E poi siamo arrivati alla fine

Di

Editore: BEAT

3.4
(1085)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 398 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata , Francese , Portoghese

Isbn-10: 8854504920 | Isbn-13: 9788854504929 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Katia Bagnoli

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

Ti piace E poi siamo arrivati alla fine?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Tra le scrivanie e i cubicoli di una grande agenzia pubblicitaria si rappresenta la commedia umana di un gruppo di giovani ambiziosi. E in quelle stanze, tra corridoi e fotocopiatrici, scopriamo un mondo, l'universo intero della nostra gioia e del nostro scontento, l'affetto e la competizione, lo struggimento e il disprezzo, il desiderio e la privazione, in fondo la vita stessa, perché nessuno ci conosce davvero quanto le donne e gli uomini che ogni giorno ci siedono accanto.
Ordina per
  • 0

    noioso, ripetitivo, insulso, non efficace nel rappresentare le paranoie da ufficio; d'altronde è piaciuto a quel buffone di nick hornby, quindi garanzia di fregatura

    ha scritto il 

  • 5

    I colleghi sono tra le persone con le quali passiamo più tempo. Ci si aspetterebbe che li conosciamo bene, benissimo, e che loro conoscano benissimo noi; ma quanto spesso pensiamo che il vicino di scr ...continua

    I colleghi sono tra le persone con le quali passiamo più tempo. Ci si aspetterebbe che li conosciamo bene, benissimo, e che loro conoscano benissimo noi; ma quanto spesso pensiamo che il vicino di scrivania è una persona, con sentimenti, manie, spigoli, abitudini, vizi, pregiudizi?
    “E poi siamo arrivati alla fine” è un romanzo che apre una finestra sul lato umano delle persone che, per caso, si ritrovano insieme a condividere ore, giorni, settimane, anni, annidati in cubicoli o in uffici più spaziosi. In ufficio si diventa gruppo, si diventa branco, e alla fine si fatica a distinguersi.
    Questo romanzo mi è molto piaciuto: ho ritrovato (con le debite differenze) molti aspetti della mia stessa vita quotidiana in ufficio: le antipatie, il pettegolezzo, il cazzeggio, perfino le abitudini come quella di “cannibalizzare” le postazioni dei colleghi che s ne vanno o che vengono lasciati a casa, o le battute che capiamo solo noi (dove nel romanzo si parla di “salto alla spagnola”, noi usiamo la locuzione “morto che cammina” per il collega in odore di licenziamento). Insomma, un quadro della quotidianità dipinto con una mano precisa e leggera che lascia spazio anche alle piccole e grandi tragedie che toccano a ognuno di noi, dal divorzio alla malattia alla morte. L’ho trovato divertente e amaro insieme, mi ha fatto riflettere sul fatto che l’ufficio è una comunità di persone che convivono ma sono pronte a dimenticare il nome e le fattezze del collega che da un certo momento non lavora più con loro. Siamo persone costrette a stare insieme, costrette ad adeguarci agli altri, ai loro alti e ai loro bassi, costretti a inventarci qualcosa per riuscire a digerire l’inevitabile collega molesto, e costretti anche ad andare avanti come nulla fosse se qualcun altro lascia il lavoro. Succede sempre, succede a tutti. Ho trovato la narrazione gradevole e scorrevole, è bello che ci sia l’io narrante in prima persona plurale, perché, unita al fatto che ci sia una miriade di personaggi che spesso si confondono tra loro, rende l’idea che in ufficio spesso non si è più individuo ma gruppo: in ufficio assumiamo l’identità dell’azienda e ognuno di noi ha il suo ruolo non solo nell’attività lavorativa ma anche nella comunità.

    ha scritto il 

  • 5

    Manca la citazione, ma provvederò.

    Non scrivo recensioni da un pezzo, ma questo libro merita un commento vero e proprio: merita di restare impresso, di essere affisso nella bacheca delle letture memorabili.

    Comincia un po' a rilento: è ...continua

    Non scrivo recensioni da un pezzo, ma questo libro merita un commento vero e proprio: merita di restare impresso, di essere affisso nella bacheca delle letture memorabili.

    Comincia un po' a rilento: è scritto in prima persona plurale, cosa che inizialmente rende la lettura abbastanza ostica, proprio perché si fatica ad identificare i diversi personaggi e quindi a seguirne i discorsi. A un certo punto però, inspiegabilmente, sei dentro questo ufficio, infilato nella routine dei creativi che lavorano in questa grossa agenzia di pubblicità e li conosci tutti: l'austero Joe Pope, l'intraprendente Karen Woo, l'acida Marcia Dwyer, l'irascibile Tom Mota, il fumatore indefesso Brizz e tutti quanti gli altri, per cui riesci ormai a nutrire sentimenti contrastanti per ognuno di loro, per le loro paure e aspirazioni, per il timore condiviso che hanno tutti di essere licenziati, di fare il volo alla spagnola, come dicono loro.
    La difficoltà iniziale è svanita e la scrittura nitida di Ferris rende la narrazione scorrevole e accattivante... chi sarà il prossimo a dover abbandonare l'ufficio per sempre? come reagirà? è vero che il boss Lynn Mason ha il cancro e deve operarsi? come farà con le scadenze?
    La vita d'ufficio con le sue competizioni, i suoi tempi morti e le fazioni nemiche, questo ci racconta Ferris, in maniera egregia, aggiungerei. Roba che non vedevo l'ora che fosse sera tardi per perdermi nel vortice delle sue parole e scordarmi del mio posto di lavoro, che funziona più o meno allo stesso modo, con la scadenza del contratto imminente, le tresche tra i colleghi, gli errori e le rivincite di ognuno.
    Comunque tutto l'entusiasmo che traspare dalle mie parole è esploso quasi alla fine del libro: prima mi piaceva, riconoscevo che l'autore fosse stato brillante e originale, ma non ero ancora pazza di lui. A conquistarmi è stato il paragrafo in cui è racchiuso il titolo del romanzo - "e poi siamo arrivati alla fine", un paragrafo tutto fuochi d'artificio e bollicine, una gioia per il cervello e per l'anima, quasi mi commuovevo. Un paragrafo che dovrò riportare qui per forza, appena torno in possesso del libro.
    E poi la fine meravigliosa, che ci ricorda che il microcosmo dell'ufficio è soltanto una parte della nostra vita, che non dobbiamo lasciarcene ingabbiare e che siamo molto più di qualche chiacchiera bisbigliata in corridoio.
    Grande Ferris, bravissimo!

    Lettura consigliata comunque a lettori amanti dei libri "difficili", pesanti e un po' sperimentali.

    ha scritto il 

  • 4

    In teoria potrebbe non fregarti granché dei suoi personaggi un po' stronzi, eppure ne segui vicende, episodi e scherzi pagina dopo pagina. Un romanzo bell'e pronto per una serie tv, complici dialoghi ...continua

    In teoria potrebbe non fregarti granché dei suoi personaggi un po' stronzi, eppure ne segui vicende, episodi e scherzi pagina dopo pagina. Un romanzo bell'e pronto per una serie tv, complici dialoghi naturalistici e strappa sorrisi, ma anche di qualità letteraria e, nel progressivo disfarsi di status, sicurezza e contatto umano causa il "tagliamento di teste" che pesa sui personaggi, esistenziale -e contemporanea.

    ha scritto il 

  • 3

    3 e 1/2

    Che libro strano. Ho faticato molto ad entrare in sintonia con i personaggi e con la trama, mi sembrava che nessuno mi ispirasse simpatia o empatia. Ho continuato per capire dove Ferris volesse andare ...continua

    Che libro strano. Ho faticato molto ad entrare in sintonia con i personaggi e con la trama, mi sembrava che nessuno mi ispirasse simpatia o empatia. Ho continuato per capire dove Ferris volesse andare a parare: scrive molto bene, è il primo libro suo che ho letto e volevo dargli una possibilità. Sono arrivata alla fine e mi è piaciuto, nonostante sia decisamente angosciante e soffocante.

    ha scritto il 

  • 5

    Rivelazione

    Mi è piaciuto moltissimo questo romanzo di esordio di Joshua Ferris. Ciò che l'autore descrive è la vita di un gruppo di persone all'interno di un microcosmo, quello di un'agenzia pubblicitaria di Chi ...continua

    Mi è piaciuto moltissimo questo romanzo di esordio di Joshua Ferris. Ciò che l'autore descrive è la vita di un gruppo di persone all'interno di un microcosmo, quello di un'agenzia pubblicitaria di Chicago. Ciascun personaggio interagisce con gli altri membri anche se in sostanza "il gruppo" stesso è il vero protagonista del romanzo (l'autore infatti narra usando la prima persona plurale). E' una sorta di commedia umana in cui si riconoscono le debolezze, le piccole e grandi nevrosi, la solitudine, l'ambizione, la competizione ma anche la solidarietà, la comprensione, l'affetto, comuni a tante persone che ci vivono accanto. Romanzo in parte divertente (per alcuni episodi comici), in parte triste soprattutto per il clima di tensione alimentato dalla paura del licenziamento a causa della congiuntura economica negativa.

    ha scritto il 

Ordina per