Torna la scrittura travolgente e innovativa di Heather McGowan, una scrittrice definita da Rick Moody “la più elegante e lucida cesellatrice di prosa degli ultimi anni”. Duchessa del nulla è un romanzo denso di echi di Sylvia Plath, in cui una donna Continue
Torna la scrittura travolgente e innovativa di Heather McGowan, una scrittrice definita da Rick Moody “la più elegante e lucida cesellatrice di prosa degli ultimi anni”. Duchessa del nulla è un romanzo denso di echi di Sylvia Plath, in cui una donna innominata, che si autoproclama duchessa, abbandona il marito in Germania e si trasferisce a Roma con Edmund, il suo nuovo amore. La donna diventerà mentore e istruttrice del fratellino di lui e, tra una sigaretta e l’altra, gli spiegherà che “il matrimonio è una tomba”, che i libri sono “pareri tossici”. Il legame tra lei e il bambino diventerà sempre più forte e quando Edmund misteriosamente li abbandonerà, le ristrettezze finanziarie faranno nascere tra i due una reciproca e turbolenta dipendenza. Come in un puerile ammonimento dicotomico (giusto-sbagliato, amore-odio), la duchessa s’infervora nel voler garantire un’educazione al bambino; la sua è una pedagogia non convenzionale dominata da precetti rigorosissimi (“l’amore è fatale”, “la scuola è una prigione di lavagne”), invettive contro la poesia (“poverini, i poeti, costretti a tormentare il cervellino per cavarne immagini nuove”), sofisticate lezioni-laboratorio sull’arte del sottinteso e propositi di utopica progettualità.
Narratrice ventriloqua e disonesta, ammaliante e contraddittoria, una tra Hedda Gabler e Molly Bloom ma con una disperazione e una follia mediate direttamente da Sylvia Plath, la duchessa dispiega la sua persecutoria visione con un andirivieni nella memoria in cui il presente e la contingenza contano pochissimo. E la dicotomia ritorna nella sua maternità subita – lei madre di un figlio non suo, compagna di un uomo sempre meno suo – e fa emergere una farinosa disintegrazione dell’anima, il peso dell’ignavia e l’inutilità del presente.