Educazione siberiana

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.6
(4064)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 347 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Catalano , Portoghese , Francese , Inglese , Svedese

Isbn-10: 8806195522 | Isbn-13: 9788806195526 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , eBook

Genere: Biografia , Criminalità , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
La vita di un ragazzo siberiano educato da un'intera comunità criminale a diventare una contraddizione vivente, e cioè un «criminale onesto». Le avventure di strada, le giornate al fiume, gli scontri tra adolescenti guerrieri. E soprattutto il sapere dei vecchi, che portano l'esistenza tatuata sulla pelle e trasmettono con pazienza e rigore il loro modo di capire il mondo. La Transnistria, terra di tutti e di nessuno, crocevia di traffici internazionali e di storie d'uomini. Una grande epopea criminale raccontata da chi l'ha vissuta, con una forza che ti agguanta e non ti lascia più. Nicolai Lilin ha solo ventinove anni, ma ha da raccontare una vita straordinaria e un universo che non assomiglia a nessun altro: anche per questo Educazione siberiana è un libro unico, senza paragoni possibili. Cosa significa nascere, crescere, diventare adulti in una terra di nessuno, in un posto che pare - e non è - fuori dal mondo? Pochi forse hanno sentito nominare la Transnistria, regione dell'ex Urss autoproclamatasi indipendente nel 1990 ma non riconosciuta da nessuno Stato. In Trans-nistria, ai tempi di questa storia, la criminalità era talmente diffusa che un anno di servizio in polizia ne valeva cinque, proprio come in guerra. Nel quartiere Fiume Basso si viveva seguendo la tradizione siberiana e i ragazzi si facevano le ossa scontrandosi con gli sbirri o i minorenni delle altre bande. Lanciando mini molotov contro il distretto di polizia, magari: «Quando le vedevo attraversare il muro e sentivo le piccole esplosioni seguite dalle grida degli sbirri e dai primi segni di fumo nero che come fantastici draghi si alzavano in aria, mi veniva da piangere tanto ero felice». La scuola della strada voleva che presto dal coltello si passasse alla pistola. «Eravamo abituati a parlare di galera come altri ragazzini parlano del servizio militare o di cosa faranno da grandi». Ma l'apprendistato del male e del bene, per la comunità siberiana, è complesso, perché si tratta d'imparare a essere un ossimoro, e cioè un «criminale onesto». E quest'altra scuola, ben più importante di quella della strada, passa soprattutto attraverso i vecchi, i criminali anziani a cui la comunità riconosce lo specialissimo ruolo di «nonni» adottivi. Sono loro, giorno dopo giorno, a trasmettere valori che paiono in conflitto con quelli criminali: l'amicizia, la lealtà, la condivisione dei beni. L'amore per i disabili, che i siberiani chiamano «Voluti da Dio». E anche la cultura del tatuaggio, della pelle che dice il destino di ognuno. «Nonno Kuzja - scrive Lilin - non mi educava facendo lezioni, ma raccontando le sue storie e ascoltando le mie ragioni. Non parlava della vita dalla posizione di uno che la osserva dall'alto, ma da quella di un uomo che sta in piedi sulla terra e cerca di restarci il più a lungo possibile». Grazie alla forza della narrazione, quel mondo incredibile, tragico, dove la ferocia e l'altruismo convivono con naturalezza, diventa a poco a poco familiare e vero. Come lo stile, che è intenso ed espressivo, anche in virtù di una buona ma non perfetta padronanza dell'italiano, che risulta ora sgrammaticato, ora fin troppo esatto, ora contaminato. Uno stile a tratti spiazzante, con una sua dimensione etica, oppure decisamente comico, nei momenti di distensione che attraversano le pagine come la vita.
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  • 3

    il confine tra il male e il bene

    Essere educati ad "un'onestà criminalità" rende ancora più difficile il compito adulto di distinguere il bene dal male; leggere le tappe di un tale percorso educativo sfuma quello stesso confine. E' m ...continua

    Essere educati ad "un'onestà criminalità" rende ancora più difficile il compito adulto di distinguere il bene dal male; leggere le tappe di un tale percorso educativo sfuma quello stesso confine. E' male o bene crivellare di colpi il branco che ha violentato un'anima fragile come il cristallo? Schierarsi violentemente contro la corruzione delle carceri e della politica... è male o bene? Tatuarsi il corpo rende interpretabile una realtà così complessa.
    Romanzo criticato e criticabile da tutti i fronti: un italiano naif (lo scrittore è russo), una realtà spacciata per tale che sembra non trovare prove storiche, pagine di violenza cruenta e gratuita. Ma resta un facile spunto di riflessione etica per chi non ha altri strumenti.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi aspettavo di più

    Il libro in se è scritto bene, quello che non mi è piaciuto molto è che il racconto si concentra per la maggior parte sulla descrizione delle regole dei criminali, dei personaggi e sul loro passato ma ...continua

    Il libro in se è scritto bene, quello che non mi è piaciuto molto è che il racconto si concentra per la maggior parte sulla descrizione delle regole dei criminali, dei personaggi e sul loro passato ma molto poco sull'azione vera e propria, infatti la storia sembra non arrivare mai da nessuna parte, narra di alcune vicende slegate le une dalle altre, forse mi aspettavo una trama più continua.

    ha scritto il 

  • 3

    Nicolai è figlio e nipote...

    ...di criminali, gente abituata a risolvere ogni cosa con la violenza, ad ignorare la legge, a sentirsi diversi e a condurre una vita con regole tutte loro, in lotta contro la polizia e lo stato. Non ...continua

    ...di criminali, gente abituata a risolvere ogni cosa con la violenza, ad ignorare la legge, a sentirsi diversi e a condurre una vita con regole tutte loro, in lotta contro la polizia e lo stato. Non è bella gente, hanno un codice di condotta omertoso, sono violenti, assassini, omofobi, maschilisti, razzisti e farabutti. Nicolai fa quella vita fino alla fine della adolescenza, poi si ritrova militare nei corpi speciali in Cecenia, sappiamo poi che una volta finita la guerra arriva in Italia dove fa il tatuatore. Nulla di più, nulla di meno. Lo stile ricorda molto il racconto orale, notevole se si pensa che lo ha scritto direttamente in italiano un madrelingua russo. Ma forse sono troppe le cose taciute, la crisi che sicuramente deve aver attraversato e che lo ha portato a rinunciare alla criminalità, il percorso professionale da tatuatore, le altre condanne che sembra aver ricevuto dopo la maggiore età... insomma gli mancano parecchie cose per poterlo definire un vero romanzo di formazione, ma certo come testimonianza (anche antropologica) ha un valore elevato. Sulla sua autenticità è stato espresso più di un dubbio, non ho molti elementi per giudicare ma in effetti la didascalità dei racconti sembra un po' sospetta e mancano gli elementi che facciano comprendere come e quando (e in quanto tempo) ha smesso di essere un criminale onesto.

    ha scritto il 

  • 3

    Inizialmente ho trovato la lettura noiosa, piatta e senza stimoli per la continuazione. Pian piano che ci si introduce nel racconto e ci si abitua anche alla scrittura, semplice e netta dell'autore (f ...continua

    Inizialmente ho trovato la lettura noiosa, piatta e senza stimoli per la continuazione. Pian piano che ci si introduce nel racconto e ci si abitua anche alla scrittura, semplice e netta dell'autore (forse dovuta alla scrittura in italiano, anche se l'autore non è madrelingua), diventa leggermente più coinvolgente, soprattutto perchè rimane sempre aperta la questione "cosa c'entra l'intro del romanzo?" (per altro, poi spiegata maledettamente bene alla fine del libro). Contraddizioni, critiche storiche e sulla verità dei fatti riportati, sinceramente non le ho considerate prima della lettura e nemmeno voglio considerarle adesso, non ha senso e non ho gli strumenti per poter espormi, semplicemente prendo un romanzo per quello che è. Tutto sommato, si è rivelata una buona lettura, soprattutto perchè porta avanti dei valori e degli insegnamenti.

    ha scritto il 

  • 5

    Leggiamolo come uno sguardo critico sulla fine di un mondo e sulla abissale pochezza di ciò che ne è seguito. E' l'epica dell'autodistruzione morale di una società

    ha scritto il 

  • 2

    "Educazione Siberiana" è un'autentica occasione persa, forse la sola cosa autentica del libro. Il racconto della comunità criminale vera o presunta che sia degli Urca, parte infatti tutto sommato bene ...continua

    "Educazione Siberiana" è un'autentica occasione persa, forse la sola cosa autentica del libro. Il racconto della comunità criminale vera o presunta che sia degli Urca, parte infatti tutto sommato bene, creando nel giro di qualche pagina un mondo a suo modo efficace e coerente. I personaggi sono originali, il sistema di vita che regola le loro esistenze affascina enormemente il lettore e sticazzi se è tutto falso.
    Il problema, il vero problema è che il libro finisce qui. L'atteso colpo di acceleratore che dovrebbe portare la storia su un livello di tensione superiore, l'adrenalina delle vicende di criminali adulti che rischiano fini tremende a ogni incontro non arriva mai. Lilin continua a menarla con le sue storie di saluti rispettosi e ossequi ad ogni vecchio che passa per caso, finendo per limitare il romanzo al racconto di due episodi banalissimi allungati a dismisura con digressioni di nessun interesse, intervallati da un soggiorno in carcere che non aggiunge nulla alla storia.
    Finale cretinissimo.
    Insomma, dei tre atti che compongono un'opera di narrativa se ne salva uno, il primo. Tutto il resto è noia. Un po' poco per meritare la sufficienza.

    ha scritto il 

  • 0

    Qui c'è da risolvere immediatamente una questione delicata.

    Il libro sembra una storia vera, e come tale fu e viene presentato, ma alla verifica di commentatori, resi scettici da alcune affermazioni c ...continua

    Qui c'è da risolvere immediatamente una questione delicata.

    Il libro sembra una storia vera, e come tale fu e viene presentato, ma alla verifica di commentatori, resi scettici da alcune affermazioni che suonavano false, si è rivelata invece una storia di pura fantasia. Inesistente in Siberia il gruppo etnico originario, mai avvenuta la dislocazione forzata, di problematica collocazione geografica il sito di arrivo in Transnistria (congratulazioni ed aperta invidia per quanti avessero, prima della lettura del libro e della consultazione della solita Wiki, una seppur vaga idea di dove si trovasse!), ivi compreso il fiume ed il quartiere della città, e troppo insoliti per dei criminali russi quegli usi e quei costumi. E pure le esperienze dell'A. sono tante e tali che mal si accordano con la sua relativamente giovane età. Ed, infine, la sua decisione di vietare la traduzione in russo, divieto non esteso a nessuna delle altre numerose lingue, depone assai male a favore della credibilità del personaggio.
    Ma allora perché il libro ha avuto questa diffusione mondiale e questo strepitoso successo, ivi incluso il bel film di Salvatores? Insomma, i lettori non sono poi così ingenui ed una bufala è sempre una bufala.

    IMHO, come si dice nei social, la spiegazione è che il libro propone il mondo come il lettore AMEREBBE che fosse il mondo reale.
    Un mondo in cui i cattivi esistono ma non sono poi così cattivi, possiedono un codice morale violento ma congruente, solido e raffinato, un'etica sociale che prevede furto ed omicidio ma entro limiti strettamente segnati, una coesione di gruppo molto rassicurante senza che sfoci nel razzismo, soprattutto un mondo in cui si afferma la centralità dei rapporti umani rispetto a quelli economici.
    E' forse questo l'elemento di maggior richiamo e ve ne sarebbero buone ragioni: forse molti cominciano a trovare insopportabile la metodica mercificazione della sfera umana caparbiamente perseguita dalla cultura occidentale, forse concepire il mondo e se stessi come una serie di elementi cui attaccare il cartellino del prezzo non è granché soddisfacente sotto il profilo umano ed affettivo, forse il nostro stile di vita è percepito come una prassi più profondamente violenta di quanto non sia l'educazione siberiana con le sue rapine, furti ed assassini per vendetta.
    Un mondo colmo di violenza ma dove il rispetto, la sincerità e l'onorabilità, insomma la nobiltà d'animo nella sua forma più essenziale e schietta, sopravvivono e prosperano.

    Quanto la "relazione" tra persone prevalga su ogni altro aspetto dell'esistenza, e senza dubbio su quello economico, è provato implicitamente dal costume di premettere ad ogni azione una fase, attentamente ritualizzata, di presentazione di se stessi e del proprio gruppo di appartenenza, di saluto ed omaggio all'individuo ed al gruppo con cui si intenda "fare qualcosa", e questo in ogni caso: sia che si porti un messaggio, sia che si chiada aiuto in una faida, sia che si entri in una fetida prigione minorile.

    Un altro elemento di grande presa è la chiarezza, la stabilità e la solidità delle regole: queste sono tramandate ma anche insegnate nei modi più opportuni, dalla primissima età e da autorità riconosciute universalmente nell'ambito del gruppo sociale. Le regole sono stabili e non soggette a mutamenti arbitrari da parte dei potenti di turno: quindi non sono strumenti manipolatori di cui il potere si dota per esercitare coercizione nei confronti dei sottoposti ma precisi contenitori dell'agire sociale cui tutti devono conformarsi. Queste regole, ove si rendesse necessario interpretarle o decidere in quale forma e modo debbano essere applicate ad un caso concreto, sono amministrate da figure autoritarie agite da membri della comunità accettati da tutti, in un certo senso eletti, e non designati dall'alto.
    Tutti questi fattori favoriscono la certezza del sistema legale, l'assenza di autoritarismo ed una forma elementare di democrazia di fatto. Il che è ESATTAMENTE quello che manca nelle nostre società occidentali ove regna una democrazia solo formale.

    Forse questa storia non è più reale della fiaba di Cappuccetto Rosso ma è indubbiamente altrettanto rappresentativa e consolatoria. In sintesi:affascinante.

    E adesso passimo ad esaminare il libro in quanto tale.

    Il linguaggio adottato è molto semplice, il che è naturale dato che l'autore ha scritto direttamente in italiano, lingua che ha appreso senza un impegno accademico, ma anche scontando l'intervento di un revisore del tresto, escludendo tuttavia quello di un ghost writer, si deve ammettere che risulta molto efficace e leggibile. A tratti sfiora l'ironia, solitamente è oggettivo e circostanziato, nei passaggi più drammatici duro e crudo; spesso, se non sempre, mi è sembrato un narratore attento ma anche, stranamente, distaccato.
    Narra della sua giovinezza non con continuità ma si sofferma su alcuni episodi salienti e nel far ciò trova spunto per descrivere usi e costumi, leggi e regole, storie e "leggende" della sua gente e di quelle che la circondano, perfetti esuli in terra straniera caparbiamente legati alle proprie tradizioni.

    Queste descrizioni sono occasioni per evidenziare un aspetto che, assai evidentemente, è per lui cruciale: l'effetto della presenza e dell'assenza di regole nel determinare la qualità di vita del gruppo, la fragilità e lo sfaldarsi di tali regole nel corso del tempo e le conseguenze che ne derivano, l'antagonismo tra vecchie e nuove generazioni.

    Tra i vari episodi, racconti quasi autonomi l'un l'altro se non fosse per i personaggi e la scena che rimangono gli stessi, mi ha preso in modo particolare "Il giorno del mio compleanno", moderna e criminale anabasi che richiama come plot i Diecimila di Senofonte e come colore "The Warriors" di Walter Hill.

    In definitiva, un libro interessante che racconta molto più di quanto non appaia ad una lettura superficiale, molto più profondo della semplice narrazione della vicenda in sé.

    ha scritto il 

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