Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

EL RUIDO Y LA FURIA

By William Faulkner

(48)

| Paperback | 9788420656564

Like EL RUIDO Y LA FURIA ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

Novela clave en la obra de William Faulkner (1897-1962), pues en ella se adentró en técnicas que habrían de hacerse claves en la narrativa moderna y consolidó el que habría de ser su mundo narrativo, El ruido y la furia (1929), título que ev Continue

Novela clave en la obra de William Faulkner (1897-1962), pues en ella se adentró en técnicas que habrían de hacerse claves en la narrativa moderna y consolidó el que habría de ser su mundo narrativo, El ruido y la furia (1929), título que evoca los célebres versos de «Macbeth», se articula en torno a los monólogos interiores de los hermanos Compson: Benjy, el idiota; el sensible Quentin, atormentado por el incestuoso amor que siente hacia su hermana Caddy, y el inescrupuloso Jason. La trágica historia que Faulkner va urdiendo con genial maestría narrativa en torno a los miembros de una antigua familia hacendada del Sur, desvela con una fuerza expresiva inusual la lenta e implacable corrosión del tiempo, así como el desvanecimiento y la perversión del intangible paraíso de la infancia.

292 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 2 people find this helpful

    Ho appena concluso L’urlo e il furore e mi sento esattamente come mi sentivo dopo aver finito Mentre morivo: frastornata.
    E dire che pensavo di essere preparata. E dire che, presuntuosamente, credevo che nessun libro (o quasi) fosse tr ...(continue)

    Ho appena concluso L’urlo e il furore e mi sento esattamente come mi sentivo dopo aver finito Mentre morivo: frastornata.
    E dire che pensavo di essere preparata. E dire che, presuntuosamente, credevo che nessun libro (o quasi) fosse troppo difficile per me... E cosa c’è di meglio, allora, che essere smentiti e nuovamente sorpresi, sconvolti, da uno scrittore che già si è avuto l’occasione di amare, immediatamente e senza riserve?

    La complessità (sintattica, stilistica) e direi quasi l’incomprensibilità di più di metà romanzo mi hanno messo duramente alla prova: nessun compromesso, nessuna concessione da parte dell’autore nei confronti di noi poveri lettori, che non ci capacitiamo del perchè Ben, l’idiota, prima ha trentatrè anni e un capoverso dopo cinque, perchè Quentin prima è un uomo e poi una bambina, perchè ogni tanto Ben viene chiamato Maury, e mille altri perchè che sembrano destinati a restare senza risposta. Ma l’unico perchè che mi interessava era questo: perchè Faulkner ha voluto così? Perchè è stato così poco condiscendente nei confronti della legittima pretesa di chiarezza da parte del lettore? Perchè ha voluto farci precipitare in mezzo alla tempesta senza neppure un salvagente? Non lo sapevo... ma sentivo che dovevo dargli fiducia, e sono andata avanti (d’altronde, impossibile fare altrimenti: la scrittura di Faulkner è magnetica, ipnotica). E poi ho capito.

    Ho capito che l’ordine dei monologhi non poteva essere che questo, ho capito che l’assorbimento di questo romanzo non poteva che passare prima attraverso la percezione candida e confusa di Ben – per cui non esiste passato o presente ma solo presenza o assenza – , poi attraverso la mente malata di Quentin e solo alla fine – a più di metà romanzo, quando siamo ormai completamente coinvolti, invischiati in questa vicenda di cui ancora non abbiamo capito quasi nulla, ma di cui abbiamo piene le narici, gli orecchi, gli occhi – iniziamo a “capire”, attraverso il monologo del cinico, gretto e allo stesso tempo lucido Jason (è evidente che non si possa provare simpatia per questo individuo, eppure ammetto di aver amato il suo soliloquio non meno degli altri) per poi chiudere con la dolcezza di Dilsey, che tutto vede e nulla giudica, come una vera madre (e non a caso la sua voce è l’unica in terza persona, l’unica in grado di superare e accogliere in sè tutti gli egoismi personali per concedere il solo perdono possibile che è l’amore). Insomma, è come se capitolo dopo capitolo Faulkner avesse voluto farci vivere lo “stato” dei suoi personaggi : la percezione senza filtri di Ben, il sentire deformato di Quentin, il cinico “quadrar di conti” (per noi e per lui) di Jason e, appunto, l’abbraccio di Dilsey, la “negra”.

    Paralellamente a questa comprensione che ogni volta sale di livello (ovvero ci pone un po’ più in alto, permettendoci di capire ciò che prima potevamo solo vedere e odorare, come Ben), c’è un successivo ampliarsi della dimensione del racconto: nei primi due capitoli siamo costretti, quasi imprigionati nel singolo personaggio, nella sua “coscienza”. Poi, con Jason, entrano in gioco le dinamiche familiari prima solo intuibili, ed è straordinario il modo in cui Faulkner ne mostra la complessità, l’irriducibilità, proprio perchè esse prendono forma non in modo univoco, ma plasmate dal mosaico di prospettive che si susseguono l’una dopo l’altra. Il personaggio di Caddy in questo senso è sublime: perno intorno a cui ruota tutta la vicenda, esiste solo nella coscienza dei suoi fratelli e di noi che la leggiamo. Il tema della famiglia, dei rapporti fra familiari sembra quasi passare in secondo piano di fronte alla bellezza della sperimentazione linguistica osata da Faulkner, eppure da solo varrebbe tutto il romanzo, che in questo senso sento profondamente americano (per non parlare del tema bianchi/neri, sviluppato in modo realistico e profondo).

    Ma non basta: dopo il piano individuale e quello familiare, lo scrittore ne aggiunge in terzo (espresso dalla superba Appendice, il cui nome non rende giustizia alla sua importanza: Faulkner stesso la definì “la chiave di tutto il libro”) che è quello generazionale. Spendo altre due parole su questo aspetto perchè credo che valga la pena... Il fatto è che tutti i romanzi di Faulkner (o quanto meno, quelli che ho letto finora, ovvero i suoi due capolavori) hanno in sè qualcosa di epico, di tragico (in senso classico). “Sembra quasi che nessun personaggio di questo libro sia dotato di sentimenti. Qualcosa accade, dentro-fuori di loro. E loro la patiscono, letteralmente. É come se nessuno di questi personaggi potesse agire veramente. Viene in mente il Fato della tragedia, naturalmente, il Fato che dispone la vita degli uomini.” (dalla prefazione di E. Tadini)
    Bè, io credo che questa dimensione tragica si percepisca molto bene dalla lettura dell’Appendice, che in sé non ci racconta molto di più di quanto ormai già sappiamo (tranne aggiungere chiarezza ad aspetti ancora un po’ oscuri, come il legame morboso fra Caddy e Quentin), ma che nella prospettiva secolare, nell’esposizione cronologica e didascalica dei principali avvenimenti dei membri della famiglia Compson (l’equazione “Compson= condanna, maledizione” ricorre più volte nel romanzo, spesso in bocca alla “fredda e querula” madre, ma non solo), rende più evidente che mai l’inevitabilità di questo fato, di fronte al quale le singole vite ci appaiono misere, impotenti.

    Capolavoro.

    Is this helpful?

    newlife said on Aug 24, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Pasqua senza Resurrezione

    Duplice lettura consecutiva per un libro che si è rivelato essere uno dei più belli mai letti.
    Quattro "punti di vista" sul crepuscolo di una famiglia - forse di una civiltà - "malata". Maestria assoluta di Faulkner nel calarsi nella mente dei 4 pers ...(continue)

    Duplice lettura consecutiva per un libro che si è rivelato essere uno dei più belli mai letti.
    Quattro "punti di vista" sul crepuscolo di una famiglia - forse di una civiltà - "malata". Maestria assoluta di Faulkner nel calarsi nella mente dei 4 personaggi e nell'accordare la sua scrittura al carattere di ognuno di essi.

    Is this helpful?

    myskin69 said on Aug 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    El Ruido y la Furia: Faulkner contra todos.

    Hablar de William Faulkner es como para echarse a temblar, pues todo lo que se dice de él se transforma en realidad tras leer El ruido y la furia. Es la tercera novela que leo de Faulkner después de Sartoris y Santuario. Efectivamente es una lectura ...(continue)

    Hablar de William Faulkner es como para echarse a temblar, pues todo lo que se dice de él se transforma en realidad tras leer El ruido y la furia. Es la tercera novela que leo de Faulkner después de Sartoris y Santuario. Efectivamente es una lectura compleja pero que como las cosas laboriosas de la vida, genera una gran sensación una vez finalizada. Creo que es digno de admirar la labor del traductor, pues no creo que sea sencillo trasladar al castellano determinados pasajes y expresiones de la narrativa faulkneriana. Faulkner demuestra gran ambición al entregar una obra que exige tanto al lector; aquí no vale esperar una señal, tienes que rescatarlas de cada diálogo y cada párrafo. Sin duda, aunque la primera mitad del libro pueda hacerse enrevesada, desde la tercera parte hasta el final el encaje de bolillos que tienes en frente va tomando forma, adquiriendo una altura majestuosa en su final. Difícil pero indispensable.

    Is this helpful?

    Sergio said on Jul 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Reducto absurdum"

    Profondo sud degli Stati Uniti d'America alla vigilia della crisi del 1929. Una narrazione divisa in quattro parti con date diverse raccontate da personaggi diversi e singolari; il tempo sfugge alla nostra comprensione; è immobile, non strutturato, i ...(continue)

    Profondo sud degli Stati Uniti d'America alla vigilia della crisi del 1929. Una narrazione divisa in quattro parti con date diverse raccontate da personaggi diversi e singolari; il tempo sfugge alla nostra comprensione; è immobile, non strutturato, impalpabile, superfluo. I monologhi e i dialoghi sono paragonabili a una cascata difficile da risalire; un labirinto mentale, una matassa incrinata senza bandolo ma, nel contempo, ricco di riflessioni "sui generis" facilmente perdibili nei meandri della palude sferica per cui si ha la sensazione di improbabile uscita. Allora, perché leggere questo romanzo? per la caparbietà e costanza di concluderlo al fine di coglierne l'essenza.

    Is this helpful?

    Ferruccio said on Jun 25, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Faulkner riesce a mettere a dura prova la resistenza del lettore. Superato il groviglio intricato di fili iniziale si scopre un romanzo di alta letteratura.

    Is this helpful?

    Valeriand said on May 3, 2014 | Add your feedback

Book Details

Improve_data of this book