Eichmann en Jerusalén

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Publisher: DeBolsillo

4.3
(1984)

Language: Español | Number of Pages: 440 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi simplified , German , Italian , Portuguese , Hungarian , Czech , Polish , Croatian

Isbn-10: 8483460661 | Isbn-13: 9788483460665 | Publish date:  | Edition 4

Translator: Carlos Ribalta

Also available as: Others

Category: History , Philosophy , Political

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Book Description
A partir del juicio que en 1961 se llevó a cabo contra Adolf Eichmann teniente coronel de las SS y uno de los mayores criminales de la historia, Hannah Arendt estudia en este ensayo las causas que propiciaron el Holocausto, el papel equívoco que jugaron en tal genocidio los consejos judíos, así como la naturaleza y la función de la justicia. La mirada lúcida y penetrante de Arendt desentraña la personalidad del acusado, analiza su contexto social y político y su rigor intachable a la hora de organizar la deportación y el exterminio de las comunidades judías, así como la colaboración o la resistencia en la aplicación de la Solución Final por parte de algunas naciones ocupadas. Treinta años después de su publicación Eichmann en Jerusalén sigue siendo uno de los mejores estudios sobre el Holocausto, un ensayo de lectura inaplazable para entender lo que sin duda fue la gran tragedia del siglo XX.
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  • 3

    Ingredienti: un processo dall’esito scontato ad un gerarca nazista, un uomo qualunque finito per caso nell'impero del male, l’obbedienza agli ordini come virtù criminale, le tre tragiche tappe della q ...continue

    Ingredienti: un processo dall’esito scontato ad un gerarca nazista, un uomo qualunque finito per caso nell'impero del male, l’obbedienza agli ordini come virtù criminale, le tre tragiche tappe della questione ebraica (espulsione, concentramento, sterminio).
    Consigliato: a chi vuol vedere più nitido e sfumato insieme il confine tra vittime e carnefici, a chi vuol conoscere tanti episodi secondari nascosti tra le pagine più brutte della storia umana.

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  • 5

    Per non dimenticare: il mio tributo annuale alla Shoah.
    Libro derivato dai resoconti della scrittrice al processo in Gerusalemme a Adolf Eichmann rapito in Argentina e portato al processo per crimini ...continue

    Per non dimenticare: il mio tributo annuale alla Shoah.
    Libro derivato dai resoconti della scrittrice al processo in Gerusalemme a Adolf Eichmann rapito in Argentina e portato al processo per crimini all'umanità; giustiziato il 31 maggio 1962.
    Il libro di Hannah Arendet tocca argomenti che oltre: alla deportazione, lo stato di apolide, la soluzione finale, i consigli degli Anziani ebrei, le diverse risposte allo sterminio degli Stati dalla Danimarca alla Polonia che già fanno inorridire; tocca dicevo argomenti filosofici egiuridici che mai con le mie poche conoscenze pensavo di poter affrontare,
    Questo grazie alla accessibile scrittura di Hannah.
    La figura di Eichmann risulta secondaria, un burocrate molto efficiente questo si ma lui è solo il pretesto per farci conoscere questa grande sciagurata pagina di storia.
    La sua esecuzione irrilevante.......

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  • 3

    Non è il libro che credevo fosse.
    E' un resoconto lungo e dettagliato della ragnatela amministrativa del Reich, e una sequela di nomi e fatti - piu' intricati del dovuto - degli anni bui del nazismo.
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    Non è il libro che credevo fosse.
    E' un resoconto lungo e dettagliato della ragnatela amministrativa del Reich, e una sequela di nomi e fatti - piu' intricati del dovuto - degli anni bui del nazismo.
    Per i miei interessi sarebbero bastati gli ultimi due capitoli, epilogo ed appendice.
    Ma era una lettura che andava fatta, e si legge di come la connivenza di un popolo tutto abbia permesso un regime cosi' ignobile che neppure nella penna di uno scrittore fantasy avrebbe potuto trovare dimora.

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  • 5

    Un libro duro, doloroso nel quale l’autrice descrive il processo, avvenuto a Gerusalemme nel 1960, ad Eichmann, il criminale nazista che aveva avuto un ruolo fondamentale nella deportazione degli ebr ...continue

    Un libro duro, doloroso nel quale l’autrice descrive il processo, avvenuto a Gerusalemme nel 1960, ad Eichmann, il criminale nazista che aveva avuto un ruolo fondamentale nella deportazione degli ebrei durante il periodo del regime nazista. Responsabilità dunque da chiarire, in questo caso quelle dell’accusato, un uomo “ che aveva sempre fatto il suo dovere e obbedito agli ordini che gli venivano dati “ e ne era orgoglioso, faceva bene il suo lavoro, sperava sempre in una promozione, voleva fare carriera e nel frattempo aumentava il numero di treni che portavano gli ebrei verso i campi di sterminio. Era quindi una rotella quest’uomo, faceva parte di un meccanismo, attento che tutto procedesse “normalmente”, attento ai numeri senza pensare alla tragicità di quelle operazioni. Già, non un mostro, un uomo normale incapace di pensare, incapace di giudicare, un uomo banale assieme a tanti altri come lui, ma proprio per questo il male che ne è scaturito è ancora più angosciante, più inquietante. L’autrice fa anche delle profonde riflessioni sulla conduzione del processo, l’accusato era colpevole non solo contro gli ebrei ma contro l’umanità intera, quindi perché non farlo giudicare da un tribunale internazionale? In queste pagine il lettore trova un’analisi accurata della personalità di Eichmann, del processo, della “questione ebraica”, tanti argomenti sui quali riflettere che rendono la lettura interessante e necessaria per ricordare, per non dimenticare.

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  • 5

    IL MALE CON LA GIACCA BUONA DELLA DOMENICA

    Questo non è un libro, ma un pezzo di vita, una scheggia di storia intrappolata tra le pagine. Hanna Harendt segue il processo ad Eichmann, unico criminale nazista processato a Gerusalemme dopo essere ...continue

    Questo non è un libro, ma un pezzo di vita, una scheggia di storia intrappolata tra le pagine. Hanna Harendt segue il processo ad Eichmann, unico criminale nazista processato a Gerusalemme dopo essere stato prelevato in Argentina dal Mossad. La Harendt segue il processo/evento da giornalista e il piglio cronachistico non manca, ma è tutta la parte di approfondimento storico e speculativo che fa la differenza. La Harendt trova la spiegazione di tutto, o almeno ci prova, sappiamo bene quanto questo libro le sia costato in termini di simpatia negli ambienti ebraici americani e anche in termini accademici, nella banalità del male. Il male non con la M maiuscola, quella è l'eccezione del male, come dire, quello è il male che si incarna nelle grandi bestie, nei Satana della storia, ma poi c'è il male banale, quello fatto così, alla buona, quello di sponda, messo in atto dagli eserciti di segretari e fedeli esecutori che agiscono senza osservare neanche una manciata di secondi di riflessione sulle finalità dei loro gesti. E' così, c'è il male di Hitler, ma c'è anche il male di Eichmann burocrate anonimo, ma la tempo stesso fondamentale, responsabile dei treni che giungevano ai campi di sterminio. C'è il male dell'assassino, dello stupratore, del seviziatore, ma c'è il male di chi gira la testa dall'altra parte, di chi si sente responsabile del solo proprio segmento di azione e mai di quello che lo precede o lo segue. Ecco, c'è un male vestito con la giacca buona della domenica, con gli occhiali sempre puliti e i fogli sempre in ordine sulla scrivania. Proprio come Eichmann.

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  • 4

    Il caso Eichman tra storia e dibattito filosofico

    La ricostruzione del processo è condotta sui documenti originali. Sulla vasta bibliografia già disponibile all 'inizio degli anni '60 è invece fondata l'ampia parte dedicata a che cosa fu o come fu re ...continue

    La ricostruzione del processo è condotta sui documenti originali. Sulla vasta bibliografia già disponibile all 'inizio degli anni '60 è invece fondata l'ampia parte dedicata a che cosa fu o come fu reso possibile quello che allora chiamavamo olocausto e poi shoah, ovvero il genocidio de popolo ebreo in Europa.
    Sono le pagine dove brilla il talento giornalistico, l'analisi politica e il rigore storiografico di Arendt.
    Che non fa sconti a nessuno, nemmeno alla sua parte.
    Ciò nondimeno Arendt difende il processo che a 50 anni e più di distanza appare giuridicamente indifendibile.
    In fondo questa sarà poi la storia di Israele: nessuno o quasi, almeno in Occidente - ha mai negato il suo diritto di difendersi e contrattaccare, spesso vendicandosi contro i nemici e addirittura sparando nel mucchio, altra cosa è voler aver sempre ragione, evocando a sproposito il concetto di giustizia.
    Il processo Eichmann fu una grande operazione mediatica, ma ebbe molto poco a che fare con la giustizia.

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