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E poi siamo arrivati alla fine

Di

Editore: BEAT

3.4
(1051)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 398 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata

Isbn-10: 8854504920 | Isbn-13: 9788854504929 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Katia Bagnoli

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Business & Economics , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Tra le scrivanie e i cubicoli di una grande agenzia pubblicitaria si rappresenta la commedia umana di un gruppo di giovani ambiziosi. E in quelle stanze, tra corridoi e fotocopiatrici, scopriamo un mondo, l'universo intero della nostra gioia e del nostro scontento, l'affetto e la competizione, lo struggimento e il disprezzo, il desiderio e la privazione, in fondo la vita stessa, perché nessuno ci conosce davvero quanto le donne e gli uomini che ogni giorno ci siedono accanto.
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  • 3

    Davvero bello. Si ingrana un po' alla volta, voi per l'uso di un narratore insolito (la prima persona plurale), vuoi per la moltitudine di personaggi. Ma poi scorre via liscio, ed è la vita di tutti q ...continua

    Davvero bello. Si ingrana un po' alla volta, voi per l'uso di un narratore insolito (la prima persona plurale), vuoi per la moltitudine di personaggi. Ma poi scorre via liscio, ed è la vita di tutti quelli cha lavorano in uffici molto popolati, in strutture grandi. Davvero un esperimento ben riuscito.

    ha scritto il 

  • 4

    Dopo un inizio stentato, alla disperata ricerca di una trama, ho trovato nell'esordio di Joshua Ferris tutte quelle nevrosi, piccole e grandi, che spesso accompagnano il mondo del lavoro, dove persone ...continua

    Dopo un inizio stentato, alla disperata ricerca di una trama, ho trovato nell'esordio di Joshua Ferris tutte quelle nevrosi, piccole e grandi, che spesso accompagnano il mondo del lavoro, dove persone che troppo spesso non andrebbero neanche a bere un caffè insieme si ritrovano a dover convivere in piccoli spazi. Il risultato è un libro teatrale, velato di un malinconico humor, una sceneggiatura complessa, come la realtà di tutti i giorni.

    ha scritto il 

  • 1

    Mai titolo è stato più appropriato. E poi siamo arrivati alla fine racchiude un senso di pesantezza e al contempo di liberazione per essere arrivati appunto alla fine. Il libro di Joshua Ferris regala ...continua

    Mai titolo è stato più appropriato. E poi siamo arrivati alla fine racchiude un senso di pesantezza e al contempo di liberazione per essere arrivati appunto alla fine. Il libro di Joshua Ferris regala proprio queste sensazioni: un lento e ampolloso raccontarsi addosso di vicende che non rispecchiano una narrazione lineare o sequenziale ma che si accavallano le une sulle altre in base all’umore dell’autore o del punto di partenza. L’abbondanza di personaggi, di cui solo pochi caratterizzati abbastanza in tempo da renderli riconoscibili gli uni dagli altri, non aiuta la leggibilità del testo e a tratti lascia il lettore perso tra i vari nomi senza capire con chi abbia a che fare. Dalla disfatta del libro si salva solo la parte centrale, un piccolo gioiello (ma tale definizione è appropriata solo perché vi si arriva dopo tot pagine di noia) nel quale viene abbandonata la voce narrante fino ad allora utilizzata e le azioni si spostano dal luogo di lavoro che fa da sfondo al resto del romanzo. Il voler per forza inserire l’azione e le riflessioni dentro gli uffici di una agenzia pubblicitaria poteva essere anche una buona idea ma doveva essere sviluppata con maggiore attenzione. Il risultato finale dato alle stampe è invece un cumulo di storie da ufficio, e ambientate solo in ufficio, che solo vagamente hanno una spina dorsale. La cosa più strana è che E poi siamo arrivati alla fine ha l’andamento lento di un gigante le cui movenze sono appunto lente a causa della sua dimensione, mentre il libro non è affatto un gigante e se lo si guarda dopo averlo finito si ha la sensazione di avere tra le mani non un gigante, né un nano, quanto piuttosto un uomo medio.

    ha scritto il 

  • 2

    Lo stile è interessante ed effettivamente il libro è un inquietante spaccato della società attuale e di come il posto fisso sia ormai un miraggio e lo spauracchio del licenziamento sia sempre presente ...continua

    Lo stile è interessante ed effettivamente il libro è un inquietante spaccato della società attuale e di come il posto fisso sia ormai un miraggio e lo spauracchio del licenziamento sia sempre presente. Al contrario però di "Non conosco il tuo nome" i personaggi sono cosi fugaci, quasi semplici macchiette, da risultare impossibile il coinvolgimento pieno del lettore. La parte più bella e in cui lo scrittore meglio dimostra le sue capacità e quella in cui si descrive il tumore di Lynn, ma è troppo poco per rendere fluido e appassionante tutto il romanzo.

    ha scritto il 

  • 2

    Ferris scrive bene, ha talento, la storia ha molta ironia e anche sprazzi di profondità. Ma non mi ha convinto. Tutto si svolge in un ufficio dove gli impiegati a uno a uno vengono licenziati. Idea be ...continua

    Ferris scrive bene, ha talento, la storia ha molta ironia e anche sprazzi di profondità. Ma non mi ha convinto. Tutto si svolge in un ufficio dove gli impiegati a uno a uno vengono licenziati. Idea bella ma, appunto, non convincente fino in fondo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro ben scritto, scorrevole, ironico.
    A tratti però mi ha annoiato con le sue storie un po' uguali e un po' inverosimili.
    E poi siamo arrivati alla fine, e non mi ha lasciato abbastanza. ...continua

    Un libro ben scritto, scorrevole, ironico.
    A tratti però mi ha annoiato con le sue storie un po' uguali e un po' inverosimili.
    E poi siamo arrivati alla fine, e non mi ha lasciato abbastanza.

    ha scritto il 

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