ESPECIES DE ESPACIOS

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Publisher: EL VIEJO TOPO

4.2
(227)

Language: Español | Number of Pages: 146 | Format: Others | In other languages: (other languages) French , Italian

Isbn-10: 8495776723 | Isbn-13: 9788495776723 | Publish date: 

Category: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , Social Science

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Book Description
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  • 4

    Georges Perec è stato una specie di scienziato della letteratura, un umanista molto razionalista, un ossessivo leggero e libero capace di far parlare gli oggetti e i palazzi e di donar loro un'anima s ...continue

    Georges Perec è stato una specie di scienziato della letteratura, un umanista molto razionalista, un ossessivo leggero e libero capace di far parlare gli oggetti e i palazzi e di donar loro un'anima semplicemente enumerandoli in tassonomie dettate dalla sua sensibilità di spettatore del mondo.

    In questo libriccino si chiede cosa è lo spazio, da quello bianco della pagina a quello di un letto, di una stanza, di una città o del mondo intero: e con semplici considerazioni, elenchi di elementi visivi ed esercizi di osservazione che si ripropone di fare - come se si trattasse di un personalissimo quaderno di appunti - insegna al lettore a VEDERE. Leggerlo mi ha riportato al famoso manuale "Disegnare con la parte destra del cervello" di Betty Edwards, dove ci si sforza di far vedere all'aspirante disegnatore il mondo per quello che è, eliminando i costrutti mentali che impariamo a sovrapporgli fin dall'asilo.

    https://www.goodreads.com/review/show/861234956

    Per questo motivo "Specie di spazi" è anche un libro molto fotografico. Uno degli esercizi propone: "Osservare la strada in maniera sistematica [...] annotare quel che si vede. C'è qualcosa che ci colpisce? Nulla ci colpisce. Non sappiamo vedere". Questa condizione di osservatore vergine è proprio quella in cui aspiro a trovarmi quando fotografo, perché riporta alla gioia della scoperta del mondo e al piacere di vedere.

    Il libro è interessante anche per i risvolti architettonici e urbanistici (cos'è un quartiere?) e contiene un'anticipazione di quel monumentale labirinto che è "Vita istruzioni per l'uso", che qui compare come idea per una futura opera.

    said on 

  • 3

    "Vivere, è passare da uno spazio all'altro, cercando il più possibile di non farsi troppo male." (p. 12)

    "Scrivere: cercare meticolosamente di trattenere qualcosa, di far sopravvivere qualcosa: strapp ...continue

    "Vivere, è passare da uno spazio all'altro, cercando il più possibile di non farsi troppo male." (p. 12)

    "Scrivere: cercare meticolosamente di trattenere qualcosa, di far sopravvivere qualcosa: strappare qualche briciola precisa al vuoto che si scava, lasciare, da qualche parte, un solco, una traccia, un marchio o qualche segno." (p. 111, excipit)

    said on 

  • 3

    Georges Perec, forse, non ci ha nemmeno pensato troppo: ha costruito uno spazio e ha cominciato a muoversi al suo interno lasciando che le parole facessero il loro dovere trasmettendo tutto ciò che si ...continue

    Georges Perec, forse, non ci ha nemmeno pensato troppo: ha costruito uno spazio e ha cominciato a muoversi al suo interno lasciando che le parole facessero il loro dovere trasmettendo tutto ciò che si può provare all’interno di un luogo qualsiasi.

    https://justanotherpoint.wordpress.com/2016/03/06/leggendo-116-specie-di-spazi/

    said on 

  • 5

    Questo andar per luoghi (2) Non cercare di trovare troppo rapidamente una definizione della città; non è cosa da poco, e ci sono molte probabilità di sbagliarsi.
    Innanzitutto fare l’inventario di quan ...continue

    Questo andar per luoghi (2) Non cercare di trovare troppo rapidamente una definizione della città; non è cosa da poco, e ci sono molte probabilità di sbagliarsi.
    Innanzitutto fare l’inventario di quanto si vede. Elencare ciò di cui si è sicuri. Stabilire distinzioni elementari; per esempio tra quello che è la città e quello che non è la città.
    Interessarsi a ciò che separa la città da ciò che non è città. Osservare quello che succede quando finisce la città.

    Esercitazioni. Osservare la strada, di tanto in tanto, magari con una cura un po’ sistematica.
    Applicarsi, fare tutto con calma.
    Annotare il luogo: i tavolini di un caffè vicino all’incrocio Bac-Saint-Germain
    l’ora: le sette di sera
    la data: 15 maggio 1973
    il tempo: bello stabile
    Annotare quello che si vede. Quello che succede di notevole. Sappiamo vedere quello che è notevole? C’è qualcosa che ci colpisce?
    Niente ci colpisce. Non sappiamo vedere.
    Bisogna procedere più lentamente, quasi stupidamente.
    Sforzarsi di scrivere cose prive d’interesse, quelle più ovvie, più comuni, più scialbe.
    Costringersi a vedere più piattamente.
    Percepire un ritmo.
    Decifrare un pezzo di città. I suoi circuiti: perché gli autobus vanno da tale posto a tal altro? Chi sceglie gli itinerari e in funzione di cosa?
    La gente nelle strade: da dove vengono? Dove vanno? Chi sono? Gente che ha fretta. Gente lenta. Pacchetti. Gente prudente che ha preso l’impermeabile. Cani: sono gli unici animali visibili.
    Un cane, di una specie rara (levriero afgano? levriero africano?)
    Una land-rover che sembra attrezzata per attraversare il Sahara (nostro malgrado, notiamo solo l’insolito, lo speciale, il miseramente eccezionale: è proprio il contrario che si dovrebbe fare).
    Continuare.
    Finchè il luogo diventi improbabile, fino a provare, per un breve istante, l’impressione di essere in una città straniera, o meglio ancora, fino a non capire più che cosa succeda e che cosa non succeda, finché il luogo intero divenga estraneo, e non si sappia che tutto questo si chiama città, strada, palazzi, marciapiedi…
    Far piovere piogge diluviali, rompere tutto, far crescere l’erba, sostituire la gente con delle mucche, veder apparire, cento metri al di sopra dei palazzi, King-Kong, o il topolino ingigantito di Tex Avery!
    O anche: sforzarsi di immaginare il più precisamente possibile, sotto la rete stradale, il groviglio delle fognature, il passaggio delle linee del metrò, la proliferazione invisibile e sotterranea dei condotti (elettricità, gas, linee telefoniche, condutture dell’acqua, rete della posta pneumatica) senza la quale non ci sarebbe traccia di vita in superficie.
    Sotto, proprio al di sotto, resuscitare l’eocene: il calcare da molare, le marne e il pietrisco, il gesso, le sabbie e le ligniti, l’argilla plastica, la creta.

    La mia città. Abito a Parigi. E’ la capitale della Francia. All’epoca in cui la Francia si chiamava Gallia, Parigi si chiamava Lutezia.
    Mi piace camminare per Parigi. A volte, per interi pomeriggi, senza meta precisa, né proprio a casaccio, né all’avventura, ma cercando di lasciarmi portare. A volte prendo il primo autobus che si ferma (non si possono più prendere autobus al volo). Oppure preparo accuratamente, sistematicamente un itinerario. Mi piacerebbe ideare e risolvere problemi analoghi a quello dei ponti di Koenigsberg, o, per esempio, trovare un itinerario che, attraversando tutta Parigi, passi soltanto per strade che cominciano con la lettera C.
    Mi piace la mia città, ma non saprei dire che cosa esattamente mi piace. Non credo che sia l’odore. Sono troppo abituato ai monumenti per aver voglia di guardarli. Mi piacciono certe luci, alcuni punti, i tavolini dei caffè. Mi piace molto passare in un posto che non vedevo da tempo.

    La campagna. Non ho molto da dire a proposito della campagna; la campagna non esiste, è un’illusione.

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  • 4

    Georges Perec

    Riflessioni sullo spazio dal piccolo al grande, dal nostro letto all’universo infinito. Perec le focalizza su casa, condominio e città. Alcuni spunti sono interessanti, con una buon indice di apertura ...continue

    Riflessioni sullo spazio dal piccolo al grande, dal nostro letto all’universo infinito. Perec le focalizza su casa, condominio e città. Alcuni spunti sono interessanti, con una buon indice di apertura mentale. Complessivamente un po’ ozioso, ugualmente leggibile perché formato da capitoli brevissimi. Facile da interrompere, digeribile, si può leggere in autobus, al parco, in fila alle poste.

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  • 4

    Pensieri di Perec attorno agli spazi (come da titolo) intesi come abitazioni, città, etc. Scrittura perfetta, come suo solito, di uno che rende interessanti gli elenchi e le descrizioni più banali. In ...continue

    Pensieri di Perec attorno agli spazi (come da titolo) intesi come abitazioni, città, etc. Scrittura perfetta, come suo solito, di uno che rende interessanti gli elenchi e le descrizioni più banali. Interessante anche per risvolti architettonici.

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  • 5

    In-d(r)agare

    Perec come sempre scandaglia il fondo e i margini delle cose.
    Si sposta con grazia da un piano all'altro del reale. In senso metaforico ma anche in un senso del tutto completo.
    Un libro che parla di s ...continue

    Perec come sempre scandaglia il fondo e i margini delle cose.
    Si sposta con grazia da un piano all'altro del reale. In senso metaforico ma anche in un senso del tutto completo.
    Un libro che parla di spazi ma che fa riflettere su tutto quel che ci circonda e avvolge.
    Come il tempo.
    Ad esempio.

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  • 5

    "Penso spesso alla quantità di manzo che occorrerebbe per fare un brodo col lago di Ginevra" P. Dac

    Un libro bello fin dall'inizio, bella la grafica, belle le prime venti pagine con un aspetto quasi di libro d'artista di sapore futurista, bella la carta.
    Se pensate di avere davanti a voi un libro le ...continue

    Un libro bello fin dall'inizio, bella la grafica, belle le prime venti pagine con un aspetto quasi di libro d'artista di sapore futurista, bella la carta.
    Se pensate di avere davanti a voi un libro leggero e divertente magari anche inutile vi sbagliate subito e di brutto.
    Dovete affrontare il testo come se fosse un'opera scientifica, leggendolo con assoluta lentezza, concentrazione, prendendo appunti quando occorre.
    Consideratelo un manuale d'uso ma non quelli allegati agli elettrodomestici perché quelli sì che sono comici...120 pagine incomprensibili per spiegarti come funziona una sveglia e senza farsi capire .
    Consideratelo un libro di matematica, questo è il giusto approccio. Dovete fare pure gli esercizi previsti .... le pagine più belle sono le esercitazioni da pg. 61 a pg. 65: " Osservare la strada, di tanto in tanto, magari con una cura un poò sistematica. Applicarsi. Fare tutto con calma. Annotare quello che si vede, quello che succede di notevole. C'è qualcosa che ci colpisce? niente ci colpisce. Non sappiamo vedere. Annotare.....costringersi a vedere più piattamente....il tempo passa. Aspettare."
    Belle le citazioni di altri scrittori.... "I tetti di Parigi, a pancia in sù, con le loro zampette in aria ".
    Se a fine libro dopo esservi applicati seriamente non avete capito che è un libro leggero, intelligente e assolutamente divertente non avete capito niente. Dovete tornare a rileggerlo tutto e applicarvi di più.
    "gli elefanti sono generalmente disegnati più piccoli che nella realtà, ma una pulce sempre più grande. " G. SWIFT

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