Presentazione
Le questioni dell’insegnare e dell’apprendere sono intimamente intrecciate (con quelle poste dalla comunicazione). Soprattutto lo sono oggi, in relazione a quanto i media tradizionali e quelli di nuova configurazione incidono sulla quantità e sulla qualità dell’esperienza individuale e collettiva, mettendo in crisi le sedi istituzionali e aprendo nuove vie alla riproduzione nonché alla produzione stessa di sapere.
Non si può pensare che sia la pedagogia da sola, o anche sostenuta dall’innesto delle “scienze dell’educazione”, a definire e risolvere questi problemi, né che lo facciano, su un altro piano, esclusivamente le discipline sociali o quelle che studiano i media. Occorre integrare più punti di vista, per far sì che venga individuato e discusso il quadro di sensibilità nuova e di nuova mentalità sollecitato dalle tecnologie di rete, e per far sì che esso sia messo a frutto non solo nelle attività educative di tipo informale ma anche in quelle di tipo formale.
Occorre inoltre che il regime pedagogico-comunicativo del presente, effervescente e pluri-mediale, sia messo criticamente a raffronto con quello ricevuto dalla tradizione, fondato esclusivamente sui dispositivi alfabetici. Tutto ciò al fine di individuare elementi di continuità e differenziazione sia sul piano materiale sia, e soprattutto, sul piano concettuale.
Diversamente da ciò che propongono approcci come quelli della media education, che intende pedagogizzare il rapporto con le tecnologie, o come quelli di una mediologia interessata a riconoscere alla tecnologia un ruolo esclusivo di determinazione sociale, qui intendiamo assumere i media come matrici e ambienti dell’esperienza, e l’educazione come laboratorio per la messa alla prova delle loro potenzialità comunicative.
Chi ha una visione del mondo governata dalle rigide divisioni del lavoro e del sapere che si sono andate stratificando nella storia più recente incontrerà di sicuro non poche difficoltà nel condividere questa nostra posizione. La dirà irriverente, indisciplinata. Pericolosa. Ma la posta in gioco in un Manuale rivolto ai giovani del presente, sospesi tra passato e futuro, e a chiunque abbia curiosità per queste tematiche, vale il rischio di incorrere nella diffidenza e nella disapprovazione di quanti parlano a nome della tradizione e delle istituzioni che più ne sono la trasmissione. Persino di quanti ragionano a nome dei contenuti ordinatori del sapere, e di quanti – singoli o apparati – ne sono gli amministratori, i controllori. E ne sono responsabili. Le hanno a carico.
Noi smascheriamo la parzialità della loro visione, e rivendichiamo la parzialità della nostra. Perché, crediamo, su temi come questi occorre essere “parziali”, e “di parte”. Dunque occorre avere un punto di vista, e presentarlo e proporlo alla discussione. Non pretendiamo di essere oggettivi, né vogliamo nascondere sotto questa pretesa la nostra soggettività. Non intendiamo profittare della sopravvivenza dell’immagine ottocentesca dello strumento Manuale – che lo fa ancora testimone della possibilità di proporre sintesi piane, complete e ordinate di una determinata area di sapere – per far passare surrettiziamente una scelta militante.
Al contrario la nostra scelta ugualmente militante vogliamo presentarla, documentarla, articolarla e metterla a disposizione di chi vorrà farla propria, consolidarla, ridimensionarla, criticarla.
Perché, lo diciamo apertamente, gli autori di questo Manuale anomalo nella forma e nei riferimenti disciplinari hanno in comune un “punto di vista”, e ritengono che per affrontare problemi seri come quelli compresi tra educazione e comunicazione occorra avere e presentare un’ottica, per poi potersi confrontare con le ottiche degli altri.
Coerentemente con una simile impostazione, non aspettatevi che nelle pagine che seguono vengano presentati in modo ordinato, eventualmente seguendo un rigorosa scansione storica, i rapporti tra le due aree di sapere che danno il titolo al Manuale. Niente di tutto questo. Partiamo invece dal presente, dai problemi del presente che investono contemporaneamente educazione e comunicazione, e li discutiamo, li ragioniamo alla luce di questo punto di vista comune. Ne andiamo pure a cercare le origini, talvolta: ma quel che ci interessa è definirli per come sono oggi. Poi, come vedrete, ognuno di noi, stando dentro la prospettiva comune, si è riservato un po’ di spazio per far emergere il suo “io” di individuo oltre che di autore, di uomo o donna oltre che di accademico.
Tutto questo ci consente di proporre il nostro come un “Manuale per ragionare”.
E ci sollecita a sviluppare discorsi e proposte che vadano al di là delle pagine del volume e coinvolgano attivamente voi lettori, dentro uno spazio web predisposto a questo scopo.
Ecco la ragione di questo luogo sulla rete.