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E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche

Di ,

Editore: Adelphi

3.4
(192)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845925897 | Isbn-13: 9788845925894 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Gay & Lesbian

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Descrizione del libro
13 agosto 1944: il giovane Lucien Carr, per difendersi dalle avances dell’amico David Kammerer, lo ammazza e ne getta il corpo nelle acque dello Hudson. Due altri suoi amici, William Burroughs e Jack Kerouac, vengono arrestati per non aver denunciato l’omicidio. Forse anche per elaborare a modo loro l’accaduto, i due scrittori ne tracciano in seguito un resoconto a quattro mani iperrealistico e visionario, dissepolto solo in anni recenti. Raccontando a capitoli alternati, Burroughs e Kerouac assumono il punto di vista di due personaggi-narratori: Burroughs quello di Will Dennison, barista originario del Nevada, sempre preceduto dalla sua «ombra di un metro e novanta», Kerouac quello del marinaio Mike Ryko, «un finlandese diciannovenne dai capelli rossi». Attraverso il loro sguardo e intorno ai protagonisti del tragico fatto di cronaca vediamo così delinearsi una folta compagnia anarco-utopista e sgangherata, euforica e malinconica, che trascorre giorni e notti bevendo e fumando in pub luminescenti, leggendo Faulkner e sognando di raggiungere Parigi. Sullo sfondo, una New York caotica, atterrita e aggressiva, una metropoli di fine guerra in cui il caos visivo è tutt’uno con quello acustico, con le radio che trasmettono le note della Prima Sinfonia di Brahms o il reportage concitato di un giornalista su un circo in fiamme dove «gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche». In questo unico, anomalo dettato contrappuntistico, il lettore può trovare miracolosamente armonizzati gli stili e le lingue di due protagonisti primari della beat generation: il realismo «on the road» e l’andamento jazz di Kerouac (specie nei dialoghi), e le accensioni lisergiche di Burroughs, preannuncio del suo sperimentalismo allucinato.
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  • 5

    Ai più quest'opera risultarà forse difficile da comprendere, ma a chi, come me, ha da sempre sentito parlare del fatto di cronaca in cui furono coinvolti i fondatori della Beat Generation, questo piccolo libro apparirà come un'opera di inestimabile valore.
    Pubblicato nel 2008, dopo la morte ...continua

    Ai più quest'opera risultarà forse difficile da comprendere, ma a chi, come me, ha da sempre sentito parlare del fatto di cronaca in cui furono coinvolti i fondatori della Beat Generation, questo piccolo libro apparirà come un'opera di inestimabile valore.
    Pubblicato nel 2008, dopo la morte di tutte le persone coinvolte, io lo scopro solo dopo aver visto Kill Your Darlings, anche se il film non sembra essere ispirato al libro.
    Ciò che pesa maggiormente è l'assenza di Allen Ginsberg, un tassello mancante che forse contribuisce a lasciare intatta, nonostante tutto, l'aura di mistero che avvolge l'omicidio di David Kammarer da ormai settant'anni.
    Ben sapendo che lui fu attivamente coinvolto nella vicenda, incuriosice la scelta degli autori di eliminarlo totalmente dalla storia, neanche l'esaustiva postfazione (solo eccessivamente autocelebrativa) contribuisce a chiarirne i motivi, forse semplicemente custoditi dal patto "eterosessualità fino all'ultimo".

    Kerouac e Burroughs si alternano nei capitoli e nella narrazione, ogni capitolo costituisce un giorno che precede l'omicidio. Stranamente Burroughs si dedica consecutivamente agli ultimi tre giorni, mentre l'unico giorno comune ai due è quello che segue l'omicidio.
    Entrambi scelgono uno stile che ricorda più una deposizione che un racconto, cercando di narrare i fatti nel modo più distaccato possibile. Burroghs è quello che forse riesce meglio nell'intento, il suo stile è quasi irriconoscibile, ingabbiato nella formalità, ma emerge comunque il suo tratto freddo e dissacrante dell'uomo sempre al confine con la legalità.
    Kerouac invece è già riconoscibilissimo, per stile e scelta di temi da narrare. Le sue pagine irrequiete e ricche di aspettativa, già sempre in movimento.

    Nel suo genere - il ritratto del segmento "perduto" della nostra generazione, cinico, onesto e di una realtà strabiliante - è un buon libro ma non sappiamo se per quel tipo di libro ci sia molta richiesta ora, anche se dopo la guerra ci sarà senz'altro una vera e propria valanga di libri sulla "generazione perduta" e in quel campo il nostro è imbattibile.
    Jack Kerouac, 14 marzo 1945

    ha scritto il 

  • 4

    L'omicidio che ha dato inizio alla Beat Generation

    Strana cosa, la Beat Generation. Per uno della mia etá é così distante nel tempo che potrebbe anche rimanere nel limbo di quelle definizioni che fanno parte della propria cultura, ma che non si ha mai voglia/tempo di indagare a fondo.
    Se invece se ne parla con qualcuno di più "maturo" (50+) ...continua

    Strana cosa, la Beat Generation. Per uno della mia etá é così distante nel tempo che potrebbe anche rimanere nel limbo di quelle definizioni che fanno parte della propria cultura, ma che non si ha mai voglia/tempo di indagare a fondo.
    Se invece se ne parla con qualcuno di più "maturo" (50+) sembra che essa sia stata uno dei movimenti più importanti del loro tempo.
    Poi ti regalano questo libro, uno dei primi scritti da due dei tre capisaldi del movimento, e dopo averlo letto ti sembra che ti abbia soltanto descritto le giornate di quattro irritanti fancazzisti degli anni 40.
    Eppure mi é piaciuto. Forse per lo stile a capitoli alternati o forse per la completa ed esplicativa posfazione. Di sicuro ha suscitato curiosità e a breve mi rileggerò, con ampliata conoscenza, il famoso "On the road" di Kerouac.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    ... e pure i lettori si sono lessati a leggerlo.
    Non è scritto bene e il fattaccio di fondo (o il suo presagirlo) non ti prende davvero.
    Si presenta più come una cronaca tra il fancazzismo e certe sedicenti velleità artistiche.
    Alla fine però, ti senti un po' ubriaco, forse perc ...continua

    ... e pure i lettori si sono lessati a leggerlo.
    Non è scritto bene e il fattaccio di fondo (o il suo presagirlo) non ti prende davvero.
    Si presenta più come una cronaca tra il fancazzismo e certe sedicenti velleità artistiche.
    Alla fine però, ti senti un po' ubriaco, forse perché ogni 4 righi trovi qualcosa da bere.
    Molto utile è la postfazione che riannoda i fili e ti fa capire il senso di tutto, su come il fattaccio di sangue abbia influenzato inevitabilmente tutta la beat generation.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro scritto a quattro mani con due dei maggiri esponenti beat mi è piaciuto. Certo non è una bella storia di cronaca, ma le due realtà che mettono in luce in questo scritto Burroughs e Kerouac sulla vicenda vissuta è interessante. Come hanno reagito, come hanno visto la faccenda, le pers ...continua

    Questo libro scritto a quattro mani con due dei maggiri esponenti beat mi è piaciuto. Certo non è una bella storia di cronaca, ma le due realtà che mettono in luce in questo scritto Burroughs e Kerouac sulla vicenda vissuta è interessante. Come hanno reagito, come hanno visto la faccenda, le persone...
    Avevano una gran capacità di descrivere i fatti.

    Molto interessante la post fazione di Grauerholz, dove spiega con chiarezza la tragica vicenda racchiusa nel romanzo. Delucidando il lettore su cosa sia veramente successo e cosa sia stato trasformato nel testo dagli autori.

    ha scritto il 

  • 2

    e mezzo!

    Onestamente mi lascia un po' perplessa tutta la vicenda...
    Mi piace che abbiano scritto un libro a quattro mani, basandosi su un'esperienza di vita, però secondo me è angosciante. Ha delle parti inutili al fine della storia, una scrittura davvero strana... Sarà pure l'opera che hanno scritt ...continua

    Onestamente mi lascia un po' perplessa tutta la vicenda...
    Mi piace che abbiano scritto un libro a quattro mani, basandosi su un'esperienza di vita, però secondo me è angosciante. Ha delle parti inutili al fine della storia, una scrittura davvero strana... Sarà pure l'opera che hanno scritto i creatori della "Beat Generation" ma rimane alquanto bizzarra...

    ha scritto il 

  • 3

    questa non è una recensione.

    « In retrospettiva, […] il libro non aveva alcun potenziale commerciale. Non era abbastanza scandaloso per sfondare… su quel versante, né era ben scritto o interessante abbastanza per sfondare sul versante prettamente letterario. Era un po’ una via di mezzo. Molto esistenzialista, che era poi il ...continua

    « In retrospettiva, […] il libro non aveva alcun potenziale commerciale. Non era abbastanza scandaloso per sfondare… su quel versante, né era ben scritto o interessante abbastanza per sfondare sul versante prettamente letterario. Era un po’ una via di mezzo. Molto esistenzialista, che era poi il tono prevalente dell’epoca […] Non aveva potenziale commerciale, tutto qua. »

    Il titolo mi ha influenzato, come ha fatto con chiunque. La spiegazione della scelta è assurda, per questo mi piace. Per il resto credo che sia Burroughs che Kerouac fossero consapevoli di ciò che avevano scritto e di come gli altri lo avrebbero accolto.

    ha scritto il 

  • 4

    Ragazzi che perdono il loro tempo fra mille birre e ricerca dell'assurdo. Le ore sembrano non cambiare mai, lasciano spazio a tutte le identità, ma mai nessuna si concretizza. Questa domanda, questo stato di continua affermazione emotiva e culturale è lasciata allo sguardo degl'altri. La "Beat Ge ...continua

    Ragazzi che perdono il loro tempo fra mille birre e ricerca dell'assurdo. Le ore sembrano non cambiare mai, lasciano spazio a tutte le identità, ma mai nessuna si concretizza. Questa domanda, questo stato di continua affermazione emotiva e culturale è lasciata allo sguardo degl'altri. La "Beat Generation" nasce con un omicidio e non sembra importare tanto. Anticonformismo e spirito rock, bruciante e frammentato, doveva avere un inizio. Questi giovani hanno scommesso tutta la loro poesia su un finto stupore, sulla coscienza del mondo che a ogni loro grido rimaneva scioccata. La droga era usata per non pensare, o per pensare fuori da tutte le coscienze.

    ha scritto il 

  • 2

    Quindi?

    Primo aspetto interessante: ad un autore (sono due) il suo protagonista, quindi la storia vive da due punti di vista diversi. Il titolo di ogni capitolo fa capire quale dei due personaggi sia al centro dell'attenzione. Nell'elaborazione della vicenda, questo aspetto non ferma mai l'azione: non ca ...continua

    Primo aspetto interessante: ad un autore (sono due) il suo protagonista, quindi la storia vive da due punti di vista diversi. Il titolo di ogni capitolo fa capire quale dei due personaggi sia al centro dell'attenzione. Nell'elaborazione della vicenda, questo aspetto non ferma mai l'azione: non capita mai di vedere lo stesso fatto nello stesso momento da prospettive diverse.
    Il secondo aspetto interessante? il mio segnalibro magnetico, usato nel corso della lettura, che si chiude a portafoglio sulla pagina dove sono fermo, raffigurante il disegno di un gatto.
    Perché dico questo? Perché la vicenda è in sé piuttosto noiosa: la postfazione (che era meglio collocare come PREfazione) racconta meglio l'essenza della trama.
    Non sono un esperto degli scrittori di questa generazione. Ho letto SULLA STRADA di Kerouac e credo pure che mi sia piaciuto. Ma penso che Borroughs, Kerouac o altri della loro cerchia vengano apprezzati da una parte del pubblico più per posa che per un reale valore intrinseco.
    A questo punto, dopo essere rimasto indifferente al GRANDE GATSBY (che con questo genere non c'entra nulla, ma che spesso viene venerato smodatamente) potrei essere promotore di un filone anti radical chic (ma non moralista, CHIARO???) dove si possano mettere in discussione quegli autori la cui rinomata fama ha la stessa valenza di un postulato: si deve accettare e basta.
    Magari è una posa anche la mia...

    ha scritto il 

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