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ESPECIES DE ESPACIOS

By Georges Perec

(11)

| Others | 9788495776723

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Book Description

22 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Pensieri di Perec attorno agli spazi (come da titolo) intesi come abitazioni, città, etc. Scrittura perfetta, come suo solito, di uno che rende interessanti gli elenchi e le descrizioni più banali. Interessante anche per risvolti architettonici.

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    el frisco morisco said on Dec 5, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    In-d(r)agare

    Perec come sempre scandaglia il fondo e i margini delle cose.
    Si sposta con grazia da un piano all'altro del reale. In senso metaforico ma anche in un senso del tutto completo.
    Un libro che parla di spazi ma che fa riflettere su tutto quel che ci cir ...(continue)

    Perec come sempre scandaglia il fondo e i margini delle cose.
    Si sposta con grazia da un piano all'altro del reale. In senso metaforico ma anche in un senso del tutto completo.
    Un libro che parla di spazi ma che fa riflettere su tutto quel che ci circonda e avvolge.
    Come il tempo.
    Ad esempio.

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    TomomoT said on Jun 8, 2012 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    "Penso spesso alla quantità di manzo che occorrerebbe per fare un brodo col lago di Ginevra" P. Dac

    Un libro bello fin dall'inizio, bella la grafica, belle le prime venti pagine con un aspetto quasi di libro d'artista di sapore futurista, bella la carta.
    Se pensate di avere davanti a voi un libro leggero e divertente magari anche inutile vi sbaglia ...(continue)

    Un libro bello fin dall'inizio, bella la grafica, belle le prime venti pagine con un aspetto quasi di libro d'artista di sapore futurista, bella la carta.
    Se pensate di avere davanti a voi un libro leggero e divertente magari anche inutile vi sbagliate subito e di brutto.
    Dovete affrontare il testo come se fosse un'opera scientifica, leggendolo con assoluta lentezza, concentrazione, prendendo appunti quando occorre.
    Consideratelo un manuale d'uso ma non quelli allegati agli elettrodomestici perché quelli sì che sono comici...120 pagine incomprensibili per spiegarti come funziona una sveglia e senza farsi capire .
    Consideratelo un libro di matematica, questo è il giusto approccio. Dovete fare pure gli esercizi previsti .... le pagine più belle sono le esercitazioni da pg. 61 a pg. 65: " Osservare la strada, di tanto in tanto, magari con una cura un poò sistematica. Applicarsi. Fare tutto con calma. Annotare quello che si vede, quello che succede di notevole. C'è qualcosa che ci colpisce? niente ci colpisce. Non sappiamo vedere. Annotare.....costringersi a vedere più piattamente....il tempo passa. Aspettare."
    Belle le citazioni di altri scrittori.... "I tetti di Parigi, a pancia in sù, con le loro zampette in aria ".
    Se a fine libro dopo esservi applicati seriamente non avete capito che è un libro leggero, intelligente e assolutamente divertente non avete capito niente. Dovete tornare a rileggerlo tutto e applicarvi di più.
    "gli elefanti sono generalmente disegnati più piccoli che nella realtà, ma una pulce sempre più grande. " G. SWIFT

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    Mario08 said on Jan 13, 2012 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    "Quando niente arresta il nostro sguardo, il nostro sguardo va molto lontano. Ma, se non incontra niente, non vede niente; non vede che quel che incontra: lo spazio è ciò che arresta lo sguardo, ciò su cui inciampa la vista: l'ostacolo: dei mattoni, ...(continue)

    "Quando niente arresta il nostro sguardo, il nostro sguardo va molto lontano. Ma, se non incontra niente, non vede niente; non vede che quel che incontra: lo spazio è ciò che arresta lo sguardo, ciò su cui inciampa la vista: l'ostacolo: dei mattoni, un angolo, un punto di fuga: lo spazio, è quando c'è un angolo, quando c'è un arresto, quando bisogna girare perché si ricominci" (p. 97)

    Perec e Baudrillard, amici e gemelli
    Eraclito diceva che abitare è ciò che ci rende divini, Georges, senza saperlo, gli risponde che il mondo non è più abitabile. gli spazi non ci appartengono più, non ci sono più spazi, non c'è più spazio, e anche le storie, che una volta disegnavano tutti i confini, sono ormai solo il tentativo di graffiare piccoli segni, segnali, nella terra -- che ci scivola via come la sabbia dalle mani

    questo libro è tutto da citare
    in qualsiasi situazione

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    William Di Pasquale said on Sep 21, 2011 | 4 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    "Vivere, è passare da uno spazio all'altro, cercando il più possibile di non farsi troppo male"

    Il rapporto tra noi e lo spazio, dal piccolo al grande, dalla pagina al mondo e di nuovo alla pagina cioè alla scrittura, che è "cercare di trattenere qualcosa, di far sopravvivere qualcosa: strappare qualche briciola al vuoto che si scava, lasciare ...(continue)

    Il rapporto tra noi e lo spazio, dal piccolo al grande, dalla pagina al mondo e di nuovo alla pagina cioè alla scrittura, che è "cercare di trattenere qualcosa, di far sopravvivere qualcosa: strappare qualche briciola al vuoto che si scava, lasciare da qualche parte, un solco, una traccia, un marchio o qualche segno". Sul foglio bianco la scrittura lascia "qualche segno, ma che basta per avere un alto, un basso, un inizio e una fine, un destra e una sinistra, un recto e un verso".
    La scrittura come orientamento, coscienza, riflessione, bussola, tentativo.
    "Niente ci colpisce. Non sappiamo vedere. Bisogna procedere più lentamente, quasi stupidamente. Sforzarsi di scrivere cose prive di interesse, quelle più ovvie, più comuni, più scialbe".
    In questo tempo di vacanze, viaggi e turismo, scelgo di citare ancora da questo volumetto agile e disarmante - riesce infatti a suggerire visioni e concetti con un candore e una ironia meravigliosi: per esempio sui confini nazionali francesi, meglio di diverse parabole buoniste e antimilitariste, ed è anche così sottilmente e prepotentemente anticonsumista - due brani sulla visione e il rapporto con il mondo:
    "Vedere quello che si è sempre sognato di vedere. Ma che cosa si è sempre sognato di vedere? Le grandi Piramidi? Il ritratto di Melantone dipinto da Cranach? La tomba di Marx? Quella di Freud?
    Bouchara e Samarcanda? Il cappello che porta Katherine Hepburne in Il diavolo è femmina? [...]. O invece, scoprire ciò che non si è mai visto, ciò che non ci si aspettava, che non si immaginava. Ma come dare degli esempi: non si tratta di quello che è stato inventariato, giorno dopo giorno, dalla gamma delle sorprese o delle meraviglie di questo mondo; non è nè il grandioso, nè l'impressionante, e nenche necessariamente l'estraneo: sarebbe, al contrario, la familiarità ritrovata, lo spazio fraterno...
    [...] Il mondo non più come un percorso da rifare senza sosta o come una corsa senza fine, non più come una perenne sfida da accettare senza tregua, non come unico pretesto per una esasperante accumulazione nè come illusione d'una conquista, ma come ritrovamento d'un senso, come percezione di una scrittura terrestre, d'una 'geografia' di cui abbiamo dimenticato di essere gli autori".
    Ma lo spazio è (e rimane) un dubbio.

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    Tsubaki said on Aug 13, 2011 | 1 feedback

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