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El Bell Estiu

Per

3.9
(2086)

Language:Català | Number of Pàgines: 157 | Format: Others | En altres llengües: (altres llengües) Italian , German , French , Spanish

Isbn-10: 8482569716 | Isbn-13: 9788482569710 | Data publicació: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descripció del llibre
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  • 2

    Dei tre romanzi contenuti nel libro, mi é piaciuto solo il secondo "Il Diavolo sulle colline", piú compiuto nel l'analisi psicologica dei personaggi e di ampio respiro per quanto riguarda le descrizio ...continua

    Dei tre romanzi contenuti nel libro, mi é piaciuto solo il secondo "Il Diavolo sulle colline", piú compiuto nel l'analisi psicologica dei personaggi e di ampio respiro per quanto riguarda le descrizioni minuziose del paesaggio naturale (personaggio esso stesso a tutti gli effetti). Gli altri due romanzi li ho letti con grande difficoltà ed irritazione.

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  • 5

    L'unitarietetà del dramma umano

    Tre racconti di formazione, inscindibili l'uno dall'altro poiché il lettore chiede l'unitarietà del dramma umano.
    Con l'immancabile presenza di una nobiltà decaduta e di sedicenti pittori, si leggono ...continua

    Tre racconti di formazione, inscindibili l'uno dall'altro poiché il lettore chiede l'unitarietà del dramma umano.
    Con l'immancabile presenza di una nobiltà decaduta e di sedicenti pittori, si leggono storie di nullafacenti e di povere stolte, degli uomini "che sono bambini, e gli artisti sono bambini due volte.", di donne frivole e di uomini fantoccio.
    Per ben due racconti Pavese scrisse in prima persona immedesimandosi perfettamente in una ragazza stolta e in una donna in carriera nella Torino del dopoguerra.
    E' difficile dire perché bisognerebbe leggere questo libro, una chiave di lettura si può trovare all'interno delle situazioni descritte, vissute o non che siano.

    Di notte un uomo guida la propria auto decapottabile su una collina, arrivato in cima si ferma, e con la faccia rivolta al cielo guarda le stelle come incantato.
    Tre ragazzi lo stanno guardando, tra le siepi più in là; uno di loro per scherzo lancia un urlo animale.
    L'uomo nell'auto sembra non essersene accorto, mentre dentro la sua testa quel grido bestiale comincia a risveglialo dal sonno della ragione.

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  • 2

    Da dove arriverà tutta 'sta enfasi su Pavese... Non riesce mai a coinvolgermi (non sopporto le sue lunghe serie di periodi brevissimi : diventa una lettura a singhiozzo davvero fastidiosa).

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  • 3

    Abbiamo tanta bella letteratura, noi, che se non altro ogni tanto per questo bisognerebbe rispolverarla: per capire che essa, la letteratura, non è solo trama e intreccio, non è solo il fiume impetuos ...continua

    Abbiamo tanta bella letteratura, noi, che se non altro ogni tanto per questo bisognerebbe rispolverarla: per capire che essa, la letteratura, non è solo trama e intreccio, non è solo il fiume impetuoso o piatto o magari la barca che lo segue. La letteratura è anche e soprattutto, la presa in diretta di un colore del parlare. Questo Pavese mi sta meravigliosamente stupefacendo per il suo pressante e sensibilissimo approssimarsi ad una parlata che lui ben conosce, rendendomene minuziosamente ogni singola pennellata, ricordandomi certe descrizioni di Cezanne (forse sbaglio ) che pennellava una sfumatura qui, un'altra fra un po', una più in la, esasperando chi aveva la voglia di stare ad osservare il suo processo creativo che sembrava non finirsi mai.
    Così, mi pare che Pavese in questo libro qui stia sempre in collina, o per la strada, scrivendo tra la gente e virando Il suo italiano corretto in una personalissima versione della lingua, assorbendo e modificando piano, lasciandosi influenzare delle persone intorno, dai parlati afferrati al volo, dal ciangottio più confuso. Bellissimo.

    Mi chiedo quanto si appiattisca allora la capacità di apprezzare una lingua scritta , quanto poco la si alleni quando si legge tanto in traduzione . Come faccio io.

    dit a 

  • 4

    Terminata la lettura de "La luna e i falò", non ho potuto fare a meno di prendere "La bella estate" dallo scaffale della mia libreria per continuare a leggere questo poeta. La matita era sempre pronta ...continua

    Terminata la lettura de "La luna e i falò", non ho potuto fare a meno di prendere "La bella estate" dallo scaffale della mia libreria per continuare a leggere questo poeta. La matita era sempre pronta tra le dita, perché quasi ad ogni pagina sentivo il bisogno di sottolineare, di rileggere mormorando tra me e me "Quanto è vero...". Continuavo a meravigliarmi e a chiedermi come fosse possibile che un insieme di parole potesse essere così potente, così magico; di come le piccole cose, i pensieri, le emozioni che sono custoditi dentro di me potessero ritrovarsi stampati, scritti da una persona così distante, eppure così vicina. (Ma continuo a sorprendermi, dopo tutti questi anni di letture? Ormai dovrei saperlo, che non esiste null'altro di paragonabile.)
    Sono storie di ricordi, di nostalgia, di sofferenza, di persone che cercano di sopravvivere e di capire cosa diavolo possa significare questa vita, del perché ci sia tutto questo marcio; di come siamo tutti diversi, ma che in fondo, incomprensibilmente, vogliamo le stesse cose. Pavese mi entra nel cuore. Mi capisce, è possibile?

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  • 5

    Il diavolo sulle colline potrebbe essere un bel racconto, ma racchiuso tra i due capolavori ci fa una ben misera figura.
    La bella estate e Tra donne sole presentano storie e persone che non si possono ...continua

    Il diavolo sulle colline potrebbe essere un bel racconto, ma racchiuso tra i due capolavori ci fa una ben misera figura.
    La bella estate e Tra donne sole presentano storie e persone che non si possono dimenticare per quanto sono belle, pur se tristi.
    Speranze sogni delusioni e dolori dispiegate con semplice maestria.
    Da rileggere.

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  • 4

    Il primo racconto che dà il titolo al libro è quello che più mi è piaciuto; un fascino tutto suo, evocato oltre che dallo stile di scrittura, dai toni crepuscolari di una Torino anni quaranta e dagl ...continua

    Il primo racconto che dà il titolo al libro è quello che più mi è piaciuto; un fascino tutto suo, evocato oltre che dallo stile di scrittura, dai toni crepuscolari di una Torino anni quaranta e dagli eventi che in essa si sviluppano e che segnano il passaggio della protagonista dall’età dell’innocenza e della purezza a quella della maturità consapevole. Spartiacque ciò che accade un giorno in una soffitta, dietro una tenda rossa. Originariamente, e non a caso, Pavese lo intitolò “La Tenda”. Tenda che separa un “prima” da un “dopo”.
    C’e’ un qualcosa di indefinibile, di evanescente ma che si respira e si assorbe in questo libro che lo rendono indimenticabile anche a chi non e’ piaciuto.
    Io lo ricordero’.

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