E' il diario dal carcere (1969 - 1972) di questo ballerino anarchico che ha la vita rovinata causa un tassista (che poi si scoprirà pagato dai servizi segreti) che disse di averlo portato in Piazza Fontana a Milano il giorno della strage alla Banca dell'agricoltura. In quella vicenda Pinelli, compagno di Valpreda, viene suicidato in questura, si scoprirà poi che la strage di piazza Fontana era una precisa eversione (strage di stato) ordita dai servizi segreti deviati (ma protetti) e dai neofascisti. Da allora ci fu la strage dell'Italicus, di Brescia...fino ad arrivare a quella della stazione di Bologna, nel 1980.
(Questa, a seguire, è la nota sulla quarta di copertina. La nota precedente è arbitraria, non è riportata nel libro. Tra l'altro, c'è un'imprecisione: non risulta che il tassista Rolandi sia stato sul libro paga dei servizi segreti).
---
Con questo diario è il protagonista stesso, Pietro Valpreda, che ci racconta come sono andati i fatti, e ce li racconta dall'interno, dal posto del "mostro" precostituito da offrire in pasto alla curiosità morbosa dei più e all'ansia di verità di quanti capirono che erano in ballo le sorti della democrazia italiana. Giorno per giorno Pietro Valpreda ricostruisce con sobria efficacia le incredibili vicende che trascinarono lui e i suoi giovani amici nelle maglie di una legge che sembrava coprire una mostruosa "congiura di stato", fino a quando la battaglia innocentista non si è imposta alle coscienze più mature e infine in tutto il paese.
I metodi della polizia, la logica "politica" dell'inchiesta sono sofferti e analizzati dal carcerato che li presenta al lettore nelle loro evidenti contraddizioni. Perché sono state fatte scoppiare quelle bombe? Chi aveva interesse a creare un clima di terrore? Perché, ancora una volta, si è preferito, alla ricerca della verità, il comodo capro espiatorio degli anarchici "assetati di sangue"? A tutte queste domande il diario di Valpreda risponde con un'accoratezza che non fa mai velo alla lucidità politica, ma che costituisce un motivo di grande fascino per tutti i lettori che vogliano conoscere una realtà umana oltre che l'implacabile meccanismo burocratico del quale tutti rischiamo la cieca, allucinante potenzialità repressiva.
Un uomo solo, dal fondo di una disumana cella d'isolamento, combatte per sopravvivere non solo come numero, ma come individualità pensante. Per sopravvivere il carcerato ha scelto il metodo della ragione, ha analizzato infinite volte, sovente subendo lo sconforto della solitudine ma subito riprendendosi, il meccanismo che lo voleva morto per la società.
Un concorso di uomini di buona volontà ha aiutato Pietro Valpreda e i giovani anarchici perseguitati, che alfine, se non tutti, nella maggioranza sono stati strappati alle mura del carcere e restituiti dopo tre anni di patimenti alla vita civile. Queste pagine, oltre che fornire una testimonianza diretta sulla "logica della svolta" seguita alle tensioni sociali del biennio 1968-69, mettono sotto gli occhi di tutti quell'universo carcerario che costituisce una vergogna per ogni società civile. Queste memorie dall'inferno dei vivi sono anche un appello all'umanità di ognuno perché un mondo di abbrutimento e violenza sia restituito a forme umane d'esistenza.