Nella letteratura postunitaria raramente è stata proposta una ricostruzione così puntuale, dall'interno, degli ultimi decenni e della fine del Regno delle Due Sicilie.
Partendo dal 1830, e dall'impegno del giovane re Ferdinando II di ammodernare lo Stato e di dare nuovo impulso all'econom Continue
Nella letteratura postunitaria raramente è stata proposta una ricostruzione così puntuale, dall'interno, degli ultimi decenni e della fine del Regno delle Due Sicilie.
Partendo dal 1830, e dall'impegno del giovane re Ferdinando II di ammodernare lo Stato e di dare nuovo impulso all'economia, che ebbe positivi consensi anche a livello europeo, l'autore evidenzia come, per la posizione centrale che il Regno occupava nel Mediterraneo, doveva, prima o poi, soprattutto per le mire espansionistiche dehli inglesi, diventare una sorta di vittima sacrificale.
Pagano insiste nel sostenere e dimostrare che furono gli ambienti massonici e le forze liberali dell'Europa continentale, anche attraverso una infiltrazione capillare nella struttura nevralgica dello Stato duosiciliano, con l'"arruolamento" di uomini chiave nell'apparato di corte, nell'esercito e nell'amministrazione pubblica a logorare dall'interno il Regno del Sud. dall'esterno, poi, fu facile per i Savoia con la regia del Cavour, sottile tessitore di alleanze con gli Stati europei e in Italia anche con rivoluzionari come Garibaldi, intervenire, con il peso del loro esercito, nel Sud per "liberarlo dall'arretratezza e dall'oscurantismo" e per conquistarlo alla causa unitaria e liberale.
Quel che segue con la caduta di Francesco II, l'ultimo re delle Due Sicilie, è storia nota: ma è anche storia di gente comune che si batte per cacciare i piemontesi invasori e che, mantenendo la parola data, cade combattendo. E', come sempre, storia di violenze, di meschinità, di tradimenti, di fucilazioni come di gesti coraggiosi e di prove di dignità. E' l'altra faccia della medaglia della storiografia ufficiale, quella presentata da Pagano.
Proprio per questo merita attenzione perchè ragione e torto non stanno mai sempre da una parte sola e la storia non va mai letta con "l'occhio" del vincitore.