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Educazione siberiana

By Nicolai Lilin

(1673)

| Hardcover | 9788806195526

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Book Description

La vita di un ragazzo siberiano educato da un'intera comunità criminale a diventare una contraddizione vivente, e cioè un «criminale onesto». Le avventure di strada, le giornate al fiume, gli scontri tra adolescenti guerrieri. E soprattutto il sapere dei vecchi, che portano l'esistenza tatuata sullaContinue

La vita di un ragazzo siberiano educato da un'intera comunità criminale a diventare una contraddizione vivente, e cioè un «criminale onesto». Le avventure di strada, le giornate al fiume, gli scontri tra adolescenti guerrieri. E soprattutto il sapere dei vecchi, che portano l'esistenza tatuata sulla pelle e trasmettono con pazienza e rigore il loro modo di capire il mondo. La Transnistria, terra di tutti e di nessuno, crocevia di traffici internazionali e di storie d'uomini. Una grande epopea criminale raccontata da chi l'ha vissuta, con una forza che ti agguanta e non ti lascia più. Nicolai Lilin ha solo ventinove anni, ma ha da raccontare una vita straordinaria e un universo che non assomiglia a nessun altro: anche per questo Educazione siberiana è un libro unico, senza paragoni possibili. Cosa significa nascere, crescere, diventare adulti in una terra di nessuno, in un posto che pare - e non è - fuori dal mondo? Pochi forse hanno sentito nominare la Transnistria, regione dell'ex Urss autoproclamatasi indipendente nel 1990 ma non riconosciuta da nessuno Stato. In Trans-nistria, ai tempi di questa storia, la criminalità era talmente diffusa che un anno di servizio in polizia ne valeva cinque, proprio come in guerra. Nel quartiere Fiume Basso si viveva seguendo la tradizione siberiana e i ragazzi si facevano le ossa scontrandosi con gli sbirri o i minorenni delle altre bande. Lanciando mini molotov contro il distretto di polizia, magari: «Quando le vedevo attraversare il muro e sentivo le piccole esplosioni seguite dalle grida degli sbirri e dai primi segni di fumo nero che come fantastici draghi si alzavano in aria, mi veniva da piangere tanto ero felice». La scuola della strada voleva che presto dal coltello si passasse alla pistola. «Eravamo abituati a parlare di galera come altri ragazzini parlano del servizio militare o di cosa faranno da grandi». Ma l'apprendistato del male e del bene, per la comunità siberiana, è complesso, perché si tratta d'imparare a essere un ossimoro, e cioè un «criminale onesto». E quest'altra scuola, ben più importante di quella della strada, passa soprattutto attraverso i vecchi, i criminali anziani a cui la comunità riconosce lo specialissimo ruolo di «nonni» adottivi. Sono loro, giorno dopo giorno, a trasmettere valori che paiono in conflitto con quelli criminali: l'amicizia, la lealtà, la condivisione dei beni. L'amore per i disabili, che i siberiani chiamano «Voluti da Dio». E anche la cultura del tatuaggio, della pelle che dice il destino di ognuno. «Nonno Kuzja - scrive Lilin - non mi educava facendo lezioni, ma raccontando le sue storie e ascoltando le mie ragioni. Non parlava della vita dalla posizione di uno che la osserva dall'alto, ma da quella di un uomo che sta in piedi sulla terra e cerca di restarci il più a lungo possibile». Grazie alla forza della narrazione, quel mondo incredibile, tragico, dove la ferocia e l'altruismo convivono con naturalezza, diventa a poco a poco familiare e vero. Come lo stile, che è intenso ed espressivo, anche in virtù di una buona ma non perfetta padronanza dell'italiano, che risulta ora sgrammaticato, ora fin troppo esatto, ora contaminato. Uno stile a tratti spiazzante, con una sua dimensione etica, oppure decisamente comico, nei momenti di distensione che attraversano le pagine come la vita.

Critics

  • Educazione siberiana

    La trama e le recensioni di Educazione siberiana, romanzo di Nicolai Lilin edito da Einaudi. La vita di un ragazzo siberiano educato da un'intera comunità criminale a diventare una contraddizione vivente, e cioè un «criminale onesto». Le avventure di ... (read full critics)

    Qlibri published on Sat, 27 Nov 2010

21 Reviews

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  • 1 person find this helpful

    Lui mi aveva affascinato cos' tanto in un'intervista..mi ha salvato immaginarlo a raccontare..La scrittura in italiano è ovviamente elementare,forse anche questo è una salvezza dal baratro,senza essere romanzato pare più credibile.Non so se siano vero o meno che abbia vissuto quello di cui parla , a ... (continue)

    Lui mi aveva affascinato cos' tanto in un'intervista..mi ha salvato immaginarlo a raccontare..La scrittura in italiano è ovviamente elementare,forse anche questo è una salvezza dal baratro,senza essere romanzato pare più credibile.Non so se siano vero o meno che abbia vissuto quello di cui parla , a tratti è choccante ,a tratti solo noioso..

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    Gnappopecce said on Jan 29, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    Premessa: trovo tutte le polemiche sul fatto che la storia non fosse veramente autobiografica veramente risibili. Il valore di
    un'opera letteraria scritta in prima persona non cambia se i fatti narrati sono veri o meno; uno scrittore racconta una storia,
    non necessariamente LA storia. Altrimenti d ... (continue)

    Premessa: trovo tutte le polemiche sul fatto che la storia non fosse veramente autobiografica veramente risibili. Il valore di
    un'opera letteraria scritta in prima persona non cambia se i fatti narrati sono veri o meno; uno scrittore racconta una storia,
    non necessariamente LA storia. Altrimenti dovremmo crocifiggere Pynchon o Garcia Marquez, e non mi pare proprio il caso.
    Ciò detto, "Educazione siberiana" è veramente una me.rda. Un romanzo bruttissimo, scritto male, senza filo logico, pieno di
    incongruenze, autoesaltante nemmeno fosse stato scritto da un bimbo delle medie che vuol mettersi in bella luce davanti alle
    amichette. Dopo le prime 20 pagine, in cui descrive l'ambiente siberiano in modo indubbiamente affascinante, Lilin si perde in un
    dedalo ripetitivo di sciocchezze e violenza senza il minimo stile, che al confronto Bunker è Dante Alighieri. Forse se ne trarrà
    un bel film, ma al momento rimane un pessimo esempio di letteratura.

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    Jellybelly said on Jan 19, 2012 | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    .....sarà un assassino questo, è della nostra razza.....

    Scrittura semplice, quasi adolescenziale, che a tratti susciterebbe tenerezza se non cozzasse con i temi raccapriccianti trattati.
    Per molte pagine assimilabile ad un resoconto socio-antropologico. Lilin ben caratterizza i discutibili quanto radicati "usi e costumi, idee e ideali" della comunità si ... (continue)

    Scrittura semplice, quasi adolescenziale, che a tratti susciterebbe tenerezza se non cozzasse con i temi raccapriccianti trattati.
    Per molte pagine assimilabile ad un resoconto socio-antropologico. Lilin ben caratterizza i discutibili quanto radicati "usi e costumi, idee e ideali" della comunità siberiana degli Urca.
    Le infinite regole sacre della tradizione siberiana sono ferree, inviolabili e costituiscono un codice tramandato da padre in figlio in cui si identifica l'intera comunità che ha l'ardire di definirsi "onesta" semplicemente perchè osserva, rispetta e difende le proprie leggi. Criminali.
    Ma quale è il valore dei criminali onesti quando è il senso della vita stessa che sfidano a non avere valore ? ..
    "....sarà un assassino questo, è della nostra razza.....
    ....spesso a tredici-quattordici anni...molti siberiani hanno già alle spalle traffici criminali, un omicidio o almeno un tentato omicidio."
    Incredibile.

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    Nancy said on Jan 19, 2012 about the Paperback edition | 7 feedbacks

  • Non avevo mai letto niente di simile: la storia di una comunità criminale in Transnistria (Russia) che nonostante le attività illegali vive con un proprio codice etico ed educa i propri giovani instillando nelle loro coscienze valori come amicizia e rispetto. Davvero interessante

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    Fra Zu said on Feb 11, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • Bella l'etica dei "criminali onesti", aver visto Lilin in un'intervista televisiva e pensare alle vicende autobiografiche narrate fa diventare questo libro più bello di quanto non sia.

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    pierpaolo said on Feb 10, 2012 | Add your feedback

  • Cerco di andare oltre le polemiche sull’autenticità di quanto scritto da Lilin. Non mi interessa quanto ci sia di inventato o di reale. Questo è parte del battage pubblicitario.

    Il libro non è scritto benissimo. E da un siberiano trapiantato in Italia che scrive direttamente in italiano ce lo possi ... (continue)

    Cerco di andare oltre le polemiche sull’autenticità di quanto scritto da Lilin. Non mi interessa quanto ci sia di inventato o di reale. Questo è parte del battage pubblicitario.

    Il libro non è scritto benissimo. E da un siberiano trapiantato in Italia che scrive direttamente in italiano ce lo possiamo aspettare.
    Il libro presenta molte contraddizioni. Ma da un affiliato ad una famiglia di “criminali onesti” cosa ci si deve aspettare?
    Il libro è presuntuoso. Ed anche qui siamo in tema con quello che ci viene raccontato.

    Ma di cosa parla questo libro? E’ il racconto dell’irrequieta adolescenza dell’autore (?) nella sua comunità siberiana in Transnistria. Una comunità siberiana costituita da criminali che “delinquono nel nome del Signore” e solo all’interno di ferree regole comportamentali. Fra racconti di vecchie gesta, vite da galera, echi di Walter Hill (come non pensare ai Guerrieri nel capitolo “Ksjusa”), anamnesi di tatuaggi, rapporti non sempre aulici con altre realtà criminali e fin troppi rituali, il racconto scorre ma con qualche ostacolo nel plot narrativo.
    Mi permetto di prendere in prestito le parole di Michele Murgia, sperando che non se la prenda, perchè non saprei centrare meglio il nocciolo del racconto.
    "È proprio il termine criminale che in questo libro ha un peso speciale, e il modo in cui lo intende Nicolai mi ha ricordato per certi versi l’accezione che negli anni 50 poteva avere in Barbagia la parola bandito. È evidente che nell’economia del racconto criminale vuol dire semplicemente uomo libero, ed è la condizione di chi si determina in contrasto con un codice di leggi percepito come vessatorio. Nel quadro dei valori di riferimento di quel mondo, i veri disonesti sono gli appartenenti all’ordine dominante, perché oppressori di chi vuole vivere secondo i parametri morali che nei secoli la sua comunità ha elaborato e rispettato. .... L’unico rischio di questo libro è che alla fine si sente voglia di un po’ di genuina criminalità anche qui, e sarebbe un bel guaio se lui, dopo esserne sfuggito, ne diventasse il cantore fuori contesto."
    Eh già, perchè anche qui ci si affilia sulle immagini dei santi e magari si uccide recitando il rosario.

    Nonostante non ami troppo le apologie e le condanne di chi è “altro”, nonostante io diffidi del fatto che i buoni siano sempre e solo da una parte, nonostante alcuni episodi barcollino tra il veritiero ed il romanzato, nonostante tutto credo che questo sia un libro da leggere.
    Perché la descrizione delle tradizioni di questa comunità, la sua etica, l’importanza degli anziani capaci di una tradizione educativa orale unica, il rito del tatuaggio e, perché no, la spensieratezza dei momenti di gioco adolescenziali meritano di essere conosciuti e/o ricordati.

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    BigLebowski said on Feb 10, 2012 | Add your feedback

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