EL RUIDO Y LA FURIA

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Publisher: Alianza Editorial S.A.

4.2
(1845)

Language: Español | Number of Pages: 355 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , Italian , French , German , Russian , Portuguese , Catalan , Farsi , Czech , Greek , Polish

Isbn-10: 8420656569 | Isbn-13: 9788420656564 | Publish date: 

Also available as: Others , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
Novela clave en la obra de William Faulkner (1897-1962), pues en ella se adentró en técnicas que habrían de hacerse claves en la narrativa moderna y consolidó el que habría de ser su mundo narrativo, El ruido y la furia (1929), título que evoca los célebres versos de «Macbeth», se articula en torno a los monólogos interiores de los hermanos Compson: Benjy, el idiota; el sensible Quentin, atormentado por el incestuoso amor que siente hacia su hermana Caddy, y el inescrupuloso Jason. La trágica historia que Faulkner va urdiendo con genial maestría narrativa en torno a los miembros de una antigua familia hacendada del Sur, desvela con una fuerza expresiva inusual la lenta e implacable corrosión del tiempo, así como el desvanecimiento y la perversión del intangible paraíso de la infancia.
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  • 1

    Abbandonato

    Non sono più di 5 i libri che non ho finito in vita mia e questo è quello dove mi sono fermato prima, ci ho provato 2 volte ma non ho mai superato pagina 30 visto che non c'ho capito proprio niente .. ...continue

    Non sono più di 5 i libri che non ho finito in vita mia e questo è quello dove mi sono fermato prima, ci ho provato 2 volte ma non ho mai superato pagina 30 visto che non c'ho capito proprio niente .... prima o poi ritenterò, per ora ci rimango lontano

    said on 

  • 2

    Ingredienti: una famiglia americana sul viale del tramonto, due stili narrativi in successione (flusso di coscienza e cronaca), tre generazioni colpite da peccato, malattia o follia, quattro capitoli ...continue

    Ingredienti: una famiglia americana sul viale del tramonto, due stili narrativi in successione (flusso di coscienza e cronaca), tre generazioni colpite da peccato, malattia o follia, quattro capitoli di un’unica vicenda vista con gli occhi di un protagonista diverso.
    Consigliato: a chi ama i romanzi labirintici e complessi, ben costruiti ma non lineari, a chi apprezza libri da capire solo ad una seconda lettura o partendo dalla fine.

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  • 5

    La colpa è radicata nel cuore dei personaggi di Faulkner. Se tu li smembrassi troveresti altro che colpa e disperazione. E quelle della famiglia Compson sono colpe non espiabili, ed è questo che li re ...continue

    La colpa è radicata nel cuore dei personaggi di Faulkner. Se tu li smembrassi troveresti altro che colpa e disperazione. E quelle della famiglia Compson sono colpe non espiabili, ed è questo che li rende grandi personaggi, ma sopratutto perfetti esseri umani, per quanta perfezione ci sia nell'errore e nella ferocia. La loro colpa, il loro dolore è qualcosa che va oltre la letteratura, oltre la filosofia.
    E la difficoltà c'è, chiaro. Ma leggerlo differentemente, partendo dal pusillanime e razionale Jason, non sarebbe la stessa cosa. Alla fine, come per magia (ma non è magia, chiaro, è solo il talento di Faulkner che, nello scrivere questo libro ha provato a "not to accomplish what I hoped to do with it, but I anguished and raged over it more than over any other to try to make something out of it, that it was impossible for me to do. It’s the same feeling that the parent may have toward the incorrigible or the abnormal child, maybe.") tutti i pezzi vanno al loro posto. È un meccanismo che non esiste, ma c'è, qualcosa nascosto in profondità, sotto il flusso dei personaggi, dietro la loro consapevolezza, o inconsapevolezza, della tragedia che stanno costruendo intorno a loro.

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  • 0

    Non so che dire!

    Trovo davvero difficile mettere delle stelline a questo romanzo, tante sono state le opinioni contrastanti che ha suscitato in me da quando l'ho iniziato. Se uno non legge una trama o un'introduzione ...continue

    Trovo davvero difficile mettere delle stelline a questo romanzo, tante sono state le opinioni contrastanti che ha suscitato in me da quando l'ho iniziato. Se uno non legge una trama o un'introduzione ai personaggi da qualche parte, i primi due capitoli (circa metà libro) sono assolutamente illeggibili. Sprazzi di avvenimenti che non sembrano portare da nessuna parte, presentati in maniera decisamente criptica e discontinua, continui salti temporali, con la complicazione che i nomi di alcuni personaggi sono ripetuti (ci sono due Quentin e due Jason, un disastro)! Quando sei lì lì per mollare il libro maledicendo i virtuosismi dello stream of consciousness e compagnia bella, leggi da qualche parte che dal terzo capitolo le cose dovrebbero migliorare: decidi di tenere duro e vai avanti. Effettivamente migliorano. Le ultime 100 pagine sono comprensibili e cominci a tirare pian piano le fila del racconto, anche di quello che ti eri perso prima. A questo punto cominci ad intuire (se non l'avevi già fatto) la genialità della tecnica narrativa di Faulkner, di come riesca a descrivere il disfacimento morale prima ancora che economico di una famiglia senza mai farvi un riferimento diretto ma tramite i punti di vista dei membri della famiglia, compreso un ragazzo ritardato. Ma proprio perché non vi è mai un'analisi "esterna" dell'autore e una esplicita contestualizzazione della situazione della famiglia all'interno del suo contesto storico, ci sono diversi momenti in cui ti chiedi "Che cavolo sto leggendo? Era davvero importante leggere tre pagine di conversazione tra la serva Dilsey e suo nipote?"...ma in realtà alla fine ti accorgi che tutto concorre a formare il quadro che Faulkner dipinge pian piano e in maniera davvero inusuale.
    Quindi che dire? L'avete trovato insopportabile e avete avuto l'impressione che Faulkner l'abbia scritto così per far sfoggio delle sue straordinarie capacità fregandosene che poi qualcuno doveva anche leggerlo? Vi capisco, l'ho pensato anch'io. L'avete trovato geniale, scritto con una maestria eccezionale, un capolavoro che si snocciola pian piano su piani narrativi diversi, riuscendo nell'impresa di caratterizzare perfettamente personaggi e fatti senza mai descriverli direttamente? Vi capisco, l'ho pensato anch'io.

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  • 0

    Ripreso in mano dopo un primo tentativo fallito pur essendo una lettura ostica (soprattutto il secondo capitolo) mi sono fatto forte della lettura dell’Ulisse per tenere il filo di una narrazione volu ...continue

    Ripreso in mano dopo un primo tentativo fallito pur essendo una lettura ostica (soprattutto il secondo capitolo) mi sono fatto forte della lettura dell’Ulisse per tenere il filo di una narrazione volutamente diacronica ed in apparenza priva di punti fermi.
    È la storia tragica della fine della famiglia Compson travolta dalla sfortuna, dagli errori e dai caratteri dei suoi componenti.
    Inizialmente difficile, la scelta di un narratore per ciascuno dei quattro capitoli, si rivela poi funzionale a tracciare il segno della decadenza sotto luci e personalità diverse ma tutte complici.
    Sono i Compson che decadono, ma lo fanno, lentamente, insieme alla civiltà agricola del sud ed all’intero paese alla soglia della grande depressione.
    Ma nella famiglia Compson si annidano i germi/veleni di fallimenti economici mai superati, di trasgressioni etiche diventate macigni, tutto aggravato dalla presenza di un fratello disabile e dalla presenza finale di una nipote trasgressiva che sceglierà, come la madre, la fuga piuttosto che l’omologazione.
    È Benjy, incapace di intendere e parlare, a fare la descrizione iniziale dove la follia diventa una delle chiavi di lettura più profonde rispetto alla tragedia razionale di Quentin e alla lucidità solitaria di Jason.
    Così come sarà Caddy, la sorella ripudiata, a unire nell’amore e nel disprezzo i membri della famiglia.
    Su tutti/o aleggia la presenza immanente della cuoca negra Dilsey che cerca di mantenere fermi alcuni capisaldi valoriali all’interno del lento e autodistruttivo sgretolarsi della famiglia.

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  • 4

    Ho pensato anch’io di consigliare la lettura iniziando dalla fine, per intenderci da Dilsey a ritroso fino a Benjamin, per la difficoltà estrema che ho avuto nel leggere e nel capire, cercando di rico ...continue

    Ho pensato anch’io di consigliare la lettura iniziando dalla fine, per intenderci da Dilsey a ritroso fino a Benjamin, per la difficoltà estrema che ho avuto nel leggere e nel capire, cercando di ricostruire un quadro normale, “logico”, una successione, una storia semplice come siamo abituati a fare… Poi ho però considerato che si sarebbe falsata quella che oserei definire l’epifania di una storia umana, familiare, una storia dolorosa che emerge a fatica, quasi scavando nei ricordi personali frammentati e frammentari dei componenti la famiglia Compson. Dai gorgoglii di Benjamin l’”Idiota”, dalle schegge di ricordi e sensazioni emergono sprazzi d’infanzia, squarci che illuminano di una luce vivida ma brevissima Caddy, prima bambina intraprendente e ribelle e poi un qualcosa di indefinito, ma doloroso, una privazione fortissima, un qualcosa di catastrofico e irreparabile, che dà continuamente un dolore vivido ma incosciente. E poi Quentin e quei suoi flussi di coscienza avvelenati da manie suicide, l’amore impossibile per la sorella Caddy e per sorella Morte: il dolore diventa sempre più cosciente e disperato… E dal dolore si ascende, o si scende, alla rabbia. Jason, l’arido e calcolatore Jason, lo spietato e approfittatore Jason, che odia la sorella Caddy (“puttana una volta, puttana sempre”) e il fratello suicida Quentin perché lo hanno privato, o almeno crede, del futuro nella sua espressione più materiale: i soldi, la carriera, la buona fama che viene dall’onore familiare, che perseguita e deruba la nipote Quentin. Non si può non provare pietà, compassione, comprensione umana di fronte a questo desolato inferno di dolore, rabbia, passioni devastanti e disperate, miseria morale e affettiva, egoismo, aridità di sentimenti. Ci si ritrova allora con Dilsey, la serva “negra”, l’anziana nutrice della famiglia Compson custode di tutta la tragedia familiare umana, testimone non muta delle vicende accadute, l’unica a sembrare animata da affetti e sentimenti positivi, calore umano, comprensione, capacità di perdono. In grado forse solo lei di provare sentimenti autenticamente cristiani, evangelici, pienamente umani. Volutamente allora il racconto si svolge lungo le tappe cronologiche e fondamentali del Triduo Pasquale: il Venerdì santo, il Sabato santo, la Domenica di Pasqua…

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  • 5

    La vita non è altro che “un racconto narrato da un idiota, pieno di urlo e furore, che non significa nulla” (Shakespeare. Macbeth).
    Faulkner parte da questo assunto, e forte della lezione dell’Ulysses ...continue

    La vita non è altro che “un racconto narrato da un idiota, pieno di urlo e furore, che non significa nulla” (Shakespeare. Macbeth).
    Faulkner parte da questo assunto, e forte della lezione dell’Ulysses scrive il suo romanzo “sperimentale” e Joyceiano.
    Molto arduo nella prima metà. Flussi di pensiero confusi e disordinati: F. prende alla lettera la premessa Shakespeariana e li fa comparire nella mente di un vero ritardato mentale, incapace di distinguere non solo un qualsiasi senso di ciò che accade intorno a lui, ma anche il tempo e lo spazio, continuamente annullati e confusi tra loro, e personaggi ancora ignoti al lettore, che oltre a tutto spesso portano lo stesso nome in generazioni diverse all’interno della stessa famiglia (quella in decadenza dei Compson, tipica famiglia del Sud ex schiavista, ancora circondata da una servitù di negri che si rivelano poi i soli portatori di valori positivi ed umani della storia), tasselli disordinati di un grande puzzle che trova il suo disegno piano piano e si ricompone in un grande romanzo (e che grande romanzo!) solo verso la fine, per scoprire (applicazione perfetta dell’elemento circolare) che nel primo oscuro capitolo , nei flussi mentali del bambino folle e castrato di 33 anni, c’era già tutto, dall’inizio di una corsa verso il baratro dell’intera famiglia fino al suo epilogo.
    Romanzo sperimentale si diceva all’inizio, pieno di vere insidie e trappoloni disseminati dall’autore. Ma in queste insidie e nel suo lento, faticoso ricomporsi sta tutta la maestria di un grandissimo romanziere. E tutta l’arte di un vero grande romanzo americano.

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  • 0

    William Faulkner "does not express the inexpressible, but rather it unexpresses the expressible".
    Questa è un'opera talmente potente che è impossibile da recensire e, tantomeno, giudicare con delle st ...continue

    William Faulkner "does not express the inexpressible, but rather it unexpresses the expressible".
    Questa è un'opera talmente potente che è impossibile da recensire e, tantomeno, giudicare con delle stelline

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