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Ebano

By Ryszard Kapuscinski, Vera Verdiani (Translator)

(1093)

| Mass Market Paperback | 9788807817069

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Book Description

Ryszard Kapuscinski si cala nel continente africano e se ne lascia sommergere, rifuggendo tappe obbligate, stereotipi e luoghi comuni. Va ad abitare nelle case dei sobborghi più poveri, brulicanti di scarafaggi e schiacciate dal caldo, si ammala di malaria cerebrale; rischia la morte per mano di un Continue

Ryszard Kapuscinski si cala nel continente africano e se ne lascia sommergere, rifuggendo tappe obbligate, stereotipi e luoghi comuni. Va ad abitare nelle case dei sobborghi più poveri, brulicanti di scarafaggi e schiacciate dal caldo, si ammala di malaria cerebrale; rischia la morte per mano di un guerriero. Kapuscinski non perde mai lo sguardo lucido e penetrante del reporter e non rinuncia all'affabulazione del grande narratore.

dicembre 2009 - 13^ edizione (rivista) diventa di pagg. 280 - stesso ISBN

8 Reviews

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  • Tra il reportage e il diario di viaggio, straordinario ritratto dell'Africa lontano da tutti gli stereotipi. Bellissimo.

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    palli said on Feb 11, 2012 | Add your feedback

  • lento e noioso, finito a fatica e solo perchè non è un libro troppo lungo

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    Nadia said on Jan 30, 2012 | Add your feedback

  • Avevo appena cominciato a leggerlo e me lo sono dimenticato sull'aereo, mannaggia!! Ho fatto un book crossing involontario... Spero almeno che chi lo troverà lo legga e sia contento della sorpresa!

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    ila said on Jan 13, 2012 | Add your feedback

  • Questo libro non parla dell'Africa, ma di alcune persone che vi abitano e che vi ho incontrato, del tempo che abbiamo trascorso insieme. L'Africa è un continente troppo grande per poterlo descrivere. È un oceano, un pianeta a sé stante, un cosmo vario e ricchissimo. È solo per semplificare e per pur ... (continue)

    Questo libro non parla dell'Africa, ma di alcune persone che vi abitano e che vi ho incontrato, del tempo che abbiamo trascorso insieme. L'Africa è un continente troppo grande per poterlo descrivere. È un oceano, un pianeta a sé stante, un cosmo vario e ricchissimo. È solo per semplificare e per pura comodità che lo chiamiamo Africa. A parte la sua denominazione geografica, in realtà l'Africa non esiste.

    Ebano, di Ryszard KapuscinskiNon si può circoscrivere Ebano alla definizione di letteratura di viaggio. Perché vi leggiamo approfondimenti storici, scienze naturali, antropologia, medicina e cronaca giornalistica. Riflessioni sulla religione, sulla concezione di tempo, sull'uguaglianza, sul ruolo dell'Europa e degli Stati Uniti nella storia più o meno recente dell'Africa. Con Kapuściński attraversiamo Ghana, Tanzania, Uganda, Zanzibar, Nigeria, Mauritania, Etiopia, Sudan, Ruanda, Somalia, Eritrea, Senegal, Liberia, Camerun e Mali, descritti nei suoi appunti di viaggio con riferimenti cronologici ben precisi, ma rigorosamente in ordine sparso. È come avere per le mani le tessere di un mosaico, ognuna delle quali presa da sola può piacerci o no, ma il loro insieme costruisce un mosaico variopinto e di forza indiscutibile.

    Kapuściński è polacco e il suo occhio è obiettivo: la Polonia non è un'ex potenza coloniale, l'autore non intende assegnare medaglie di merito o d'infamia a nessuno; semplicemente, in mezzo a tutto il resto, descrive anche le conseguenze dell'oppressione e dell'occupazione e quelle, ancor più tragiche, del post colonialismo. Impossibile leggere alcuni passaggi sul Ruanda e sulla Liberia senza avvertire come un macigno le responsabilità dell'Occidente.
    Mi ha molto colpito il racconto della nascita della Liberia. I ricordi di scuola mi rimandavano a uno stato fondato dagli schiavi americani che ritornano nelle loro terre di origine… e vissero felici e contenti. Quello che non ho mai letto nei libri di storia è che l'American Civilization Society, intorno al 1821, stabilì che il miglior risarcimento per la schiavitù fosse quello di rispedire gli ex schiavi da dove erano venuti. Sbarcarono a Monrovia e, con la minaccia delle armi, acquistarono per sei moschetti e una cassa di perline la terra dove la società intendeva insediare gli schiavi neri liberati. Quale modello di società potevano portare con sé dalle piantagioni di cotone della Virginia, della Georgia e del Maryland gli ex schiavi, se non l'unico che conoscevano e nel quale erano cresciuti, fatto di sopraffazione, schiavitù e violenza? Questa fu la base della Liberia che costruirono; a metà del XIX secolo crearono l'apartheid, molto prima degli afrikaner bianchi in Sudafrica.

    È un'Africa lontanissima dal turismo di massa, dalle spiagge bianche e dai condizionatori, dove i mezzi di trasporto sono i camion, il treno e la macchina. Il caldo, il sole e la malattia sono sempre presenti e minacciosi. Il pericolo non è il leone ma la zanzara; l'oscurità è altrettanto temibile del sole accecante.
    È un'Africa sonnecchiante, ma nella quale la vita appare improvvisa con un'energia devastante.
    L'acqua e l'ombra, ancor più del cibo, sono vitali. All'ombra di un mango si possono trovare un mercato, una scuola, il consiglio degli anziani. Un ingorgo in mezzo a una via trasforma un quartiere apparentemente disabitato in un pullulare di persone che si offrono per vendere qualsiasi cosa: il proprio aiuto, una bibita fresca o una tazza di thé, un piatto di riso o una stanza per dormire la notte.

    Non potevano passare inosservate ai miei occhi alcune descrizioni naturalistiche: come quella dell'attraversamento del Serengeti la più grande riserva di animali selvatici del mondo. Ovunque si guardi, mandrie oceaniche di zebre, antilopi, giraffe e bufali intenti a pascolare, a saltabeccare, a ruzzare, a galoppare. Proprio accanto alla strada alcuni leoni immobili; un po' oltre, un branco di elefanti; più oltre ancora, sulla linea dell'orizzonte un ghepardo che sfreccia a grandi salti. Un spettacolo incredibile, inaudito: come assistere alla creazione dell'universo nel momento in cui già esistono cielo, terra, acqua, piante e animali selvatici, ma non ancora Adamo ed Eva. In questo posto si riesce a vedere un mondo appena nato, un mondo senza l'uomo e quindi senza peccato: un'esperienza assolutamente grandiosa.
    O come quella della vigilia di Natale, in cui, un elefante compare dal buio dei cespugli e gira osservando i tavoli imbanditi, le luci, la gente impietrita. Alla fine si allontana e scompare nel buio.
    Hai visto?
    Sì - risposi ancora frastornato - Era un elefante.
    No - disse lui - Lo spirito dell'Africa assume sempre la forma di un elefante, perché non esiste animale capace di vincerlo: né il leone, né il bufalo, né il serpente.

    Asciutto ed essenziale, preciso, ricco, vario, istruttivo. Strepitoso.

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    arancioeblu said on Jan 6, 2012 | Add your feedback

  • Kapuscinki ha la capacità unica di farti venire voglia di uscire di casa e partire

    di vivere, di conoscere, di esplorare, di imparare

    la sua Africa è un posto che forse non c'è più, o che invece ci sarà per sempre, un posto dove l'uomo ha un rapporto con il tempo e con le cose e con l'ambiente com ... (continue)

    Kapuscinki ha la capacità unica di farti venire voglia di uscire di casa e partire

    di vivere, di conoscere, di esplorare, di imparare

    la sua Africa è un posto che forse non c'è più, o che invece ci sarà per sempre, un posto dove l'uomo ha un rapporto con il tempo e con le cose e con l'ambiente completamente diverso dal nostro:

    possiamo definirlo più arretrato, oppure più spirituale, o più sano, o più deprimente o in altri mille modi a seconda del nostro punto di vista, ma sicuramente è un modo di vivere molto diverso e per questo estremamente interessante da conoscere

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    oldblack said on Dec 27, 2011 | Add your feedback

Book Details

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  • Libri Italiani
  • Mass Market Paperback 277 Pages
  • Edition: 2
  • ISBN-10: 8807817063
  • ISBN-13: 9788807817069
  • Publisher: Feltrinelli (Universale Economica, 1706)
  • Pub date: Jan 01, 2002
  • Also available as: Paperback and Others
  • In other languages:
    • Cover of 'The Shadow of the Sun'
      The Shadow of the Sun
      (English Books)

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