Educazione siberiana

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

3.6
(4028)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 343 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Catalano , Portoghese , Francese , Inglese , Svedese

Isbn-10: 8806202561 | Isbn-13: 9788806202569 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , eBook

Genere: Biografia , Criminalità , Narrativa & Letteratura

Ti piace Educazione siberiana?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
La vita di un ragazzo siberiano educato da un'intera comunità criminale a diventare una contraddizione vivente, e cioè un «criminale onesto». Le avventure di strada, le giornate al fiume, gli scontri tra adolescenti guerrieri. E soprattutto il sapere dei vecchi, che portano l'esistenza tatuata sulla pelle e trasmettono con pazienza e rigore il loro modo di capire il mondo. La Transnistria, terra di tutti e di nessuno, crocevia di traffici internazionali e di storie d'uomini.Una grande epopea criminale raccontata da chi l'ha vissuta, con una forza che ti agguanta e non ti lascia più.
Ordina per
  • 0

    Qui c'è da risolvere immediatamente una questione delicata.

    Il libro sembra una storia vera, e come tale fu e viene presentato, ma alla verifica di commentatori, resi scettici da alcune affermazioni c ...continua

    Qui c'è da risolvere immediatamente una questione delicata.

    Il libro sembra una storia vera, e come tale fu e viene presentato, ma alla verifica di commentatori, resi scettici da alcune affermazioni che suonavano false, si è rivelata invece una storia di pura fantasia. Inesistente in Siberia il gruppo etnico originario, mai avvenuta la dislocazione forzata, di problematica collocazione geografica il sito di arrivo in Transnistria (congratulazioni ed aperta invidia per quanti avessero, prima della lettura del libro e della consultazione della solita Wiki, una seppur vaga idea di dove si trovasse!), ivi compreso il fiume ed il quartiere della città, e troppo insoliti per dei criminali russi quegli usi e quei costumi. E pure le esperienze dell'A. sono tante e tali che mal si accordano con la sua relativamente giovane età. Ed, infine, la sua decisione di vietare la traduzione in russo, divieto non esteso a nessuna delle altre numerose lingue, depone assai male a favore della credibilità del personaggio.
    Ma allora perché il libro ha avuto questa diffusione mondiale e questo strepitoso successo, ivi incluso il bel film di Salvatores? Insomma, i lettori non sono poi così ingenui ed una bufala è sempre una bufala.

    IMHO, come si dice nei social, la spiegazione è che il libro propone il mondo come il lettore AMEREBBE che fosse il mondo reale.
    Un mondo in cui i cattivi esistono ma non sono poi così cattivi, possiedono un codice morale violento ma congruente, solido e raffinato, un'etica sociale che prevede furto ed omicidio ma entro limiti strettamente segnati, una coesione di gruppo molto rassicurante senza che sfoci nel razzismo, soprattutto un mondo in cui si afferma la centralità dei rapporti umani rispetto a quelli economici.
    E' forse questo l'elemento di maggior richiamo e ve ne sarebbero buone ragioni: forse molti cominciano a trovare insopportabile la metodica mercificazione della sfera umana caparbiamente perseguita dalla cultura occidentale, forse concepire il mondo e se stessi come una serie di elementi cui attaccare il cartellino del prezzo non è granché soddisfacente sotto il profilo umano ed affettivo, forse il nostro stile di vita è percepito come una prassi più profondamente violenta di quanto non sia l'educazione siberiana con le sue rapine, furti ed assassini per vendetta.
    Un mondo colmo di violenza ma dove il rispetto, la sincerità e l'onorabilità, insomma la nobiltà d'animo nella sua forma più essenziale e schietta, sopravvivono e prosperano.

    Quanto la "relazione" tra persone prevalga su ogni altro aspetto dell'esistenza, e senza dubbio su quello economico, è provato implicitamente dal costume di premettere ad ogni azione una fase, attentamente ritualizzata, di presentazione di se stessi e del proprio gruppo di appartenenza, di saluto ed omaggio all'individuo ed al gruppo con cui si intenda "fare qualcosa", e questo in ogni caso: sia che si porti un messaggio, sia che si chiada aiuto in una faida, sia che si entri in una fetida prigione minorile.

    Un altro elemento di grande presa è la chiarezza, la stabilità e la solidità delle regole: queste sono tramandate ma anche insegnate nei modi più opportuni, dalla primissima età e da autorità riconosciute universalmente nell'ambito del gruppo sociale. Le regole sono stabili e non soggette a mutamenti arbitrari da parte dei potenti di turno: quindi non sono strumenti manipolatori di cui il potere si dota per esercitare coercizione nei confronti dei sottoposti ma precisi contenitori dell'agire sociale cui tutti devono conformarsi. Queste regole, ove si rendesse necessario interpretarle o decidere in quale forma e modo debbano essere applicate ad un caso concreto, sono amministrate da figure autoritarie agite da membri della comunità accettati da tutti, in un certo senso eletti, e non designati dall'alto.
    Tutti questi fattori favoriscono la certezza del sistema legale, l'assenza di autoritarismo ed una forma elementare di democrazia di fatto. Il che è ESATTAMENTE quello che manca nelle nostre società occidentali ove regna una democrazia solo formale.

    Forse questa storia non è più reale della fiaba di Cappuccetto Rosso ma è indubbiamente altrettanto rappresentativa e consolatoria. In sintesi:affascinante.

    E adesso passimo ad esaminare il libro in quanto tale.

    Il linguaggio adottato è molto semplice, il che è naturale dato che l'autore ha scritto direttamente in italiano, lingua che ha appreso senza un impegno accademico, ma anche scontando l'intervento di un revisore del tresto, escludendo tuttavia quello di un ghost writer, si deve ammettere che risulta molto efficace e leggibile. A tratti sfiora l'ironia, solitamente è oggettivo e circostanziato, nei passaggi più drammatici duro e crudo; spesso, se non sempre, mi è sembrato un narratore attento ma anche, stranamente, distaccato.
    Narra della sua giovinezza non con continuità ma si sofferma su alcuni episodi salienti e nel far ciò trova spunto per descrivere usi e costumi, leggi e regole, storie e "leggende" della sua gente e di quelle che la circondano, perfetti esuli in terra straniera caparbiamente legati alle proprie tradizioni.

    Queste descrizioni sono occasioni per evidenziare un aspetto che, assai evidentemente, è per lui cruciale: l'effetto della presenza e dell'assenza di regole nel determinare la qualità di vita del gruppo, la fragilità e lo sfaldarsi di tali regole nel corso del tempo e le conseguenze che ne derivano, l'antagonismo tra vecchie e nuove generazioni.

    Tra i vari episodi, racconti quasi autonomi l'un l'altro se non fosse per i personaggi e la scena che rimangono gli stessi, mi ha preso in modo particolare "Il giorno del mio compleanno", moderna e criminale anabasi che richiama come plot i Diecimila di Senofonte e come colore "The Warriors" di Walter Hill.

    In definitiva, un libro interessante che racconta molto più di quanto non appaia ad una lettura superficiale, molto più profondo della semplice narrazione della vicenda in sé.

    ha scritto il 

  • 4

    A me non è dispiaciuto, ma va preso per quello che è, ossia un racconto della vita di un ragazzo nella comunità criminale siberiana, senza una trama vera e propria. Quanto poi alle polemiche sulla ver ...continua

    A me non è dispiaciuto, ma va preso per quello che è, ossia un racconto della vita di un ragazzo nella comunità criminale siberiana, senza una trama vera e propria. Quanto poi alle polemiche sulla veridicità dei fatti narrati...beh è un'altra storia...e personalmente non ho elementi per giudicare (a differenza di molti esperti che, a questo punto, suppongo non leggano mai romanzi di fantasia). Per quanto riguarda invece le critiche allo stile, immagino che i critici siano tutti in grado di scrivere un romanzo in russo. Buon per loro!

    ha scritto il 

  • 1

    Pessimo. Un improbabile elogio della mafia russa mostrata come una forma di resistenza al regime comunista. I veri racconti della Kolyma (di Šalamov) ne danno una descrizione ben diversa. Non sto nean ...continua

    Pessimo. Un improbabile elogio della mafia russa mostrata come una forma di resistenza al regime comunista. I veri racconti della Kolyma (di Šalamov) ne danno una descrizione ben diversa. Non sto neanche a parlare della tecnica letteraria. Poteva fare successo solo in un momento di vuoto come questo.

    ha scritto il 

  • 1

    Acquistato con aspettative esageratamente alte e completamente all'oscuro della polemica sull'autore. Ho avuto l'infelice idea di leggere quanto e come Lilin avesse inventato tutto spacciandolo per un ...continua

    Acquistato con aspettative esageratamente alte e completamente all'oscuro della polemica sull'autore. Ho avuto l'infelice idea di leggere quanto e come Lilin avesse inventato tutto spacciandolo per una storia vera o, comunque, per un affresco della mafia siberiana degli Urca. Insomma, è tutto inventato, con personaggi improbabili, dati storici inesatti e trama pressoché inesistente. Non solo quindi non si apprende nulla di vero ma è anche un libretto insulso, con dialoghi al limite del ridicolo e scene di violenza volutamente estremizzate, una scrittura lenta e faticosa, a tratti ripetitiva e per nulla accattivante.
    Fortemente sconsigliato.

    ha scritto il 

  • 2

    Questo brutto libro, scritto con lo stile di un ragazzino di 12 anni non particolarmente brillante, infarcito di inutili aneddoti e racconti superflui, che esalta la violenza, che descrive le regole i ...continua

    Questo brutto libro, scritto con lo stile di un ragazzino di 12 anni non particolarmente brillante, infarcito di inutili aneddoti e racconti superflui, che esalta la violenza, che descrive le regole insulse dell'educazione siberiana, visto che parla di assassini, manca di un'affermazione fondamentale: chi uccide ammazza anche se stesso.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per