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Dublinesque

Di

Editore: Feltrinelli (I narratori)

3.6
(88)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 246 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8807018195 | Isbn-13: 9788807018190 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elena Liverani

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 2

    Romanzo praticamente incomprensibile per chi non conosca la letteratura irlandese: Joyce, Beckett, Synge, Yeats, Wilde ... Io l'ho scelto proprio perché parla principalmente di un viaggio a Dublino durante il Bloomsday, ma dopo cinquanta pagine i protagonisti non erano ancora arrivati a destinazi ...continua

    Romanzo praticamente incomprensibile per chi non conosca la letteratura irlandese: Joyce, Beckett, Synge, Yeats, Wilde ... Io l'ho scelto proprio perché parla principalmente di un viaggio a Dublino durante il Bloomsday, ma dopo cinquanta pagine i protagonisti non erano ancora arrivati a destinazione e io già sonnecchiavo: tre pagine e una pennica, quattro pagine e una pennica ... 260 pagine in tutto! non avevo mai dormito tanto!

    Di nuovo l'amore per Joyce mi ha fatto cadere in trappola.

    Con l'eccezione di Borges e Cervantes, gli scrittori di lingua spagnola finiscono sempre col deludermi (problema personale eh!) Ne ho incontrati anche troppi, non mi piacciono i loro romanzi parolai, barocchi, realistimagici o cerebrali che siano.

    Avrei dovuto essere più guardingo ma quando ho letto che si parlava di Joyce ho perso il lume della ragione, bah, mea culpa.

    ha scritto il 

  • 5

    Ispirato, per molti tratti divertente, visionario, malinconico. Samuel Riba è un editore di Barcellona che ha visto la sua casa editrice andare alla malora, ha una moglie che da poco si dedica alla pratica del buddhismo mentre lui si dedica ossessivamente a navigare sulla rete come quei ragazzi g ...continua

    Ispirato, per molti tratti divertente, visionario, malinconico. Samuel Riba è un editore di Barcellona che ha visto la sua casa editrice andare alla malora, ha una moglie che da poco si dedica alla pratica del buddhismo mentre lui si dedica ossessivamente a navigare sulla rete come quei ragazzi giapponesi "kikikomori" che si chiudono nella loro cameretta per anni. È infuriato con gli scrittori ma ancora più con i lettori, lo hanno deluso i lettori che si aspettano di trovare nei libri "la conferma del fatto che il mondo è come lo vedono loro".
    È come se in un libro di Kafka che nega il movimento cercassero personaggi che si spostano da una città all'altra come nei film. Oppure in Beckett. Samuel Riba è un io plurale; riflette in modo spesso divertente passando attraverso moltitudini di scrittori, ne nomina un'enormità.

    Si costringe a darsi una scossa e convince tre suoi amici ad andare a Dublino il 16 giugno nel giorno del bloomsday in cui si rievoca l'Ulisse di Joyce ma per commemorare la morte dell'era Gutenberg. Inzia una serie di avventure pratiche e mentali senza confine tra loro. Scorge un ragazzo che assomiglia a Beckett e credendolo morto partecipa al funerale dando le condoglianze ai genitori. Per Samuel Riba Joyce ha condotto la letteratura in un punto massimo di vitalità e Beckett il continuatore di Joyce ha preso la strada opposta quella della condizione scalza, dell'impoverimento, dell'afasia. Beckett aveva anche cambiato lingua dall'inglese al francese per rendersi la vita scomoda ed essere costretto ad esprimere l'essenziale. Egli Samuel Riba ama New York e Dublino ma non ha mai voluto imparare l'inglese. Il libro è ricco di righe memorabili e di definizioni da sottolineare, una ragazza colpisce Samuel Riba per il suo «viso di mela». Nell'orazione funebre vorrebbe leggere una lettera di Flaubert ma poi la fa leggere ad una donna, si sente parte in causa nell'accusa di Flaubert: «Ai nostri giorni, la letteratura sembra una grande fabbrica di orinatoi. Di questo odora la gente più che altro ! comuque verrà un tempo in cui tutti si saranno trasformati in un uomo d'affari e un imbecille» (Riba si sente imbecille). Grazie a Dio sarò morto concludeva la lettera di Flaubert. Eppure Riba va ancora a caccia dello scrittore geniale, per la precisione della sua ossessione di letteratura. Vive di questa ossessione, se non ha ossessioni ricomincia a bere e sua moglie diventa una furia. Il buddhismo non può nulla.

    ha scritto il 

  • 4

    Sappiamo che Riba riprenderà a bere, lo sappiamo dall'inizio e restiamo in attesa come sulla poltrona del dentista. Porterà a compimento il suo lavoro di autodistruzione rinunciando alla moglie, alla sua dimensione rispettabile di (ex) editore, sconterà l'esilio in Irlanda; la pioggia interminabi ...continua

    Sappiamo che Riba riprenderà a bere, lo sappiamo dall'inizio e restiamo in attesa come sulla poltrona del dentista. Porterà a compimento il suo lavoro di autodistruzione rinunciando alla moglie, alla sua dimensione rispettabile di (ex) editore, sconterà l'esilio in Irlanda; la pioggia interminabile che a Barcellona è un evento storico e inquietante diventerà la colonna sonora della sua vita.
    In tante pagine Riba non ride mai, sta sulle spine del suo sentirsi inadeguato a un mondo ostile.
    Insomma: scritto bene da un Vila-Matas che è uomo con uso di mondo prima che scrittore fertile d'idee e capace, il libro infine lascia un gusto amaro, un qualcosa sospeso che resta là. E se ne capisce poco l'intento.

    ha scritto il 

  • 4

    Down stucco sidestreets,
    Where light is pewter
    And afternoon mist
    Brings lights on in shops
    Above race-guides and rosaries,
    A funeral passes.

    This is the first verse of Philip Larkin's Dublinesque, a poem set in Dublin in the early years of the 20th century. ...continua

    Down stucco sidestreets,
    Where light is pewter
    And afternoon mist
    Brings lights on in shops
    Above race-guides and rosaries,
    A funeral passes.

    This is the first verse of Philip Larkin's Dublinesque, a poem set in Dublin in the early years of the 20th century. The images Larkin uses evoke perfectly the Dublin of Leopold Bloom from James Joyce's Ulysses. The poem therefore provides a very apt title for Enrique Vila-Matas's requiem for the age of print in which he nominates Joyce's writing as the pinnacle of literary achievement of the entire Gutenberg age (Joyce himself would probably have proposed Shakespeare). It was this idea of examining the high points of the print era as the world moves further into the digital age that attracted me to Vila-Matas's Dublinesque. As ebooks become more and more widely read, we are obliged to consider the position of print publishing and to take whatever steps necessary to ensure that there will always be incentives for publishers to encourage and continue printing quality writing. However Vila-Matas doesn't address the challenge of how to preserve paper and print publishing in this book. Instead, his main character, Samuel Riba, an ex-publisher, is so certain of the passing of the age of print that he decides to hold a funeral service to mark it in the very cemetery where Leopold Bloom attended Paddy Dignam's funeral in Ulysses, on the 16th of June, 1904. This is just one of the many parallels that emerge as the reader makes his way, along with Riba and three co-mourners, just as Bloom did, to Glasnevin cemetery on Bloomsday over a hundred years later. In fact, Vila-Matas cites Ulysses at such length and with such frequency that Dublinesque becomes a homage to Ulysses interspersed with nods to Samuel Beckett, Philip Larkin and some other famous literary names. It is all very clever and the first half worked really well for me, especially as I too was visiting Dublin and found myself at Finnegan's pub in Dalkey where one of the scenes takes place. The second half I found less interesting, perhaps it went on just a bit too long even though the entire book is scarcely a third as long as Ulysses itself. One of the main merits of Dublinesque for me was the inspiration to pick up Ulysses again and tackle it properly - the last time, I stopped half way through. Now I'm mid-way again but this time I'm appreciating it a lot more. Maybe that's an age thing or maybe Riba has prepared the ground for me. One thing I'm sure of however, Riba doesn't stand a chance against Leopold Bloom and Stephen Dedalus in the character stakes; he's but a pale shade in comparison. But perhaps that is exactly what Vila-Matas was trying to do: recreate Bloom's ghost...

    ha scritto il 

  • 4

    Funerale a Dublino

    Riba è un editore andato in pensione e ritiratosi dal mondo. È – per usare la definizione giapponese che gli piace tanto: un hikikomori, cioè un “autista informatico”. La moglie ha deciso di farsi buddhista. Lui è alla prese con l’impegno di uscire dall’alcolismo. Immagina di organizzare un viagg ...continua

    Riba è un editore andato in pensione e ritiratosi dal mondo. È – per usare la definizione giapponese che gli piace tanto: un hikikomori, cioè un “autista informatico”. La moglie ha deciso di farsi buddhista. Lui è alla prese con l’impegno di uscire dall’alcolismo. Immagina di organizzare un viaggio a Dublino in occasione dell’annuale “Bloomsday”. Lo pianifica e lo realizza insieme con tre amici, ispirandosi al sesto capitolo dell’“Ulysses”. Il vero obiettivo del viaggio è celebrare il funerale dell’età di Gutenberg, ovvero la morte del libro così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi cinque secoli.
    Una sorta di “Morte a Dublino”, ma senza l’aria decadente dell’opera di Mann, giacché il tono prevalente è dato dall’ordito iperletterario al massimo.
    Questo che è uno dei caratteri principali dell’opera di Vila-Matas torna con forza in questo suo recente romanzo – quanto iperletterario, tanto antiromanzesco. Il richiamo a Joyce si raddoppia con un altro a Beckett. La corrente elettrica prodotta da questi due poli antitetici nel campo della scrittura novecentesca è attraversata da una fittissima trama di rimandi a innumerevoli autori e citazioni da altri testi.
    Vila-Matas è un autore esigente con il suo lettore. Lo dichiara lui stesso: “Le stesse capacità di scrivere sono necessarie per chi legge. Gli scrittori deludono i lettori, ma succede anche il contrario e i lettori deludono gli scrittori quando in loro cercano solo la conferma del fatto del mondo è come lo vedono…”
    La fama internazionale di questo scrittore di Barcellona ci rincuora sulla possibilità di sopravvivenza della civiltà letteraria nella neonata era del digitale.

    ha scritto il 

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