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Ecce Homo

Come si diventa ciò che si è

By Friedrich Nietzsche

(89)

| Mass Market Paperback

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Book Description

38 Reviews

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  • 23 people find this helpful

    La strada sbagliata per casa ( lector in con-fabula)

    In un pomeriggio d’ottobre del mio primo anno di studi a Torino tornando a casa sbagliai il percorso e mi capitò di imbattermi in una bancarella di libri usati dove acquistai una vecchia copia Einaudi di Ecce homo.
    La persona che gestiva la bancarel ...(continue)

    In un pomeriggio d’ottobre del mio primo anno di studi a Torino tornando a casa sbagliai il percorso e mi capitò di imbattermi in una bancarella di libri usati dove acquistai una vecchia copia Einaudi di Ecce homo.
    La persona che gestiva la bancarella mi raccontò che proprio da quelle parti, tra il 1888 e il 1889, al numero 6 di Via Carlo Alberto, all’angolo dell’omonima piazza, abitò per un breve periodo Friedrich Wilhelm Nietzsche. E fu in quell’ appartamento, ( se siete amanti dei particolari vi dirò anche che l’appartamento era di proprietà di Davide e Candida Fino, gestori di una rivendita di giornali nella piazza) che il filosofo scrisse il suo libro più misterioso che adesso avevo tra le mani.
    Nella stessa Torino dove la sua mente culminò nella follia un giorno di gennaio del 1889, quando fu visto mentre baciava e parlava con un cavallo che era appena stato frustato dal suo cocchiere. Lo stesso bancarellaro mi disse che dopo pochi giorni Nietzsche lasciò la città cantando per la stazione di Porta Nuova canzoni napoletane, convinto di essere il re d’Italia.
    Almeno così si racconta a Torino da un centinaio d’anni a questa parte, ma potrebbe pure trattarsi di un falso o presunto ricordo. L’amico psicologo di un amico mi ha fatto sapere che esiste un disturbo psichico chiamato “confabulazione”. La presenza, in un soggetto, di memorie di eventi o esperienze mai accadute, una sorta di invenzione della memoria, per cui quando il falso ricordo riaffiora appare più vero della realtà esterna.
    Se così è, allora potrebbe essere avvenuta anche una confabulazione storica collettiva ma non faccio fatica a credere che sia andata pressappoco come me la raccontò il bancarellaro di libri usati.
    Dopotutto, lo stesso Nietzsche ammoniva chi lotta contro i mostri di fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro, perché la strada che conduce alla verità e alla conoscenza è densamente abitata da mostri, incubi e incertezze.
    Ne è prova la stessa sorte che in parte è toccata indirettamente a Nietzsche, nel momento in cui alcuni associarono il suo pensiero come fonte di ispirazione dei nazisti, nonostante sia palese che il filosofo non ebbe mai a che fare con il nazismo, ma piuttosto fu il nazismo ad avere a che fare con lui.

    La grandezza del pensiero di Nietzsche è merito in gran parte del suo percorso intellettuale mai precostituito e assolutamente privo di un traguardo specifico. Egli ha avuto il coraggio e la follia di perdersi per la strada sbagliata per casa, e ogni sua scoperta meravigliosa è arrivata mentre stava pensando ad altro. Per lo stesso motivo, probabilmente, giunse poi alla pazzia. Si rese conto, e intendo pienamente, della piccolezza della specie umana, pur non denigrando la bellezza, seppur effimera, di alcuni preziosi istanti.
    Nella Gaia scienza, l’aforisma 341 infatti, così recita “ Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse – Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte? - Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immane, per cui la tua risposta sarebbe stata - Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina! ? –

    Vi porto un esempio che mi riguarda. Quando il tempo e il lavoro me lo permettono in estate amo viaggiare per luoghi sperduti e isolati. Quest’anno avrei desiderato ad esempio trascorrere alcune settimane in Alaska, ma poi il progetto è saltato perché la mia compagna di viaggio è al settimo mese di gravidanza e per ovvie ragioni non potrebbe seguirmi.
    Mi ero prefissato di atterrare con un Cessna nella città di Anchorage e da li’ avremmo proseguito verso nord in direzione di un villaggio che si trova sulle sponde di un lago che da novembre a maggio si trasforma in un’unica distesa bianca. In inverno ci vivono non più di 200 persone e il nome di questo villaggio è Aleknagik, che in lingua yupik significa proprio “La strada sbagliata per casa”. Un nome stupendo! Quando ho riferito il piano del viaggio alla mia compagna lei mi ha domandato per quale strano e dannato motivo io abbia sempre il desiderio di ritirarmi in posti isolati lontani dal mondo.
    La verità, le ho risposto, è che faccio esattamente il contrario: non mi allontano dal mondo, ma mi ci immergo, allontanandomi dagli uomini.
    Perché viaggiare o desiderare di farlo, in luoghi poco o per nulla abitati ti fa accedere a un mondo più leggero e silenzioso. Dove il tempo non è più scandito dai giorni dai mesi e dagli anni, ma è concepito come quello che i geologi chiamano “tempo profondo”. Nel quale si contano i milioni e i miliardi di anni e l’umanità ci torna ad apparire per quella che è. Una piccola civiltà destinata a perdersi presto.
    Quella che Nietzsche descrisse con queste meravigliose quanto tragiche parole” In un angolo remoto dell’universo scintillante e diffuso attraverso infiniti sistemi solari c’era una volta un astro, su cui animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante e più menzognero della storia del mondo: ma tutto durò soltanto un minuto. Dopo pochi respiri della natura, la stella si irrigidì e gli animali intelligenti dovettero morire”

    Può sembrare banale e infinitamente desolante ammetterlo, ma quando tutto sarà finito, in quest’angolo remoto e scintillante non sarà avvenuto nulla di notevole.

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    Daniele (ero il piú stucchevole assaggiatore di libri) said on Jul 6, 2014 | 13 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Nella sua insopportabile megalomania e nonostante le difficoltà poste dall'andamento delirante di questo testo, si tratta di un'opera fondamentale per almeno tentare di capire Nietzsche e dare un senso organico alla sua opera. Del resto, si tratta de ...(continue)

    Nella sua insopportabile megalomania e nonostante le difficoltà poste dall'andamento delirante di questo testo, si tratta di un'opera fondamentale per almeno tentare di capire Nietzsche e dare un senso organico alla sua opera. Del resto, si tratta del commento di Nietzsche a Nietzsche. Importantissima la sezione su La nascita della tragedia e parti della sezione conclusiva Perché sono un destino. Per il resto, sappiamo che cosa abbiamo tra le mani: un miscuglio insipido di retorica, pseudopoesia e "filosofia" priva di ogni pur minuscola traccia di rigore. Prendete con le pinze queste parentesi di Nietzsche e tutti i momenti in cui straparla di sé e avrete la migliore introduzione al suo pensiero.

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    X. said on Mar 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il primo testo nicciano che ho letto mentre infuriava il 77. Un buon caso di eterogenesi dei fini (culturali): perché un'operazione nata sul piano estetico si è trasformato in una folgorazione, e cioè l'intuizione che in realtà la nostra prassi, il n ...(continue)

    Il primo testo nicciano che ho letto mentre infuriava il 77. Un buon caso di eterogenesi dei fini (culturali): perché un'operazione nata sul piano estetico si è trasformato in una folgorazione, e cioè l'intuizione che in realtà la nostra prassi, il nostro delirio era puro dispiegamento di volontà di potenza. Altro che Nietzsche fascista della vulgata lukacsiana che ci aveva ammorbato nei primi anni del decennio

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    Ugo Maria Tassinari said on May 6, 2013 | Add your feedback

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    L'auto-panegirico per l'oblio.

    Un trattato di psicofilosofia del matafisico, non mi è sempre facile seguire Nietzsche in tutto ciò che scrive, ma i concetti che afferro sono oro e linfa, spronano alla riflessione, a quella volontà di potenza atta alla distruzione dell'io per andar ...(continue)

    Un trattato di psicofilosofia del matafisico, non mi è sempre facile seguire Nietzsche in tutto ciò che scrive, ma i concetti che afferro sono oro e linfa, spronano alla riflessione, a quella volontà di potenza atta alla distruzione dell'io per andare oltre se stessi. Il concetto di disfacimento di soggetto come critica all'occidente, alla sua cultura, a quel velo di morale cattolico cristiana costruita per millenni per dominare gli istinti, rivoltarli contro i principi della vita stessa. Un'analisi in prima persona di tutti i suoi scritti, dove i dualismi in contrapposizione, sintetizzati nel dionisiaco e nel commediante fanno dell'umanità ciò che è.

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    Roby Mazza said on Apr 4, 2013 | Add your feedback

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    Si dovesse giudicare da questo scritto risulterebbe incomprensibile l'intruppamento fra i nazisti del filosofo, per esempio per gli argomenti contro la Germania e lo spirito tedesco. Tecnica di scrittura magistrale, più psicologo che filosofo tanto c ...(continue)

    Si dovesse giudicare da questo scritto risulterebbe incomprensibile l'intruppamento fra i nazisti del filosofo, per esempio per gli argomenti contro la Germania e lo spirito tedesco. Tecnica di scrittura magistrale, più psicologo che filosofo tanto che secondo me sembra quasi che sia Freud a scrivere dell'io dell'ego e altro ancora e lì si sa che le mediazioni non esistono, le loro istanze pretendono la scena. Se poi si legge come un romanzo (e quindi le numerose contraddizioni come descrizione dei diversi personaggi), il godimento estetico è assicurato.

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    G Lupini said on Dec 8, 2012 | Add your feedback

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