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El Aleph

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Publisher: Alianza Editorial

4.3
(4658)

Language:Español | Number of Pages: 189 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , English , Italian , German

Isbn-10: 8420692123 | Isbn-13: 9788420692128 | Publish date:  | Edition 14

Also available as: Others , Hardcover , Mass Market Paperback , Leather Bound , eBook

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 0

    Nel complesso il giudizio è piuttosto neutro; i brevi racconti sono particolari e la prosa attinge ad uno stile fantastico. Mi è piaciuto molto, tuttavia, "La casa di Asterione" del quale ho trovato correlazioni con "il Minotauro" di Dürrenmatt. In entrambi viene proposto il punto di vista del mo ...continue

    Nel complesso il giudizio è piuttosto neutro; i brevi racconti sono particolari e la prosa attinge ad uno stile fantastico. Mi è piaciuto molto, tuttavia, "La casa di Asterione" del quale ho trovato correlazioni con "il Minotauro" di Dürrenmatt. In entrambi viene proposto il punto di vista del mostro, del carnefice. Ed è bello: perché ad essere eroi e vittime son bravi tutti; ma chi ci rimette, alla fine, è sempre chi sta dentro un labirinto.

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  • 3

    Interesante...

    Mi primer acercamiento a Borges, su prosa es digna de admiración; el asunto es que para mi las historias narradas están plagadas de simbolísmos e interpretaciones que siendo sinceros me parecen bastante frustrantes.

    said on 

  • 4

    Al di là della miriade di interpolazioni possibili riguardo le opere di Borges - che trovo anche futili - , c'è un particolare piuttosto semplice ed immediato che invece mi colpisce, mi affascina e mi diverte; e cioè l'attitudine con la quale Borges scrive: trasuda spirito ed entusiasmo fanciulle ...continue

    Al di là della miriade di interpolazioni possibili riguardo le opere di Borges - che trovo anche futili - , c'è un particolare piuttosto semplice ed immediato che invece mi colpisce, mi affascina e mi diverte; e cioè l'attitudine con la quale Borges scrive: trasuda spirito ed entusiasmo fanciullesco, cosa davvero rara secondo me e che trovo in pochissimi altri autori (Stevenson, Dickens?).

    said on 

  • 4

    L'ombra della Rosa (p. 111)

    ...anche nei linguaggi umani non c'è proposizione che non implichi l'universo intero; dire la tigre è dire le tigri che la generarono, i cervi e le testuggini che divorò, il pascolo di cui si alimentarono i cervi, la terra che fu madre del pascolo, il cielo che dette luce alla terra. Consi ...continue

    ...anche nei linguaggi umani non c'è proposizione che non implichi l'universo intero; dire la tigre è dire le tigri che la generarono, i cervi e le testuggini che divorò, il pascolo di cui si alimentarono i cervi, la terra che fu madre del pascolo, il cielo che dette luce alla terra. Considerai che nel linguaggio di un dio ogni parola deve enunciare questa infinita concatenazione dei fatti, e non in modo implicito ma esplicito, non progressivo ma immediato. [...] Un dio - riflettei - deve dire solo una parola, e in quella parola la pienezza. [p. 117-118]

    Chiusi gli occhi, li riaprii. Allora vidi l'Aleph. [p. 164]

    said on 

  • 4

    .. l aleph ...dove si trovano...senza confondersi , tutti i luoghi della terra , visti da tutti gli angoli......racconti ...più che racconti viaggi nel tempo ...tra leggende ...profeti ...dei ...mitologici esseri .....inizi è nulla è scontato ...ogni fine si rivolta .....tematiche esistenziali in ...continue

    .. l aleph ...dove si trovano...senza confondersi , tutti i luoghi della terra , visti da tutti gli angoli......racconti ...più che racconti viaggi nel tempo ...tra leggende ...profeti ...dei ...mitologici esseri .....inizi è nulla è scontato ...ogni fine si rivolta .....tematiche esistenziali in ogni sogno ....l immortale è l inzio omerico di questa odissea di ricerca storica ...certo non è lettura facile e da ombrellone....ci vuole qualcosa che si abbini come un buon vino....forse chiudere gli occhi finito di leggere e continuare il sogno

    said on 

  • 4

    “Nulla può accadere una sola volta, nulla è preziosamente precario”.

    Ho letto molte recensioni di persone che si scusano di non riuscire ad apprezzare Borges. Non mi pare giusto e non credo di dover fare altrettanto. Borges non mi piace: i suoi labirinti mi annoiano e mal digerisco la sua prosa (ho amato solo le sue poesie giovanili). Con Finzioni è stato u ...continue

    Ho letto molte recensioni di persone che si scusano di non riuscire ad apprezzare Borges. Non mi pare giusto e non credo di dover fare altrettanto. Borges non mi piace: i suoi labirinti mi annoiano e mal digerisco la sua prosa (ho amato solo le sue poesie giovanili). Con Finzioni è stato un vero disastro. Con questi racconti de L’Aleph invece è andata un po’ meglio, non con tutti allo stesso modo – certo – ma quelli che mi sono piaciuti, mi hanno pienamente soddisfatta. “La casa di Asterione”, “I teologi”, “Il morto” e soprattutto “L’immortale”, che mi ha letteralmente affascinata… e forse non è un caso che proprio questo racconto sia stato un po’ rinnegato in vecchiaia da Borges, che lo riteneva “un po’ barocco, troppo scritto”.
    Quattro stelle: una per ogni racconto che mi è piaciuto.

    La morte (o la sua allusione) rende preziosi e patetici gli uomini. Questi commuovono per la loro condizione di fantasmi; ogni atto che compiono può essere l’ultimo; non c’è volto che non sia sul punto di cancellarsi come il volto d’un sogno. Tutto, tra i mortali, ha il valore dell’irrecuperabile e del casuale. Tra gl’Immortali,, invece, ogni atto (e ogni pensiero) è l’eco d’altri che nel passato lo precedettero, senza principio visibile, o il fedele presagio di altri che nel futuro lo ripeteranno fino alla vertigine. Non c’è cosa che non sia come perduta tra infaticabili specchi. Nulla può accadere una sola volta, nulla è preziosamente precario. Ciò ch’è elegiaco, grave, rituale, non vale per gli Immortali. Omero ed io ci separammo alle porte di Tangeri; credo senza dirci addio.
    (da “L’immortale”)

    said on 

  • 4

    Un uomo si confonde, gradatamente, con la forma del suo destino; un uomo è, alla lunga, ciò che lo determina.

    Nonostante l’apparente astrusità i racconti di Borges sono affascinanti, impalpabili, vivono di luce propria.
    Incentrati sull’essenzialità di temi universali quali morte, tempo, spazio, e sul concetto stesso di universo, rapportato all’insopprimibile individualità dell’Io personale, aprono ...continue

    Nonostante l’apparente astrusità i racconti di Borges sono affascinanti, impalpabili, vivono di luce propria.
    Incentrati sull’essenzialità di temi universali quali morte, tempo, spazio, e sul concetto stesso di universo, rapportato all’insopprimibile individualità dell’Io personale, aprono la porta ad una miriade di riflessioni, tanto sulla realtà sensoriale quanto su quella trascendente.

    “Essi sapevano che in un tempo infinito ad ogni uomo accadono tutte le cose. Per le sue passate o future virtù, ogni uomo è creditore d'ogni bontà, ma anche di ogni tradimento, per le sue infamie del passato e del futuro.[...] Visti in tal modo tutti i nostri atti sono giusti, ma sono anche indifferenti.”

    “Essere immortale è cosa da poco: tranne l'uomo, tutte le creature lo sono, giacché ignorano la morte; la cosa divina, terribile, incomprensibile, è sapersi immortali.”

    “Chi ha scorto l'universo, non può pensare a un uomo, alle sue meschine gioie o sventure, anche se quell'uomo è lui. Non gl'importa la sorte di quell'altro, non gli importa la sua azione, poiché egli ora è nessuno.”

    said on 

  • 4

    Accettiamo facilmente la realtà, forse perché intuiamo che nulla è reale. Gli chiesi cosa sapeva dell'Odissea. L'uso del greco gli riusciva faticoso: dovetti ripetere la domanda.


    Molto poco, disse. Meno del rapsodo più povero. Saranno passati mille e cento anni da quando l'inventai. [da: L ...continue

    Accettiamo facilmente la realtà, forse perché intuiamo che nulla è reale. Gli chiesi cosa sapeva dell'Odissea. L'uso del greco gli riusciva faticoso: dovetti ripetere la domanda.

    Molto poco, disse. Meno del rapsodo più povero. Saranno passati mille e cento anni da quando l'inventai. [da: L'immortale]

    said on 

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