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Edipo re

Testo greco a fronte

By Sofocle

(214)

| Mass Market Paperback

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Book Description

53 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    quest'opera è colma di richiami e citazioni,
    credo sia imprescindibile per quanto assoluta sia;
    quello che mi sta dando a pensare in questa rilettura
    è quanto possa essere interessante attualizzarla, riportarla
    nel nostro contesto, quanto è profonda ...(continue)

    quest'opera è colma di richiami e citazioni,
    credo sia imprescindibile per quanto assoluta sia;
    quello che mi sta dando a pensare in questa rilettura
    è quanto possa essere interessante attualizzarla, riportarla
    nel nostro contesto, quanto è profonda la spaccatura
    del personaggio e della sua storia, unica incredibile

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    Alfio said on Oct 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Edipo re, ovvero L'eterna pertinenza dei classici greci

    Questa è per me, assieme all'Orestea di Eschilo, la tragedia greca più affascinante e in assoluto la più contemporanea.
    Non mi soffermerò sull'incolpevole colpevolezza del protagonista se non per dire che quello di Edipo, sventurato fantoccio per il ...(continue)

    Questa è per me, assieme all'Orestea di Eschilo, la tragedia greca più affascinante e in assoluto la più contemporanea.
    Non mi soffermerò sull'incolpevole colpevolezza del protagonista se non per dire che quello di Edipo, sventurato fantoccio per il quale il lettore non può che provare un'angosciosa pena, è un destino che si fa specchio della più autentica natura degli dei greci: non paterna, creatrice, provvidente, ma capricciosa, giudice, vendicativa, che non rassicura bensì complica, conduce l'uomo alla rovina. Dimentichiamo la trascendenza del cristianesimo, il miracolo dell'acqua in vino: il politeismo greco, nella sua essenza plastica e al contempo poliforme, è inauditamente prossimo all'umano, ma questa vicinanza non salva l'uomo e non lo consola, non condivide con lui l'angoscia più grande, data dalla coscienza della morte.
    L'esistenza di Edipo è in toto sottomessa al capriccio sadico del pantheon, diviene archetipo degli effetti della sua potenza, è disperata preda della sua volontà inviolabile e per quanto Edipo si dimeni e fugga non potrà mai sfuggirle, ed è questa la tragedia più grande: l'illusione del libero arbitrio.

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    Stefania said on Aug 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    L'idea è geniale almeno per l'epoca. La rappresentazione incalzante è anche piacevole. Passo dopo passo verso la scoperta e la tragedia finale.

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    P Campitiello said on May 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il prezzo della verità

    Non si sfugge al proprio destino,ammesso che ognuno di noi ne abbia uno.
    Colpevole senza colpe, patricida e incestuoso senza sapere di esserlo , Edipo cercherà in ogni modo di sfuggire al proprio destino ma in realtà invece di fuggirlo, gli ...(continue)

    Non si sfugge al proprio destino,ammesso che ognuno di noi ne abbia uno.
    Colpevole senza colpe, patricida e incestuoso senza sapere di esserlo , Edipo cercherà in ogni modo di sfuggire al proprio destino ma in realtà invece di fuggirlo, gli andrà incontro, inconsapevole.
    Tragedia e beffa , ma non è solo questo il dramma di Edipo, c’è dell’ altro : ricerca ostinata della verità. Con ritmo incalzante, con forza e caparbietà Edipo vuole sapere.
    Forse potrebbe anche accontentarsi di mezze verità o parvenze di verità , Giocasta prova a distoglierlo “ … meglio vivere giorno per giorno come si può….molti mortali giacquero con la madre nei sogni,ma si vive meglio se a queste cose non si dà eccessivo valore….”.
    Non è per lui questo “vivere come si può”, Edipo deve vivere come “si deve” . E sarà questo che farà di lui un eroe tragico,la ricerca della verità, fino alla consapevolezza e alla rovina finali.

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    gliese581 said on Apr 7, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    #stai sereno edipo@apollo

    C’è un limite allo studio del contesto e del sottotesto, per l’esatta comprensione della tragedia del V secolo e questo limite è Edipo Re: se ne può fare assolutamente a meno. Lo diceva, solo un secolo dopo dalla messa in scena, il nostro contemporan ...(continue)

    C’è un limite allo studio del contesto e del sottotesto, per l’esatta comprensione della tragedia del V secolo e questo limite è Edipo Re: se ne può fare assolutamente a meno. Lo diceva, solo un secolo dopo dalla messa in scena, il nostro contemporaneo Aristotele: il testo teatrale col tempo diventa “solo” un testo!
    Sofocle non poteva sapere, anche perché non era Tiresia, che l’Edipo Re sarebbe diventato un “classico”. Aveva fatto il possibile e l’impossibile per renderlo appetibile e comprensibile ai suoi contemporanei. Aveva sottoposto Edipo al giudizio del democratico, scettico, agnostico, legalitario ma ancora un po’ superstizioso “uomo nuovo” ateniese. La giuria votò un altro Edipo, portato in scena dallo sconosciuto nipote dell’invece illustre Eschilo di cui[ del nipote] si sono perse le tracce. Troppo pessimista ‘sto Sofocle. Nessuna fiducia nei vecchi dei, ma neanche nelle leggi della polis, ohibò!

    Rischiando di essere superficiale e oltremodo banale e per di più presuntuosa, ma il maestro Aristotele docet, l’Edipo Re me lo sono gustato da donna del ventesimo secolo (il ventuno non lo capisco, pertanto non mi appartiene). Confesso che al v. 1640, quando il coro attacca con
    Genti mortali, come rassomiglio
    le vostre vite al nulla.”

    e la mia rima labiale si era pietrificata in quell’espressione , e è il caso di dire, di “pathos greco”(un misto di dolore incredulo e rabbia), confesso, dicevo, di essermi chiesta chi fossi per poter metter lingua su questo monumento.
    Ma dopo aver passato ventiquattr’ore a scorrere i titoli della sterminata bibliografia, mi sono detta che impossibile sarebbe stato cavare un ragno dal buco da quelle elucubrazioni (dove, di solito, uno cita e smentisce l’altro, scomodando anche gli interpreti più obsoleti dei secoli che furono) e che sicuramente avrei sparato meno cazzate di Freud, il cocainomane che ci avrebbe fatto un piacere a intendere nel senso letterale le parole messe in bocca a Giocasta:
    E' più saggio affidarsi alla ventura,
    come si può; né tu temere le nozze
    con tua madre. Non giacquero molti in sogno
    con la loro madre? E vivono sgomenti
    forse per i loro sogni? No, se vogliono
    condurre la vita senza troppi affanni.

    liberandoci dal nefasto complesso, buono soprattutto per psichiatri incompetenti da cento euro all’ora, sganciati giusto giusto dall’odiata madre.

    Il trovatello Edipo quale colpa ebbe se non quella di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato, in quel quadrivio dove sfrecciava il tirannello Laio con il suo bodyguard? Dalle parole ai fatti. Che ne poteva sapere che quello fosse il padre che l’aveva abbandonato, vista l’insensata legge che vieta di conoscere chi siano i genitori naturali?

    Il caso, solo il caso innesca il meccanismo diabolico; allora si chiamava Fato o col nome e cognome di uno di quegli dei vendicativi e scriteriati, tali e quali a quello che chiamiamo caso disgraziato e che ci opprime giornalmente; solo una volta su ventiquattro milioni ti va bene, come al superenalotto.

    È questo che fa immenso, immortale, classico l’Edipo re di Sofocle. Perché non solo Edipo è incolpevole, ma è con un atto di volontà di giustizia che si consegna alla perdizione. Ma agire, decidere, è, allora come oggi, scommettere sull’ignoto e sull’incomprensibile, avventurarsi su un terreno che è impenetrabile; è entrare nel gioco di forze delle quali non si sa se preparino, collaborando con noi, il nostro successo o la nostra rovina. Meno male che non ci pensiamo più di tanto. Chè siamo tanti “Giocasta”.
    Gli immorali delitti di Edipo, l’innocente, esulano dalla legge: la colpa sarà la sua pena, fino alla morte. Quando finiamo di leggere o di assistere alla tragedia a teatro ( come mi è capitato con l’immenso Glauco Mauri nel ruolo di Edipo), come dice Aristotele, tiriamo un sospiro di sollievo per averla scampata bella!
    Ma il daimon è dietro l’angolo.

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    Maria Francesca e basta said on Apr 2, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Classica tragedia greca

    Dramma di un re previsto e programmato dagli dei.

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    domus said on Mar 8, 2014 | Add your feedback

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