E liberaci dal padre

Di

Editore: TEA

3.8
(1143)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 390 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Svedese , Francese , Tedesco , Olandese

Isbn-10: 885020163X | Isbn-13: 9788850201631 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Monica Mazzanti , Laura Battaglia

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Il tranquillo villaggio inglese di Keldale è lo sfondo di un delitto tanto atroce quanto inspiegabile: Roberta, adolescente introversa, viene trovata accanto al cadavere decapitato del padre e le sue uniche parole sono una confessione senza la minima ombra di pentimento. Il parroco, convinto dell'innocenza della ragazza, si reca di persona a Londra per convincere Scotland Yard ad affidare le indagini all'ispettore Thomas Lynley. Coadiuvato dal sergente Barbara Havers, Lynley indagherà nel passato della famiglia di Roberta, scoprendo che la giovanissima madre e la sorella più grande sono scomparse in circostanze misteriose.
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  • 2

    Perplessa, molto perplessa

    Sarà perchè quando affronti un autore di cui tanti ne parlano bene hai determinate aspettative, ma io realmente non so dire cosa penso di questo libro...
    La storia ad un certo punto mi è parsa così ov ...continua

    Sarà perchè quando affronti un autore di cui tanti ne parlano bene hai determinate aspettative, ma io realmente non so dire cosa penso di questo libro...
    La storia ad un certo punto mi è parsa così ovvia che ci sono quasi rimasta male perchè mi aspettavo un colpo di scena finale che stravolgesse il tutto... e invece niente di niente.
    Ho incontrato qua e là anche frasi così ridicole da mettersi quasi a piangere (ma potrebbe essere un problema di traduzione).
    Poi il personaggio di Barbara Havers è così patetico da essere proprio irreale.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Postfazione. Riflessioni sulla soluzione

    Faccio un esempio: se, anziché confermare la colpevolezza di Roberta, alla fine fosse venuto fuori, con un colpo di scena finale, che padre Hart non aveva solo responsabilità morali, ma era anche il c ...continua

    Faccio un esempio: se, anziché confermare la colpevolezza di Roberta, alla fine fosse venuto fuori, con un colpo di scena finale, che padre Hart non aveva solo responsabilità morali, ma era anche il colpevole materiale (cosa che poteva starci benissimo, magari disseminando prima qualche indizio), il giudizio sarebbe cambiato per me radicalmente in positivo (e il resto del romanzo non avrebbe perso nulla del suo spessore).
    Così, invece, il vero colpo di scena è la "confessione" della Havers, che poco ha a che spartire con la vicenda "gialla" del libro, ma risulta foriera di sviluppi per il prosieguo della serie.

    Immagino un finale del genere (sarò breve: la George lo saprebbe scrivere molto meglio di me...), ipotizzando alla fine l'indizio decisivo, che avrebbe potuto essere introdotto con piccole modifiche al testo, senza snaturarlo:

    “E venuto a confessarsi?” fece padre Hart da dietro la grata del confessionale.
    “No, sono venuto a confessarla, se preferisce dire così...” rispose, con una punta di amara ironia, Lynley.
    “Confessarmi? In che senso?”. Rispose il sacerdote, con voce poco convinta.
    “Devo dirglielo io?”.
    Padre Hart tacque. E Lynley riprese. “Non si aspettava che Roberta avrebbe ammesso il crimine, vero? Ed è per questo che è venuto a chiedere l'intervento di Scotland Yard: coprire gli orrori del padre, poteva anche avere una sua logica; arrivare a far condannare la figlia anche da un tribunale terreno, dopo che suo padre l'aveva condannata ad una vita non degna di tal nome, però, era troppo anche per lei!”.
    “Una logica? Ma ero coperto dal segreto del confessionale...”.
    “E così ha scelto lei il modo di fare giustizia! Ma non solo tradire il segreto è peccato. Anzi, “non uccidere” è addirittura un comandamento!” sbottò Lynley, che, quasi schifato dall'appellarsi ad un diritto ultraterreno da parte di un omicida, preferì tornare subito sul terreno a lui più congeniale della giustizia umana, mettendo in tavola le sue carte. “Roberta non avrebbe mai potuto uccidere Baffi: è stato lei il primo ad ammetterlo. Chi ci ha pensato è lei, padre Hart! E poi ha avvisato la ragazza che qualcuno aveva sgozzato il cane. Così lei, senza saperlo, ha aderito perfettamente al suo piano: trovato il cane, ha chiamato subito suo padre nel granaio. E, una volta che lui è giunto lì, lei ha completato l'opera”.
    “'Sono stata io e non me ne pento'”, proseguì l'investigatore, ricordando le parole di Roberta. “La ragazza la capisco: 'è stata' lei, perché è lei che ha portato suo padre nella trappola che lei aveva predisposto. E, sinceramente, non mi pentirei nemmeno io di veder mio padre decapitato, dopo quello che mi ha fatto fin dalla più tenera età. Ma lei...”.
    “Non potevo rischiare che anche Bridie finisse nelle mani di William. E non potevo svelare il segreto del confessionale. Ma non potevo nemmeno tenerlo solo per me”, singhiozzò incoerentemente ed amaramente padre Hart. “Ma lei come sa cos'è successo?”.
    “E' stato Baffi, a dirmerlo”.
    “Baffi? Ma se è morto prima dell'omicidio?”.
    “Già, ma anche ammettendo che lei non sia l'assassino, ha dichiarato di essere stato il primo ad arrivare sulla scena del crimine e di aver portato subito via Roberta dopo aver visto il cadavere senza testa. Ma, da dov'era seduta Roberta, lei, padre Hart, non poteva vedere il corpo del cane, che era sepolto tra la paglia e l'ammasso del grosso corpo di William. Eppure, fin dal primo momento, ha motivato l'impossibilità della colpevolezza della ragazza proprio basandosi sull'incongruenza dell'omicidio del cane con l'affetto che provava nei suoi confronti la sua padrona. Ma Baffi era già bello e che sepolto, quando lei è tornato da Londra!”.
    “Ok: ha vinto lei. Cosa devo fare?”. Padre Hart appariva svuotato, privo di forze, lo sguardo perso nel vuoto. Ma, al tempo stesso, sembrava sollevato dal fatto che l'ispettore gli aveva tolto dalle spalle quel peso che l'aveva oppresso così a lungo. Perché il consegnarsi a Lynley gli dava un senso di liberazione da quelle pesanti responsabilità dalle quali non era mai riuscito ad affrancarsi per tanti anni.
    “Niente”.
    “Niente?!”.
    “Io non ho il segreto del confessionale” rispose con una punta di acida ironia Lynley. “Ma non ho nemmeno prove, se non la sua confessione. E, se devo essere sincero, uccidere William è l'unica cosa giusta, in questa storia, che lei abbia fatto in tutti questi anni. Non dovrei dirlo, ma quell'accetta l'avrei presa in mano anch'io!”.
    Padre Hart sgranò gli occhi per la sorpresa, ma non riuscì a dire nulla. Così l'ispettore riprese: “Nessuna giuria potrà mai condannare Roberta. Né lei riuscirà mai a convincersi di non essere la responsabile della morte del padre. Nemmeno se la vedesse condannata, padre Hart. So che, tenendo la bocca chiusa, non farò il mio dovere di tutore della giustizia. Ma, a differenza di lei, riesco ancora a capire fin dove ha senso rispettare gli obblighi professionali e dove, al contrario, c'è una giustizia superiore, che supera le logiche della legge e che merita di essere salvaguardata al di là di tutto”.
    “Lei – proseguì Lynley – farà i conti con la sua coscienza e il suo Dio ed è questa la punizione più grave che le si potrebbe infliggere. Ma, le ripeto, nei suoi panni, quell'accetta forse l'avrei impugnata anch'io, pensando alla piccola Birdie. Tanto più rendendomi conto di essere stato così vile, così legato alla forma dei suoi obblighi e non alla vera essenza del mio compito da non essere stato già due volte capace trovare la forza per cercare di salvare quel poco di senso della vita che la violenza di William aveva lasciato prima a Gillian e poi a Roberta”. E uscì dalla chiesa sbattendo, con il disgusto nel fondo del cuore, il portone in faccia ad un padre Hart immobile nel suo stupore come una statua di sale, rigettato di nuovo nell'incubo della solitudine in cui affrontare i propri fantasmi.

    ha scritto il 

  • 2

    Se non fosse definito un mystery, ma quel che in realtà è (un romanzo psicologico con venature thriller), il giudizio sarebbe ben diverso: da due stelle, salirebbe automaticamente a quattro. Mi spiego ...continua

    Se non fosse definito un mystery, ma quel che in realtà è (un romanzo psicologico con venature thriller), il giudizio sarebbe ben diverso: da due stelle, salirebbe automaticamente a quattro. Mi spiego con un esempio: avete mai mangiato qualcosa di dolce pensando che fosse salato o viceversa? Ecco: anche se è qualcosa che vi piacerebbe magari anche molto, sapendo di ciò che si tratta, la sensazione che lascia in bocca è di disgusto. Fuor di metafora, tornando al romanzo, qui siamo di fronte a qualcosa che, di giallo classicamente inteso, non ha niente! E mi chiedo quindi come abbia fatto a ricevere tanti riconoscimenti importanti del settore... bah? Sarò io diventato troppo esigente?
    Dopo una partenza a ritmi blandi, che trovo ormai caratteristica della George, pur essendo solo al suo secondo libro che leggo, i fatti vengono via via dipanati sotto gli occhi del lettore, che non può far altro che assistervi da spettatore passivo e non da “investigatore concorrente” con i personaggi incaricati delle indagini nel libro. Il materiale, certamente ben scritto (su questo non si può muovere alcun appunto, anzi!) ha alcuni passaggi a tinte forti che, assieme alla sua struttura complessiva, lo rendono adatto secondo me a costituire la base perfetta per un moderno film o telefilm, anche se la sua trasposizione difficilmente riuscirebbe a rendere fino in fondo il substrato psicologico (di tutti i protagonisti, investigatori inclusi) che costituisce la colonna portante di un romanzo da questo punto di vista ottimamente costruito e coinvolgente, del quale la George è indubbiamente la maestra.
    Nel suo complesso, vengono così a sovrapporsi vari piani (con il rischio di annacquarsi a vicenda che a volte viene sfiorato nella prolissità dell'esposizione, specie nei lunghi passaggi introduttivi): dalla vicenda su cui si indaga (con tutto il substrato di rapporti interpersonali spesso occultati che sfocia nel delitto), alle vicende personali del gruppo di protagonisti di Scotland Yard (il cui sviluppo, libro dopo libro, è probabilmente il vero successo dell'autrice, visto che, dopo e nonostante questa delusione, anch'io andrò avanti con la lettura dei romanzi successivi della George). Quel che manca completamente, come dicevo in apertura, è invece il plot giallo ad enigma, non essendoci non solo indizi, ma alla fin fine nemmeno un vero mistero da svelare, se non l'orrenda verità familiare, che emerge alla fine soltanto da un confronto di grande spessore psicologico e dagli elevati picchi di tensione e drammaticità, che però, a mio parere, può trovare cittadinanza in un mystery solo in quanto uno degli elementi della vicenda e non in quanto il suo tratto principale ed esclusivo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Una giallista inconfondibile, la nuova Agatha Christie.

    Mi piace lo stile di scrittura della George una vera giallista inglese. I personaggi sono descritti molto bene facendo capire in ogni momento lo stato d'animo dei 2 protagonisti poliziotti, i quali pu ...continua

    Mi piace lo stile di scrittura della George una vera giallista inglese. I personaggi sono descritti molto bene facendo capire in ogni momento lo stato d'animo dei 2 protagonisti poliziotti, i quali pur essendo cosi diversi tra di loro, si amalgamano molto bene. La trama scorre via veloce affrontando uno dei temi più delicati che ci posso essere. Questo è il primo libro della George ed è il mio secondo suo letto ossia Il morso del serpente che reputo allo stesso livello. Non do 5 stelle solo perché le riserbo ai capolavori.

    ha scritto il 

  • 3

    Un buon giallo di stampo classico

    Questo primo libro della George mi è piaciuto abbastanza, un po' troppo prolissa per i miei gusti ma i personaggi sono ben caratterizzati e la storia è ambientata in un periodo ed in un luogo che mi p ...continua

    Questo primo libro della George mi è piaciuto abbastanza, un po' troppo prolissa per i miei gusti ma i personaggi sono ben caratterizzati e la storia è ambientata in un periodo ed in un luogo che mi piacciono molto. La trama l'ho trovata abbastanza intuibile, avrei preferito qualche colpo di scena in più. Ma rituffarmi nel giallo classico è stato un piacere, quindi leggerò sicuramente altro di questa autrice.

    ha scritto il 

  • 4

    E' senza dubbio un bel libro, che mi ha incollata alla lettura dalla prima all'ultima pagina.
    Non ho apprezzato particolarmente il finale che, a mio avviso è un po' frettoloso; per pagine e pagine ven ...continua

    E' senza dubbio un bel libro, che mi ha incollata alla lettura dalla prima all'ultima pagina.
    Non ho apprezzato particolarmente il finale che, a mio avviso è un po' frettoloso; per pagine e pagine vengono raccontati i dilemmi interiori e le sofferenze dei due protagonisti, e poi, alla fine, il tutto viene liquidato in poche parole.
    L'autrice scrive bene, lo stile è molto piacevole e la storia accattivante. Per me è promosso.

    ha scritto il 

  • 3

    Un bel giallo,anche se il ritmo del racconto non è stato eccezionale.
    In un paesino della campagna inglese avviene un terribile omicidio. un uomo viene ritrovato nel fienile della sua casa con la test ...continua

    Un bel giallo,anche se il ritmo del racconto non è stato eccezionale.
    In un paesino della campagna inglese avviene un terribile omicidio. un uomo viene ritrovato nel fienile della sua casa con la testa mozzata e la figlia minore è in stato di choc accanto al cadavere, e si autoaccusa del delitto. Ma nessuno in paese crede a questa versione,tant'è che il pastore parte per Londra per contattare Scotland Yard. E la coppia di investigatori che deve indagare su questo caso non potrebbe essere più strana e male assortita. Lui, uomo di successo della borghesia londinese, lei, sergente povera dei quartieri più squallidi che vive ancora con i genitori, perennemente sola e poco attenta alla cura della sua persona.
    Ma forse, proprio per le differenze che ognuno di loro porta come bagaglio personale, che riusciranno ad avere differenti punti di vista e a giungere alla verità su questo misterioso caso.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    La George è veramente una garanzia. Secondo romanzo della serie dedicata alle indagini dell'ispettore Lynley e devo dirlo, ne sono rimasta sorpresa.

    (da qui spoiler)
    Il fatto che lo scopo dell'indagin ...continua

    La George è veramente una garanzia. Secondo romanzo della serie dedicata alle indagini dell'ispettore Lynley e devo dirlo, ne sono rimasta sorpresa.

    (da qui spoiler)
    Il fatto che lo scopo dell'indagine sia quello di scoprire le motivazioni dell'assassina, e non l'identità dell'omicida, risulta già vincente. Per buona parte del romanzo si è quasi convinti che l'artefice dell'omicidio sia da cercare altrove, perché sarebbe scontato se fosse già rivelato. Invece l'indagine non fa che confermare l'identità dell'assassino regalandoci approfondimenti ricchi di suspance e ulteriori scorci sulla vita di Lynley.
    Anche se apparentemente negativo, ho apprezzato il personaggio del sergente Havers. Troppo spesso nei thriller la coppia di detective è affiatata, amici per la pelle, partner anche nella vita... qui no. Havers odia Lynley per una serie di motivi molto credibili, per invidia, per quella che lei crede sia un'ingiustizia. Mi è proprio piaciuto questo tocco di normalità: un collega che ne odia un altro, non per un torto subito, semplice incompatibilità, antipatia. Una cosa che capita a tutti.

    ha scritto il 

  • 4

    Leggendo le ultime pagine di questo libro mi sono venuto i brividi.e stato come se assistenti personalmente al dramma del romanzo. Complimenti all'autrice per aver delineato così bene i caratteri e le ...continua

    Leggendo le ultime pagine di questo libro mi sono venuto i brividi.e stato come se assistenti personalmente al dramma del romanzo. Complimenti all'autrice per aver delineato così bene i caratteri e le personalità dei personaggi. Vivamente consigliato.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ho concluso anche questo libro di E. George e credo di poter dire che questa autrice è nelle mie corde. Lei è davvero molto abile nel tracciare la psicologia dei personaggi, un aspetto per me fondamen ...continua

    Ho concluso anche questo libro di E. George e credo di poter dire che questa autrice è nelle mie corde. Lei è davvero molto abile nel tracciare la psicologia dei personaggi, un aspetto per me fondamentale...Il suo essere "prolissa" mi consente di immaginare appieno le scene, gli ambienti, le espressioni dei volti, rendendo tutto molto vivido. Mi sento parte integrante di ciò che sto leggendo.
    Questo è il suo libro d'esordio, e si nota, perché molti aspetti e dinamiche tra i personaggi ricorrenti sono solo accennati. A questo proposito sono felice di aver letto prima "il lungo ritorno", potendo quindi già conoscere le basi dei rapporti tra i personaggi...Se così non fosse stato, mi sarei sentita un po' spaesata.
    Per quanto riguarda il giallo, è buono, anche se sono d'accordo con

    Spoiler! chi afferma che il titolo italiano spoilera...Infatti, in realtà questa indagine si basa sulla scoperta del movente, e a voler pensare al titolo del romanzo, si intuisce che questo "padre" non sia lo stinco di santo che si creda...rimuovendo un bel po' di pathos!
    Ciò nonostante, grazie alle descrizioni degli stati d'animo, mi sono goduta lo stesso il finale. Sui personaggi: con Barbara ho sentito subito un grande feeling, secondo me è il suo miglior personaggio, per il momento. Helen invece ancora non mi convince, troppo perfetta, ha sempre la parola giusta da dire e sa sempre come esattamente comportarsi. Linley...sì ammetto, a volte risulta tenero, ma altre volte l'avrei preso a schiaffi :D Vorrei conoscere meglio le sue incertezze, i suoi pensieri più profondi, vorrei che si "aprisse" di più al lettore, proprio come la George riesce bene con Barbara

    ha scritto il 

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