Edipo re

Testo greco a fronte

Di

Editore: Arnoldo Mondadori - Oscar Poesia

4.2
(865)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: A000045411 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Salvatore Quasimodo ; Prefazione: Roberto Rebora

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Filosofia

Ti piace Edipo re?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Colpevole o innocente? Sconfitto o vincitore? Gli interrogativi posti 2.500 anni fa con cui ci confrontiamo ancora oggi

    Leggere l’Edipo Re di Sofocle significa toccare con mano quanto la nostra civiltà, con tutte le sue contraddizioni, sia debitrice – nei suoi tratti fondamentali – della cultura ellenica. Questa traged ...continua

    Leggere l’Edipo Re di Sofocle significa toccare con mano quanto la nostra civiltà, con tutte le sue contraddizioni, sia debitrice – nei suoi tratti fondamentali – della cultura ellenica. Questa tragedia, non a caso uno dei capolavori assoluti del teatro greco, è infatti di una stupefacente complessità e contiene una straordinaria stratificazione di temi, ciascuno dei quali rimanda a grandi interrogativi esistenziali e sociali, ancora oggi oggetto di dibattito tra differenti scuole di pensiero e strettamente connessi alle fondamenta stesse della nostra costruzione culturale e sociale.
    Il mito di Edipo è uno dei più conosciuti dell’antichità, ma visto che è molto articolato e l’Edipo re ne narra solo una parte è bene riproporlo dettagliatamente, anche per iniziare ad addentrarci nei meravigliosi meandri culturali di cui è composto.
    A Laio, re di Tebe, viene vaticinato che suo figlio lo ucciderà. Quando sua moglie Giocasta partorisce Edipo, decidono di consegnare il neonato ad un pastore, perché lo abbandoni sul Monte Citerone. Il pastore, mosso a pietà, consegna Edipo ad un altro pastore, di Corinto. Questi porta il piccolo Edipo al re di quella città, Polibo, che non avendo figli lo adotta.
    Edipo cresce come figlio di Polibo e futuro re. Da un oracolo viene però a sapere che è destinato ad uccidere suo padre e a giacere con sua madre. Sconvolto, per sfuggire al tremendo vaticinio abbandona Corinto e vaga per le montagne. Un giorno, nei boschi della Focide, ad un trivio Edipo dopo un alterco uccide un vecchio e la sua scorta.
    Edipo giunge quindi a Tebe: la città è sotto il giogo della terribile Sfinge, che ne custodisce la porta sottoponendo ai viandanti il famoso insolubile indovinello, uccidendo chi non sa risolverlo. Edipo risolve l’enigma, la Sfinge si uccide e i tebani, grati, proclamano Edipo re della città: egli quindi sposa Giocasta e ha da lei quattro figli, due maschi e due femmine.
    Tutti questi fatti sono antecedenti all’azione della tragedia di Sofocle, che inizia con Tebe preda di una pestilenza. Edipo ha mandato il cognato Creonte a Delfi per sapere dall’oracolo cosa fare per liberare la città dal morbo. Creonte torna e rivela ad Edipo che la causa della peste è il fatto che l’assassino di Laio vive in città, e deve essere trovato. Edipo, saputo da Creonte che Laio a quanto si sa è stato ucciso dai briganti mentre si recava dall’oracolo, emana un editto che decreta la maledizione e l’esilio dell’assassino del vecchio re. Creonte suggerisce ad Edipo di ascoltare il vecchio indovino cieco Tiresia, che forse potrà dire chi è il misterioso assassino. Tiresia viene convocato, ma si rifiuta di dire ciò che sa, ammonendo Edipo di non chiederglielo, altrimenti la verità sarà troppo dura da sopportare. Edipo si infuria per il rifiuto, insulta e minaccia Tiresia, che andandosene gli rivela che lui, Edipo, è l’assassino di Laio. Edipo, convinto che Laio sia stato ucciso da briganti, non solo non crede a Tiresia, ma sospetta che il vecchio sia stato lo strumento di un complotto di Creonte per detronizzarlo. Nel drammatico dialogo tra Edipo e Creonte quest’ultimo cerca di discolparsi, rivendicando la sua lealtà. Arriva Giocasta, che cerca di rassicurare Edipo, raccontandogli di come lei e Laio decisero di abbandonare il loro figlio perché morisse, e come in seguito Laio fu ucciso ad un trivio. Edipo chiede a Giocasta di essere più precisa circa la morte del primo marito e dalle risposte di lei comincia a capire di essere davvero l’uccisore di Laio. Siccome c’è un testimone, un pastore che da allora vive in campagna, Edipo lo manda a chiamare per sapere con certezza se sia l’assassino del re; quindi racconta a Giocasta della terribile profezia per cui avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre, e di come questa sia stata la causa che lo spinse ad abbandonare Corinto. Giunge a Tebe un messaggero che porta la notizia della morte di Polibo: Edipo quindi può salire sul trono di Corinto. Giocasta accoglie la notizia come la prova che la profezia di cui le ha parlato Edipo non si avvererà: suo padre è infatti morto di morte naturale. Il messaggero rivela però che Edipo non è figlio di Polibo: lui stesso lo portò alla reggia dopo averlo avuto da un pastore tebano sul monte Citerone. Giocasta, che ormai ha capito tutto, si ritira nella reggia. Giunge il vecchio pastore, che dopo molte insistenze di Edipo racconta di come diede il bambino proprio al corinzio che ha di fronte: quel bambino è proprio Edipo, che ormai, avendo compreso di non avere potuto nonostante tutto evitare l’avverarsi della terribile profezia, si ritira urlando nella reggia, dove scopre che Giocasta si è impiccata, e si acceca con le spille della sposa/madre.
    La tragedia si chiude con Edipo cieco che dopo un dialogo con Creonte e uno struggente addio alle figlie abbandona Tebe. Sofocle scriverà anche il seguito della vicenda in Edipo a Colono.
    Bellissima e tragicissima storia, quindi, intorno alla quale è stato detto e scritto moltissimo, tanto che oggi – soprattutto grazie alla lettura del mito in chiave psicanalitica – il termine edipico è entrato nell’uso corrente.
    Indubbiamente la trasposizione freudiana della vicenda, secondo la quale il figlio, per affermare la propria personalità e la propria sessualità, deve simbolicamente uccidere il padre e giacere con la madre è il lascito oggi più usato, ma anche abusato e banalizzato, del mito di Edipo e della tragedia di Sofocle. Ve ne sono però moltissimi altri, e tra questi, senza pretesa di esaustività di fronte a un così grande capolavoro, cercherò di illustrare brevemente quelli che ritengo più importanti.
    La prima considerazione da fare a mio avviso riguarda la struttura dell’opera. Con Sofocle la tragedia greca raggiunge forse l’apice: egli accentua l’importanza degli episodi rispetto al ruolo del coro, ed esalta la funzione del dialogo tra i protagonisti, che a volte avviene anche a tre voci (nelle tragedie di Eschilo molto spesso l’attore interloquisce solo con il Coro o con il Corifeo). Questo fatto, accanto ad un uso del monologo esteso e riflessivo, da un lato esalta l’importanza della personalità del singolo, della sua psicologia nel determinare la vicenda, e dall’altro deprime specularmente l’importanza e l’influenza del sentire collettivo. La tendenza all’emarginazione del coro, che diverrà palese in Euripide, può essere letta come il segno dell’evoluzione della società e della cultura ateniesi (siamo in piena epoca di Pericle e Sofocle ricopre cariche pubbliche) verso modelli nei quali l’uomo, con il suo pensiero, la sua individualità e i suoi bisogni, è l’oggetto dell’azione pubblica e quindi dell’arte. La democrazia ateniese produce forme d’arte che non a caso saranno il modello di quelle prodotte dalla nascente democrazia borghese del XVIII e XIX secolo: il teatro di Sofocle è il grande precursore del teatro moderno anche nella sua struttura scenica.
    In questo quadro, la figura di Edipo, la sua humanitas, la sua ribellione di fronte al fato e la sua sconfitta finale pongono come detto una serie di problemi ancora oggi in gran parte irrisolti.
    Edipo può essere visto come il loico: si ribella al suo destino sino al punto di lasciare tutto per sfuggirgli. Risolve con la logica ed il ragionamento l’enigma posto da forze oscure, misteriose e che vengono dal passato (la Sfinge viene dal remoto oriente), e grazie alla logica conquista il potere. Potrebbe rifiutarsi di sapere la verità, come gli consigliano Tiresia ed il pastore, ma anche quando intuisce che sapere lo porterà alla disgrazia non si tira indietro: sapere è un imperativo morale, ed egli non può sapere di non sapere.
    Formalmente è innocente, perché ha ucciso il padre e sposato la madre senza esserne cosciente, tuttavia non può non subire le conseguenze di ciò che ha fatto, proprio perché non è stato in grado di impedire che la profezia si avverasse, che generasse, attraverso di lui, i suoi macabri frutti.
    Egli è quindi innocente e colpevole ad un tempo ma a mio avviso è emblematico che simbolicamente, attraverso la cecità, giunga ad un grado di conoscenza superiore, tanto che nell’Edipo a Colono egli, nel bosco sacro, predirà a Teseo il glorioso avvenire di Atene. L’interrogativo centrale posto dalla tragedia riguarda quindi a mio avviso le nostre responsabilità individuali rispetto alle conseguenze oggettive dei nostri atti, a prescindere dal nostro grado di consapevolezza e di conoscenza. Questa domanda, se ci si pensa bene, costituisce uno dei grandi interrogativi di sempre e in particolare dell’oggi. Quanto ciascuno di noi, con i propri normali comportamenti, con il proprio stile di vita, contribuisce allo sfacelo ambientale e sociale del mondo, allo sfruttamento della parte ricca del pianeta su quella povera, alle guerre che vengono scatenate per mantenere questo status quo? Cosa possiamo fare? Dobbiamo sapere ed essere coscienti, anche se questo ci può generare fastidi e problemi o è meglio continuare a vivere nell’indifferenza? Edipo ci indica una strada, difficile da percorrere, ma che è quella percorsa dai singoli e dalle masse che hanno cambiato la Storia. Edipo è l’opposto degli indifferenti contro cui si scaglierà Gramsci. Come è al tempo stesso colpevole ed innocente, si può dire che sia contemporaneamente sconfitto e vincitore.
    Altri ci diranno che quella di Edipo era ὕβϱις, superbia di sapere, e che questa sua hybris è la causa per cui viene punito dagli dei: sono quelli che ci vogliono nell’ignoranza, e sono gli stessi che ci dicono che viviamo nel migliore dei mondi possibili, che l’ingiustizia è giusta perché i migliori sono sempre al posto giusto, che abbiamo il diritto di vivere meglio di altri perché la nostra civiltà è superiore. Non dovremmo ascoltarli, dovremmo edipicamente uccidere questi cattivi padri per sostituirci a loro.

    ha scritto il 

  • 4

    Se dev'essere una tragedia...

    Condensare tante disgrazie insieme non è semplice.
    Sofocle lo fa in modo perfetto, soffermandosi sull'aspetto psicologico di ogni singolo personaggio coinvolto nel dramma.
    Un classico immortale. ...continua

    Condensare tante disgrazie insieme non è semplice.
    Sofocle lo fa in modo perfetto, soffermandosi sull'aspetto psicologico di ogni singolo personaggio coinvolto nel dramma.
    Un classico immortale.

    ha scritto il 

  • 5

    Vi sono classici che son divenuti tali scavando nell'animo umano, stringendolo con la forza che le loro parole emanano. Ed è una sensazione di soffocamento quella che l'Edipo re provoca, per la sua sp ...continua

    Vi sono classici che son divenuti tali scavando nell'animo umano, stringendolo con la forza che le loro parole emanano. Ed è una sensazione di soffocamento quella che l'Edipo re provoca, per la sua splendida capacità di ricreare un dolore puro, intenso, che rende ciechi per la folgore improvvisa. Per la consapevolezza d'un qualcosa che da noi stessi viene cavato fuori, per la nostra umana curiosità che trascende la paura.
    L'Edipo re è la rappresentazione della disperazione che nasce dalla conoscenza; è il voler valicare le proprie capacità, è andare oltre se stessi, ché l'uomo è misura di tutte le cose. Protagora docet.
    È voler sfidare l'incomprensibile, di cui le divinità si fanno carico, È voler liberarsi d'un corpo materiale a cui siamo legati da catene, che ci tengono ancorati a terra, e battersi contro l'ineluttabile destino, cercare di aggirarlo e vincerlo.

    http://vorticidiparole.blogspot.it/2015/07/sensazioni-letterarie-edipo-re-di.html

    ha scritto il 

  • 5

    Eterno

    Ci sono titoli che noi umani non dovremmo neanche recensire. Troppo eterni, troppo grandi. Ricordo ancora le parole del mio professore di greco ai tempi del liceo "leggetelo, e poi ripensateci tra die ...continua

    Ci sono titoli che noi umani non dovremmo neanche recensire. Troppo eterni, troppo grandi. Ricordo ancora le parole del mio professore di greco ai tempi del liceo "leggetelo, e poi ripensateci tra dieci, venti anni. provate a rispondere con la maturità di adulti a questa domanda: esiste un giallo, un thriller, nella storia della letteratura con un intreccio altrettanto geniale?". Dieci anni sono passati, quasi venti a dire il vero, e la mia risposta, caro professore, è no.

    ha scritto il 

  • 5

    quest'opera è colma di richiami e citazioni,
    credo sia imprescindibile per quanto assoluta sia;
    quello che mi sta dando a pensare in questa rilettura
    è quanto possa essere interessante attualizzarla, ...continua

    quest'opera è colma di richiami e citazioni,
    credo sia imprescindibile per quanto assoluta sia;
    quello che mi sta dando a pensare in questa rilettura
    è quanto possa essere interessante attualizzarla, riportarla
    nel nostro contesto, quanto è profonda la spaccatura
    del personaggio e della sua storia, unica incredibile

    ha scritto il 

  • 5

    Edipo re, ovvero L'eterna pertinenza dei classici greci

    Questa è per me, assieme all'Orestea di Eschilo, la tragedia greca più affascinante e in assoluto la più contemporanea.
    Non mi soffermerò sull'incolpevole colpevolezza del protagonista se non per dire ...continua

    Questa è per me, assieme all'Orestea di Eschilo, la tragedia greca più affascinante e in assoluto la più contemporanea.
    Non mi soffermerò sull'incolpevole colpevolezza del protagonista se non per dire che quello di Edipo, sventurato fantoccio per il quale il lettore non può che provare un'angosciosa pena, è un destino che si fa specchio della più autentica natura degli dei greci: non paterna, creatrice, provvidente, ma capricciosa, giudice, vendicativa, che non rassicura bensì complica, conduce l'uomo alla rovina. Dimentichiamo la trascendenza del cristianesimo, il miracolo dell'acqua in vino: il politeismo greco, nella sua essenza plastica e al contempo poliforme, è inauditamente prossimo all'umano, ma questa vicinanza non salva l'uomo e non lo consola, non condivide con lui l'angoscia più grande, data dalla coscienza della morte.
    L'esistenza di Edipo è in toto sottomessa al capriccio sadico del pantheon, diviene archetipo degli effetti della sua potenza, è disperata preda della sua volontà inviolabile e per quanto Edipo si dimeni e fugga non potrà mai sfuggirle, ed è questa la tragedia più grande: l'illusione del libero arbitrio.

    ha scritto il 

  • 5

    Il prezzo della verità

    Non si sfugge al proprio destino,ammesso che ognuno di noi ne abbia uno.
    Colpevole senza colpe, patricida e incestuoso senza sapere di esserlo , Edipo cercherà in ogni modo di sfuggire al propr ...continua

    Non si sfugge al proprio destino,ammesso che ognuno di noi ne abbia uno.
    Colpevole senza colpe, patricida e incestuoso senza sapere di esserlo , Edipo cercherà in ogni modo di sfuggire al proprio destino ma in realtà invece di fuggirlo, gli andrà incontro, inconsapevole.
    Tragedia e beffa , ma non è solo questo il dramma di Edipo, c’è dell’ altro : ricerca ostinata della verità. Con ritmo incalzante, con forza e caparbietà Edipo vuole sapere.
    Forse potrebbe anche accontentarsi di mezze verità o parvenze di verità , Giocasta prova a distoglierlo “ … meglio vivere giorno per giorno come si può….molti mortali giacquero con la madre nei sogni,ma si vive meglio se a queste cose non si dà eccessivo valore….”.
    Non è per lui questo “vivere come si può”, Edipo deve vivere come “si deve” . E sarà questo che farà di lui un eroe tragico,la ricerca della verità, fino alla consapevolezza e alla rovina finali.

    ha scritto il 

  • 5

    #stai sereno edipo@apollo

    C’è un limite allo studio del contesto e del sottotesto, per l’esatta comprensione della tragedia del V secolo e questo limite è Edipo Re: se ne può fare assolutamente a meno. Lo diceva, solo un secol ...continua

    C’è un limite allo studio del contesto e del sottotesto, per l’esatta comprensione della tragedia del V secolo e questo limite è Edipo Re: se ne può fare assolutamente a meno. Lo diceva, solo un secolo dopo dalla messa in scena, il nostro contemporaneo Aristotele: il testo teatrale col tempo diventa “solo” un testo!
    Sofocle non poteva sapere, anche perché non era Tiresia, che l’Edipo Re sarebbe diventato un “classico”. Aveva fatto il possibile e l’impossibile per renderlo appetibile e comprensibile ai suoi contemporanei. Aveva sottoposto Edipo al giudizio del democratico, scettico, agnostico, legalitario ma ancora un po’ superstizioso “uomo nuovo” ateniese. La giuria votò un altro Edipo, portato in scena dallo sconosciuto nipote dell’invece illustre Eschilo di cui[ del nipote] si sono perse le tracce. Troppo pessimista ‘sto Sofocle. Nessuna fiducia nei vecchi dei, ma neanche nelle leggi della polis, ohibò!

    Rischiando di essere superficiale e oltremodo banale e per di più presuntuosa, ma il maestro Aristotele docet, l’Edipo Re me lo sono gustato da donna del ventesimo secolo (il ventuno non lo capisco, pertanto non mi appartiene). Confesso che al v. 1640, quando il coro attacca con
    Genti mortali, come rassomiglio
    le vostre vite al nulla.”

    e la mia rima labiale si era pietrificata in quell’espressione , e è il caso di dire, di “pathos greco”(un misto di dolore incredulo e rabbia), confesso, dicevo, di essermi chiesta chi fossi per poter metter lingua su questo monumento.
    Ma dopo aver passato ventiquattr’ore a scorrere i titoli della sterminata bibliografia, mi sono detta che impossibile sarebbe stato cavare un ragno dal buco da quelle elucubrazioni (dove, di solito, uno cita e smentisce l’altro, scomodando anche gli interpreti più obsoleti dei secoli che furono) e che sicuramente avrei sparato meno cazzate di Freud, il cocainomane che ci avrebbe fatto un piacere a intendere nel senso letterale le parole messe in bocca a Giocasta:
    E' più saggio affidarsi alla ventura,
    come si può; né tu temere le nozze
    con tua madre. Non giacquero molti in sogno
    con la loro madre? E vivono sgomenti
    forse per i loro sogni? No, se vogliono
    condurre la vita senza troppi affanni.

    liberandoci dal nefasto complesso, buono soprattutto per psichiatri incompetenti da cento euro all’ora, sganciati giusto giusto dall’odiata madre.

    Il trovatello Edipo quale colpa ebbe se non quella di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato, in quel quadrivio dove sfrecciava il tirannello Laio con il suo bodyguard? Dalle parole ai fatti. Che ne poteva sapere che quello fosse il padre che l’aveva abbandonato, vista l’insensata legge che vieta di conoscere chi siano i genitori naturali?

    Il caso, solo il caso innesca il meccanismo diabolico; allora si chiamava Fato o col nome e cognome di uno di quegli dei vendicativi e scriteriati, tali e quali a quello che chiamiamo caso disgraziato e che ci opprime giornalmente; solo una volta su ventiquattro milioni ti va bene, come al superenalotto.

    È questo che fa immenso, immortale, classico l’Edipo re di Sofocle. Perché non solo Edipo è incolpevole, ma è con un atto di volontà di giustizia che si consegna alla perdizione. Ma agire, decidere, è, allora come oggi, scommettere sull’ignoto e sull’incomprensibile, avventurarsi su un terreno che è impenetrabile; è entrare nel gioco di forze delle quali non si sa se preparino, collaborando con noi, il nostro successo o la nostra rovina. Meno male che non ci pensiamo più di tanto. Chè siamo tanti “Giocasta”.
    Gli immorali delitti di Edipo, l’innocente, esulano dalla legge: la colpa sarà la sua pena, fino alla morte. Quando finiamo di leggere o di assistere alla tragedia a teatro ( come mi è capitato con l’immenso Glauco Mauri nel ruolo di Edipo), come dice Aristotele, tiriamo un sospiro di sollievo per averla scampata bella!
    Ma il daimon è dietro l’angolo.

    ha scritto il 

Ordina per