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Due sorelle

Di

Editore: Adelphi

3.2
(34)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 209 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845916723 | Isbn-13: 9788845916724 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Rosella Carpinella Guarneri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Due sorelle" si presenta come racconto di nobili amicizie. Anzitutto quella tra Otto, il giovane protagonista, un tempo sognatore e ora ereditiere e illuminato agricoltore, e Franz, un uomo infelice e allampanato, che tutti chiamano Paganini. Iniziato in un albergo di Vienna, il sodalizio condurrà Otto in Italia, alla ricerca dell'amico. E, in una casa sul lago di Garda, Otto incontra le due figlie dell'amico: Maria, forte e generosa creatura di terra che la terra sa far fruttificare, Camilla, minata nell'anima da un cruccio segreto e, nel fisico, dall'arte cui sacrifica se stessa. Elemento catalizzatore in questo gioco delle passioni e delle intelligenze è Alfred Mussar, prezioso amico e consigliere di famiglia.
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  • 3

    A parte i soliti paesaggi - stavolta lacustri anziché i consueti alpini - del racconto non ricordo più nulla se non che non mi era piaciuto granché. Stifter è per coloro che amano alzarsi presto la mattina e fare quindici chilometri in montagna godendo della fatica, delle cime, delle mucche e del ...continua

    A parte i soliti paesaggi - stavolta lacustri anziché i consueti alpini - del racconto non ricordo più nulla se non che non mi era piaciuto granché. Stifter è per coloro che amano alzarsi presto la mattina e fare quindici chilometri in montagna godendo della fatica, delle cime, delle mucche e delle conifere.

    ha scritto il 

  • 2

    Assolutamente il lato peggiore di Stifter. Quello più angusto e filisteo. Sembra incredibile che sia lo stesso autore di quel piccolo capolavoro che è "Cristallo di rocca". Il gusto del particolare, della descrizione minuziosa, è qui portato ad un estremo parossistico. Una storia che sarebbe sta ...continua

    Assolutamente il lato peggiore di Stifter. Quello più angusto e filisteo. Sembra incredibile che sia lo stesso autore di quel piccolo capolavoro che è "Cristallo di rocca". Il gusto del particolare, della descrizione minuziosa, è qui portato ad un estremo parossistico. Una storia che sarebbe stata tollerabile in quaranta paginette, dilatata in duecento, e senza l'ombra di un sentimento attendibilmente espresso, diviene quasi insopportabile. Si salva qualche espressione memorabile, probabilmente involontaria, come: "Il padre ricevette una scacchiera d'ebano e avorio, un eccellente cannocchiale, un termometro e uno strumento per misurare l'azzurro del cielo (...)" (p. 165).<br />Però si viene a sapere l'esistenza di nuovi vocaboli, come "capezzagna": ciascuna delle due strisce di terreno che rimangono da arare alle estremità del campo, dove cioè l'aratro inverte la marcia (Devoto-Oli, 18 ristampa, 1985).

    ha scritto il