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Educazione siberiana

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

3.7
(3692)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 343 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Catalano , Portoghese , Francese , Inglese , Svedese

Isbn-10: 8806202561 | Isbn-13: 9788806202569 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Biography , Crime , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
La vita di un ragazzo siberiano educato da un'intera comunità criminale a diventare una contraddizione vivente, e cioè un «criminale onesto». Le avventure di strada, le giornate al fiume, gli scontri tra adolescenti guerrieri. E soprattutto il sapere dei vecchi, che portano l'esistenza tatuata sulla pelle e trasmettono con pazienza e rigore il loro modo di capire il mondo. La Transnistria, terra di tutti e di nessuno, crocevia di traffici internazionali e di storie d'uomini.Una grande epopea criminale raccontata da chi l'ha vissuta, con una forza che ti agguanta e non ti lascia più.
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  • 0

    Che immane presa per i fondelli

    Scrivo questa recensione nella speranza che le autorità italiane siano in grado di proteggermi. Il luogo in cui mi trovo è ovviamente segreto. I nomi sono stati cambiati per proteggere gli innocenti. Ma insomma, non mi sono mai imbattuto in una tale sequela di luoghi comuni demenziali spiattellat ...continua

    Scrivo questa recensione nella speranza che le autorità italiane siano in grado di proteggermi. Il luogo in cui mi trovo è ovviamente segreto. I nomi sono stati cambiati per proteggere gli innocenti. Ma insomma, non mi sono mai imbattuto in una tale sequela di luoghi comuni demenziali spiattellati uno dopo l'altro. E questo vende e c'hanno pure fatto il film! Capisco che ci goda, venendo dall'ex URSS, pigliare per i fondelli i lettori italiani che sono quasi tutti di area marxista deve piacergli molto, si chiama giustizia poetica, ma insomma non siamo il popolo dei furbi? Chi potrebbe mai credere a questa roba? Dài mo'.

    ha scritto il 

  • 4

    duro e vero

    un romanzo biografia duro e vero scritto in italiano da nicolai lilin dedicato a raccontare la sua vita in transinistria. storie che si interpolano l'una all'altra senza fine creando un groviglio arminico e appassionante di un vero cammino di frescita fino all'epica e triste e inevitabile conclus ...continua

    un romanzo biografia duro e vero scritto in italiano da nicolai lilin dedicato a raccontare la sua vita in transinistria. storie che si interpolano l'una all'altra senza fine creando un groviglio arminico e appassionante di un vero cammino di frescita fino all'epica e triste e inevitabile conclusione. mi ha molto sorpreso in positivo.

    ha scritto il 

  • 3

    Francamente, non ho ben capito dove voglia arrivare questo libro. Non che i libri debbano per forza avere un traguardo, sia chiaro. Ma cosa dovrebbe essere? Un’autobiografia? Un’autobiografia romanzata? Un romanzo con qualche elemento autobiografico? O un romanzo di invenzione pura?
    Difficile cre ...continua

    Francamente, non ho ben capito dove voglia arrivare questo libro. Non che i libri debbano per forza avere un traguardo, sia chiaro. Ma cosa dovrebbe essere? Un’autobiografia? Un’autobiografia romanzata? Un romanzo con qualche elemento autobiografico? O un romanzo di invenzione pura? Difficile credere che possa essere un’autobiografia. A parte il fatto che Nicolai Lilin si descrive praticamente come un ninja, vari antropologi e storici si trovano d’accordo nel dire che la comunità da lui descritta non esiste (questi fantomatici criminali “onesti” con un galateo così codificato che neanche nei salotti francesi mi suonavano quantomeno strani, in effetti). Nel caso invece sia un romanzo, torniamo al quesito iniziale: dove vuole arrivare? Gli eventi narrati sono slegati l’uno dall’altro o comunque legati in modo molto vago, non vanno a costituire una storia e tantomeno una trama. Per il resto è anche interessante, a volte quasi avvincente. Lo stile non è male e tanto di cappello a Lilin che se l’è scritto in quella che per lui è una seconda lingua (anche se si sente la necessità di un buon lavoro di editing, soprattutto su certi verbi). Ma nel complesso risulta non sapere di carne né di pesce.

    ha scritto il 

  • 4

    "Educazione Siberiana" racconta la vita di un giovane criminale, Nicolai "Kolima", nato e cresciuto nella Transnistria (stato indipendente riconosciuto oggi come Repubblica Moldava, ma all’epoca facente parte dell’Unione Sovietica), all'interno di una famiglia legata alla criminalità organizzata. ...continua

    "Educazione Siberiana" racconta la vita di un giovane criminale, Nicolai "Kolima", nato e cresciuto nella Transnistria (stato indipendente riconosciuto oggi come Repubblica Moldava, ma all’epoca facente parte dell’Unione Sovietica), all'interno di una famiglia legata alla criminalità organizzata. E' un libro "duro", e per il soggetto e per le storie raccontate e per il linguaggio, così essenziale, crudo, senza filtri e peli sulla lingua, realista in maniera quasi "dolorosa", che presenta il mondo della vita nella comunità siberiana con una tale chiarezza e naturalezza da mostrarcene, al contempo, tanto la violenza, la crudeltà, i principi, quanto la sua interna coerenza, il rispetto per le tradizioni, per le regole, l'attaccamento alla fede (seppure in modo poco spirituale e molto "religioso") ortodossa e soprattutto a tutto ciò che concerne l'educazione di un criminale siberiano. Se siete dei lettori "forti" e ve la sentite di fare un viaggio in una realtà dura, raccontata con una forza narrativa che sconvolge, turba ma allo stesso tempo vi trascina e rapisce..., se riuscite a leggere scene di violenza abbastanza "feroci" senza uscirne troppo "provati"..., beh, questo libro fa per voi e vi consiglio di leggerlo. Io, da lettrice e donna, l'ho trovato "pesante" ma non nel senso di noioso, tutt'altro!, quanto per l'argomento (ci sono scontri tra ragazzi "guerrieri" a non finire, per dirne una) e le vicende (drammatiche) presentate, che però sono narrate però in un modo scorrevole, interessante, con molta vivacità e con un ritmo veloce. Impossibile annoiarsi, a mio avviso, anche quando ci sono momenti descrittivi o flashback (l'Autore usa moltissimo questa tecnica: raccontare un episodio seguendo una linea cronologica, per poi aprire una parentesi e narrarci di un determinato personaggio per lui significativo, o un determinato fatto che il lettore deve sapere) e si avverte tutta la conoscenza, per esperienza, che l'Autore ha di questo mondo "inquietante", se vogliamo "straordinario" , e che lui ci mette davanti con uno stile spiazzante ed intenso.

    ha scritto il 

  • 3

    Deludente

    Discreto racconto, ma nulla di particolare. Abbastanza ripetitivo soprattutto negli ultimi capitoli. Interessanti alcune riflessioni sulla natura umana, sulla libertà ed alcuni flash sui conflitti tra comunità e comunità e stato centrale..ma troppo poco, veramente troppo poco per dare "sostanza" ...continua

    Discreto racconto, ma nulla di particolare. Abbastanza ripetitivo soprattutto negli ultimi capitoli. Interessanti alcune riflessioni sulla natura umana, sulla libertà ed alcuni flash sui conflitti tra comunità e comunità e stato centrale..ma troppo poco, veramente troppo poco per dare "sostanza" al racconto. Francamente non vedevo l'ora di finirlo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    La forza della tradizione, con le sue rigide regole, generatrice di un microcosmo in cui ogni suo membro ha un ruolo ben preciso. Una comunità quella degli Urka siberiani che sopravvive esercitando e insegnando la violenza. Una violenza giusta ci tiene a sottolineare il protagonista Kolyma, come ...continua

    La forza della tradizione, con le sue rigide regole, generatrice di un microcosmo in cui ogni suo membro ha un ruolo ben preciso. Una comunità quella degli Urka siberiani che sopravvive esercitando e insegnando la violenza. Una violenza giusta ci tiene a sottolineare il protagonista Kolyma, come onesti sono chiamati i criminali siberiani. Fiume Basso, quartiere di Bender nella Transnistria, stato non riconosciuto tra Moldavia e Ucraina, dove si svolge quasi interamente la vicenda, è una grande famiglia, dove Kolyma cresce sotto la guida di nonno Kuzja, vero patriarca che lo educa alle antiche regole criminali siberiane. Gli onesti criminali ricorrono alla violenza e all'omicidio solo se giustificabile, rispettano la lotta di ogni essere per la sopravvivenza (tranne gli sbirri che non considerano neppure esseri umani) e considerano sacri e degni di protezione, i disabili e i pazzi.

    L'educazione di Kolyma segue un percorso preciso. Ogni tappa contribuisce a delineare le qualità e i doveri del perfetto criminale siberiano: il rispetto per gli altri criminali, sopratutto i più anziani, la passione per le armi, per quelle bianche come la Picca, sorta di pugnale feticcio, fino alle pistole; l'importanza della religione cristiana ortodossa e la sacralità dei tatuaggi. Il corpo degli Urka è uno specchio di quello che sono. I tatuaggi diventano un marchio indelebile di riconoscimento, raccontano la storia del criminale e parlano anche di chi li ha realizzati. Kolyma stesso si appassionerà prima ai disegni dei tatuaggi siberiani per poi imparare l'arte da un tatuatore in carcere. Tra le pagine di Educazione non c'è spazio per un autocritica della società criminale siberiana e delle sue possibili contraddizioni. La tradizione e le sue regole sono un dato acquisito, un postulato matematico, che il protagonista non pensa nemmeno di dover mettere in discussione. La rappresentazione della comunità Urka, una affresco ricco di particolari e popolato da una miriade di personaggi sopra le righe, è insieme la forza e il limite del romanzo. Le descrizioni delle regole e dello stile di vita dei criminali, contribuiscono a creare un mondo alieno e affascinante ma volte risultano troppo ingombranti tanto da appiattire la narrazione come

    (spoiler) nella caccia allo stupratore di Kjuša, la ragazza angelo. (fine spoiler)

    Libro discusso l'esordio di Lilin. Caso editoriale all'uscita nelle librerie, anche grazie al patrocinio di Roberto Saviano, pubblicizzato come un potente romanzo autobiografico, dopo il successo, con tanto di trasposizione cinematografica, è stato smontato pezzo per pezzo dai giornali e dal web che hanno sbugiardato l'autore reo di essersi inventato tutto di sana pianta (ricordo il titolo di un articolo "fantasia siberiana" recitava)

    A me sinceramente non interessa indagare sulla veridicità o meno della storia. Il valore di una storia non è nella sua fedeltà con il reale (altrimenti dovremmo buttare tutta la narrativa fantastica) ma semmai nella sua verosimiglianza e sopratutto se reali sono le emozioni che riesce a suscitare nel lettore. Se Lilin e il suo editore hanno spacciato un opera di pura fantasia per un autobiografia per vendere più copie, non è stata un operazione molto onesta dal punto di vista etico ma questo, per me, non influenza il giudizio sul romanzo che, nonostante alcuni difetti narrativi , rimane un buon libro capace di coinvolgere il lettore trascinandolo a spasso per il paese dei criminali onesti.

    ha scritto il 

  • 3

    29-2014

    Ho letto i romanzi di Nicolai Lilin in senso cronologicamente invertito, partendo dall'ottimo "Il respiro del buio", seguito da "Caduta libera" sull'esperienza da cecchino in Cecenia e terminando con "Educazione siberiana" che in realtà ne segnò l'esordio narrativo. L'ho trovato interessante ma n ...continua

    Ho letto i romanzi di Nicolai Lilin in senso cronologicamente invertito, partendo dall'ottimo "Il respiro del buio", seguito da "Caduta libera" sull'esperienza da cecchino in Cecenia e terminando con "Educazione siberiana" che in realtà ne segnò l'esordio narrativo. L'ho trovato interessante ma non affascinante, a differenza degli altri due. L'infanzia a Bender, in Transnistria, le regole degli "onesti criminali" siberiani, il codice d'onore dei tatuaggi e la dura vita nelle carceri minorili sono narrate con dovizia di particolari ma senza quello stile coinvolgente che nei due lavori successivi l'autore è riuscito a perfezionare. Il film di Salvatores tratto dal testo va infatti a pescare anche nelle esperienze successive e a mio parere risulta assai più bello del libro.

    ha scritto il 

  • 4

    "Dopo tanti pensieri e discussioni con me stesso sono arrivato alla conclusione che non si risolve niente con il coltello e le botte. Così sono passato alla pistola".

    In tutta sincerità, pensavo che questo libro non mi sarebbe piaciuto. L'avevo comprato senza un motivo particolare, animata da uno dei soliti "raptus da accumulatrice compulsiva di libri".
    E invece, inaspettatamente, "Educazione siberiana" mi è piaciuto davvero tanto.
    È un romanzo particolare, an ...continua

    In tutta sincerità, pensavo che questo libro non mi sarebbe piaciuto. L'avevo comprato senza un motivo particolare, animata da uno dei soliti "raptus da accumulatrice compulsiva di libri". E invece, inaspettatamente, "Educazione siberiana" mi è piaciuto davvero tanto. È un romanzo particolare, anzi, non è un romanzo nel senso stretto del termine; è più che altro un resoconto, uno spaccato di vita in una comunità criminale della Transnistria, una realtà di cui io non sospettavo minimamente l'esistenza. Nicolai Lilin è riuscito perfettamente a descrivere ed evocare l'universo in cui è cresciuto, in cui convivono ferocia e altruismo, violenza e Fede, culto delle armi e rispetto assoluto per gli anziani, per le donne, per i disabili mentali, considerati "Voluti da Dio". È un libro che consiglio, nonostante ci siano alcuni momenti davvero crudi. Se devo trovare un difetto, spesso Lilin si "perde" nel narrare gli avvenimenti: un episodio ne richiama un altro, dà il via a un "racconto nel racconto", tutti legati l'uno all'altro, con il rischio di perdere il filo principale della narrazione. A ben pensarci, però, non è un difetto così grave, anzi mi ha permesso di immergermi ancora di più in questa -finora- sconosciuta realtà.

    "...ma passando tra tutte le esperienze, ho continuato a pensare che la legge siberiana aveva ragione: nessuna forza politica, nessun potere imposto con una bandiera vale quanto la libertà naturale di una singola persona."

    ha scritto il 

  • 0

    Descrizione
    Si dice che raccontare la propria vita serva a comprenderla. Ci sono esperienze, però, su cui le parole non hanno presa: si può solo "soffrirle" una seconda volta sulla propria pelle. I criminali siberiani le loro vite se le portano addosso, incise dalla mano esperta del kol'sik: sace ...continua

    Descrizione Si dice che raccontare la propria vita serva a comprenderla. Ci sono esperienze, però, su cui le parole non hanno presa: si può solo "soffrirle" una seconda volta sulla propria pelle. I criminali siberiani le loro vite se le portano addosso, incise dalla mano esperta del kol'sik: sacerdote e custode della tradizione, il tatuatore è l'unico a comprendere fino in fondo la lingua arcana dei simboli. Ma i tatuaggi, mentre raccontano delle storie, ne creano altre: generano incontri ed equivoci, stabiliscono legami, decidono, a volte, della vita e della morte. Ed è attraverso questo vortice di storie che Nicolai Lilin ci conduce dentro la tradizione dei "marchi" siberiani. Sei racconti diversissimi - comici o disperati, violenti, romantici, rocamboleschi - nei quali ritroviamo alcuni dei personaggi memorabili di "Educazione siberiana" - la banda di minorenni capitanata da Gagarin, il colossale Mei, nonno Boris e gli altri vecchi fuorilegge di Fiume Basso - e ne incontriamo di nuovi: Oliva, che spara come un sicario e si porta sempre appresso la foto di una donna; Styopka con il suo amore impossibile; Pelmen, che pagherà caro un tatuaggio sbagliato nel posto sbagliato; e ancora Kievskij, criminale di Seme nero; il vecchio hippy Batterista in perenne lotta con una direttrice dittatoriale; il terribile Treno e la virginale Cristina. A fare da filo rosso, c'è la voce inconfondibile di Nicolai "Kolima" e la storia della sua formazione da tatuato.

    ha scritto il 

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