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Effi Briest

Di

Editore: Feltrinelli

3.6
(590)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 263 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8807820749 | Isbn-13: 9788807820748 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
"L'uomo naturale," spiega Fontane, "vuole vivere, non vuole essere devoto, o casto, o morale, tutti tratti artificiali il cui valore, poiché manca l'autenticità e la naturalezza, è sempre dubbio. Tale elemento naturale mi affascina da molto tempo, è l'unica cosa cui attribuisco importanza, l'unica che mi attira, ed è forse questo il motivo per cui i miei personaggi femminili sono tutti un po' disturbati. Proprio per questo mi sono cari; mi innamoro non delle loro virtù ma della loro umanità, detto altrimenti, delle loro debolezze e dei loro peccati."
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  • 4

    Effi Briest è uno di quei romanzi che sono stati inclusi nella trilogia dell'adulterio, insieme ad Anna Karenina e Madame Bovary. Ci sono, tuttavia, delle differenze rispetto agli altri due libri.

    Qu ...continua

    Effi Briest è uno di quei romanzi che sono stati inclusi nella trilogia dell'adulterio, insieme ad Anna Karenina e Madame Bovary. Ci sono, tuttavia, delle differenze rispetto agli altri due libri.

    Quest'opera presenta una struttura narrativa amplificata che, in sole 300 pagine, percorre un tempo di circa quattordici anni (se non vado errato con i conti). Effi, la protagonista, a differenza delle altre due donne, è pervasa da una solitudine fanciullesca ed emarginante.

    Costretta dai suoi buoni sentimenti a sposare il barone von Innstetten, di 38 anni, a soli 16 anni, Effi si ritrova catapultata in un mondo di adulti fin troppo presto. E' un personaggio caratterizzato da due facce di una stessa medaglia, pertanto ambigua: l'ingenuità e la consapevolezza di essere una ragazzina ingenua, ma capace di saper porre rimedio a questa sua sfaccettatura caratteriale. Un'ingenuità molto spesso esternata dalla materialità e da una ingenua, appunto, superficialità.

    «[...] Prima di tutto l'amore, ma subito dopo l'eleganza e gli onori e poi le distrazioni, sì, le distrazioni, sempre qualcosa di nuovo, da far piangere o ridere. L'unica cosa a cui non posso resistere è la noia.»

    La crescita di Effi durante tutto il romanzo è solo relativa alla vita che condurrà dopo il matrimonio. E' un personaggio, ripeto, simbolicamente ingenuo, sempre teso a quel ritorno all'infanzia che pure pare stonare in un periodo storico in cui, socialmente, matrimoni del genere non era poi una novità. Di contro, il barone von Innstetten è una persona fredda e pragmatica, che si lascia andare poco. Questo suo carattere, non privo di amore e devozione per sua moglie, porterà ad una breve parentesi adultera per la donna. Il fortunato - o lo sfortunato - è l'ennesimo personaggio dalla morale ambigua e poco chiara, tendenzialmente "moderna": il maggiore Crampas. C'è un passaggio preciso in cui il maggiore, con la sua lucente bellezza, viene meglio riassunto:

    [...] Perché, quanto era [Crampas] senza coscienza nelle questioni amorose, altrettanto però sapeva essere un buon camerata. Tutto in superficie, naturalmente: aiutare un amico, e ingannarlo cinque minuti dopo eran cose che nel suo codice cavalleresco si conciliavano perfettamente. E faceva l'uno o l'altro con una tranquillità incredibile.

    Un flirt breve, ma intenso. Un flirt che Effi abbandona perché, per quanto coinvolta, devota al marito. Un marito che non vorrà sentire ragioni.

    Il romanzo ha tutto ciò che un buon romanzo realista ha la pretesa di vantare, seppur scritto in un periodo in cui il realismo aveva avuto il suo tempo di gloria ed era in trasformazione, sperimentazione. La differenza, tuttavia, con gli altri due romanzi (i paragoni, a mio parere, sono inevitabili) è che Fontane fa proprio un carattere tipico austeniano: quello del dialogo. Non sempre facendo leva sulla reticenza, certo, ma quanto meno su velate allusioni narrative, se non prolettiche, che rendono più fantasioso l'intreccio.

    A questa caratteristica si ha da unirsi anche un uso, non poco raffinato, di descrizioni filo-impressioniste. Che sia a Kessin, a Berlino, a Hohen-Cremmen, il romanzo spesso da spunti di piacere immaginativo, rendendolo anche meno "pesante" in alcuni punti.

    Ciò che il lettore dovrebbe notare di più, a mio parere, sono i continui rimandi ad una dimensione di fanciullezza e protezione. Una costante di tutto il romanzo, la quale va a creare insieme un contrasto caratteristico e un'originalità nella figura della protagonista, di cui ne rimane canonica e simbolica la famosa altalena.

    ha scritto il 

  • 5

    Meraviglioso

    Leggo su Wikipedia che Effi Briest farebbe parte, insieme ad Anna Karenina e Madame Bovary, di un'ideale trilogia ottocentesca sul tema del matrimonio e dell'adulterio.
    Risulta difficile fare una rifl ...continua

    Leggo su Wikipedia che Effi Briest farebbe parte, insieme ad Anna Karenina e Madame Bovary, di un'ideale trilogia ottocentesca sul tema del matrimonio e dell'adulterio.
    Risulta difficile fare una riflessione su questo romanzo senza fare dello spoiler: Effi non tradisce nel vero senso della parola suo marito. La sua è più una... fantasticheria, come la chiamerebbe Hugo. Quasi solo per noia, si lascia trasportare da una simpatia, e si scopre più felice quando le si presenta l'occasione di troncare questo rapporto e di ricominciare a vivere accanto a suo marito, per il quale sembra provare un miscuglio di stima e timore.
    Bersaglio di Fontane è sicuramente la società prussiana ottocentesca, ancora legata al passato e a un codice d'onore ormai obsoleto che però prende il sopravvento sui sentimento, sulla necessità della comprensione e del perdono.
    Il destino di Effi è assurdo, come non meno assurdo è quello di suo marito, il quale seguirà minuziosamente, essendo "molto buono, e nobile quanto può esserlo un uomo incapace di vero amore", il codice d'onore della società della quale fa parte, senza tuttavia mancare di interrogarsi sul proprio operato.
    Ho pianto per Effi, che ha lottato tutta la vita contro la propria natura, e per suo marito che è stato incapace di essere stesso, e di avvicinarsi alla giovane moglie come lei avrebbe desiderato: troppo spesso i muri dell'incomprensione sono alti. Forse sono una sognatrice, ma credo che Geert e Effi avrebbero potuto essere felici insieme. Anche se, come dice il padre di Effi alla moglie, "Das ist ein zu weites Feld".

    Come poche altre donne incontrate nel corso delle mie letture, Effi mi è entrata nel cuore.

    Proprio non mi spiego le recensioni negative, ma sicuramente dipende dalla diversa sensibilità di ciascuno!

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro per il gruppo di lettura Buffet Letterario di Santa Maria di Sala è stato per tutti una scoperta di un classico della letteratura tedesca non molto conosciuto ai più. Il libro pubblicato nel ...continua

    Il libro per il gruppo di lettura Buffet Letterario di Santa Maria di Sala è stato per tutti una scoperta di un classico della letteratura tedesca non molto conosciuto ai più. Il libro pubblicato nel 1894 è, secondo il gruppo, una denuncia alle convenzioni sociali dell'epoca, alle quali sottostanno quasi tutti i personaggi del romanzo. L'unico personaggio che sembra estraniarsi da questi schemi sociali è il farmacista Gieshubler amico di Effi. Con Anna Karenina e Madame Bovary questo romanzo forma una trilogia del matrimonio del XIX secolo

    ha scritto il 

  • 1

    La fiera della superficialità.

    Personaggi affascinanti, introspezione psicologica, passione, ironia, una trama avvincente... Questo, in breve, è tutto ciò di cui Effi Briest, presunto caposaldo della letteratura tedesca, è privo.
    M ...continua

    Personaggi affascinanti, introspezione psicologica, passione, ironia, una trama avvincente... Questo, in breve, è tutto ciò di cui Effi Briest, presunto caposaldo della letteratura tedesca, è privo.
    Ma veniamo innanzitutto alla trama:
    Effi Briest è una frivola ragazza di appena diciassette anni quando i genitori le propongono di sposare il facoltoso barone Geert von Innstetten, ex spasimante della madre, di vent'anni più vecchio di lei. Effi, lungi dal mostrarsi sgomenta o intimidita, accetta di buon grado la proposta, perché, come dirà lei stessa: "Tutti sono buoni, basta che siano nobili e abbiano una buona posizione e un bell'aspetto". E così, in un batter d'occhio, ecco che da spensierata fanciulla amante dei giochi all'aperto con le amiche, Effi si trova a vestire i panni della gran signora, alle prese con la realtà del matrimonio e con la vita di società. Ma a dispetto delle apparenze, Effi resterà sempre una ragazzina, una creatura troppo inconsapevole e immatura per affrontare la maternità e le responsabilità del mondo degli adulti, e quando la sua strada incrocerà quella del Maggiore Crampas, libertino privo di scrupoli, ella non tarderà a cadere preda della tentazione... Le conseguenze, naturalmente, saranno fatali.

    Considerato il capolavoro di Theodor Fontane (e il perché lo sia è al di là della mia capacità di comprensione!), ed abitualmente descritto come una sorta di Madame Bovary in stile prussiano, Effi Briest è stata, per quanto mi riguarda, una delle letture più deludenti di sempre: una vicenda fondamentalmente piatta, costruita intorno a personaggi altrettanto insignificanti, e narrata con freddezza da un autore che, malgrado le intenzioni, non riesce a far amare la sua protagonista.
    In realtà il libro, pur nella banalità della sua trama, avrebbe potuto risultare interessante se solo Fontane si fosse concentrato sulla psicologia dei protagonisti, sulle dinamiche alla base dei loro comportamenti, insomma sulla loro interiorità.
    Egli, invece, non fa niente di tutto ciò: affidandosi ad uno stile di scrittura del tutto asettico e distaccato (uno dei maggiori punti deboli del romanzo), Fontane lascia che la narrazione si dilunghi inutilmente, e senza un solo bagliore d'interesse, su elementi del tutto irrilevanti, mentre troppi aspetti fondamentali, ahimè, vengono lasciati interamente all'immaginazione.

    Se l'intento dello scrittore era, come credo, quello di criticare l'ipocrisia e il perbenismo di una società vuota e materialista, beh, temo che il suo obiettivo sia stato raggiunto solo in parte.
    La storia, infatti, così concepita, non suscita nel lettore solo lo sdegno nei confronti dell'aristocrazia prussiana, ma genera ben poca simpatia anche per quello che, in teoria, dovrebbe essere l'oggetto della nostra compassione, vale a dire la stessa Effi.
    Ella appare come una ragazza superficiale, vuota, priva di personalità; una donna immatura, spaventata dalle fantasie, ma ben poco preoccupata, o forse neanche del tutto conscia, dei molti aspetti della vita reale. Cosa passa per la testa di Effi? Quali sono i suoi sentimenti? Non lo sapremo mai, se non, in minima parte, negli attimi conclusivi del romanzo.
    E così risulta davvero complicato entrare in sintonia con lei, e fino allo scorcio finale della sua storia, è difficile anche provare un minimo di pena per la sua vicenda: Effi infatti non è una ragazzina data in pasto ai lupi da due genitori crudeli, bensì una giovinetta anch'essa materialista, amante del lusso e della bella vita, fin troppo disinvolta, almeno nel contegno esteriore, nel rapportarsi ad una situazione che, agli occhi di molti, risulterebbe quanto meno raccapricciante.
    Un altro aspetto che ha contribuito a non farmi amare il personaggio, è quel che Effi rimprovera a suo marito, e che, guarda caso, caratterizza anche lei: l'incapacità di amare veramente e in modo incondizionato. Non c'è un solo istante in tutto il libro in cui la protagonista mostri un sincero attaccamento per qualcuno (salvo forse il cane!): perfino il legame con la figlia, mai approfondito, ma presumibile dai pochi elementi che Fontane ci fornisce, viene meno nel momento in cui la donna, cacciata dalla propria casa, si accorge di come la bambina, nel rivederla dopo anni di lontananza, non mostri nei suoi confronti alcuno slancio affettivo.

    Il romanzo, insomma, è incolore, scontato, interamente retto su intreccio debolissimo dove anche le (pochissime) vicende potenzialmente interessanti si rivelano presto del tutto inutili, fini a sè stesse, e persino grottesche, vedasi il fantomatico cinese in soffitta che tanto terrorizza la protagonista (e la cui immaginaria presenza/assenza ci tiene compagnia per buona parte della narrazione).
    Ho trovato alquanto discutibile anche il modo in cui viene presentato quello che dovrebbe costituire uno degli aspetti centrali del romanzo: l'adulterio. Infatti Fontane, dopo averci deliziato con interminabili pagine dedicate alla vita politica della Prussia, soporiferi aneddoti sulle cameriere, e superflue descrizioni all'insegna della noia, dedica appena un paio di righe (che tra l'altro passano facilmente inosservate) al presunto tradimento. Un tradimento che, per inciso, farà probabilmente sorridere il lettore moderno (esso, infatti, si riduce a una serie di cavalcate nel bosco, a uno scambio epistolare clandestino, e a un bacio nel bel mezzo di una tormenta).

    Anche il ritratto negativo della buona società ottocentesca l'ho trovato parecchio insipido e banale.
    Mi vengono in mente, al confronto, autori quali Thackeray, James e la Wharton, che nel descrivere e attaccare vizi e debolezze del loro tempo, hanno saputo dar vita a delle opere interessanti, talvolta fortemente ironiche, e ancora oggi attuali... Ma nella loro denuncia della società vi era qualcosa in più: la capacità, al di là dell'intento critico, di raccontare una storia, di far conoscere dei personaggi, di suscitare impressioni vivide nel lettore, e di farlo riflettere.
    Fontane, per quanto mi riguarda, non riesce in niente di tutto ciò: racconta una storia piatta, introduce dei personaggi vacui e privi di spessore (e lo sono tutti!), ci parla, velatamente, di un matrimonio distrutto da una sorta di tradimento nato non dall'amore, dall'attrazione o dal bisogno di tenerezza, ma semplicemente dal tentativo (ed è un'ipotesi, in quanto l'accesso alla vita interiore dei personaggi ci è del tutto precluso) di spezzare, senza neanche troppa convinzione, la routine di un'unione nata su basi quantomeno discutibili, ma in cui la protagonista si è completamente intrappolata da sè.

    E, alla fine della fiera, cosa ci resta di Effi Briest? Amarezza, tanta: per l'occasione sprecata di uno scrittore; per una storia di grande miseria interiore; per un finale che, malgrado la sua drammaticità, non riesce a vincere quel sentimento d'indifferenza che la fa da padrone per tutta la durata della lettura.
    E ci resta, naturalmente, l'immagine di una ragazzina non cresciuta, che amava giocare sull'altalena, che aveva delle ambizioni, e che, tristemente, ha gettato inutilmente al vento la sua esistenza senza aver mai conosciuto il vero significato dell'amore.

    ha scritto il 

  • 1

    Noioso, asettico, impersonale: con uno stile privo di ogni slancio poetico, l'autore si limita semplicemente ad annotare fatti essenziali ed insignificanti ai fini della trama, senza modulazione di ri ...continua

    Noioso, asettico, impersonale: con uno stile privo di ogni slancio poetico, l'autore si limita semplicemente ad annotare fatti essenziali ed insignificanti ai fini della trama, senza modulazione di ritmo e lasciando molto spazio al non detto. Il mondo interiore dei personaggi, ammesso che ne abbiano uno, è quasi del tutto precluso a chi legge e si fa presto a dimenticarsi di loro.

    ha scritto il 

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