Ebano

Di

Editore: Feltrinelli (Universale Economica, 1706)

4.3
(1687)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 277 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Portoghese , Francese , Polacco , Catalano , Ceco

Isbn-10: 8807817063 | Isbn-13: 9788807817069 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Vera Verdiani

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Ryszard Kapuscinski si cala nel continente africano e se ne lascia sommergere, rifuggendo tappe obbligate, stereotipi e luoghi comuni. Va ad abitare nelle case dei sobborghi più poveri, brulicanti di scarafaggi e schiacciate dal caldo, si ammala di malaria cerebrale; rischia la morte per mano di un guerriero. Kapuscinski non perde mai lo sguardo lucido e penetrante del reporter e non rinuncia all'affabulazione del grande narratore.

dicembre 2009 - 13^ edizione (rivista) diventa di pagg. 280 - stesso ISBN
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  • 4

    Passando davanti allo scaffale della libreria mi sono imbattuto in questo libro e, leggendone la trama, ho deciso di acquistarlo. Questo non é un libro sull'Africa, ma sulle persone che la abitano, su ...continua

    Passando davanti allo scaffale della libreria mi sono imbattuto in questo libro e, leggendone la trama, ho deciso di acquistarlo. Questo non é un libro sull'Africa, ma sulle persone che la abitano, sui popoli e le loro usanze, sullo stile di sopravvivenza (perché é difficile parlare di vita) e sul modo di rapportarsi al connazionale o allo straniero, bianco o nero che sia. E lo fa con piglio giornalistico e straordinaria delicatezza, senza piangerie, mostrando il lato nudo e crudo della popolazione africana nelle sue innumerevoli sfaccettature. Tanti aneddoti e racconti storici che parlano di popoli in difficoltà che convivono con il loro adattarsi, con i loro semplici ma insormontabili bisogni (acqua, cibo e ombra). Sono cose che un Europeo di passaggio non potrà mai capire se non ha vissuto decenni come lui in un paese così unito dalle necessità ma così disomogeneo per credenze e costumi.
    Un libro che dovrebbero leggere tutti, prima o poi.

    ha scritto il 

  • 3

    Saggio reportage ma...

    Molti spunti di riflessione, in questo saggio/reportage, perché dopo il colonialismo, le popolazioni non sono stati in grado di dare una svolta alla propria terra, perché il collettivismo delle tribù ...continua

    Molti spunti di riflessione, in questo saggio/reportage, perché dopo il colonialismo, le popolazioni non sono stati in grado di dare una svolta alla propria terra, perché il collettivismo delle tribù non riesce a diventare democrazia, tante domande poche risposte.
    Negli anni avevo sentito parlare molto bene di questo libro, ma se da una parte è interessante e ti pone domnde dall'altro non mi ha entusiasmato.
    Sarà lo stile, molto slegato, si passa di palo in frasca, da nazione a nazione, da un anno all'altro, senza linearità, senza un'indicazione, alcune situazioni rimangono sospese ti chiedi e poi.... e poi stiamo parlando di altro anno, altro luogo, altra guerra.
    Guerra, conflitto, è questo il comune denominatore dell'Africa, una terra martoriata dove i nativi combattono per il potere e per un po' di acqua e cibo e dove tutti gli altri 'gli straniere' 'i diversi' lottano per le risorse del territorio.
    Leggi il libro e ti poni un sacco di domande perché quasi nessuna nazione africana riesce a prendere in mano il proprio destino, cosa spinge gli uomini a continuare in guerre tribali e fratricide? l'autore spiega il perché di alcuni conflitti, fra cui quelli del Ruanda e del Sudan, cito questi due perché più vicini nel tempo e perché gli articoli dell'epoca mi precipitarono nell'orrore, ma appunto nonostante la spiegazione io non vi trovo lo stesso un senso....

    6-/10

    ha scritto il 

  • 5

    Una raccolta di diari di viaggio, basata su esperienze che vanno dagli anni sessanta agli anni novanta. Visto che l'Africa è un continente in continuo mutamento, si potrebbe pensare di essere di front ...continua

    Una raccolta di diari di viaggio, basata su esperienze che vanno dagli anni sessanta agli anni novanta. Visto che l'Africa è un continente in continuo mutamento, si potrebbe pensare di essere di fronte a un libro quantomeno datato, ma in realtà non è così. Si tratta di piccole storie, impressioni, schizzi che raccontano in alcuni casi di incontri, persone e situazioni senza tempo, piccola vita quotidiana, in altri si raccontano cose che fanno parte della storia, per i più sconosciuta, del continente africano, come la storia della Liberia, come la genesi del genocidio Ruandese. E tutto questo senza paure o paraocchi ideologici, spinto solo dalla voglia di conoscere e comunicare con altri uomini. Ed è proprio questa sua voglia e capacità di comunicazione che traspare da queste pagine, e ne fa una lettura scorrevole e a tratti commovente, né più né meno di un'opera di fantasia

    ha scritto il 

  • 4

    E' una raccolta dei ricordi di viaggio effettuati nel corso degli anni da Kapuściński in Africa, quindi si sviluppa su un periodo molto ampio, all'incirca dagli anni sessanta (con le prime dichiarazio ...continua

    E' una raccolta dei ricordi di viaggio effettuati nel corso degli anni da Kapuściński in Africa, quindi si sviluppa su un periodo molto ampio, all'incirca dagli anni sessanta (con le prime dichiarazioni di indipendenza di alcuni stati) agli anni novanta (con il reportage sul genocidio in Ruanda).
    Ma nonostante questo saltellare tra anni e stati il quadro che esce è interessantissimo,non solo per conoscere l'attualità del momento storico vissuto, ma anche per farsi un'idea della cultura, del modo di pensare e di vivere degli abitanti di questo continente.
    Ovviamente per una resa simile non è sufficiente inviare un telefax dagli alberghi destinati ai giornalisti occidentali e così si scoprono episodi incredibili in cui l'autore ha rischiato - cito a caso - di morire di malaria, tubercolosi, disperso in auto nel Serengeti, naufrago davanti a Zanzibar, e via così.
    Chiudo - a futura memoria, hai visto mai che mi capitasse la fortuna di fare un viaggio del genere - con il posto che più di tutti mi piacerebbe vedere di tutti quelli presenti nel libro: Lalibela in Etiopia,aspettami!

    ha scritto il 

  • 3

    Appunti di diari di viaggio sull'Africa centrale, che vanno dal 1957 alla metà degli anni Novanta.
    Sono racconti di incontri, di come l'Africa sia diventata indipendente dall'Europa, di guerre tribali ...continua

    Appunti di diari di viaggio sull'Africa centrale, che vanno dal 1957 alla metà degli anni Novanta.
    Sono racconti di incontri, di come l'Africa sia diventata indipendente dall'Europa, di guerre tribali, di superstizioni, di clan, di caldo.
    Da una parte l'autore sembra voler davvero conoscere gli africani, anche andando a vivere nei loro quartieri e viaggiando con e come loro; dall'altra però si sente che non è completamente onesto nemmeno con se stesso e si percepisce la superiorità nelle sue parole (ad esempio la storia delle penne di gallo che tengono lontani i ladri superstiziosi). Non sarebbe guastata, all'inizio di ogni capitolo, una mappa per identificare la zona di cui si stava per trattare.

    * Senza scambio non può esserci progresso.
    * Ogni volta che i bambini fanno una birichinata le madri li sgridano dicendo: "Se non fai il bravo viene lo mzungu che ti mangia! ". Mzungu, in swahili, significa il Bianco, l'europeo.
    * L'uomo muore sempre solo, il momento della morte è il più solitario della sua esistenza.
    * La gente non muore di fame perché il mondo non ha abbastanza cibo: di cibo ce n'è in abbondanza, quanto se ne vuole. Ma tra chi ha fame e i magazzini stracolmi si erge un ostacolo insormontabile: il gioco politico. Khartoum limita i voli in aiuto agli affamati. Molti aerei che arrivano a destinazione vengono saccheggiati da capibanda locali. Chi ha le armi ha il cibo, chi ha il cibo ha il potere. Questo è un mondo di gente che non discetta sulla trascendenza dell'anima, sul senso della vita e sulla natura delle cose. Siamo in un mondo dove l'uomo striscia nel fango alla ricerca di un chicco di grano per sopravvivere fino al giorno dopo.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro è una raccolta di spezzoni di diari di viaggio africani, risalenti a diversi periodi che l'autore passò nel continente come corrispondente estero di un'agenzia di stampa. Non è un insieme ...continua

    Questo libro è una raccolta di spezzoni di diari di viaggio africani, risalenti a diversi periodi che l'autore passò nel continente come corrispondente estero di un'agenzia di stampa. Non è un insieme omogeneo, non è un compendio scientifico e nemmeno vuole esserlo (del resto, chi si azzarderebbe a proporre un trattato su qualcosa di così variegato e multiforme come l'Africa?).
    Kapuscinski descrive alcuni incontri, eventi, dinamiche sociopolitiche dell'Africa post-coloniale, senza mai aver la pretesa di essere esaustivo, ma sempre raccontando ciò che ha visto e vissuto di persona, avvicinandosi il più possibile alla vita reale degli africani e cercando di ricucire l'enorme distanza tra loro e lui, uomo bianco e quindi (nell'immaginario comune) ricco e in qualche modo colpevole di tutte le disgrazie e le ingiustizie inflitte ai popoli indigeni, a partire dallo schiavismo (a tal proposito, illuminante il dialogo in cui cerca, vanamente, di spiegare che anche lui, polacco, è stato colonizzato da altri bianchi).
    Assai interessante è il racconto di come è avvenuta la transizione dagli stati coloniali a quelli indipendenti, in cui il modello coloniale viene ereditato tale e quale: i nuovi stati vengono plasmati dando ai burocrati gli stessi privilegi e vantaggi degli europei mandati nelle colonie, costruendo così una spietata lotta al potere senza prima l'adeguata formazione di una classe dirigente competente. In mancanza di industrie e con gran parte delle ricchezze finanziarie in mano agli stranieri, la politica pare il solo modo per far fortuna, e se a ciò si aggiunge che chi da questa è escluso cade da un iniziale entusiasmo in una disperata disillusione (ritrovandosi senza padroni bianchi ma sempre poverissimo), è facile comprendere come il clima si faccia sufficientemente teso e disperato da permettere all'esercito di prendere il potere recitando il ruolo di difensore dei più deboli rimasti delusi dalla decolonizzazione.
    L'esercito, inoltre, è purtroppo il luogo che accoglie e sfama gli innumerevoli orfani di guerra (perfetti combattenti perché non hanno nulla da perdere né, ancora, l'istinto di conservazione).
    Ma il punto forse più triste del libro è la parte in cui viene descritta la storia liberiana, in cui gli ex schiavi liberati diventano a loro volta schiavisti dei loro connazionali rimasti in patria, in una spirale spaventosa di violenze e agghiaccianti torture.
    Finito il libro, ci si chiede: e oggi? In un continente così grande e dalle caratteristiche così complesse non è semplice fare un bilancio e scoprire cosa è cambiato dal racconto di Kapuscinski. Di certo persiste in molti africani l'idea, pericolosissima, che fuori dall'Africa ci sia il paese di Bengodi e che tutti gli occidentali siano benestanti (peraltro portata avanti, spesso involontariamente, dagli immigrati che rientrano al paese di origine e fingono di aver fatto fortuna per non subire l'onta di essere accusati di aver fallito il proprio progetto migratorio). D'altra parte, come espiare il peccato originale di esser stati colonizzatori, se poi da occidentali continuiamo bellamente a sfruttare le risorse africane pensando poi di lavarci la coscienza con una piccola somma donata in beneficenza?

    ha scritto il 

  • 5

    Toccata e fuga in molte "tribu" Africane

    Un libro stupendo, narrazione fluida e ricchissimo di spunti di approfondimento per ulteriori letture, ma soprattutto per i prossimi viaggi. Letto durante la mia vacanza on the road in Ghana e Costa d ...continua

    Un libro stupendo, narrazione fluida e ricchissimo di spunti di approfondimento per ulteriori letture, ma soprattutto per i prossimi viaggi. Letto durante la mia vacanza on the road in Ghana e Costa d'Avorio.. Non vedo l'ora di pianificare il prossimo viaggio.

    ha scritto il 

  • 4

    Africa. Terra di spiriti e di natura selvaggia, di superstizione e povertà, di sangue e terribile violenza. Questo libro è un caleidoscopio di immagini, di sensazioni, di miraggi: frammenti di un mond ...continua

    Africa. Terra di spiriti e di natura selvaggia, di superstizione e povertà, di sangue e terribile violenza. Questo libro è un caleidoscopio di immagini, di sensazioni, di miraggi: frammenti di un mondo troppo complicato da descrivere senza averlo visto con i propri occhi, senza aver percorso le sue strade di fango, le sue foreste soffocanti, i suoi deserti infuocati, senza aver udito le storie portate dal vento o raccontate agli angoli dei mercati. I nomi si confondono, gli eventi si sovrappongono gli uni agli altri, tutto scorre, turbina, si disintegra per poi tornare sempre uguale.

    ha scritto il 

  • 4

    EBANO

    Nato a Pinsk (nell’attuale Bielorussia) nel 1932 e morto a Varsavia nel 2007, Ryszard Kapuściński è stato un giornalista, scrittore e saggista ma soprattutto corrispondente estero dell’agenzia di stam ...continua

    Nato a Pinsk (nell’attuale Bielorussia) nel 1932 e morto a Varsavia nel 2007, Ryszard Kapuściński è stato un giornalista, scrittore e saggista ma soprattutto corrispondente estero dell’agenzia di stampa polacca Pap. “Ebano” (edizione originaria 1998-Heban), pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 2000), è il suo racconto straordinario e appassionato dell’Africa, con uno sguardo che oltrepassa ogni superficialità e ogni luogo comune, lo sguardo di un cronista attento e rispettoso che ci racconta ogni episodio della sua vita nel Continente in cui rimase per quarant’anni, che ci riporta ogni cosa, paesaggi, uomini, guerre, usanze, tradizioni, spiritualità, senza mai sentirsi in dovere di giudicare, di condannare o assolvere niente e nessuno. Dal suo racconto si evince il grande amore per questa terra meravigliosa e crudele, piena di contraddizioni, di pericoli, di lotte per la sopravvivenza ma anche piena di gesti colmi d’umanità e di grandissima dignità. Un “Uomo Bianco” dalla mentalità aperta, dischiusa ad accogliere quel mondo e a cercare di spiegarlo a chi tutto crede di sapere. L’Africa piena di luce ci viene incontro immergendoci nel suo sole bruciante, alla ricerca di ombra e di acqua, elementi essenziali per la sopravvivenza, “due sostanze fluide, instabili, che un momento ci sono e il momento dopo scompaiono chissà dove”.
    Per raccontarci tutto ciò in modo veritiero e aderente alla realtà, rischia la sua stessa vita. Lontano dai villaggi turistici alla moda, Kapuściński si addentra nel territorio più profondo, più impervio e vivrà insieme alla gente, sia ogni bellezza che quel paese offre che ogni pericolo, ogni disagio, nel tentativo di comprendere in pieno la quotidianità di quel popolo e condividere con esso rischi e privazioni, scomodità e carenze, per quanto è possibile per lui non abituato a tanta povertà e a tanta miseria: si ammalerà di malaria cerebrale e di tubercolosi, conoscerà la paura di un incontro ravvicinato con un serpente velenosissimo, il delirio di trovarsi nel deserto sotto il sole e senza acqua, il terrore di essere ucciso dalle bande che imperversano in tutto il paese, vivrà ogni episodio avverso cercando di assorbire il senso di fatalismo e la precarietà dell’esistenza di quella gente, il loro bisogno di un mondo spirituale ricco e complesso, di una vita interiore permeata di religiosità.
    Ci si immerge nell’Africa, con i suoi leoni che danno la caccia alle gazzelle e si riposano all’ombra preziosa dei pochi alberi della Savana, con le grandi e temutissime mandrie di bufali o con gli elefanti che ormai invecchiati e prossimi alla fine cercano un modo per morire e scomparire per sempre, con i suoi scarafaggi giganti che si acquattano nel buio e i mille insetti che sibilano, stridono, sfregano le loro ali e le loro zampe, ronzano, come le zanzare assetate di sangue. E poi gli odori, i colori, i mercati straripanti di gente, le donne, i bambini, i canti, quel brulicare umano che possiede una grande forza di conservazione che né la fame più nera nè il caldo che pugnala le loro schiene come un coltello ardente può fermare. E le guerre, così sanguinose, così terrificanti, così poco interessanti per il mondo occidentale: le decolonizzazioni, i colpi di Stato, i dittatori con le loro terribili torture, gli eccidi, l’indipendenza cercata a caro prezzo, i signori della guerra e i soldati bambini, gli scontri tra etnie, il commercio di armi e quello dei diamanti, pietre preziose imbrattate di sangue umano.
    Un libro che è stato definito una delle migliori analisi storico antropologiche dell’Africa, di quell’’Africa che è un coacervo delle più svariate e diverse situazioni, di quell’Africa la cui Storia non conosce documenti, scritture, libri, ma che è stata tramandata di generazione in generazione solo con il racconto orale che ha continuato di padre in figlio modificandosi, trasformandosi e anche abbellendosi. Così “la Storia, libera del peso degli archivi e dal rigore dei dati, raggiunge la sua forma più pura e cristallina: quella del mito”. Le nozioni e la meccanica del tempo, misurata in giorni, mesi e anni, scompaiono in favore di espressioni come “tanto tempo fa”, “in un tempo lontano che nessuno più se ne ricorda”, un tempo di forma circolare come la Terra dove “non esiste il concetto di sviluppo ma solo di durata”. “Qui il limite della memoria è anche il limite della Storia. Prima non c’è niente. Il prima non esiste. Storia è ciò che si ricorda. Gli africani non possono dire “Leggete la nostra storia nei libri” perché quei libri non esistono, non sono mai stati scritti” e “non esiste storia all’infuori di quella che riescono a raccontare”. Kapuściński, un bianco con il cuore nero, più nero della notte e del buio, con intelligenza e serietà, con attenzione e delicatezza, prova a lasciare nelle nostre mani un pezzo di quell’immenso e sterminato mondo e ci chiede con grande sensibilità di averne altrettanta cura.

    ha scritto il 

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