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Eichmann en Jerusalén

By Hannah Arendt

(32)

| Paperback | 9788483460665

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Book Description

A partir del juicio que en 1961 se llevó a cabo contra Adolf Eichmann teniente coronel de las SS y uno de los mayores criminales de la historia, Hannah Arendt estudia en este ensayo las causas que propiciaron el Holocausto, el papel equívoco que juga Continue

A partir del juicio que en 1961 se llevó a cabo contra Adolf Eichmann teniente coronel de las SS y uno de los mayores criminales de la historia, Hannah Arendt estudia en este ensayo las causas que propiciaron el Holocausto, el papel equívoco que jugaron en tal genocidio los consejos judíos, así como la naturaleza y la función de la justicia. La mirada lúcida y penetrante de Arendt desentraña la personalidad del acusado, analiza su contexto social y político y su rigor intachable a la hora de organizar la deportación y el exterminio de las comunidades judías, así como la colaboración o la resistencia en la aplicación de la Solución Final por parte de algunas naciones ocupadas. Treinta años después de su publicación Eichmann en Jerusalén sigue siendo uno de los mejores estudios sobre el Holocausto, un ensayo de lectura inaplazable para entender lo que sin duda fue la gran tragedia del siglo XX.

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    L'approccio della scrittrice - filosofa tedesca di origine ebraica – è incredibilmente lucido, coraggioso, scevro da ogni tipo di condizionamento politico, ideologico e religioso. È proprio il tipo di approccio che amo quando leggo un libro, seguo u ...(continue)

    L'approccio della scrittrice - filosofa tedesca di origine ebraica – è incredibilmente lucido, coraggioso, scevro da ogni tipo di condizionamento politico, ideologico e religioso. È proprio il tipo di approccio che amo quando leggo un libro, seguo un dibattito, mi confronto con qualcuno... e cioè quello che alla fine mi porta non a confermare ciò che già credevo di sapere, ma al contrario a “deviare” dalle solite strade, a percorrerne di nuove... in poche parole: a guardare le cose da un altro punto di vista.
    Anche solo per questa ragione, quest'opera merita il massimo della considerazione e rientra pienamente nella lista dei “must”.

    Hannah Arendt non si pone nessun problema nel sottolineare, fin dalle primissime pagine, tutte le contraddizioni con cui si apre il processo Eichmann (per chi non lo sapesse, l’opera è il “resoconto ragionato” del processo svoltosi a Gerusalemme contro Adolf Eichmann, funzionario SS esperto in “questioni ebraiche” e “deportazioni”, e perciò considerato uno dei massimi responsabili della soluzione finale nella Seconda Guerra mondiale), a partire dall’impostazione “sbagliata” del processo stesso, quasi lo scopo non fosse quello di giudicare le azioni di un singolo uomo, bensì le sofferenze di un intero popolo.
    La giustizia vuole che l’imputato sia processato, difeso e giudicato, e che tutte le altre questioni, anche se più importanti (“come è potuto accadere?” “perché è accaduto?” “perché gli ebrei?” “perché i tedeschi?” “qual è stato il ruolo delle altre nazioni?”...) siano lasciate da parte”.

    Ponendosi domande “scomode”, e non avendo paura di rispondere in modo altrettanto “scomodo”, la Arendt riesce a fare un po' di luce su questioni che altrimenti riterremmo troppo assurde, orrende, illogiche per poter essere anche solo discusse, figuriamoci “giudicate”... E invece il merito eccezionale di questa donna e di questo libro sta proprio nell’essere riuscita a deporre il Male del nazismo dal suo orrendo piedistallo, di avergli strappato quella macabra aurea che lo rendeva, e tuttora lo rende inavvicinabile, impronunciabile, persino inconcepibile, per mostrarcelo invece in tutta la sua terrificante banalità.

    È la banalità di uomo che in realtà ha commesso molto “meno” di quanto non gli si voglia attribuire durante il processo, un uomo le cui responsabilità furono non dico minime, ma inserite in quei complessi ingranaggi della burocrazia nazista per cui l'intera macchina alla fine sembra quasi muoversi da sé, in perfetta efficienza. Eichmann non è un “bruto”, meno che mai un “folle”... pur riconoscendo tante accuse, fino alla fine si rifiuterà persino di essere chiamato “assassino”. Egli non è niente di più di un funzionario di un sistema di morte contro cui quasi nessuno si sogna di ribellarsi, perché – come scrive la Arendt con gran lucidità – “il male, nel Terzo Reich, aveva perduto la proprietà che permette ai più di riconoscerlo per quello che è – la proprietà della tentazione. Molti tedeschi e molti nazisti, probabilmente la stragrande maggioranza, dovettero essere tentati di non uccidere, non rubare, non mandare a morire i loro vicini di casa; e dovettero essere tentati di non trarre vantaggi da questi crimini e diventarne complici. Ma Dio sa quanto bene avessero imparato a resistere a queste tentazioni.”

    È evidente che quanto più si limita il “potere” e quindi la responsabilità di quest'uomo, tanto più drammatico è il quadro che si delinea al suo posto (e credo che l'intento principale della scrittrice sia proprio questo). Allo stesso tempo, però, Eichmann non è il semplice esecutore di un volere altrui, come cerca a volte di farsi passare durante il processo... Non è un soldato il cui dovere è la cieca obbedienza verso i propri superiori. Vero è che la parola, anzi, la volontà di Hitler aveva valore non solo di legge ma di “legge dello Stato” (e, in quanto tale, non perseguibile perché “completamente al di fuori del campo giuridico”), ma quel che è davvero grave è che Eichmann (e con lui qualsiasi “buon nazista”) prende su di sé la coscienza stessa del Fuhrer, facendo proprio l’imperativo categorico del Terzo Reich: “agisci in una maniera che il Fuhrer, se conoscesse le tue azioni, approverebbe.
    Tutto questo a noi oggi sembra mostruoso, e lo è, ma ci spiega come mai, per tutta la sua vita, quest’uomo ha agito adempiendo al suo “dovere” con uno “zelo” altrimenti ingiustificato e come mai, nel farlo, non sia mai entrato in crisi.
    Egli non aveva bisogno di chiudere gli orecchi per non ascoltare la voce della coscienza: non perchè non avesse una coscienza, ma perchè la sua coscienza gli parlava con una voce rispettabile, la voce rispettabile della società che lo circondava.”
    Cosa c’è di più mostruoso di questo Male “rispettabile”, perpetrato non in modo disumano, ma “secondo coscienza”?

    Un testo intelligente, preciso, a dispetto del titolo mai “banale”... un’esposizione chiara che calamita l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina e che ci mostra aspetti fondamentali, benché forse poco risaputi, di questa tragedia (uno fra tutti: il collaborazionismo da parte delle alte sfere ebraiche).
    Un libro fondamentale per chiunque voglia andare al di là di ciò che “tutti sanno” (o credono di sapere).

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    newlife said on Jul 16, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful


    Allora. Non parlerò della competenza del tribunale ebraico nel giudicare Eichmann, non parlerò della violazione del diritto internazionale con il rapimento a Buenos Aires dello stesso Eichmann e non parlerò di altri aspetti ampiamente illustrati e s ...(continue)


    Allora. Non parlerò della competenza del tribunale ebraico nel giudicare Eichmann, non parlerò della violazione del diritto internazionale con il rapimento a Buenos Aires dello stesso Eichmann e non parlerò di altri aspetti ampiamente illustrati e sviscerati nel libro, perché altre persone l’hanno fatto molto meglio di me.
    Ma voglio fare una semplice constatazione.
    Eichmann, l’imputato del processo, “non era uno stupido, era semplicemente senza idee”. A lui facevano compagnia Himmler il mistico, Goring il cocainomane, von Ribbentrop l’idiota e un numero elevato di macellai intellettualmente deviati. Senza contare che Heydrich era un mezzo ebreo, fattore che, alla luce dei fatti, suona incredibile. E tutti questi erano gestiti, comandati ed esaltati da un pazzo sanguinario di nome Adolf Hitler. Pochi erano quelli che, ovviamente “ignorando” i delitti da loro commessi, erano persone “normali”. E pensare che il più spaventoso crimine del XX secolo è stato eseguito da un gruppo così mentalmente labile e sconclusionato, fa rabbrividire.
    Tutto qui.

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    The Grand Wazoo said on Jul 8, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Giornalismo, storia, filosofia e psicologia in un unico saggio.

    Letto all'inizio a rilento, poi con un po' più di ritmo. Questo saggio sul processo di Gerusalemme a Eichmann mi è piaciuto veramente tanto. Non solo perché resoconta puntualmente quello che è stato il processo e fa un quadro sintetico ma esauriente ...(continue)

    Letto all'inizio a rilento, poi con un po' più di ritmo. Questo saggio sul processo di Gerusalemme a Eichmann mi è piaciuto veramente tanto. Non solo perché resoconta puntualmente quello che è stato il processo e fa un quadro sintetico ma esauriente del periodo nazista, ma per la profonda riflessione che l'autrice ricama dietro questi tremendi eventi, scevra da buonismi o banalità. Ho amato, tra gli altri, i capitoli che trattano delle diverse nazioni europee e delle loro reazioni al nazismo, cose che totalmente ignoravo e che ho appreso ora con sdegno, ora con ammirazione (come nel caso della Danimarca). Tutto questo permette all'opera di essere un miscuglio di giornalismo, storia, filosofia e psicologia che solo Hannah Arendt poteva scrivere.

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    Lorenzo D'Arcaria said on Jul 2, 2014 | Add your feedback

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    (Eichmann) Non era uno stupido, era semplicemente senza idee... e tale mancanza di idee ne faceva un individuo predisposto a divenire uno dei più grandi criminali di quel periodo.

    E se è vero che «la giustizia non solo va fatta, ma si deve anche vedere,» tutti avrebbero visto che il processo di Gerusalemme era giusto se i giudici avessero avuto il coraggio di rivolgersi all'imputato più o meno come segue:

    «Tu hai ammesso c ...(continue)

    E se è vero che «la giustizia non solo va fatta, ma si deve anche vedere,» tutti avrebbero visto che il processo di Gerusalemme era giusto se i giudici avessero avuto il coraggio di rivolgersi all'imputato più o meno come segue:

    «Tu hai ammesso che il crimine commesso contro il popolo ebraico nell'ultima guerra è stato il più grande crimine della storia, ed hai ammesso di avervi partecipato. Ma tu hai detto di non aver mai agito per bassi motivi, di non aver mai avuto tendenze omicide, di non aver mai odiato gli ebrei, e tuttavia hai sostenuto che non potevi agire altrimenti e che non ti senti colpevole. A nostro avviso è difficile, anche se non del tutto impossibile, credere alle tue parole; in questo campo di motivi e di coscienza vi sono contro di te alcuni elementi, anche se non molti, che possono essere provati al di là di ogni ragionevole dubbio. Tu hai anche detto che la parte da te avuta nella soluzione finale fu casuale e che, più o meno, chiunque altro avrebbe potuto prendere il tuo posto: sicché quasi tutti i tedeschi sarebbero ugualmente colpevoli, potenzialmente. Ma il senso del tuo discorso era che dove tutti o quasi tutti sono colpevoli, nessuno lo è. Questa è in verità un'idea molto comune, ma noi non siamo disposti ad accettarla. E se tu non comprendi le nostre obiezioni, vorremmo ricordarti la storia di Sodoma e di Gomorra, di cui parla la Bibbia: due città vicine che furono distrutte da una pioggia di fuoco perché tutti gli abitanti erano ugualmente colpevoli. Tutto questo, sia detto per inciso, non ha nulla a che vedere con la nuova idea della 'colpa collettiva,' secondo la quale gli individui sono o si sentono colpevoli di cose fatte in loro nome ma non da loro, cose a cui non hanno partecipato e da cui non hanno tratto alcun profitto. In altre parole, colpa e innocenza dinanzi alla legge sono due entità oggettive, e quand'anche ottanta milioni di tedeschi avessero fatto come te, non per questo tu potresti essere scusato.
    «Fortunatamente non è così. Tu stesso hai affermato che solo in potenza i cittadini di uno Stato che aveva eretto i crimini più inauditi a sua principale finalità politica erano tutti ugualmente colpevoli; non in realtà. E quali che tutti ugualmente colpevoli; non in realtà. E quali che siano stati gli accidenti esterni o interiori che ti spinsero a divenire un criminale, c'è un abisso tra ciò che tu hai fatto realmente e ciò che gli altri potevano fare, tra l'attuale e il potenziale. Noi qui ci occupiamo soltanto di ciò che tu hai fatto, e non dell'eventuale non-criminalità della tua vita interiore e dei tuoi motivi, o della potenziale criminalità di coloro che ti circondavano. Tu ci hai narrato la tua storia presentandocela come la storia di un uomo sfortunato, e noi, conoscendo le circostanze, siamo disposti fino a un certo punto ad ammettere che in circostanze più favorevoli ben difficilmente tu saresti comparso dinanzi a noi o dinanzi a qualsiasi altro tribunale. Ma anche supponendo che soltanto la sfortuna ti abbia trasformato in un volontario strumento dello sterminio, resta sempre il fatto che tu hai eseguito e perciò attivamente appoggiato una politica di sterminio. La politica non è un asilo: in politica obbedire e appoggiare sono la stessa cosa. E come tu hai appoggiato e messo in pratica una politica il cui senso era di non coabitare su questo pianeta con il popolo ebraico e con varie altre razze (quasi che tu e i tuoi superiori aveste il diritto di stabilire chi deve e chi non deve abitare la terra), noi riteniamo che nessuno, cioè nessun essere umano desideri coabitare con te. Per questo, e solo per questo, tu devi essere impiccato.»

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    Fede* said on Jun 10, 2014 | Add your feedback

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    Un libro di cronaca e di storia ben documentato ricco di dettagli che non conoscevamo sul nazismo, l'olocausto, la persecuzione ebraica in tutta Europa. Il caso Eichmann seguito senza pregiudizio e forse per questo il libro ha causato tante polemiche ...(continue)

    Un libro di cronaca e di storia ben documentato ricco di dettagli che non conoscevamo sul nazismo, l'olocausto, la persecuzione ebraica in tutta Europa. Il caso Eichmann seguito senza pregiudizio e forse per questo il libro ha causato tante polemiche. Ho cercato alcune delle fonti da lei utilizzate (sono tantissime), tutte attendibili, precisissime anche se difficilmente recuperabili almeno in Italia. Indagini di questo tipo sono preziosissime.

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    Mapi said on May 26, 2014 | Add your feedback

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    Un libro intenso e impegnativo che mi ha portato a conoscenza di fatti particolari realtivi alla "questione ebraica" di cui ignoravo l'esistenza.

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    venicelalla said on May 25, 2014 | Add your feedback

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