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Edda di Snorri

Di

Editore: Rusconi (La storia da vicino)

4.4
(377)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 239 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000107239 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gianna Chiesa Isnardi

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , History , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 5

    Ho dato finalmente volto a tutti gli dèi nordici che spesso si sentono nominare in vari libri o film.
    L'EDDA è sicuramente salito in classifica fra i libri che hanno saputo insegnarmi qualcosa senza annoiarmi. Infatti dopo averlo letto desidero ardentemente rinascere in civiltà in cui il cu ...continua

    Ho dato finalmente volto a tutti gli dèi nordici che spesso si sentono nominare in vari libri o film.
    L'EDDA è sicuramente salito in classifica fra i libri che hanno saputo insegnarmi qualcosa senza annoiarmi. Infatti dopo averlo letto desidero ardentemente rinascere in civiltà in cui il culto degli dèi nordici era attuale!

    ha scritto il 

  • 4

    Non è certamente un libro semplice. Richiede un minimo di impegno e attenzione.
    La mitologia norrena, è un mondo ricco di significato, popolato da divinità connotate da sentimenti, pensieri e passioni tipicamente umane, nel bene come nel male.
    Un mondo che ha un inizio e che va inesor ...continua

    Non è certamente un libro semplice. Richiede un minimo di impegno e attenzione.
    La mitologia norrena, è un mondo ricco di significato, popolato da divinità connotate da sentimenti, pensieri e passioni tipicamente umane, nel bene come nel male.
    Un mondo che ha un inizio e che va inesorabilmente incontro a una fine. un mondo impregnato fino al midollo di magia.
    Una mitologia nella quale emerge la forza creatrice del nome. Conoscere il nome di una cosa, di una persona, finanche di un dio, significa averne colto l’essenza, tenerla in pugno, essere stati in grado di farla propria. Dodici sono i nomi di Odino; martelli, scudi, asce, spade hanno dei nomi. Dall’albero della vita allo scoiattolo che abita fra le sue fronde, dal più grande degli dei a Fenrir, il lupo che lo ucciderà, tutto ha un nome.
    Ritroviamo elementi che hanno continuato il loro cammino fino a giungere a noi, nelle nostre saghe fantasy, nei nostri miti moderni.

    ha scritto il 

  • 5

    Voi non lo sapete, ma questo libro l’avete già letto.
    Già, perché i miti e le leggende qui collezionati dall’erudito islandese Snorri Sturlusson attorno al milleduecento avanti Cristo sono entrati poi nell’immaginario collettivo occidentale attraverso le culture germaniche e anglosassoni. L ...continua

    Voi non lo sapete, ma questo libro l’avete già letto.
    Già, perché i miti e le leggende qui collezionati dall’erudito islandese Snorri Sturlusson attorno al milleduecento avanti Cristo sono entrati poi nell’immaginario collettivo occidentale attraverso le culture germaniche e anglosassoni. L’elenco dei “luoghi” culturali dove potete ritrovarne tracce è lunghissimo: si va dalla letteratura “fantasy” ai fumetti della Marvel, dai film di Hollywood alle gag teatrali come la scenetta “Pdorr, figlio di Khmerr” del trio Aldo Giovanni e Giacomo.
    La mitologia norrena, o “vichinga” come sbrigativamente la definiamo, è un mondo divino animato però da passioni profondamente umane; le figure che lo popolano, come quelle della mitologia greca, agiscono in maniera capricciosa ed irruente, spinti dalle rigide regole di un mondo dove l’onore, il rispetto e la forza fisica sono gli unici punti di riferimento. Il “di più” rispetto al nostro mondo, che rispetta le stesse regole ma su un piano assai meno epico, è dato dalla presenza della magia – ma la magia stessa deve seguire le regole ed il destino che inesorabilmente descrive la parabola del tempo. Il mondo degli Asi ha un inizio, una narrazione e uno sviluppo, ma avrà anche una fine, che già si conosce, e che sarà la base di un nuovo inizio.
    Questa bella edizione Adelphi riporta solo due delle originarie parti dell’opera, quelle in prosa, tralasciando la traduzione della terza, in forma poetica. E’ una lettura amena, interessante e – a suo modo – divertente; la mitologia ha aspetti a volte veramente comici, a partire dal fatto che tutto – uomini, dei, animali e anche cose – ha un nome, e maggiore è l’importanza di ciò che deve avere un nome, maggiore è il numero dei nomi. Odino, ad esempio, ha dodici nomi; ma ne ha uno anche il lupo che lo ucciderà – Fenrir – e anche la corda con la quale il lupo viene legato. Ha un nome l’albero della vita, e un nome lo scoiattolo che corre sui suoi rami. Hanno un nome le spade, i martelli, gli scudi e le grandi sale dove gli eroi si ritrovano per bere e raccontare le loro gesta gloriose.
    Ah, un’ultima cosa: se avete letto “The Hobbit”, in questo libro troverete dove Tolkien ha pescato i nomi dei nani che accompagnano Bilbo nella sua avventura….

    ha scritto il 

  • 4

    La prima parte dell'opera, quella prettamente mitologica, è incredibilmente affascinante. Ma il mio problema nel leggere le opere mitologiche nude e crude è però sempre quello: ok, il viaggio di Thor, Loki e Thialfi nel castello di Utgarda-Loki è affascinante e molto interessante, ma cosa voglion ...continua

    La prima parte dell'opera, quella prettamente mitologica, è incredibilmente affascinante. Ma il mio problema nel leggere le opere mitologiche nude e crude è però sempre quello: ok, il viaggio di Thor, Loki e Thialfi nel castello di Utgarda-Loki è affascinante e molto interessante, ma cosa vogliono dire le prove a cui Utgarda-Loki li sottopone? Chi è Utgarda-Loki, così potente da far si che sia Thor che soprattutto Loki (maestro ingannatore) vengano ingannati e non riconoscano a prima vista la realtà delle prove a cui si sono sottoposti? Voglio dire, Thor solleva il serpente di Midgard pensando che sia un gatto; chi è l'entità che può operare un inganno del genere? E qual è il significato delle prove?

    Insomma, miti affascinanti ma sicuramente da approfondire.

    ha scritto il 

  • 4

    Il mio giudizio è alto perchè amo ai massimi livelli sia la storia sia la mitologia - nel caso specifico mitologia islandese - l'edda, pur essendo un saggio del 1200 A.C. circa, mi ha totalmente rapito.

    ha scritto il 

  • 5

    Primo approccio alla mitologia islandese diretta (ossia non da una più recente manipolazione, semplificazione, riscrittura). Ma splendida! Della freschezza che caratterizza i nostri miti, con quell'aureola di mistero, profondità, ondeggiamento analogico che...
    che però forse è dato dal fatt ...continua

    Primo approccio alla mitologia islandese diretta (ossia non da una più recente manipolazione, semplificazione, riscrittura). Ma splendida! Della freschezza che caratterizza i nostri miti, con quell'aureola di mistero, profondità, ondeggiamento analogico che...
    che però forse è dato dal fatto che
    a. io non so niente dell'età classica dell'islanda
    b. il comparto note/introduzione è piuttosto povero, semplicistico o confuso. Volevo un trattato di filologia germanica? No, certo. Mi vedo costretta a cercare soluzioni altrove, perché il commentatore non ne fornisce. E poi, davvero, perché non traduce la terza delle parti di cui l'Edda si compone?
    I simboli del mistero s'oscurano e s'infittiscono.

    ha scritto il 

  • 4

    Perchè "a quanto pare"? Perchè, a dire il vero, quello che mi sono trovata tra le mani è più che altro una specie di saggio sulla mitologia scritto nel 1220, che è figo da morire ma dà un tantino per scontato che la maggior parte dei miti tu li conosca già. E parla anche un po' di metrica. E in q ...continua

    Perchè "a quanto pare"? Perchè, a dire il vero, quello che mi sono trovata tra le mani è più che altro una specie di saggio sulla mitologia scritto nel 1220, che è figo da morire ma dà un tantino per scontato che la maggior parte dei miti tu li conosca già. E parla anche un po' di metrica. E in quella parte volevo un po' spararmi, perchè anche se capisco l'interesse didattico per uno che parla di poesia otto secoli fa, io non ce l'ho e mi volevo leggere il materiale d'origine.

    La cosa più bella del libro è che comunque ti introduce nel mondo della mitologia nordica: il "protagonista" è Gangleri, fiero possessore di un nome pronunciabile che, trovandosi di fronte a tre figure mitologiche (che credo fosse Odino che trollava ma non ne sono sicura), si mette a fargli un terzo grado notevole per farsi spiegare vita morte e miracoli di tutto il pantheon, con approfondimenti su Asgard, il Valhalla e Ragnarok.
    Per quello che mi riguarda la mitologia norrena è completamente folle e per questo bellissima, e credo che uno scoiattolo cosmico dovrebbe essere in tutte le religioni. Sì, c'è uno scoiattolo che vive su Yggdrasill e si chiama Ratatoskr. Il suo compito è divertentissimo: in cima all'albero ci sta un'aquila e tra i suoi occhi vive un falco, Veðrfölnir. Sotto l'albero ci sta un serpente, Níðhöggr, e si scambiano costantemente insulti tramite lo scoiattolo.

    Ad Asgard tutto ha un nome proprio: sai quando ti dicono che non devi dare un nome sennò ti affezioni? Ecco, credo che sia simbolo della cazzutaggine vichinga il fatto che prima diano nomi alle cose e poi vadano allegramente a farle a pezzi, o a mangiarle, o tutte e due le cose.
    Persino la caldaia del Valhalla può presentarsi: piacere, Eldhrìmnir. E hanno una capra, Léradhr, da cui mungono birra. Ho anche capito perchè gli dei più conosciuti sono Odino, Thor e Loki: altro che le storie che li vedono protagonisti, come fai a rendere Vafthrùdhnir commercialmente appetibile?

    Scherzi a parte, l'Edda fa ben intuire che tipo di società fosse quella che l'ha creata: il mondo è nato letteralmente nel sangue, plasmato dal corpo di un gigante ucciso. La punizione inflitta a Loki è così terribile che finisce per sembrare sproporzionata: ho sempre creduto che stare legato sotto ad un serpente che ti sgocciola acido in faccia fosse abbastanza da incubo, ma sapere che le catene sono le interiora di suo figlio, ammazzato dal fratello trasformato in lupo da Odino proprio perchè sbranasse l'altro... ok, Loki sarà anche stato una merda fino a quel momento, ma inizio a pensare che avesse i suoi motivi per stare dalla parte dei cattivi quando si scatena Ragnarok.
    Un po' come Hel, Fenrir e Iormungandr: visto che c'è una profezia che sostiene che faranno danno, diamogli un movente nel tentativo di fermarli. Insomma, ottima idea. Magari sarebbero stati malvagi comunque, ma così gli avete reso le cose un tantino facili, cari i miei Æsir. E Odino è il peggior zio del mondo, considerando che usa come destriero da battaglia uno dei suoi nipoti (c'è la storia in cui Loki si trasforma in giumenta e resta incinto/a di uno stallone, anche se credo che nessuno pensasse che sarebbe stato raggiunto davvero... ha senso quando lo leggi).

    Però ci sono anche parti molto potenti, come la cronaca dettagliata di Ragnarok, chi morirà come, ed è sempre triste leggere della fine di un mondo, e pensare che questo popolo non concepiva come eterni neanche i loro dei. Non c'è nessuna speranza, perchè non viene descritto un conflitto finale o uin atto di chiusura come può essere la nostra Apocalisse (che è bella inquietante anche quella, eh): qui muoiono tutti. E io non ho potuto fare a meno di pensare... ma quanto era dura la vita di questa gente se anche la religione, che dovrebbe stare lì per dare speranza, forza e spiegare i misteri del mondo, va a finire male?

    Lo consiglio? Nì. Per quello che mi riguarda non è la lettura adatta a chi vuole iniziarsi ai miti nordici. Magari ha più senso dopo il canzoniere eddico.
    Ma in definitiva sono molto contenta di averlo letto.

    E un giorno avrò un pesce rosso di nome Ratatoskr.

    ha scritto il 

  • 2

    Le due stelle sono date all'edizione, costosa e consigliata solo a chi è interessato esclusivamente ai miti. Mancano infatti sia il prologo (di cui una parte è inserita alla fine) sia il terzo libro-omaggio al re Hàkon Hakonsson.

    Resta comunque un'opera bellissima.

    ha scritto il 

  • 5

    Edizione curata da Gianna Chiesa Isnardi, già autrice de "I miti nordici" per Longanesi... nonché mia insegnante di letterature scandinàve e relatrice della mia tesi di laurea... insomma, potevo non inserirla?

    ha scritto il 

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