisitamente cinico e grottesco, per lettori poco schizzinosi!

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  • 4

    Augusten scrive bene, è piacevole da leggere. La sua ironia e il suo acume conquistano...ma rispetto a "Correndo con le forbici in mano" questo libro è meno bello, il contesto e gli episodi che ci racconta sono più "normali" e non riescono a stupire e restare piacevolmente nella memoria.

    said on