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Economia della felicità

Dalla blogosfera al valore del dono e oltre

Di

Editore: Feltrinelli

3.9
(135)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri

Isbn-10: 8807171422 | Isbn-13: 9788807171420 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

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Descrizione del libro
Dalle piccole e grandi biografie dei testimoni dell'evoluzione tecnologica, della globalizzazione, dei creativi che lavorano sui nuovi media, a partire dai blogger, tutti raccontano una storia relativamente nuova: oltre un certo limite non c'è più felicità nella crescita economica. L'aumento indefinito del consumo implica una spinta indefinita di lavoro necessario a finanziarlo e di tempo da dedicare all'attività professionale, a scapito delle relazioni umane. Proprio quelle relazioni che invece costituiscono il principale generatore di felicità. Ma la diffusione dei nuovi media digitali sta creando le condizioni di un ritorno alla dimensione della relazione tra le persone, del gratuito, della partecipazione. Occorre prenderne atto e trame le conseguenze per la progettazione sociale. In sostanza il sistema dei media ne esce trasformato. Se i media sono il massimo generatore di valore nella società dell'informazione, il sistema dei media è anche il settore che attraversa la più grande trasformazione.
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  • 0

    Ho letto Economia della felicità.

    Basta con il materialismo terminale (la crescita che distrugge i beni relazionali, culturali e ambientali, riferimenti: Paolo Inghilleri – La buona vita e Mihaly Csikszentmihalyi – Flow, the ...continua

    Basta con il materialismo terminale (la crescita che distrugge i beni relazionali, culturali e ambientali, riferimenti: Paolo Inghilleri – La buona vita e Mihaly Csikszentmihalyi – Flow, the psychology of optimal experience).

    Basta con i modelli Gasp (Growth As a Substitution Process), cioè quei modelli socioeconomici che prevedono la diminuzione continua della possibilità di procurarsi benessere senza metter mano al portafogli, creando una situazione in cui il benessere possa essere soltanto acquistato.

    Basta con con la frustrazione da scarsità (scarsità indotta artificiosamente da un modello economico che vive di autoconsumo).

    Basta con la droga dei soldi (non è un eufemismo, secondo un’inchiesta di Berizzi di “Repubblica”, tra i 21.000 addetti all’edilizia del bresciano e del bergamasco, uno su cinque fa uso di cocaina per sostenere i ritmi pazzeschi del lavoro, che ti emargina se non stai al passo).

    Sì all’economia della simbiosi, dove vince chi si mette al servizio del sistema, non chi tenta di predarlo, e dove efficienza e valori possono essere alleati.

    Sì a un’economia dove lo sviluppo non dipenda dal basso costo del lavoro o dalla forza di attrazione degli investimenti finanziari, ma dalla capacità di attrarre/generare creatività.

    Sì alla critica sociale come parte integrante del sistema mediatico.

    Sì ai gruppi sociali dove valori e fiducia si alimentano reciprocamente grazie all’intensità delle relazioni personali.

    Sì alla riconciliazione tra cultura tecnica e cultura artistica.

    Sì alla ricerca di obiettivi economici che possano accomunare il popolo mondiale.

    Il libro di Luca De Biase non è così scioccamente manicheo, questi sono solo i difetti della mia recensione.

    Economia della felicità è quanto di più documentato, ragionato, articolato si possa leggere.

    Il libro in una frase:

    "Una visione ragionata delle modifiche in positivo al nostro tristissimo modello economico, alla luce dei fenomenali sviluppi della tecnologia e dei media."

    E qui c’è un’intervista televisiva all’autore.

    Se vuoi leggere il post originale su ohmymarketing.wordpress.com clicca qui:

    http://ohmymarketing.wordpress.com/2008/07/07/ho-letto-economia-della-felicita/

    ha scritto il 

  • 5

    Il primo passo per una comprensione di carattere culturale della Condivisione di Informazione e Conoscenza e dei relativi benefici effetti.

    L'argomento e' affrontato anche richiamando delle teorie ...continua

    Il primo passo per una comprensione di carattere culturale della Condivisione di Informazione e Conoscenza e dei relativi benefici effetti.

    L'argomento e' affrontato anche richiamando delle teorie economiche ed esposte con chiarezza e semplicita'.

    Bello. Nel mio blog ne ho parlato qui http://mdplab.blogspot.com/2009/07/economia-della-felicita-i-miei-post-it.html e qui http://mdplab.blogspot.com/2011/03/lo-spettro-del-capitale-e-i-quotidiani.html

    ha scritto il 

  • 0

    Spunti di lettura Ax.. per far viaggiare - insieme al corpo - anche la mente…

    L’affermazione delle Ict è una straordinaria occasione per ripensare e migliorare l’economia e la società. Il web, infatti, permea sempre più i ogni processo produttivo e relazionale, creando ...continua

    L’affermazione delle Ict è una straordinaria occasione per ripensare e migliorare l’economia e la società. Il web, infatti, permea sempre più i ogni processo produttivo e relazionale, creando un sostrato comune tra pubblico e privato, tra lavoro e tempo libero.
    Una dimensione liquida dove ciascuno può costruirsi un modus vivendi orientato sulla ricerca della felicità. Una felicità non più fondata sul bisogno di consumo, l’ostentazione della ricchezza, la fretta e l’accumulazione materiale quanto sulla capacità di vivere con consapevolezza, di scegliere la qualità e di saper gestire le proprie opportunità, personali e professionali.
    Per iniziare questa ricerca occorre sapersi muovere nella rete, conoscendo e usando al meglio i nuovi media. L’autore del libro, giornalista del Sole 24 Ore e blogger seguitissimo, spiega come si potrebbe fare.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello, interessante...ma non spicca il volo

    Questo è un libro che parla di blog e nuovi media per arrivare a mettere in crisi alcuni fondamenti del mondo della comunicazione tradizionale, del marketing e del sistema economico occidentale ...continua

    Questo è un libro che parla di blog e nuovi media per arrivare a mettere in crisi alcuni fondamenti del mondo della comunicazione tradizionale, del marketing e del sistema economico occidentale stesso.

    I concetti alla base del libro sono molto interessanti: si parla di blogosfera come di un ecosistema complesso dove la fiducia tra gli utenti riporta l’individuo al centro di una parte (destinata a crescere) dell'economia. Fino a pochi anni fa la pubblicità delle imprese era solamente unidirezionale e l’utente/cliente/consumatore era solamente passivo. Oggi grazie allo sviluppo dei blog e dei social network sta nascendo un nuovo modello di comunicazione multidirezionale che sta sconvolgendo gli assiomi del marketing del secolo scorso. Gli utenti che prima erano passivi oggi creano contenuti, si scambiano suggerimenti, alimentano critiche e segnalano inefficienze. Si può quasi parlare di un umanesimo del XXI secolo, basato su un atto gratuito di chi investe una piccola parte del proprio tempo per mettere in circolo informazioni con un ottica collaborativa.

    Altra tesi affascinante del libro è quella sull’importanza di un singolo blog, che da solo non vale niente, ma se integrato in un sistema complesso composto di numerosi blog e altre piattaforme, diventa il nodo di una grande rete. E al crescere della rete cresce anche l’importanza del nodo, chiaramente.

    A fronte di questi interessanti temi, però il libro ha anche limiti evidenti:

    - è caotico. E’ complicato trovare un filo conduttore all’interno delle 200 pagine del libro. Gli spunti interessanti sono innumerevoli, ma c’è troppa carne al fuoco e si fatica a costruire un reticolo mentale che permetta di incasellarli tutti attraverso un percorso logico.

    - è ridondante. I concetti fondanti del libro talvolta si ripetono molto spesso. Il livello di approfondimento però rimane sempre inadeguato, e qui si torna al punto precedente.

    - non comunica dati quantitativi. Da un giornalista del principale quotidiano economico italiano ci si aspetterebbe un’analisi anche di tipo quantitativo. Invece di numeri e di dati si scorgono solo pallide tracce. Delusione.

    - ha un tono saccente. I nomi di economisti, antropologi, sociologi, tecnologi e marketer vengono sciorinati come se si trattasse di personaggi che tutti dovrebbero conoscere, con una certa saccenza. Ma sono nomi senza volto e senza storia per i più. Certe confidenzialità meglio riservarle solo a personaggi come John Maynard Keynes e Adam Smith. O per cambiare campo Bill Gates e Steve Jobs.

    In generale, è comunque un buon libro adatto soprattutto a chi non è già dentro il web 2.0, o a chi ci ha messo dentro solo un piedino (vedi la bolgia di Facebook). A loro potrebbe servire a capire che dietro alle quattro stupidate di qualche blogger sfigato in realtà c’è una rivoluzione mediatica che è già iniziata senza aver chiesto il permesso a nessuno.

    ha scritto il 

  • 4

    "Hub" di riflessioni attuali su nuovi media e società

    Questo libro non è un trattato scientifico ma un pamphlet divulgativo. La tesi che sostiene è in realtà solo un pretesto per fare una carrellata tra i pensieri più interessanti e innovativi su ...continua

    Questo libro non è un trattato scientifico ma un pamphlet divulgativo. La tesi che sostiene è in realtà solo un pretesto per fare una carrellata tra i pensieri più interessanti e innovativi su economia e nuovi media, su saggisti e studiosi destinati ad influenzare nei prossimi anni il dibattito sulle trasformazioni del sistema economico e sociale.
    Questo libro ha pertanto un taglio giornalistico, ed è questo il suo maggiore pregio. Non dimostra un teorema ma illustra ricerche e biografie di altri, trovando tra loro una connessione. E' una sorta di "hub" di pensieri e riflessioni che chi è affascinato dall'inestricabile rapporto tra media, economia e società non potrà fare a meno di approfondire. Consigliato!

    ha scritto il 

  • 3

    Un hellzapoppin un po' noioso di teorie economiche d'antan e recentissime, internettologia, riflessioni personali, wikipedismo e via musicando. Manca di una trattazione sistematica, ma affronta un ...continua

    Un hellzapoppin un po' noioso di teorie economiche d'antan e recentissime, internettologia, riflessioni personali, wikipedismo e via musicando. Manca di una trattazione sistematica, ma affronta un problema cruciale: i modelli economici tradizionali non bastano più per spiegare il mondo dei social network ed il loro impatto sul sistema produttivo. Sono i consumatori attivi ed internauti che coi loro giudizi possono costringere le imprese a modificare la tipologia o la qualità dei loro prodotti. Si tratta di un settore dell'agire umano che sfugge alle mere transazioni economiche, un luogo di incontro dove apparentemente si dona e si riceve al di fuori delle logiche dell'economia e dove il principio della soddisfazione del bisogno si sostituisce a quello del profitto. Si potrebbe chiamare hedonomics. Da leggere giusto per farsi venire delle idee.

    ha scritto il 

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