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Dubliners

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Publisher: Bt Bound

3.8
(8637)

Language:English | Number of Pages: | Format: Library Binding | In other languages: (other languages) German , Italian , Spanish , French , Catalan , Portuguese , Greek , Galego

Isbn-10: 0613032985 | Isbn-13: 9780613032988 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Audio CD , Hardcover , Audio Cassette , Mass Market Paperback , Others , Softcover and Stapled , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
Dubliners was completed in 1905, but a series of British and Irish publishers and printers found it offensive and immoral, and it was suppressed.  The book finally came out in London in 1914, just as Joyce's Portrait of the Artist as a Young Man began to appear in the journal Egoist under the auspices of Ezra Pound.  The first three stories in Dubliners might be incidents from a draft of Portrait of the Artist, and many of the characters who figure in Ulysses have their first appearance here, but this is not a book of interest only because of its relationship to Joyce's life and mature work.  It is one of the greatest story collections in the English language--an unflinching, brilliant, often tragic portrait of early twentieth-century Dublin.  The book, which begins and ends with a death, moves from "stories of my childhood" through tales of public life.  Its larger purpose, Joyce said, was as a moral history of Ireland.
Sorting by
  • 3

    Una serie di racconti ambientati nella Dublino di inizio '900. Il filo conduttore della raccolta è la vacuità morale e l'impossibilità di trovare una via d'uscita a tale condizione.

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  • 4

    Dublin is a small small world

    Sulla difficoltà di recensire un libro di racconti, ho già detto. In questo caso, però, è possibile e naturale giudicare la totalità delle storie, poiché - per tema e per stile - esse compongono davvero un mosaico coerente e ricco di senso.
    Merito dell'autore, ovvio.
    Scrivo in pieno i ...continue

    Sulla difficoltà di recensire un libro di racconti, ho già detto. In questo caso, però, è possibile e naturale giudicare la totalità delle storie, poiché - per tema e per stile - esse compongono davvero un mosaico coerente e ricco di senso.
    Merito dell'autore, ovvio.
    Scrivo in pieno innamoramento, ma è inutile aspettare che il picco di adorazione verso Joyce, che mi ha colto dopo aver letto l'Ulisse, passi. Non passerà; è un incantesimo che si promette felicemente eterno.
    Tornando sul pezzo, Dubliners - essendo il suo esordio, sofferto dalla sua genesi alla tardiva pubblicazione (esattamente cento anni fa) - è completamente ancorato a quella città. Ancorato e involuto, quasi Dublino fosse una prigione - fisica e soprattutto morale - per ognuno dei suoi figli. Tutti i protagonisti, si sa, soffrono la propria condizione e sbattono le ali, invano, per tentare di spiccare un decollo lontano.
    Ciò accade dal primo all'ultimo episodio che, tematicamente, possono dividersi in sezioni corrispondenti all'età del protagonista: infanzia, adolescenza, maturità e inserimento nella vita pubblica; a cui si aggiunge, come ciliegina sulla torta o come un'aureola luminosa, l'ultimo e più lungo racconto. Un capolavoro, questo.
    Il libro è intriso di realismo, un realismo ben diverso da quello francese e italiano dello stesso tempo; inoltre, il riferimento ai valori imposti - il cattolicesimo, la piccola borghesia - è onnipresente ma mai stucchevole. Tutto ciò rende ogni storia necessaria e mai superflua, non si perde un briciolo di coerenza e si legge con l'avidità di chi vorrebbe imparare non solo a scrivere, ma a leggere così il mondo intero.

    said on 

  • 4

    Avevo già letto "Dubliners", ma in italiano, e mi aveva decisamente annoiato.
    Leggerlo in lingua originale è stato come leggere un libro totalmente diverso; non so se dipenda dalla traduzione, o dal fatto che ero più concentrata durante la lettura, ma in inglese mi è piaciuto decisamente di ...continue

    Avevo già letto "Dubliners", ma in italiano, e mi aveva decisamente annoiato.
    Leggerlo in lingua originale è stato come leggere un libro totalmente diverso; non so se dipenda dalla traduzione, o dal fatto che ero più concentrata durante la lettura, ma in inglese mi è piaciuto decisamente di più. "Clay" e "The dead" sono diventati due tra i miei racconti preferiti in assoluto

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  • 5

    Epifania e comprensione improvvisa si sè

    I racconti che ho preferito sono:
    - Rivalsa... scritto da dio!
    - I morti... magnifico il protagonista maschile!
    Attratto dalla moglie, bella del ricordo inestirpabile di un altro.
    - Un incontro... infanzia e strani incontri.

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  • 4

    Lettura di servizio, imprescindibile per chi studia la letteratura inglese. Sono 15 racconti che hanno come fulcro della narrazione la vita a Dublino nei primi anni del 900. Joyce non è ancora il re dello stream of consciousness, ma già qualcosa s'intravede.

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  • 3

    I racconti di James Joyce o si amano oppure si odiano. Personalmente mi trovo in mezzo: non posso dire che i racconti mi hanno impressionato ma non mi sono neanche dispiaciuti troppo. Sinceramente ci rifletterei due volte prima di consigliarlo ad altri. Ho trovato questo libro a tratti pesante e ...continue

    I racconti di James Joyce o si amano oppure si odiano. Personalmente mi trovo in mezzo: non posso dire che i racconti mi hanno impressionato ma non mi sono neanche dispiaciuti troppo. Sinceramente ci rifletterei due volte prima di consigliarlo ad altri. Ho trovato questo libro a tratti pesante e poco scorrevole, impregnato di una retorica difficile da capire sopratutto per lettori che nella vita reale sentono e subiscono le cose differentemente dall'autore.

    Secondo il mio modesto parere, le uniche pagine che si salvano sono quelle riguardanti il racconto "Eveline".

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  • 0

    Curiosando in libreria mi sono imbattuto per caso in questa raccolta di racconti scritta da un misconosciuto autore irlandese di inizio Novecento e pubblicata qualche anno fa da una piccola casa editrice indipendente, credo con l'intenzione di trovare una propria nicchia editoriale ripescando e r ...continue

    Curiosando in libreria mi sono imbattuto per caso in questa raccolta di racconti scritta da un misconosciuto autore irlandese di inizio Novecento e pubblicata qualche anno fa da una piccola casa editrice indipendente, credo con l'intenzione di trovare una propria nicchia editoriale ripescando e rivalutando voci di scrittori marginali. Non avevo mai sentito nominare questo Joyce ma il libro aveva una bella copertina colorata che ha attirato la mia attenzione così l'ho comprato a scatola chiusa. Poi sono arrivato a casa e, oibò!, mi sono accorto che il libro su Anobii aveva una quota sorprendentemente alta di giudizi negativi:

    Noioso
    Pesante
    Lento
    Deprimente
    Insignificante
    Inconcludente
    Sciatto
    Una presa in giro

    Allora mi sono detto: complimenti, hai preso l'ennesima fregatura. Ma, accidempoli, ormai avevo speso ben 3,99 euro, non potevo non leggerlo...

    E l'ho letto. L'ho letto, cercando inutilmente di fingere che fosse un libro qualsiasi. Alla fine mi sento di dire solamente una cosa: se fosse possibile fare un parallelo tra letteratura e architettura, quando la narrativa aveva ancora in prevalenza lo stile della Gare d'Orsay (i racconti di Dubliners furono scritti tra il 1904 e il 1907) quello di Joyce era già come il razionalismo del Bauhaus. Questo non significa, ovviamente, che il libro debba piacere per forza (alcuni racconti li ho letti oggettivamente con poco interesse), però è sufficiente a metterlo sul piedistallo. In questi quadretti di opprimente provincialismo e grigia inerzia esistenziale, nella loro costruzione stilistica, nella loro prospettiva sulle cose del mondo, c'è già, in trasparenza, l'intera modernità: affacciandosi dalla Dublino di Joyce e guardando il panorama si vedono già Hemingway e Salinger, poi Carver e la Munro, e laggiù in fondo, sulla linea violetta dell’orizzonte, tutti i sudamericani.

    said on 

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