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Edipo Re - Edipo a Colono - Antigone

Di

Editore: Garzanti

4.3
(1230)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000133922 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Elena Bono ; Prefazione: Umberto Albini

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Cofanetto

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
I Grandi Libri 203

Questo libro in questa edizione non ha ISBN

Scheda BNCF
Sophocles
Edipo re, Edipo A Colono, Antigone / Sofocle ; traduzione di Elena Bono ; introduzione di Umberto Albini
Milano : Garzanti, 1977.
XXVIII, 224 p. ; 18 cm ( I Garzanti )
Tit. orig.: Oidipus tyrranos, Oidipus epi Kolonoi, Antigone
Titolo originale: Oidipus tyrannos
BN 794571.
I. Bono, Elena II. Albini, Umberto
882 (ed. 18) - LETTERATURA DRAMMATICA GRECA

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  • 5

    Quando la letteratura ti svela te stesso.

    «Per me, padre, non c'è più nobile tesoro di quando successo ti sorride. Che cosa esalta un figlio più che rigoglio luminoso di suo padre? E un padre, di suo figlio? Ma tu non chiuderti in consuetudine esclusiva, nella certezza che quanto tu declami è retto, e solo quello. Uno, chiunque sia, con ...continua

    «Per me, padre, non c'è più nobile tesoro di quando successo ti sorride. Che cosa esalta un figlio più che rigoglio luminoso di suo padre? E un padre, di suo figlio? Ma tu non chiuderti in consuetudine esclusiva, nella certezza che quanto tu declami è retto, e solo quello. Uno, chiunque sia, con l'illusione di essere la mente, capace d'espressioni, d'interiori mondi senza uguali, srotola, tu, uno come quello, e sotto gli occhi avrai pagina bianca. Un uomo può sapere molto: ma certo non s'infanga se approfondisce, studia cose nuove. O se rifiuta gli eccessi. Guarda rasente i corsi d'acqua piena, l'albero che si flette, accondiscende: sottrae, salvi, i rami. Quello che s'irrigidisce crolla, le radici in aria. Ancora: uno tende i cavi, nerbo dello scafo, e non allenta mai. S'avvita, finisce fluttuando col ponte sottosopra. Raffredda allora, la tua febbre. Mostra che sai correggerti. Io sono troppo giovane, ma se da me può nascere un'idea, dico forte più che il nobile valore è la capacità di riflessione, sempre viva, innata.»

    ha scritto il 

  • 4

    La saga dei Labdacidi di Sofocle, anche se porterà per sempre con sé l'ansia dell'esame di maturità, rimane per me la vetta più alta raggiunta dalla tragedia greca. Straordinario, nel secondo episodio dell'Antigone, "l'agone" tra Antigone e Creonte.

    ha scritto il 

  • 0

    Tre grandi tragedie. Sofocle come alcuni suoi illustri contemporanei introduce miti e concetto che acquisiscono un valore che attraversa indenne tempo e spazio. Il ruolo della giustizia, la sua netta appartenenza al campo degli uomini pervade tutte e tre le tragedia. Le regole da rispettare o inf ...continua

    Tre grandi tragedie. Sofocle come alcuni suoi illustri contemporanei introduce miti e concetto che acquisiscono un valore che attraversa indenne tempo e spazio. Il ruolo della giustizia, la sua netta appartenenza al campo degli uomini pervade tutte e tre le tragedia. Le regole da rispettare o infrante fanno da sfondo ad un etica pubblica e privata ricca di modernità. In tutto questo interviene pesantemente il volere degli dei, le leggi di natura, la tradizione. È uno scontro epico ed, appunto, tragico quello che contrappone diritto positivo a quello naturale. È un tema affascinante che pervaderà il pensiero dell’umanità e l’analisi della struttura intima del pensiero dell’uomo nei secoli successivi fino a mantenere validità ed interesse anche ai nostri giorni. È Edipo il personaggio centrale, diretto o indiretto, delle tre tragedie. Egli impersonifica il dilemma tra voglia di libertà, affermazione personale, merito e necessità, un dilemma dove, come spesso accade nelle tragedie greche, entra prepotentemente il fato, il volere, anche capriccioso degli dei. Un volere non sindacabile, capace sia di annullare le leggi umane sia di perdonare l’imperdonabile. Nelle tre opere è il rovesciamento della storia, l’arrivo di elementi nuovi tali da cambiare il corso degli eventi e precipitare i personaggi verso destini poco prima inimmaginabili che li contraddistingue.

    ha scritto il 

  • 4

    Edipo Re ****


    Antigone ****
    Forse una delle tragedie più innovative, visto che la protagonista è una donna che si impone su un uomo che è anche il sovrano. Molto bella e affascinante poiché tratta del rapporto fra norme umane e norme divine, da cui permea la spiccatissima sensibilità che i ...continua

    Edipo Re ****

    Antigone **** Forse una delle tragedie più innovative, visto che la protagonista è una donna che si impone su un uomo che è anche il sovrano. Molto bella e affascinante poiché tratta del rapporto fra norme umane e norme divine, da cui permea la spiccatissima sensibilità che i greci avevano su alcuni temi, come quello della sepoltura, che nei secoli si sono tramandati fino a noi.

    ha scritto il 

  • 4

    Il ritmo assente...

    Buone le note introduttive, forse un po' troppo scolastiche. La traduzione poco libera, quindi, a tratti, incomprensibile. Assente il ritmo nei versi. Ci sono traduzioni sicuramente migliori.

    ha scritto il 

  • 4

    Il reato maggiore non è uccidere l'uomo, ma la sua speranza

    L'ho letto a scuola e ci siamo concentrati solo sull'Antigone, la terza tragedia.
    La tragedia è stata un'esperienza unica e sorprendente: non si avvicina a nessuno dei generi che ho letto finora: l'abbiamo quindi anche confrontata con il cinema.
    Le differenze sono state molteplici: tre le princip ...continua

    L'ho letto a scuola e ci siamo concentrati solo sull'Antigone, la terza tragedia. La tragedia è stata un'esperienza unica e sorprendente: non si avvicina a nessuno dei generi che ho letto finora: l'abbiamo quindi anche confrontata con il cinema. Le differenze sono state molteplici: tre le principali. Nella tragedia la morte serve solo a spingere lo spettatore nella sua catarsi, la morte non è un sacrificio ma serve solo come compimento della sventura designata. Per questo le disgrazie vengono solo raccontate: il racconto crea l'ineluttabilità, ti toglie l'ultimo barlume di speranza, ti succhia le energie rimaste. I greci avevano un'idea di vita diversa dalla nostra, basata su un destino inevitabile: alla colpa segue la sventura: il perdono non esiste. Quindi il conflitto è tra la necessità divina e la libertà umana, che non si arrende davanti alla sventura.ù Un ultima cosa è che nella tragedia non si può fare la distinzione tra buoni e cattivi: ogni personaggio ha una sua sfumatura che varia dalla giustizia all'errore. Ho gradito molto il coro, un personaggio che coinvolge lo spettatore, rendendosi espressione dei sentimenti di ognuno. E' per questo che, mentre leggevo, l'ho trovato bello e appassionante, con una scrittura ovviamente complicata ma tutto sommato avvincente. Perciò quando si è arrivati alla catastrofe ho fatto davvero fatica: sarò banale ma dentro di me sentivo che tutto quello che è successo non è giusto, è troppo anche per Creonte: la tragedia mi ha lasciato con un senso di tristezza totale. Per questo ha perso l'ultima stellina.

    ha scritto il 

  • 5

    "Guardate, abitanti di Tebe: Edipo è questi, che sciolse l'enigma famoso e fu potente tra gli uomini. Nessuno mirò senza invidia la sua fortuna; ed ora vedete in quale gorgo di sciagura è precipitato. E allora fissa il tuo occhio al giorno estremo e non dire felice uomo mortale, prima che abbia v ...continua

    "Guardate, abitanti di Tebe: Edipo è questi, che sciolse l'enigma famoso e fu potente tra gli uomini. Nessuno mirò senza invidia la sua fortuna; ed ora vedete in quale gorgo di sciagura è precipitato. E allora fissa il tuo occhio al giorno estremo e non dire felice uomo mortale, prima che abbia varcato il termine della vita senza aver patito dolore" (trad. Franco Ferrari).

    ha scritto il 

  • 5

    All'inizio della vicenda del ciclo tebano la popolazione attende una risposta positiva dal proprio re, Edipo, per porre un rimedio alla peste che attenaglia la città. Nel proseguio del dramma un forte presentimento s'insidia in Edipo mentre dialoga con Giocastra; il turbamento è lampante, laceran ...continua

    All'inizio della vicenda del ciclo tebano la popolazione attende una risposta positiva dal proprio re, Edipo, per porre un rimedio alla peste che attenaglia la città. Nel proseguio del dramma un forte presentimento s'insidia in Edipo mentre dialoga con Giocastra; il turbamento è lampante, lacerante, mozza il fiato con le sue seguenti parole: O Zeus, che vuoi fare di me? sono sprofondato con lui nell'Ade. Alla sua gente non parlerà più, regredirà nell'abbandono.

    ha scritto il 

  • 5

    Solo per una cosa non mi pentirò mai di aver scelto il Liceo Classico: lo studio della letteratura greca.
    Con Sofocle - V secolo a.C. - la tragedia inizia lentamente a sciogliere i nodi che la vedono indissolubilmente legata alla religione (ricordiamo che essa nacque come rito religioso, r ...continua

    Solo per una cosa non mi pentirò mai di aver scelto il Liceo Classico: lo studio della letteratura greca. Con Sofocle - V secolo a.C. - la tragedia inizia lentamente a sciogliere i nodi che la vedono indissolubilmente legata alla religione (ricordiamo che essa nacque come rito religioso, rappresentata durante le Lenee, o le Dionisiache), per avvicinarsi maggiormente all'uomo ed al suo rapporto con il divino. Gli eroi Sofoclei che troviamo in questo libro sono Edipo ed Antigone. Il primo, colpevole dinanzi agli dèi d'aver ucciso il padre ed aver sposato la madre; la seconda (figlia di Edipo e della madre Giocasta), colpevole dinanzi agli uomini d'aver trasgredito le leggi della pòlis seppellendo il defunto fratello traditore Polinice. Per Edipo ed Antigone non si può non provare pietà: essi sono rei ed innocenti al contempo (si parla di hamartìa), poiché umani, il cui acuto intelletto nulla può contro un destino funesto. E soffrono, così piccoli ed impotenti di fronte alla volontà divina che pure vuol piegarli. Antigone si dimena, piange, non vuole morire. Edipo si acceca: non può sopportare il peccato commesso.

    L'impotenza dell'uomo, la sua piccolezza. La ragione: il male dal quale non si può fuggire. Tragedie meravigliose, da leggere e rileggere sempre.

    ha scritto il 

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