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Educazione europea

Di

Editore: Neri Pozza (Biblioteca)

4.1
(247)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 271 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese

Isbn-10: 885450162X | Isbn-13: 9788854501621 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Mario Nardi

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , History , Travel

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Descrizione del libro
Il personaggio centrale di questo romanzo è Janek, un ragazzo che, nella spietata durezza del combattimento clandestino, conosce il freddo e la fame, il tradimento, l'orrore e la morte senza che l'odio afferri, anche per un solo istante, il suo cuore. Attraverso Zosia, Janek conosce infatti l'amore, attraverso Dobranski, lo studente, il culto della libertà e, attraverso la semplicità dei suoi compagni di lotta, la grandezza dell'uomo.
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  • 4

    Bello, anche se in maniera completamente diversa da quello che mi aspettavo. Questo libro ha un carattere fiabesco e idealista, e anche il tono è assolutamente educativo, proprio come in una fiaba: ...continua

    Bello, anche se in maniera completamente diversa da quello che mi aspettavo. Questo libro ha un carattere fiabesco e idealista, e anche il tono è assolutamente educativo, proprio come in una fiaba: tutto questo è piuttosto inusuale per un racconto ambientato nella Resistenza, ma il risultato è comunque notevole, anche perché la Resistenza è il contesto ma non è il vero oggetto della narrazione. Il libro racconta della Resistenza in Polonia, più precisamente nei pressi di Vilna (anche se in effetti la foresta polacca potrebbe essere benissimo il nostro appennino, il dramma è stato davvero lo stesso in ogni dove), e della formazione del ragazzo quattordicenne Janek; e per farlo li posiziona entrambi in un crocevia tra la realtà, il sogno e la fiaba. Tutto ha un’atmosfera quasi magica: le figure mitiche dei partigiani, l’ambientazione nella foresta innevata con i nascondigli sotterranei, l’amore tra Janek e Zosia, i racconti letti dagli studenti attorno al fuoco. “Educazione Europea” è il titolo che uno dei personaggi - il partigiano e studente Dobranski - intende dare al libro che sta scrivendo, e così egli lo spiega, spiegando al lettore il romanzo vero e proprio e anche il collegamento con questa diffusa atmosfera fiabesca di cui parlavo: “Si intitolerà Educazione Europea. In senso ironico, naturalmente: per educazione europea intende le bombe, i massacri, gli ostaggi fucilati, gli uomini costretti a vivere nelle tane come bestie. Ma io, vedi, raccolgo la sfida. Possono ripetermi finché vogliono che la libertà, la dignità, l’onore di essere uomo non è altro che un racconto per l’infanzia, un racconto di fate per il quale ci si fa ammazzare. La verità è che ci sono momenti nella storia, momenti come quello che stiamo vivendo, in cui tutto quel che impedisce all’uomo di abbandonarsi alla disperazione, tutto ciò che gli permette di avere una fede e continuare a vivere, ha bisogno di un nascondiglio, di un rifugio. Talvolta questo rifugio è solo una canzone, una poesia, una musica, un libro. Vorrei che il mio libro fosse uno di questi rifugi e che aprendolo, alla fine della guerra, gli uomini ritrovassero intatti i loro valori e capissero che, se hanno potuto forzarci a vivere come bestie, non hanno potuto costringerci a disperare.” Quindi questa foresta magica diventa una metafora, c’è una totale e assoluta fusione tra il micro e il macro, tra la vicenda specifica con i suoi personaggi, e il messaggio universale che l’autore vuole trasmettere; il titolo “Educazione” è contenuto e contenitore al tempo stesso. In certi passaggi potrebbe risultare forse un po’ troppo idealista e altisonante: i dialoghi tra i partigiani offrono un punto di vista paneuropeo che pochissimi hanno avuto all’epoca. Mi spiego meglio: se oggi abbiamo un’Europa Unita (…che cerca di stare unita… ) è certamente grazie al pensiero di coloro i quali in quell’epoca hanno saputo guardare lontano e sognare in grande; ma io credo che per la stragrande maggioranza della gente che si è nascosta, che si è ribellata, anche tra tutti quelli che hanno pensato ad agire nel giusto prima che a portare a casa la pelle, l’idea di una Europa unita e in pace fosse al momento un qualcosa di talmente grande e utopico che nemmeno ci hanno pensato mai: hanno vissuto un sconvolgimento assoluto, ed è molto difficile, stando dentro a una lavatrice in centrifuga, riuscire a fare riflessioni compiute su quello che c’è all’esterno, sul futuro dell’uomo e di un continente. Ecco, questo difficile compito nel romanzo viene affidato a semplici e anonimi studenti rintanati sottoterra nel cuore della foresta, e qui sta la finzione ma qui è anche la magia della fiaba, del sogno, dell‘atmosfera. Quindi nonostante le forzature il romanzo è bello così com’è perché è sopra ogni altra cosa un inno per la pace e contro tutte le guerre: occorre giungere all’epilogo per cogliere che quel tono idealista apparentemente un po’ fuori luogo in realtà non è altro che un canto di speranza per la pace. I libri che raccontano la Resistenza sono altri, come “La Quarantasettesima”, lì c’è la storia nuda e cruda. Qui invece c’è una favola che vuole raccontare l’uomo e la speranza per la pace.

    ha scritto il 

  • 4

    i verdi della foresta di Vilna

    Il rapporto della foresta con i paesi occupati è il tema costante che emerge nella letturatura partigiana, dove di eroico ci sono solo le idee e la forza d'animo di una quotidianità di gelo e ...continua

    Il rapporto della foresta con i paesi occupati è il tema costante che emerge nella letturatura partigiana, dove di eroico ci sono solo le idee e la forza d'animo di una quotidianità di gelo e miseria umana che la guerra porta con sè. Una educazione europea è attonita di fronte alla morte e alla crudeltà in particolare verso le donne, femmine animali che più di ogni cosa gridano l'orrore. Nemmeno le note del violino resistono al freddo dell'inverno di guerra e solo il calore del sangue e il fischio dei proiettili parlano di un futuro migliore che verrà, tutto da costruire. Alle parole e ai libri il compito però di raccontare...

    ha scritto il 

  • 5

    Forse il capolavoro di Gary, sicuramente un libro da leggere senza pause, a cui tutta la letteratura "di guerra" del secondo novecento farà in qualche modo riferimento. Malinconico, emozionante, ...continua

    Forse il capolavoro di Gary, sicuramente un libro da leggere senza pause, a cui tutta la letteratura "di guerra" del secondo novecento farà in qualche modo riferimento. Malinconico, emozionante, sorprendentemente delicato nella crudezza degli eventi narrati.

    ha scritto il 

  • 4

    Pensavo di aver letto quasi tutto sulla seconda guerra mondiale e che un altro libro su di un adolescente che cresce in quel periodo non avrebbe potuto raccontarmi nulla di nuovo. Invece mi ...continua

    Pensavo di aver letto quasi tutto sulla seconda guerra mondiale e che un altro libro su di un adolescente che cresce in quel periodo non avrebbe potuto raccontarmi nulla di nuovo. Invece mi abagliavo: con poche semplici pennellate Gary riesce a descrivere la vita, i pensieri e le aspettative di chi resiste al male, e teme la sua contaminazione, in modo eccelso.

    ha scritto il 

  • 3

    Il ritmo

    Ho perso il ritmo e non sono riuscita ad adeguarmi all'alternanza del racconto crudo ma poetico della vita da partigiano del quattordicenne Janek nei boschi della Polonia occupata dai nazisti e gli ...continua

    Ho perso il ritmo e non sono riuscita ad adeguarmi all'alternanza del racconto crudo ma poetico della vita da partigiano del quattordicenne Janek nei boschi della Polonia occupata dai nazisti e gli "intervalli" in qualche modo pedagogici rappresentati dai racconti che costituiscono il filo d'unione dell'Educazione europea (altro titolo del libro). Alcuni brani però risplendono di luce propria, una specie di lavoro "a togliere" parole che riesce a trasmettere con chiarezza l'angoscia e lo sgomento della guerra contro i tedeschi ma anche contro il freddo, la fame e il male senza senso.

    Nulla d'importante... muore... Soltanto gli uomini... e le farfalle..."

    Il mondo nel quale soffrono e muoiono gli uomini è quello stesso nel quale soffrono e muoiono le formiche: un mondo crudele e incomprensibile, in cui la sola cosa che conta è portare sempre più lontano un assurdo fardello, un filo di paglia, sempre più lontano, col sudore della propra fronte e a prezzo di lacrime di sangue, sempre più lontano, senza mai fermarsi per respirare o per chiedersi il perché... "Gli uomini e le farfalle..."

    ha scritto il 

  • 1

    Aridàtece Fenoglio!

    Partigiani che colgono al volo l’ombra della sofferenza sul volto del compagno; soldati tedeschi amanti dei giocattoli a suonare il piano per patrioti polacchi che hanno fatto irruzione nella loro ...continua

    Partigiani che colgono al volo l’ombra della sofferenza sul volto del compagno; soldati tedeschi amanti dei giocattoli a suonare il piano per patrioti polacchi che hanno fatto irruzione nella loro stanza, commuovendoli fino alle lacrime; innocenti condannati a morte che pronunciano parole di comprensione per chi li ha ingiustamente denunciati. Si stenta a credere ai personaggi descritti da Romain Gary: così puliti, così lucidi nell’accettare la disastrosa realtà, ma sempre immuni da ogni traccia di durezza e men che meno cinismo. Infine ci si rassegna, perché le intenzioni sono oneste e lodevoli. Ma l’afflato umanitario che permea queste pagine, fino a grondarne in pozzanghere di melassa, trasforma la seconda guerra mondiale in un sogno veltroniano ante litteram. Tragicamente incapace di raccontare una tragedia, Gary ci scodella un libro Cuore in cui tutti sono Garrone e nessuno, manco i nazisti, è Franti.

    ha scritto il 

  • 4

    Prendete un pizzico del miglior Naspini dei Cariolanti, una presa di atmosfera rarefatta di Ogni cosa è illuminata di Froer, una dose di lessico di Agota Kristof, mettete via tutti i rimasugli di ...continua

    Prendete un pizzico del miglior Naspini dei Cariolanti, una presa di atmosfera rarefatta di Ogni cosa è illuminata di Froer, una dose di lessico di Agota Kristof, mettete via tutti i rimasugli di Nemirowsky e avrete in mano questo quasi capolavoro. Una incommensurabile lezione morale da far leggere a scuola al posto di tante banalità. Aiuta a capire chi erano i partigiani, in qualsiasi luogo essi si trovassero, e i fascisti oppure la differenza fra patriottismo e nazionalismo. Un romanzo che parla di scricchiolio della neve sotto gli stivali e di amore per la musica, che senza usare parole volgari è sensuale, e senza essere pulp fa inorridire. Una eccellente economia di parole che restituisce nei dialoghi la vera essenza delle cose come lampi che squarciano il cielo. L’insegnamento di una scuola fatta di fame e di guerra che genera quasi invidia rispetto alla mangiatoia bassa che ha prodotto la nostra società dei consumi. L’ideale  disilluso del maestro Gary di una società di musica, libri, pane e amore fraterno. Mi manca una stellina per la deriva dei racconti del partigiano Dobranski in cui ogni tanto mi sono perso e l’eccesso di vocaboli in madre lingua. Poi però quando penso che questo era il romanzo d’esordio rabbrividisco e deduco che quando uno ha delle cose da dire gli scappano fuori dalla penna come la pipì di un bambino.  

    ha scritto il 

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