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El Bell Estiu

Per

3.9
(2027)

Language:Català | Number of Pàgines: 157 | Format: Others | En altres llengües: (altres llengües) Italian , German , French , Spanish

Isbn-10: 8482569716 | Isbn-13: 9788482569710 | Data publicació: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descripció del llibre
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  • 5

    Il diavolo sulle colline potrebbe essere un bel racconto, ma racchiuso tra i due capolavori ci fa una ben misera figura.
    La bella estate e Tra donne sole presentano storie e persone che non si possono dimenticare per quanto sono belle, pur se tristi.
    Speranze sogni delusioni e dolori ...continua

    Il diavolo sulle colline potrebbe essere un bel racconto, ma racchiuso tra i due capolavori ci fa una ben misera figura.
    La bella estate e Tra donne sole presentano storie e persone che non si possono dimenticare per quanto sono belle, pur se tristi.
    Speranze sogni delusioni e dolori dispiegate con semplice maestria.
    Da rileggere.

    dit a 

  • 4

    Il primo racconto che dà il titolo al libro è quello che più mi è piaciuto; un fascino tutto suo, evocato oltre che dallo stile di scrittura, dai toni crepuscolari di una Torino anni quaranta e dagli eventi che in essa si sviluppano e che segnano il passaggio della protagonista dall’età dell’i ...continua

    Il primo racconto che dà il titolo al libro è quello che più mi è piaciuto; un fascino tutto suo, evocato oltre che dallo stile di scrittura, dai toni crepuscolari di una Torino anni quaranta e dagli eventi che in essa si sviluppano e che segnano il passaggio della protagonista dall’età dell’innocenza e della purezza a quella della maturità consapevole. Spartiacque ciò che accade un giorno in una soffitta, dietro una tenda rossa. Originariamente, e non a caso, Pavese lo intitolò “La Tenda”. Tenda che separa un “prima” da un “dopo”.
    C’e’ un qualcosa di indefinibile, di evanescente ma che si respira e si assorbe in questo libro che lo rendono indimenticabile anche a chi non e’ piaciuto.
    Io lo ricordero’.

    dit a 

  • 4

    La bella estate è un'opera dello scrittore Cesare Pavese pubblicata per la prima volta nel 1949 a Torino dalla casa editrice Einaudi nella collana "I supercoralli" che raggruppava tre romanzi brevi scritti in tempi diversi dell'autore: La bella estate che risale al 1940, Il diavolo sulle colline ...continua

    La bella estate è un'opera dello scrittore Cesare Pavese pubblicata per la prima volta nel 1949 a Torino dalla casa editrice Einaudi nella collana "I supercoralli" che raggruppava tre romanzi brevi scritti in tempi diversi dell'autore: La bella estate che risale al 1940, Il diavolo sulle colline del 1948, e Tra donne sole del 1949, un anno prima della morte per suicidio dell'autore. Proprio per il trittico "La bella estate" Pavese ricevette nel giugno del 1950 il Premio Strega.
    Il primo romanzo breve, che dà il titolo all'opera, fu scritto da Pavese tra il 2 marzo e il 6 maggio del 1940 ed era inizialmente intitolato "La tenda". Rimase inedito fino alla pubblicazione nel 1949.

    «A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa e attraversare la strada, per diventare come matte, e tutto era bello, specialmente di notte, che tornando stanche morte speravano ancora che succedesse qualcosa, che scoppiasse un incendio, che in casa nascesse un bambino, o magari venisse giorno all'improvviso e tutta la gente uscisse in strada e si potesse continuare a camminare fino ai prati e fin dietro le colline...»

    Ginia è una giovanissima operaia in un atelier che proviene dalla campagna e vive con il fratello Severino che fa l'operaio del gas. Di carattere gioioso e fiducioso diventa amica di una ragazza più grande di lei, Amelia, che lavora come modella per alcuni pittori e che la convince a frequentare l'ambiente artistico della città. Amelia, che è attratta fisicamente da Ginia e nello stesso tempo è invidiosa della sua semplicità e gioia di vivere, la invita nello studio di un pittore, Guido, di cui si innamora e a cui infine si concede. Ginia è felice perché pensa che Guido la ami e di aver così coronato il suo sogno. Amelia intanto, che continua a fare proposte ambigue alla ragazza, le confida di essere ammalata di sifilide che non ha contratto da Rodriguez, lo strano tipo che frequenta lo studio di Guido, ma da una donna.
    Assai presto Ginia si accorge che Guido la trascura e preferisce stare in compagnia degli amici e di Rodriguez e ne soffre. Un giorno, dopo aver visto Amelia posare per Guido, gli dice che vuole posare per lui nuda non sapendo che l'amico Rodriguez guardava la ragazza da dietro una tenda che divideva il letto dallo studio. Quando egli all'improvviso apre la tenda, Ginia, tutta spaventata e piena di vergogna, fugge dalla casa dopo aver ascoltato le parole dette da Guido ad Amelia e all'amico: "Lasciala stare, è una scema".

    «Quando fu sola nella neve le parve di essere ancor nuda. Tutte le strade erano vuote, e non sapeva dove andare... Si divertiva a pensare che l'estate che aveva sperato, non sarebbe venuta mai più. Perché adesso era sola e non avrebbe parlato mai più a nessuno ma lavorato tutto il giorno».

    Ginia alla fine accetterà la compagnia e le premure di Amelia, mettendo una pietra sopra i suoi sogni di una bella estate.

    «E mentre Ginia cercava di sorridere, continuò: "Sono contenta perché questa primavera sarò guarita. Quel tuo medico dice che mi ha preso in tempo. Senti, Ginia, al cinema non c'è niente di bello" "Andiamo dove vuoi" disse Ginia "conducimi tu"».
    Nella presentazione di Pavese dei tre racconti di "La bella estate" egli scrive:

    «Si tratta di un clima morale, un incontro di temi, una temperie ricorrente in ciascuno dei vari intrecci e ambienti è quello della tentazione, dell'ascendente che i giovani sono tutti condannati a subire. Un altro è la ricerca affannata del vizio, il bisogno baldanzoso di violare la norma, di toccare il limite. Un altro, l'abbattersi della naturale sanzione sul più colpevole e inerme, sul più 'giovane'». Pavese definì "La bella estate" «la storia di una verginità che si difende».

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  • 4

    ...già, la "bella estate", così come la può intendere Pavese.
    Soffocante, impietosa, intensa, solitaria.
    La migliore estate possibile, nel corso della quale comunque le storie degli uomini si dispiegano, la volontà si affranca dalla mente e prova a cercare una sua spensieratezza. ...continua

    ...già, la "bella estate", così come la può intendere Pavese.
    Soffocante, impietosa, intensa, solitaria.
    La migliore estate possibile, nel corso della quale comunque le storie degli uomini si dispiegano, la volontà si affranca dalla mente e prova a cercare una sua spensieratezza.

    L'estate di Pavese non può essere "bella", nel senso convenzionale del termine.
    Eppure i suoi personaggi - anche e soprattutto quelli femminili - riescono a spingersi più in là, a disegnare movimenti che nascono e ritornano nella lucidità dell'autore.

    E allora la bella estate diventa una parentesi tra un inverno e un autunno.

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  • 5

    Un libro, tre racconti, sulla parabola di un'estate che è in realtà tutta una vita. L'estate, con la passione, la necessità di affermarsi e di cambiarsi, di capirsi, arriva travolgente senza che ce ne si possa accorgere: un giorno ti svegli e fa caldo, e ora di muoversi, di uscire abitando e vive ...continua

    Un libro, tre racconti, sulla parabola di un'estate che è in realtà tutta una vita. L'estate, con la passione, la necessità di affermarsi e di cambiarsi, di capirsi, arriva travolgente senza che ce ne si possa accorgere: un giorno ti svegli e fa caldo, e ora di muoversi, di uscire abitando e vivendo situazioni estreme e formidabili. Diventa un modo di conoscere, sperimentandoli, i propri limiti esistenziali e umani. Ognuno ha il suo modo di affrontarla, come i tre personaggi dei tre racconti: qualcuno ne viene travolto e paga la propria ingenuità, qualcun altro la cavalca cercando di difendere la propria identità senza farsi stritolare (ma è poi possibile?), qualcun altro invece ha solo bisogno di un'altra estate come tutte le altre, cioè diversa. In fondo, l'importante è che ci dia modo di capire cos'è la vita.
    Ma un bel giorno, ci accorgiamo che l'estate è finita. Si accorciano le giornate, gli amici vanno via, o forse semplicemente quell'euforia e quel senso di novità che sperimentavamo esaurisce tutto insieme, d'un fiato. E allora restano i bilanci, cerchiamo di dare un senso a quanto accaduto, e cerchiamo di razionalizzarlo e assimilarlo al meglio.
    Questa è l'estate di Pavese, quella stagione della propria vita in cui tutto questo accade e lentamente si diventa uomini, o donne, diverse. E in questo senso si tratta dell'immagine di una generazione, ma la tempo stesso di un racconto universale, perchè all'interno della metafora dell'estate c'è un percorso esistenziale che tutti noi abbiamo affrontato, o quantomeno intrapreso.
    E si potrebbe parlare del personaggio di Ginia alla scoperta della vita; del rapporto tra Pieretto e Poli continuamente teso tra paura dell'ignoto e attrazione verso di esso, il tutto incorniciato da una storia di grande umanità; o infine di Clelia, che la vita l'ha vissuta, ma scopre che c'è sempre dell'altro da vivere, e lo scopre attraverso gli occhi di chi è lì per la prima volta.
    Ma in fondo la grandezza di Pavese è proprio quella di dire tutto senza poi, alla fine, raccontare niente.

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  • 3

    Di bello, solo il titolo!

    Credevo di immergermi in un'atmosfera tutta estiva, allegra, spensierata, divertente. eE' stato ben tutt'altro.
    Malinconico, come il meteo di questi tempi qui al nord.

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