Due fettine di salame, poesie

Di

3.6
(14)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 96 | Formato: Altri

Isbn-10: 8874624875 | Isbn-13: 9788874624874 | Data di pubblicazione: 

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  • 3

    un libro simpatico e onesto di poesie che lasciano molto più gusto alla lettura in dialetto (facilmente comprensibile a qualunque padano). per questo disapprovo la scelta di relegare il testo dialetta ...continua

    un libro simpatico e onesto di poesie che lasciano molto più gusto alla lettura in dialetto (facilmente comprensibile a qualunque padano). per questo disapprovo la scelta di relegare il testo dialettale in fondo al volume, anziché stamparlo come testo a fronte, e - già che ci sono - disapprovo la terribile grafia adottata (<k> in una lingua romanza??).

    ha scritto il 

  • 3

    Stralunate e tenere, delicate od un po' grasse, le poesie di Giovanni Previdi hanno una cadenza domestica o di geografie rarefatte; di nebbie, di vetri umidi, di strade, di freddi in pianura. Tradotte ...continua

    Stralunate e tenere, delicate od un po' grasse, le poesie di Giovanni Previdi hanno una cadenza domestica o di geografie rarefatte; di nebbie, di vetri umidi, di strade, di freddi in pianura. Tradotte dallo stesso autore con divertito "auto-rispetto", queste poesie stanno con il volto originario nella stanza in fondo, le vesti quelle del mantovano (nello specifico, di Villa Poma).
    Dice Previdi: Il dialetto, in questi poemetti, è lo spartito, mentre l'italiano è l'esecuzione. Pochi sanno leggere lo spartito, ma tutti possono ascoltare l'esecuzione e capire senza conoscere le note.

    'L etèran riposo

    Sènt ke silénsiu,
    a par 'l etèran riposo,
    Al gat zóan al dòrum,
    la cuzìna l'è fata,
    la porta l'è inciavàda.
    Nüàntar, a sté ind al lét,
    cun la testa 'l póst di pé
    par ciapár al frésc
    k'al végn déntar da la fnèstra.
    E a stém darént,
    tacà cmé li matunèli,
    zmuesém la lüs
    e a scultém ün, là föra,
    k'al và in altaléna.

    Senti che silenzio,
    sembra l'eterno riposo.
    Il gatto giovane dorme,
    la cucina è fatta,
    la porta è chiusa a chiave.
    Noi, stiamo nel letto,
    con la testa al posto dei piedi
    per prendere il fresco
    che viene dentro dalla finestra.
    E stiamo vicini,
    attaccati alle mattonelle,
    spegniamo la luce
    e ascoltiamo uno, là fuori,
    che va in altalena.
    ************

    Ecco

    Ecco,
    io,
    se me lo chiedono,
    sceglierei la fine di settembre,
    quando ci sono le mosche rimbambite,
    che se gli dai un cric con il dito,
    come per buttar una briciola giù dal tavolo,
    vanno per terra
    e stanno lì che sembran morte.

    ha scritto il