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ESPECIES DE ESPACIOS

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Publisher: EL VIEJO TOPO

4.3
(205)

Language:Español | Number of Pages: 146 | Format: Others | In other languages: (other languages) French , Italian

Isbn-10: 8495776723 | Isbn-13: 9788495776723 | Publish date: 

Category: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , Social Science

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Book Description
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  • 4

    Pensieri di Perec attorno agli spazi (come da titolo) intesi come abitazioni, città, etc. Scrittura perfetta, come suo solito, di uno che rende interessanti gli elenchi e le descrizioni più banali. Interessante anche per risvolti architettonici.

    said on 

  • 5

    In-d(r)agare

    Perec come sempre scandaglia il fondo e i margini delle cose.
    Si sposta con grazia da un piano all'altro del reale. In senso metaforico ma anche in un senso del tutto completo.
    Un libro che parla di spazi ma che fa riflettere su tutto quel che ci circonda e avvolge.
    Come il temp ...continue

    Perec come sempre scandaglia il fondo e i margini delle cose.
    Si sposta con grazia da un piano all'altro del reale. In senso metaforico ma anche in un senso del tutto completo.
    Un libro che parla di spazi ma che fa riflettere su tutto quel che ci circonda e avvolge.
    Come il tempo.
    Ad esempio.

    said on 

  • 5

    "Penso spesso alla quantità di manzo che occorrerebbe per fare un brodo col lago di Ginevra" P. Dac

    Un libro bello fin dall'inizio, bella la grafica, belle le prime venti pagine con un aspetto quasi di libro d'artista di sapore futurista, bella la carta.
    Se pensate di avere davanti a voi un libro leggero e divertente magari anche inutile vi sbagliate subito e di brutto.
    Dovete affro ...continue

    Un libro bello fin dall'inizio, bella la grafica, belle le prime venti pagine con un aspetto quasi di libro d'artista di sapore futurista, bella la carta.
    Se pensate di avere davanti a voi un libro leggero e divertente magari anche inutile vi sbagliate subito e di brutto.
    Dovete affrontare il testo come se fosse un'opera scientifica, leggendolo con assoluta lentezza, concentrazione, prendendo appunti quando occorre.
    Consideratelo un manuale d'uso ma non quelli allegati agli elettrodomestici perché quelli sì che sono comici...120 pagine incomprensibili per spiegarti come funziona una sveglia e senza farsi capire .
    Consideratelo un libro di matematica, questo è il giusto approccio. Dovete fare pure gli esercizi previsti .... le pagine più belle sono le esercitazioni da pg. 61 a pg. 65: " Osservare la strada, di tanto in tanto, magari con una cura un poò sistematica. Applicarsi. Fare tutto con calma. Annotare quello che si vede, quello che succede di notevole. C'è qualcosa che ci colpisce? niente ci colpisce. Non sappiamo vedere. Annotare.....costringersi a vedere più piattamente....il tempo passa. Aspettare."
    Belle le citazioni di altri scrittori.... "I tetti di Parigi, a pancia in sù, con le loro zampette in aria ".
    Se a fine libro dopo esservi applicati seriamente non avete capito che è un libro leggero, intelligente e assolutamente divertente non avete capito niente. Dovete tornare a rileggerlo tutto e applicarvi di più.
    "gli elefanti sono generalmente disegnati più piccoli che nella realtà, ma una pulce sempre più grande. " G. SWIFT

    said on 

  • 5

    "Quando niente arresta il nostro sguardo, il nostro sguardo va molto lontano. Ma, se non incontra niente, non vede niente; non vede che quel che incontra: lo spazio è ciò che arresta lo sguardo, ciò su cui inciampa la vista: l'ostacolo: dei mattoni, un angolo, un punto di fuga: lo spazio, è quand ...continue

    "Quando niente arresta il nostro sguardo, il nostro sguardo va molto lontano. Ma, se non incontra niente, non vede niente; non vede che quel che incontra: lo spazio è ciò che arresta lo sguardo, ciò su cui inciampa la vista: l'ostacolo: dei mattoni, un angolo, un punto di fuga: lo spazio, è quando c'è un angolo, quando c'è un arresto, quando bisogna girare perché si ricominci" (p. 97)

    Perec e Baudrillard, amici e gemelli
    Eraclito diceva che abitare è ciò che ci rende divini, Georges, senza saperlo, gli risponde che il mondo non è più abitabile. gli spazi non ci appartengono più, non ci sono più spazi, non c'è più spazio, e anche le storie, che una volta disegnavano tutti i confini, sono ormai solo il tentativo di graffiare piccoli segni, segnali, nella terra -- che ci scivola via come la sabbia dalle mani

    questo libro è tutto da citare
    in qualsiasi situazione

    said on 

  • 5

    "Vivere, è passare da uno spazio all'altro, cercando il più possibile di non farsi troppo male"

    Il rapporto tra noi e lo spazio, dal piccolo al grande, dalla pagina al mondo e di nuovo alla pagina cioè alla scrittura, che è "cercare di trattenere qualcosa, di far sopravvivere qualcosa: strappare qualche briciola al vuoto che si scava, lasciare da qualche parte, un solco, una traccia, un mar ...continue

    Il rapporto tra noi e lo spazio, dal piccolo al grande, dalla pagina al mondo e di nuovo alla pagina cioè alla scrittura, che è "cercare di trattenere qualcosa, di far sopravvivere qualcosa: strappare qualche briciola al vuoto che si scava, lasciare da qualche parte, un solco, una traccia, un marchio o qualche segno". Sul foglio bianco la scrittura lascia "qualche segno, ma che basta per avere un alto, un basso, un inizio e una fine, un destra e una sinistra, un recto e un verso".
    La scrittura come orientamento, coscienza, riflessione, bussola, tentativo.
    "Niente ci colpisce. Non sappiamo vedere. Bisogna procedere più lentamente, quasi stupidamente. Sforzarsi di scrivere cose prive di interesse, quelle più ovvie, più comuni, più scialbe".
    In questo tempo di vacanze, viaggi e turismo, scelgo di citare ancora da questo volumetto agile e disarmante - riesce infatti a suggerire visioni e concetti con un candore e una ironia meravigliosi: per esempio sui confini nazionali francesi, meglio di diverse parabole buoniste e antimilitariste, ed è anche così sottilmente e prepotentemente anticonsumista - due brani sulla visione e il rapporto con il mondo:
    "Vedere quello che si è sempre sognato di vedere. Ma che cosa si è sempre sognato di vedere? Le grandi Piramidi? Il ritratto di Melantone dipinto da Cranach? La tomba di Marx? Quella di Freud?
    Bouchara e Samarcanda? Il cappello che porta Katherine Hepburne in Il diavolo è femmina? [...]. O invece, scoprire ciò che non si è mai visto, ciò che non ci si aspettava, che non si immaginava. Ma come dare degli esempi: non si tratta di quello che è stato inventariato, giorno dopo giorno, dalla gamma delle sorprese o delle meraviglie di questo mondo; non è nè il grandioso, nè l'impressionante, e nenche necessariamente l'estraneo: sarebbe, al contrario, la familiarità ritrovata, lo spazio fraterno...
    [...] Il mondo non più come un percorso da rifare senza sosta o come una corsa senza fine, non più come una perenne sfida da accettare senza tregua, non come unico pretesto per una esasperante accumulazione nè come illusione d'una conquista, ma come ritrovamento d'un senso, come percezione di una scrittura terrestre, d'una 'geografia' di cui abbiamo dimenticato di essere gli autori".
    Ma lo spazio è (e rimane) un dubbio.

    said on 

  • 4

    Pourquoi ne pas privilégier la dispersion?

    "Au lieu de vivre dans un lieu unique, en cherchant vainement à s’y rassembler, pourquoi n’aurait-on pas, éparpillés dans Paris, cinq ou six chambres ? J’irais dormir à Denfert, j’écrirais place Voltaire, j’écouterais de la musique place Clichy, je ferais l’amour à la poterne des peupliers, je ma ...continue

    "Au lieu de vivre dans un lieu unique, en cherchant vainement à s’y rassembler, pourquoi n’aurait-on pas, éparpillés dans Paris, cinq ou six chambres ? J’irais dormir à Denfert, j’écrirais place Voltaire, j’écouterais de la musique place Clichy, je ferais l’amour à la poterne des peupliers, je mangerais rue de la Tombe-Issoire, je lirais près du parc Monceau, etc. Est-ce plus stupide, en fin de compte, que de mettre tous les marchands de meubles faubourg Saint-Antoine, tous les marchands de verrerie rue du Paradis, tous les tailleurs rue du Sentier, tous les Juifs rue des Rosiers, tous les étudiants au quartier Latin, tous les éditeurs à Saint-Sulpice, tous les médecins dans Harley Street, tous les Noirs à Harlem ? " pg.116

    said on 

  • 5

    'lo spazio è un dubbio: devo continuamente individuarlo, designarlo. Non è mai mio, ma mi viene dato, devo conquistarlo'
    'lo spazio sembra esser, o più addomesticato, o più inoffensivo del tempo: s'incontrano dappertutto persone con un orologio, e solo molto di rado persone con una bussola. ...continue

    'lo spazio è un dubbio: devo continuamente individuarlo, designarlo. Non è mai mio, ma mi viene dato, devo conquistarlo'
    'lo spazio sembra esser, o più addomesticato, o più inoffensivo del tempo: s'incontrano dappertutto persone con un orologio, e solo molto di rado persone con una bussola. Si ha sempre bisogno di conoscere l'ora...ma non ci si chiede mai dove ci si trovi'
    'Niente ci colpisce, non sappiamo vedere. Bisogna procedere più lentamente, quasi stupidamente. Sforzarsi di scrivere cose prive d'interesse, quelle più ovvie, più comuni, più scialbe'

    Forse sono troppo di parte per quest'uomo...

    said on 

  • 0

    traduzione roberta delbono

    copertina:
    domenico gnoli, _dormiente n. 3_ (part.), 1966

    - la pagina
    - il letto
    - la camera
    - l'appartamento (su uno spazio inutile, traslocare I, traslocare II, porte, scale, muri)
    - il palazzo
    - la strada (esercitazioni, brutta copia di una lettera, i ...continue

    copertina:
    domenico gnoli, _dormiente n. 3_ (part.), 1966

    - la pagina
    - il letto
    - la camera
    - l'appartamento (su uno spazio inutile, traslocare I, traslocare II, porte, scale, muri)
    - il palazzo
    - la strada (esercitazioni, brutta copia di una lettera, i luoghi)
    - il quartiere
    - la città (la mia città, città straniere, sul turismo, esercizi)
    - la campagna (l'utopia del villaggio, sul movimento)
    - il paese
    - l'europa
    - il mondo
    - lo spazio (sulle linee rette..., misure..., giocare con lo spazio, la conquista dello spazio [la casa mobile di raymond roussel, san girolamo nel suo studio, l'evaso, gli incontri], l'inabitabile, lo spazio [seguito e fine]
    - repertorio di alcune delle parole utilizzate in questo volume

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