Educazione europea

Di

Editore: Neri Pozza (Biblioteca)

4.1
(278)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 271 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese

Isbn-10: 885450162X | Isbn-13: 9788854501621 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Mario Nardi

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Il personaggio centrale di questo romanzo è Janek, un ragazzo che, nella spietata durezza del combattimento clandestino, conosce il freddo e la fame, il tradimento, l'orrore e la morte senza che l'odio afferri, anche per un solo istante, il suo cuore. Attraverso Zosia, Janek conosce infatti l'amore, attraverso Dobranski, lo studente, il culto della libertà e, attraverso la semplicità dei suoi compagni di lotta, la grandezza dell'uomo.
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    Non so bene chi ringraziare per l’esistenza dei nonni, comunque meno male che ci sono e che regalano libri antichi che, a differenza di quelli postmoderni, sono sani e robusti. In questo si impara l’e ...continua

    Non so bene chi ringraziare per l’esistenza dei nonni, comunque meno male che ci sono e che regalano libri antichi che, a differenza di quelli postmoderni, sono sani e robusti. In questo si impara l’educazione europea dei popoli, che è diversa da quella delle nazioni, si sperimenta la giustizia degli uomini, che è diversa da quella delle leggi, si agisce secondo principi di umanità e non secondo prìncipi capricciosi ed egoisti. Piacerebbe alla mamma, ma non bisogna dirle che gli insegnanti così bravi di questo libro sono miseri e stracciati partigiani polacchi antinazisti.

    ha scritto il 

  • 4

    educazione al massacro

    L'altra faccia dell'educazione europea. Perché l'Europa delle migliori università del mondo e dei migliori concetti del mondo (libertà, dignità, fratellanza...) è anche quella della guerra, dell'odio ...continua

    L'altra faccia dell'educazione europea. Perché l'Europa delle migliori università del mondo e dei migliori concetti del mondo (libertà, dignità, fratellanza...) è anche quella della guerra, dell'odio e della distruzione meticolosamente perpetrata.
    In questa "ora delle tenebre" si muove Janek, quattordicenne rimasto solo nella gelida foresta polacca, che si unisce al gruppo dei partigiani locali, della cui vita partecipa quotidianamente, fino alle estreme conseguenze. La formazione di Janek passa dunque attraverso la scuola della violenza e dell'odio, alla vigilia di Stalingrado, al colmo dell'orrore; mentre l'epica della difesa partigiana assume i connotati di un mitico eroe, Nadejda, onnipresente nei campi di battaglia, eterno vittorioso e perenne fuggitivo, che va coagulando l'immaginario dei combattenti intorno all'ideale eroico più convenzionale e rivoluzionario insieme.
    Janek ama la musica, ha vocazione d'artista, vera e struggente. Ma l'orizzonte di pace che la lotta partigiana promette è segnato dall'esperienza della lotta estrema e anche se il padre gli ha lasciato in dono poche parole salvifiche: "nessuna cosa importante può morire", l'esperienza del ragazzo è quella di un mondo in cui "tutto era destinato a restare come nel giorno del primo crimine, in un'eterna condanna a uccidere e morire", e in fin dei conti "quel che ti insegna tutta questa famosa educazione europea è come trovare il coraggio e delle buone ragioni, valide e convenienti, per ammazzare un uomo che non ti ha fatto nulla e che se ne sta seduto sul ghiaccio con i pattini e a testa china, aspettando la fine".
    La visione dell'umanità come "una massa informe di patate cieche e sognanti" è sicuramente l'effetto allucinatorio della fame, dove un sacco di patate arriva a significare la totalità dell'esistenza, quando l'esistenza diventa soltanto pura pulsione a sopravvivere, ma è anche la testimonianza dell'abbrutimento, del male radicale davanti al quale si spegne la speranza.
    Eppure Janek è giovane, sopravviverà, maturerà, continuerà a vivere seguendo la sua vocazione, la sua chiamata alla vita. Ma come ignorare il suo grido davanti all'assurdità del massacro?
    "Pensò: Dio mio, ma sei proprio tu che tiri i fili? Come puoi tu, come puoi tu?"

    L'esordio letterario di Romain Gary è un libro già maturo, denso, sfaccettato, scritto in prosa limpida e lucida; è anche un libro sulla necessità di scrivere libri che rappresentino sentieri tracciati nell'alfabeto della consapevolezza.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Struggente, intenso e splendido.
    Assolutamente uno dei libri più belli che ho letto in vita mia.
    E l'ho letto da ragazzo.
    Credo che lo rileggerò. Per la sua umanità unica, anche da uomo maturo, credo ...continua

    Struggente, intenso e splendido.
    Assolutamente uno dei libri più belli che ho letto in vita mia.
    E l'ho letto da ragazzo.
    Credo che lo rileggerò. Per la sua umanità unica, anche da uomo maturo, credo non mi deluderà.

    ha scritto il 

  • 4

    Per la recensione completa di immagini: https://girodelmondoattraversoilibri.wordpress.com/2014/12/26/romain-gary-educazione-europea-12-un-classico-al-mese/

    Prima di commentare Educazione europea, occ ...continua

    Per la recensione completa di immagini: https://girodelmondoattraversoilibri.wordpress.com/2014/12/26/romain-gary-educazione-europea-12-un-classico-al-mese/

    Prima di commentare Educazione europea, occorre capire chi fu l’autore, Romain Gary, poiché il romanzo nasce dalla sua personale riflessione sulla II Guerra Mondiale. Le informazioni di seguito riassunte, sono tratte dal saggio di Jan Brokken “Anime baltiche“, libro grazie al quale ho conosciuto la figura di Romain Gary e le sue brillanti opere.

    Romain Kacev sin da piccolo si mostrò ambizioso e desiderava volare alto nel cielo, in un cockpit come aviatore. Nel 1938 realizzò il suo desiderio, avviandosi all’addestramento dell’accademia dell’aviazione nel Sud della Francia, ma fu l’unico allievo a non essere promosso a sottotenente. Ottenne però la nazionalità francese e si cambiò nome in Romain Gary, ma rimase comunque un uomo dal passato oscuro, russo o polacco, ebreo o mezzo ebreo; durante la II Guerra Mondiale iniziò a volare: nell’Africa centrale, in Sudan, in Egitto e a Damasco, poi nell’Europa occidentale. Ma fu solo nel 1942 che Gary venne arruolato nella squadriglia Lorraine che faceva parte della Royal Air Force di istanta in Inghilterra. Con la testa tra le nuvole, mentre bombardava la Germania nelle sue varie missioni aeree, Gary coltivava un altro sogno: quello di diventare scrittore. In ogni caso, prima di diventare scrittore, il destino volle fare di lui un eroe di Guerra: nel 1944 l’aereo su cui volava fu colpito dalle mitragliatrici dei caccia tedeschi e il pilota venne colpito dalle scheggie di vetro, restando cieco. Gary, alle sue spalle nel vano del navigatore, dovette guidare il pilota e nonostante non potesse vedere grazie alle istruzioni di Gary poterono atterrare miracolosamente al suolo. Questo gesto valse ad entrambi la massima onoreficienza militare. E mentre Gary nell’ospedale militare si riprendeva dalla missione, iniziò a scrivere Educazione europea, che uscì in Francia nel 1945. Fu l’inizio della carriera di scrittore di Romain Gary.

    Il filosofo francese Jean Paul Sartre definì l’opera prima di Gary come il miglior romanzo scritto sulla Resistenza. Il romanzo, edito in Italia da Neri Pozza in un progetto di ripubblicazione di tutte le sue opere, racconta la storia di Janek, un ragazzo dodicenne che suo malgrado deve confrontarsi con la guerra tra polacchi e tedeschi. Janek a causa della guerra perde i genitori e si unisce ad un gruppo di partigiani polacchi: con loro impararà a combattere, conoscerà l’amore, il patriottismo, la musica e suo malgrado dovrà partecipare ad alcune misssioni che hanno come obiettivo quello di uccidere dei soldati tedeschi.

    Per più di un’ora i partigiani, alcuni dei quali avevano marciato per dieci chilometri per raggiungere il rifugio, ascoltarono la voce, quel che c’è di migliore nell’essere umano, come per rassicurarsi. Per più di un’ora degli uomini stanchi, affamati, feriti, perseguitati celebrarono così la loro fece, confidando in una dignità che nessuna bruttura, nessun crimine potevano intaccare. Janek non avrebbe mai dimenticato quel momento […]

    Janek trascorre molto tempo tra la foresta gelata e gli obiettivi da portare a termine, si vive nelle buche fredde scavate nella nuda terra e si mangia poco, pochissimo, solo qualche patata bollita ogni tanto. Se non fosse per Dobranski, lo scrittore del gruppo che spesso allieta i partigiani con la lettura dei suoi racconti, sopportare l’attesa della libertà sarebbe stata più pesante.

    “E’ quel che intendo scrivere nel mio libro. Non mi chiedi il titolo?” “Dimmelo” “Si intitolerà Educazione europea. E’ stato Tadek a suggerirmi questo titolo. In senso ironico, naturalmente: per educazione eurpea intende le bombe, i massacri, gli ostaggi fucilati, gli uomini costrette a vivere nelle tane come bestie. Ma io, vedi, raccolgo la sfida. Possono ripetermi finché vogliono che la libertà, la dignità, l’onore di essere uomo non è altro che un racconto per l’infanzia, un racconto di fate per il quale ci si fa ammazzare. La verità è che ci sono momenti nella storia, momenti come quello che stiamo vivendo, in cui tutto quel che impedisce all’uomo di abbandonarsi alla disperazione, tutto ciò che gli permette di avere una fede e continuare a vivere, ha bisogno di un nascondiglio, di un rifugio. Talvolta questo rifugio è solo una canzone, una poesia, una musica, un libro. Vorrei che il mio libro fosse uno di quei rifugi e che aprendolo, alla fine della guerra, gli uomini ritrovassero intatti i loro valori e capissero che, se hanno potuto forzarci a vivere come bestie, non hanno potuto costringerci a disperare.” [Educazione europea, cit. pagina 70]

    Ma la Resistenza è solo uno degli obiettivi dei partigiani: come Janek e Dobranski, tutti loro hanno dei sogni e nessuno perde mai la speranza di un’Europa libera e senza guerra, senza oppressi e oppressori.

    ha scritto il 

  • 0

    che l'uomo smetta di essere un dio

    con l' amore materno, scriveva romain gary, la vita ci fa all'alba una promessa che non manterrà mai.

    romanzo che parla della resistenza dalla parte dell'uomo e non di dio nel senso che anche la spera ...continua

    con l' amore materno, scriveva romain gary, la vita ci fa all'alba una promessa che non manterrà mai.

    romanzo che parla della resistenza dalla parte dell'uomo e non di dio nel senso che anche la speranza è un'illusione. l'uomo è il tedesco o il polacco che si confondono nella morte e dio è la guerra e la sua necessità. con gli occhi e il cuore di janeck, un uomo di 14 anni, si attraversa con la stessa poesia l'amore e la violenza che si distinguono nel nome, ma non nel sentimento e trascina nei suoi momenti un vagone di personaggi e strumenti di sopravvivenza: un bambino e il suo violino, un tedesco e i suoi giocattoli, un partigiano e la sua pistola. a tratti è un libro nel libro, una capacità superiore di trascinare dentro le parole la precisa visione del narrato, il senso del freddo della foresta che poi si scioglie, il sapore della patata e della sua buccia, lo stesso addio alla vita che crea per tutti la stessa patria. un esempio illuminante di educazione europea.

    se penso la stessa cosa quando infilo gli occhiali dell'età passata vedo la stessa nebbia che mi impediva la vista. non chiacchiero di roman gary, ne sono poco degno, così di altri come lui, zingari del pensiero, ubriachi di gesti, equilibristi sempre in bilico. mi viene in mente l'epilogo di un libro di elie wiesel:

    «la leggenda ci narra che un giorno l'uomo si rivolse a dio con queste parole: 'cambiamo. tu sii uomo, io sarò dio. solo per un secondo. dio si mise a sorridere dolcemente e gli chiese: 'non hai paura?' - 'no, e tu?' - 'io, sì!' disse dio.
    tuttavia acconsentì. si fece uomo. l'altro prese il suo posto e subito fece uso della sua onnipotenza: rifiutò di tornare alla condizione umana. così né dio né l'uomo erano più ciò che sembravano essere.
    passarono degli anni, dei secoli, forse anche delle eternità. e improvvisamente il dramma scoppiò. il passato per l'uno, il presente per l'altro erano un fardello troppo pesante.
    la liberazione dell'uno era legata a quella dell'altro, ripresero il dialogo la cui eco ci giunge la notte, carica di odio, di rimorsi e soprattutto di nostalgia infinita».

    ha scritto il 

  • 4

    E’ un libro bellissimo, importante per far riflettere non solo sugli orrori delle guerre ma anche sulla capacità di speranza, di dignità, di coscienza civica ed umana, che possono scaturire perfino d ...continua

    E’ un libro bellissimo, importante per far riflettere non solo sugli orrori delle guerre ma anche sulla capacità di speranza, di dignità, di coscienza civica ed umana, che possono scaturire perfino da situazioni drammatiche ed aberranti. Il protagonista, il giovane Janek, impara dall’esperienza e dalla convivenza con i partigiani polacchi tutto quanto potrà essergli utile per diventare un uomo forte e giusto. Imparerà ad amare la natura e gli altri, imparerà a sopportare freddo, malattia, morte, a considerare la libertà come il baluardo della vita umana e della dignità, imparerà l’orgoglio di essere uomo e di saper amare. Un romanzo forte non tanto per le scene in parte narrate in parte suggerite, ma soprattutto per il messaggio che invia. La prosa è lineare, efficace, in grado di catturare anche emotivamente il lettore. Ci sono poi quei racconti letti dal compagno Dobranski, che sono dei piccoli gioielli narrativi, inseriti nel romanzo, emozionanti saggi di poesia e di umanità.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello, anche se in maniera completamente diversa da quello che mi aspettavo. Questo libro ha un carattere fiabesco e idealista, e anche il tono è assolutamente educativo, proprio come in una fiaba: tu ...continua

    Bello, anche se in maniera completamente diversa da quello che mi aspettavo. Questo libro ha un carattere fiabesco e idealista, e anche il tono è assolutamente educativo, proprio come in una fiaba: tutto questo è piuttosto inusuale per un racconto ambientato nella Resistenza, ma il risultato è comunque notevole, anche perché la Resistenza è il contesto ma non è il vero oggetto della narrazione. Il libro racconta della Resistenza in Polonia, più precisamente nei pressi di Vilna (anche se in effetti la foresta polacca potrebbe essere benissimo il nostro appennino, il dramma è stato davvero lo stesso in ogni dove), e della formazione del ragazzo quattordicenne Janek; e per farlo li posiziona entrambi in un crocevia tra la realtà, il sogno e la fiaba. Tutto ha un’atmosfera quasi magica: le figure mitiche dei partigiani, l’ambientazione nella foresta innevata con i nascondigli sotterranei, l’amore tra Janek e Zosia, i racconti letti dagli studenti attorno al fuoco.
    “Educazione Europea” è il titolo che uno dei personaggi - il partigiano e studente Dobranski - intende dare al libro che sta scrivendo, e così egli lo spiega, spiegando al lettore il romanzo vero e proprio e anche il collegamento con questa diffusa atmosfera fiabesca di cui parlavo: “Si intitolerà Educazione Europea. In senso ironico, naturalmente: per educazione europea intende le bombe, i massacri, gli ostaggi fucilati, gli uomini costretti a vivere nelle tane come bestie. Ma io, vedi, raccolgo la sfida. Possono ripetermi finché vogliono che la libertà, la dignità, l’onore di essere uomo non è altro che un racconto per l’infanzia, un racconto di fate per il quale ci si fa ammazzare. La verità è che ci sono momenti nella storia, momenti come quello che stiamo vivendo, in cui tutto quel che impedisce all’uomo di abbandonarsi alla disperazione, tutto ciò che gli permette di avere una fede e continuare a vivere, ha bisogno di un nascondiglio, di un rifugio. Talvolta questo rifugio è solo una canzone, una poesia, una musica, un libro. Vorrei che il mio libro fosse uno di questi rifugi e che aprendolo, alla fine della guerra, gli uomini ritrovassero intatti i loro valori e capissero che, se hanno potuto forzarci a vivere come bestie, non hanno potuto costringerci a disperare.”
    Quindi questa foresta magica diventa una metafora, c’è una totale e assoluta fusione tra il micro e il macro, tra la vicenda specifica con i suoi personaggi, e il messaggio universale che l’autore vuole trasmettere; il titolo “Educazione” è contenuto e contenitore al tempo stesso.
    In certi passaggi potrebbe risultare forse un po’ troppo idealista e altisonante: i dialoghi tra i partigiani offrono un punto di vista paneuropeo che pochissimi hanno avuto all’epoca. Mi spiego meglio: se oggi abbiamo un’Europa Unita (…che cerca di stare unita… ) è certamente grazie al pensiero di coloro i quali in quell’epoca hanno saputo guardare lontano e sognare in grande; ma io credo che per la stragrande maggioranza della gente che si è nascosta, che si è ribellata, anche tra tutti quelli che hanno pensato ad agire nel giusto prima che a portare a casa la pelle, l’idea di una Europa unita e in pace fosse al momento un qualcosa di talmente grande e utopico che nemmeno ci hanno pensato mai: hanno vissuto un sconvolgimento assoluto, ed è molto difficile, stando dentro a una lavatrice in centrifuga, riuscire a fare riflessioni compiute su quello che c’è all’esterno, sul futuro dell’uomo e di un continente. Ecco, questo difficile compito nel romanzo viene affidato a semplici e anonimi studenti rintanati sottoterra nel cuore della foresta, e qui sta la finzione ma qui è anche la magia della fiaba, del sogno, dell‘atmosfera. Quindi nonostante le forzature il romanzo è bello così com’è perché è sopra ogni altra cosa un inno per la pace e contro tutte le guerre: occorre giungere all’epilogo per cogliere che quel tono idealista apparentemente un po’ fuori luogo in realtà non è altro che un canto di speranza per la pace. I libri che raccontano la Resistenza sono altri, come “La Quarantasettesima”, lì c’è la storia nuda e cruda. Qui invece c’è una favola che vuole raccontare l’uomo e la speranza per la pace.

    ha scritto il 

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