Eiserne Zeit.

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Verleger: Fischer (Tb.), Frankfurt

3.9
(178)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 239 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Spanish , Italian , Catalan , Polish

Isbn-10: 3596155053 | Isbn-13: 9783596155057 | Publish date:  | Edition 2., Aufl.

Category: Fiction & Literature

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Buchbeschreibung
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  • 5

    Il cancro che sta uccidendo l'anziana protagonista ha diversi nomi.
    Si chiama sensibilità, intesa come la capacità d'intendere o di avvertire una determinata realtà, che in questo caso è brutale, indi ...weiter

    Il cancro che sta uccidendo l'anziana protagonista ha diversi nomi.
    Si chiama sensibilità, intesa come la capacità d'intendere o di avvertire una determinata realtà, che in questo caso è brutale, indifferente, violenta. Un età di ferro appunto, tristemente guerriera, che la protagonista non riesce ad accettare.
    Ma si chiama anche senso di colpa, perchè pur avendo le capacità necessarie per vedere questa realtà la protagonista chiude gli occhi, sceglie di non agire, assumendosi in parte la responsabilità di quanto sta accadendo.
    Si chiama anche voglia di giustizia, ma è troppo tardi.
    Si chiama anche solitudine, e paura, non per niente il romanzo è una lettera scritta alla figlia emigrata in USA, non per niente decide di accogliere ed aiutare un barbone.

    Non traspare speranza, non è tempo per anime che non siano dure, ciniche: di ferro.

    gesagt am 

  • 5

    E' un romanzo sotto forma di lettera indirizzata alla figlia, emigrata negli USA e quindi persa per sempre, da una anziana e colta signora, affetta da un cancro terminale, nella povertà del Sudafrica ...weiter

    E' un romanzo sotto forma di lettera indirizzata alla figlia, emigrata negli USA e quindi persa per sempre, da una anziana e colta signora, affetta da un cancro terminale, nella povertà del Sudafrica oppresso dall'apartheid.
    Una riflessione sulla solitudine, sulla responsabilità di aver contribuito a creare, seppur passivamente, una società violenta e ingiusta, sul tempo che usura corpi e cose, e sul destino dello spirito. Una prosa magnifica che offre una lettura profonda, drammatica, inquietante, piena di rabbia, di disperazione, ma anche con un gran fondo di speranza.
    È facile amare un bambino, ma com’è difficile amare quello in cui il bambino si trasforma. Un tempo, con i pugni stretti sulle orecchie e gli occhi serrati nell’estasi, anche lui fluttuava nel ventre di una donna, suggeva il suo sangue, la pelle contro la sua. Anche lui è passato attraverso quel cancello di ossa al bagliore di fuori, anche a lui è stato concesso di conoscere l’amore materno, amor matris. Poi, nel corso del tempo, ne è stato escluso, costretto a camminare da solo, ha cominciato a inaridirsi, a curvarsi, a indebolirsi.

    gesagt am 

  • 5

    “Dunque senza dolore niente scrittura: una nuova terribile regola.”

    ”Lo stesso giorno in cui il dottor Syfret mi ha comunicato la notizia. Una brutta notizia...”
    Lo stesso giorno Mrs Curren – un'insegnante in pensione- comincia a scrivere alla figlia emigrata negli St ...weiter

    ”Lo stesso giorno in cui il dottor Syfret mi ha comunicato la notizia. Una brutta notizia...”
    Lo stesso giorno Mrs Curren – un'insegnante in pensione- comincia a scrivere alla figlia emigrata negli Stati Uniti.
    Lo stesso giorno in cui scopre che nel vialetto di fianco al garage un vagabondo ha allestito la sua dimora di cartoni e teli di plastica.
    Lo stesso giorno in cui inizia ad accorgersi che tutto si sta sgretolando.

    “è l’ora del fuoco, è ora di farla finita; è ora che nasca ciò che dalla cenere può nascere.”
    Con un movimento speculare si assiste all'avanzare di un male che divora dentro il corpo come fosse una gestazione maligna. Allo stesso modo procede a macchia d'olio quel processo distruttivo che si nutre di odio, ovvero, l'elemento fondante della nazione sud- africana.
    Mrs Curren diventa testimone dell'avanzare di quelle nuove generazioni cariche di rabbia che s'immolano a riscattare orgogli feriti.

    ”Questa storia non è privata, signora Curren. Lo sa bene. Non c’è piú niente di privato.”
    Coetzee ritorna al tema fondamentale della Storia che entra nelle singole esistenze scardinando con prepotenza ogni tentativo di non essere testimoni: si è costretti a guardare e a vivere nel disagio di essere complici indiretti di antiche colpe.
    E la vergogna è il cardine:
    ”Ecco il ruolo della vergogna: era un punto di riferimento, qualcosa che restava sempre al suo posto, qualcosa verso cui poter tornare, come un cieco, qualcosa da toccare, che ti indicasse il punto in cui ti trovavi. Per il resto ho mantenuto una discreta distanza dal mio senso di vergogna. Non ho esagerato. La vergogna non è mai diventata un piacere indecente; non ha mai smesso di mordermi. Non ne ero orgogliosa, me ne vergognavo. La mia vergogna, solo mia. Cenere nella mia bocca giorno dopo giorno dopo giorno, che non ha mai smesso di avere il sapore della cenere.

    ***********************

    Ogni volta che finisco di leggere un libro di Coetzee mi riprometto di prendere le distanze da questo autore. Distanze, sì. Intervalli temporali che mi consentano di riprendere il mio naturale ritmo di respiro perchè non c'è dubbio che ciò che ha scritto e come lo ha scritto mi toglie letteralmente il fiato. Non è un eufemismo: ci sono passaggi di lettura che mi bloccano il respiro.
    Ma c'è di più...
    ” Il complimento più straordinario che si possa fare a uno scrittore è: «Ho letto un libro che avrei voluto scrivere io». Oppure: «Ha detto quello che io pensavo da sempre». Oh sí, questa è decisamente la cosa più bella che si possa dire a uno scrittore. (…) Vuol dire che quello scrittore ha reso universale un’esperienza personale.” [“Manuale di lettura creativa” di Marcello Fois]

    Ecco questo mi succede con Coetzee: mi toglie il fiato perchè dice esattamente quello che penso e nel modo in cui mi sarebbe piaciuto dirlo.
    C'è una straordinaria sinergia tra un contenuto già di per sé “forte” ed una carica semantica che ha dell'esplosivo.

    gesagt am 

  • 4

    Le storie di Coetzee espresse in sintesi avrebbero l'interesse di una fila di martedì mattina all'ufficio del catasto, se non ci fosse Coetzee. Per esempio Età di ferro: storia di una donna sessantenn ...weiter

    Le storie di Coetzee espresse in sintesi avrebbero l'interesse di una fila di martedì mattina all'ufficio del catasto, se non ci fosse Coetzee. Per esempio Età di ferro: storia di una donna sessantenne che vive sola in una cittadina del Sudafrica, siamo negli anni '80 e c'è rappresaglia ovunque. Lei è malata e si imbatte in un tale che sta peggio di lei, un taciturno con un cane, senza arte, né parte. Decide di ospitarlo a casa per il semplice fatto che non ha neppure la forza di cacciarlo. Una lettrice scrive, infastidita, ma come è possibile che Coetzee si appassioni sempre a raccontare vite di uomini così amorfi, così inutili?
    Bella domanda. Secondo me Coetzee è uno dei pochissimi che se ne frega di apparire vulnerabile o anti vulnerabile o glamour o trasgressivo o contestatore o attivista, ma badate bene, lui non gioca a mettere a nudo le cose come fa tanta narrativa odierna (fra l'altro il modo di dire 'mettersi a nudo' non significa un bel niente). Coetzee potrebbe essere benissimo uno dei suoi personaggi, il lettore lo sente, questo è ciò che conta in Coetzee.

    La protagonista è un'insegnante di latino in pensione che afferma:: "Può sembrare che io comprenda ciò che dico, ma, credimi, non è così". Può essere Coetzee, a dirlo.
    Il reietto col cane, un uomo rudimentale, che viene rimproverato da lei, può essere benissimo Coetzee. Questo passaggio è molto bello.
    - Che ne sarà di lei quando non ci sarò più?
    - Andrò avanti.
    - Ne sono certa; ma chi ci sarà a farle compagnia?
    Ha sorriso esitante. - Ho bisogno di compagnia nella mia vita?
    Non una replica. Una domanda vera e propria. Non lo sa. Lo sta chiedendo a me, quest'uomo così rudimentale.
    Non sa come si ama. Come non lo sa un bambino. Non sa quali chiusure lampo e bottoni e ganci aspettarsi. Non sa cosa va dove. Non sa come fare ciò che deve fare.

    Si deve amare ciò che è più vicino, si deve amare ciò che è a portata di mano, come fanno i cani.

    gesagt am 

  • 0

    “L’età del ferro. Dopodiché segue l’età del bronzo. Quanto, quanto tempo ci vorrà ancora, prima che ritornino, secondo il loro ciclo, ere più tranquille, l’età dell’argilla, l’età della terra? (…)
    Do ...weiter

    “L’età del ferro. Dopodiché segue l’età del bronzo. Quanto, quanto tempo ci vorrà ancora, prima che ritornino, secondo il loro ciclo, ere più tranquille, l’età dell’argilla, l’età della terra? (…)
    Dopo tutto, che cosa ha dato alla luce l’età del ferro, se non l’età del granito?”

    Sud Africa, metà degli anni ’80.
    Giovani studenti in lotta contro l’apartheid.
    Censura e repressione.
    (case bruciate, silenzio e indifferenza)
    Cosa resterà di tanto odio, se non altro odio?
    Sembra non esserci speranza per il domani.
    La signora Curren è malata e sola.
    Per lei sicuramente non c’è speranza, per lei dopo l’età del ferro – combatte il cancro che le divora le ossa, che cresce dentro di lei come un figlio indesiderato - ci sarà l’età del granito, della pietra, della fossilizzazione.

    I due piani, la malattia del corpo e la malattia della società si intrecciano.
    E’ in una lettera lunghissima, destinata alla figlia lontana, che la signora Curren scrive del suo tempo, il tempo della fine: il disfacimento del vecchio corpo bianco e quello dei giovani corpi neri crivellati dai colpi della polizia.
    Il flusso delle parole della signora Curren - i suoi sentimenti rabbiosi, la sua fragilità, la voglia di abbandonarsi alla morte e la paura - potrebbe non avere alcun ascoltatore.
    La consegna della lettera è affidata ad un inaffidabile, ad un uomo al margine: un barbone, un ex marinaio alcolizzato che è comparso nel suo giardino e a cui consegna il proprio corpo malato e la memoria.
    Un testimone di vita o un angelo della morte.

    Ma è solo superando il disgusto per se stessi e per l’altro, che l’età del ferro potrebbe diventare età dell’argilla e della terra.
    Certezza non c’è, solo un filo tenue tenue di speranza.

    Tanta vergogna e inadeguatezza - il sentimento del nostro tempo - , come in tutti gli altri libri di Coetzee che ho letto.
    Meno bello di Aspettando i barbari, più di Vergogna.

    gesagt am 

  • 4

    Mamma mia quanto cazzo scrive bene quest’uomo, e mi si perdoni la volgarità. Già mi aveva rapito con “Vergogna”, ma con “Età di ferro” mi ha proprio fatto suo: le tensioni razziali del Sudafrica viste ...weiter

    Mamma mia quanto cazzo scrive bene quest’uomo, e mi si perdoni la volgarità. Già mi aveva rapito con “Vergogna”, ma con “Età di ferro” mi ha proprio fatto suo: le tensioni razziali del Sudafrica viste con gli occhi di un’anziana donna bianca, della sua governante nera e di un barbone nero capitato lì per caso come un inadeguato angelo custode.

    gesagt am 

  • 4

    life is biting the dust

    Nel Sudafrica degli anni '80, a un passo dalla guerra civile, Coetzee racconta dell'amorosa amicizia al limite, picaresca, tra una donna sola al mondo cui è stata posta diagnosi di tumore terminale e ...weiter

    Nel Sudafrica degli anni '80, a un passo dalla guerra civile, Coetzee racconta dell'amorosa amicizia al limite, picaresca, tra una donna sola al mondo cui è stata posta diagnosi di tumore terminale e che rifiuta ogni ospedalizzazione e Verdueil, un homeless che vive sotto casa sua. In una società allo sbando, disperata, Coetzee sembra dirci che l'unica forma di affetto possibile è quella che può tra due persone (due culture) al limite, che riescono a vedersi non per quello che vorrebbero essere ma per quello che realmente sono. Il loro legame tra Mrs Curren e Verdueil trascende ogni convenzionalità sociale, ogni buonpensiero.
    'I have fallen and he has caught me. It is not he who fell under my care when he arrived, I now understand, nor I who fell under his: we fell under each other, and have tumbled and risen since then in the flights and swoops of that mutual election'.
    Sembra esplicito il paragone e il parallelo tra la situazione etnica presente in Sudafrica a quei tempi, dove bianchi e neri, pur diversissimi, venivano a dipendere uno dall'altro e dovevano imparare ad annusarsi reciprocamente per poter stabilire una loro qualche forma di convivenza. Era questo l'auspicio che Coetzee si faceva in un'età di ferro - che, a quanto pare, oggi non si è ancora risolta.

    gesagt am 

  • 3

    Intenso come il travaglio descritto dalla protagonista nella sua lettera confessione alla figlia. Fine degli anni '80 a Città del Capo, Mrs E. Curren scopre di avere un cancro incurabile, lo accetta e ...weiter

    Intenso come il travaglio descritto dalla protagonista nella sua lettera confessione alla figlia. Fine degli anni '80 a Città del Capo, Mrs E. Curren scopre di avere un cancro incurabile, lo accetta e disponendosi stoicamente ad incontrare la fine prende finalmente coscienza del mondo nel quale è vissuta e ha lavorato: dal barbone che trova accampato sul vialetto dietro casa sua, alla violenza che inesorabilmente sta consumando il la società sudafricana. Un cancro la divora dall'interno come il cancro dell'apartheid, ormai fuori controllo, trasforma bianchi e neri di tutte le età indurendone cuore e mente, rendendoli indifferenti al confronto dialettico e spronandoli alla contrapposizione violenta. Persino una docente in pensione di lettere classiche è costretta a rendersi conto della distanza incredibile che l'ha tenuta lontana dai fatti crudi che si svolgevano nelle periferie della sua città e della violenza che dilagava aumentando di intensità. Ci vuole un cancro allo stato terminale, la consapevolezza della morte ormai prossima, per prendere realmente posizione sullo stato delle cose e vedere chiaramente le persone con le quali si è stati a contatto fino al giorno prima sotto una luce totalmente diversa. Terribile.

    gesagt am 

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