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E poi siamo arrivati alla fine

Di

Editore: BEAT

3.4
(1040)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 398 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata

Isbn-10: 8854504920 | Isbn-13: 9788854504929 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Katia Bagnoli

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Business & Economics , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Tra le scrivanie e i cubicoli di una grande agenzia pubblicitaria si rappresenta la commedia umana di un gruppo di giovani ambiziosi. E in quelle stanze, tra corridoi e fotocopiatrici, scopriamo un mondo, l'universo intero della nostra gioia e del nostro scontento, l'affetto e la competizione, lo struggimento e il disprezzo, il desiderio e la privazione, in fondo la vita stessa, perché nessuno ci conosce davvero quanto le donne e gli uomini che ogni giorno ci siedono accanto.
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  • 1

    Mai titolo è stato più appropriato. E poi siamo arrivati alla fine racchiude un senso di pesantezza e al contempo di liberazione per essere arrivati appunto alla fine. Il libro di xxx regala proprio queste sensazioni: un lento e ampolloso raccontarsi addosso di vicende che non rispecchiano ...continua

    Mai titolo è stato più appropriato. E poi siamo arrivati alla fine racchiude un senso di pesantezza e al contempo di liberazione per essere arrivati appunto alla fine. Il libro di xxx regala proprio queste sensazioni: un lento e ampolloso raccontarsi addosso di vicende che non rispecchiano una narrazione lineare o sequenziale ma che si accavallano le une sulle altre in base all’umore dell’autore o del punto di partenza. L’abbondanza di personaggi, di cui solo pochi caratterizzati abbastanza in tempo da renderli riconoscibili gli uni dagli altri, non aiuta la leggibilità del testo e a tratti lascia il lettore perso tra i vari nomi senza capire con chi abbia a che fare. Dalla disfatta del libro si salva solo la parte centrale, un piccolo gioiello (ma tale definizione è appropriata solo perché vi si arriva dopo tot pagine di noia) nel quale viene abbandonata la voce narrante fino ad allora utilizzata e le azioni si spostano dal luogo di lavoro che fa da sfondo al resto del romanzo. Il voler per forza inserire l’azione e le riflessioni dentro gli uffici di una agenzia pubblicitaria poteva essere anche una buona idea ma doveva essere sviluppata con maggiore attenzione. Il risultato finale dato alle stampe è invece un cumulo di storie da ufficio, e ambientate solo in ufficio, che solo vagamente hanno una spina dorsale. La cosa più strana è che E poi siamo arrivati alla fine ha l’andamento lento di un gigante le cui movenze sono appunto lente a causa della sua dimensione, mentre il libro non è affatto un gigante e se lo si guarda dopo averlo finito si ha la sensazione di avere tra le mani non un gigante, né un nano, quanto piuttosto un uomo medio.

    ha scritto il 

  • 2

    Lo stile è interessante ed effettivamente il libro è un inquietante spaccato della società attuale e di come il posto fisso sia ormai un miraggio e lo spauracchio del licenziamento sia sempre presente. Al contrario però di "Non conosco il tuo nome" i personaggi sono cosi fugaci, quasi semplici ma ...continua

    Lo stile è interessante ed effettivamente il libro è un inquietante spaccato della società attuale e di come il posto fisso sia ormai un miraggio e lo spauracchio del licenziamento sia sempre presente. Al contrario però di "Non conosco il tuo nome" i personaggi sono cosi fugaci, quasi semplici macchiette, da risultare impossibile il coinvolgimento pieno del lettore. La parte più bella e in cui lo scrittore meglio dimostra le sue capacità e quella in cui si descrive il tumore di Lynn, ma è troppo poco per rendere fluido e appassionante tutto il romanzo.

    ha scritto il 

  • 2

    Ferris scrive bene, ha talento, la storia ha molta ironia e anche sprazzi di profondità. Ma non mi ha convinto. Tutto si svolge in un ufficio dove gli impiegati a uno a uno vengono licenziati. Idea bella ma, appunto, non convincente fino in fondo.

    ha scritto il 

  • 4

    In quel microcosmo che è il posto di lavoro si mescolano tutti gli ingredienti che fanno di noi uomini esattamente ciò che siamo: un mare di contraddizioni, di opposti e contrari, tutti dentro una stessa persona, tutti autentici e necessari.
    Emerge che è l’incertezza ciò che spinge in avant ...continua

    In quel microcosmo che è il posto di lavoro si mescolano tutti gli ingredienti che fanno di noi uomini esattamente ciò che siamo: un mare di contraddizioni, di opposti e contrari, tutti dentro una stessa persona, tutti autentici e necessari.
    Emerge che è l’incertezza ciò che spinge in avanti e frena, ciò che unisce e disgrega, che ci fa apparire cinici eppure anche umani. L’incertezza è ciò che ci fa desiderare di essere numero tra tanti mentre continuiamo a sperare che il nostro non sia quello estratto e che ci ricaccerà nelle periferie della città e della vita. Non è una resa ma resistenza, ricerca di un significato dentro una realtà con regole impazzite, è l’uomo che torna a riconosce la sua identità in un gruppo e non fuori di esso, un valore che si riscopre quando gli altri valori crollano. Perché alla fine la centralità di ogni cosa sono gli uomini e le relazioni tra essi. Ogni cosa parte da lì, termina e ricomincia da lì, fossero anche solamente due persone.
    Questo bellissimo romanzo, ha il ritmo di un’auto in folle lungo una discesa; è denso di un’ironia e un sarcasmo che tratteggiano i contorni della realtà più lucidi e amari, e allo stesso tempo ci fanno accettare ciò che siamo proprio per quel groviglio di emozioni in continuo conflitto tra loro.
    Ferris è sempre davvero bravo a mantenere alta la tensione delle emozioni. Gli sa dare ritmo, vita, scegliendo un suono totalmente diverso da “Non conosco il tuo nome”.
    Difficile dire quale sia il suo romanzo migliore tra i due, bisogna leggerli e capire qual è quello più vicino alla propria sensibilità; se vogliamo essere colpiti dall’intensità nuda e cruda, o se ci occorre “lo schiaffo del soldato” per essere risvegliati.

    ha scritto il 

  • 1

    Lo iniziai a leggere l'anno scorso, e lasciai perdere dopo poche pagine. Due mesetti fa, dopo aver concluso di leggere un altro libro, mi accorsi di essere rimasta senza scorta, per cui ripiegai su questo, volli riprovarci: ERRORE, doveva bastarmi il primo tentativo. A parte il capitolo sul cancr ...continua

    Lo iniziai a leggere l'anno scorso, e lasciai perdere dopo poche pagine. Due mesetti fa, dopo aver concluso di leggere un altro libro, mi accorsi di essere rimasta senza scorta, per cui ripiegai su questo, volli riprovarci: ERRORE, doveva bastarmi il primo tentativo. A parte il capitolo sul cancro della direttrice di agenzia, scadente.

    ha scritto il 

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