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El Cementerio de Praga

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Publisher: Lumen /FUTURA

3.2
(4674)

Language:Español | Number of Pages: 587 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian , Catalan , Dutch , Portuguese , French , Norwegian , Greek , English , German , Swedish

Publish date:  | Edition 4

Also available as: Paperback , Softcover and Stapled , Others

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Book Description
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  • 4

    Gli uomini che strumentalizzano la stupidità altrui credono esista un profitto che possa pagare il prezzo di una vita collettiva accecata da pregiudizi e odi vari; che stupidi.

    C’è stato un tempo, all’università, in cui con Eco ho dovuto smettere, come altri hanno dovuto smettere con gli spinelli o col sesso coatto, coatto nel senso della coazione a ripetere e in quello del sesso più grossolano e brutto a farsi possibile.


    Da ragazzino presi la dipendenza per Sal ...continue

    C’è stato un tempo, all’università, in cui con Eco ho dovuto smettere, come altri hanno dovuto smettere con gli spinelli o col sesso coatto, coatto nel senso della coazione a ripetere e in quello del sesso più grossolano e brutto a farsi possibile.

    Da ragazzino presi la dipendenza per Salgari. Durante l’adolescenza, per Stephen King. L’ultima, verso i diciannove anni (a venti già avevo smesso di andarci, all’università; a ventuno ho smesso di pagare le tasse, l’abbandono degli studi non l’ho mai ratificato, perciò forse da qualche parte c’è una classifica in cui mi piazzo niente male, tra i fuori corso d’Italia) l’ho presa per Umberto Eco, perché era uno dei pochi autori che avessimo letto sia io sia quei pochi diciannovenni conosciuti all’università che non fossero del tutto digiuni di letteratura; la maggior parte degli iscritti non ci trovava nessuna contraddizione, nell’essersi scelti a una facoltà di lettere moderne senza avere nessuna predilezione verso la letteratura o quanto meno verso la lettura di qualcosa. Infatti in contraddizione mi ci sono sentito io, e ho portato ben presto la mia disoccupazione in giro altrove.

    In pochi anni, anzi: credo nell’arco di pochi mesi, di Eco ho letto il tutto a tiro, comprendendone incredibilmente la maggior parte, perché Eco sa come divulgare: ha una passione intellettuale, ti contagia scrivendone, ti ritrovi a leggere un trattato di semiotica e ti sembra la cosa più naturale del mondo, al punto da non disprezzare l’idea di leggerti un libro di Greimas, con il quale non ti andrà altrettanto liscia.

    Ho letto i suoi romanzi (per me “Il pendolo di Foucault” è il romanzo più romanzo e più bello) e i suoi saggi (i problemi estetici, le opere aperte, i diari, le poetiche, le strutture assenti, le forme dei contenuti, i superuomini, le periferie dell’impero, le tesi di laura, i lettori in fabula, gli anni di desiderio, gli specchi e gli altri saggi, i limiti delle interpretazioni, gli ornitorinchi, le bustine) ma col passare gli anni sulla letteratura è come dicesse quasi la stessa cosa sempre, e la “Misteriosa fiamma della regina Loana” ha definitivamente spento il mio interesse e non è andata meglio, con le storie commentate, gli alberi e i labirinti: abbiamo cominciato a provare vertigini per cose diverse: lui per le liste, io verso le opere di Aldo Busi e, tramite lui, verso tutte le letterature mondiali, come nemmeno Dostoevskij era riuscito a fare, però Dostoevskij l’ho letto a dodici anni assieme a Moravia e al Marchese De Sade, Busi a ventidue e quindi qualcosa in più l’ho capita.

    “Il cimitero di Praga” lo comprai su una bancarella e riposto su uno scaffale, non l’avrei letto se di Eco non fosse stato pubblicato “Numero zero” da pochi giorni. – Toh, è uscito l’ultimo romanzo di Eco. Io ne ho comprato il penultimo da un paio d’anni e ancora non l’ho letto. Ora ce lo infilo tra la respirazione artificiale di Piglia e le lettere a Milena di Kafka.

    L’ho approcciato senza entusiasmo, senza aspettarmi brividi. Come l’incontrare a una festa una propria ex lasciandosi prendere dalla curiosità: proverò ancora qualcosa, se la bacio e ci passo la notte assieme, sebbene l’ultima volta fu noioso e fastidioso come un esame di linguistica? Lo fai più per studio che per fregola.

    La passione verso i libri è erotica, come tutte le passioni, e in questo suo romanzo che lo sia pure per Eco finalmente lo si sente: un pochettino, eh, Eco resta freddo ovvero intellettuale, gode di testa senza lasciar spazio a molto altro. In questo romanzo, alla pancia: oh, è già qualcosa. Beh, rifarlo con Eco nel cimitero di Praga mi è piaciuto un sacco.

    Ci sono tutti i pregi e i suoi limiti, l’intelligenza e l’ironia, l’incarnazione delle fantasmizzazioni subculturali, le inevitabili contaminazioni tra vite personali e vicende storiche europee, le strizzatine d’occhio all’attualità lupesca che certi vizi non li perde mai, e in più una maturità stilistica e una composizione mooolto più riuscita, o comunque in linea con le mie preferenze, dei suoi ultimi due romanzi. Tra l’altro, credo sia il suo libro più necessario contro le ansie paranoiche del complotto e le politiche che sfruttano le ansie paranoiche del complotto. E ho potuto fare a meno del vocabolario. Qualche parola in più la conosco, vero, però lui ha smesso di divertirsi con le settimane enigmistiche, evviva.

    Insomma, mi è piaciuto un sacco e mi ha lasciato la voglia di farlo ancora. Un successone, per lui.

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  • 1

    brutto

    amo umberto eco ma questo è stato uno dei libri più brutti che io abbia mai letto. pesante nella storia e nello stile. da evitare

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  • 3

    Il libro è ambientato nella seconda metà del 1800 e ripercorre, attraverso il punto di vista dell'ambiguo capitano Simonini e del suo alter ego l'abate Dalla Piccola, alcuni degli eventi principali che scossero l'Europa in quel periodo, dalla spedizione dei mille di Garibaldi alla guerra franco-p ...continue

    Il libro è ambientato nella seconda metà del 1800 e ripercorre, attraverso il punto di vista dell'ambiguo capitano Simonini e del suo alter ego l'abate Dalla Piccola, alcuni degli eventi principali che scossero l'Europa in quel periodo, dalla spedizione dei mille di Garibaldi alla guerra franco-prussiana e alla Comune di Parigi, vicende messe però in secondo piano dal filo rosso che si dipana in tutto il romanzo, quello dell'antisemitismo e dei falsi documenti che lo alimentarono, in una sorta di fittizia ricostruzione della genesi di quelli che poi saranno i Protocolli dei Savi di Sion. La storia è raccontata sotto forma di diario da Simonini stesso, in un tentativo pseudo-psicanalitico di far tornare a galla delle memorie che si è reso conto di aver perso e di capire che relazione c'è tra lui e quel Dalla Piccola che ogni tanto si sveglia nel suo letto e gli lascia delle note in cui gli racconta in modo fin troppo dettagliato gli eventi del suo passato che lui aveva dimenticato.
    Il modo particolare con cui è narrata la storia risveglia sicuramente un certo interesse e altrettanto fanno la spregiudicatezza morale del protagonista e le sue ossessioni antisemite e complottistiche, ma non è che mi abbia preso molto. E' sicuramente scritto bene, in uno stile lineare ma non privo di artifici retorici, ma è stata la storia in sé che non mi ha destato grande interesse, né mi ha convinto nel finale.
    Voto: 7

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  • 3

    Una personalità camaleontica

    Un grande scrittore, Umberto Eco, non c'è dubbio, che ci regala un romanzo indimenticabile e dalle molteplici sfaccettature.
    Oddio, il personaggio principale Simonini, non è certo un modello di integrità, ha una personalità camaleontica e si nutre di odio e di pregiudizi razziali multiformi ...continue

    Un grande scrittore, Umberto Eco, non c'è dubbio, che ci regala un romanzo indimenticabile e dalle molteplici sfaccettature.
    Oddio, il personaggio principale Simonini, non è certo un modello di integrità, ha una personalità camaleontica e si nutre di odio e di pregiudizi razziali multiformi...all'inizio del libro infatti vi sono dei monologhi che sono un capolavoro di risentimento, misto a luoghi comuni intrisi di odio palpitante...io li ho trovati esilaranti perfino, poichè ho il gusto di vedere il lato ridicolo anche nelle vicende più tragiche.
    Simonini si muove in realtà storiche in cui rivivono personaggi che noi conosciamo bene, Freud, Garibaldi, Nino Bixio ed altri, ne svela la vera natura, i particolari più intimi della loro vita...
    Ci toglie dalla visione rassicurante che avevamo della storia, ne scandaglia tutti gli avvenimenti, colorando di nero una visione storica che noi avevamo appreso dai libri di scuola, e che ci donava una pacifica sicurezza.
    Dapprima carbonaio, poi spia dei servizi segreti, massone, finto prete, scrittore al soldo di coloro che pagano bene, satanista, dinamitardo, uccisore di nemici che nasconde nella cloaca di casa sua, Simonini è l'epressione del male che sa trionfare e guadagnare su ogni cosa, spavaldo, perfido, opportunista, feroce antisemita, che rappresenta la vera essenza del male.
    Personaggio attuale, che non può morire, perchè sicuramente vive o può rivivere in ogni tempo..e che muove silenziosamente le sue trame oscure a insaputa dell'individuo comune.
    Consiglio questo libro a tutti...anche se in alcuni punti per la particolarità delle vicende storiche mi è risultato un po' pesante.
    Saluti.
    Ginseng666

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  • 2

    Encomiabile il lavoro di ricerca durato 5 anni ad opera di Umberto Eco per la ricostruzione storica del romanzo i cui personaggi sono tutti realmente esistiti tranne il protagonista. Bella l'idea della doppia personalità del protagonista. notaio da una parte e abate dall'altra.. A parte questo, i ...continue

    Encomiabile il lavoro di ricerca durato 5 anni ad opera di Umberto Eco per la ricostruzione storica del romanzo i cui personaggi sono tutti realmente esistiti tranne il protagonista. Bella l'idea della doppia personalità del protagonista. notaio da una parte e abate dall'altra.. A parte questo, il romanzo è complesso, noioso, ricco di personaggi che dopo poco lasciano la scena ad altri e poco stimolante; richiede certamente una conoscenza non comune dei fatti storici del XIX secolo... Ho faticato molto per arrivare alla fine...

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  • 5

    La meraviglia fatta romanzo storico. Non credevo possibile inserire in una trama di pura invenzione così tanti fatti storici realmente accaduti, per esempio è magistrale l'ingresso (e l'uscita) di scena di Ippolito Nievo, situazione in cui riusciamo anche a venire a conoscenza dell'idea dell'auto ...continue

    La meraviglia fatta romanzo storico. Non credevo possibile inserire in una trama di pura invenzione così tanti fatti storici realmente accaduti, per esempio è magistrale l'ingresso (e l'uscita) di scena di Ippolito Nievo, situazione in cui riusciamo anche a venire a conoscenza dell'idea dell'autore su quel triste fatto di cronaca.

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  • 2

    Di nuovo Eco ha voluto costruire un guscio intorno a fatti storici, incapsulandoli entro vicende romanzesche.
    Scriptor in fabula, smarrì la via nei boschi narrativi.
    Inserire una trama in un saggio lo costringe a disorganizzare le informazioni storiche di cui è in possesso, d'altra pa ...continue

    Di nuovo Eco ha voluto costruire un guscio intorno a fatti storici, incapsulandoli entro vicende romanzesche.
    Scriptor in fabula, smarrì la via nei boschi narrativi.
    Inserire una trama in un saggio lo costringe a disorganizzare le informazioni storiche di cui è in possesso, d'altra parte inserire una tale messe di eventi all'interno di un un romanzo lo obbliga invece a costruire storie inverosimili basate su personaggi esilissimi.
    Avrebbe potuto scrivere un saggio magistrale sulla costruzione di falsi o un bel romanzo noir ottocentesco, ne sono usciti un saggio mediocre e un brutto romanzo.

    said on 

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