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El Cementerio de Praga

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Publisher: Lumen /FUTURA

3.2
(4717)

Language:Español | Number of Pages: 587 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian , Catalan , Dutch , Portuguese , French , Norwegian , Greek , English , German , Swedish

Publish date:  | Edition 4

Also available as: Paperback , Softcover and Stapled , Others

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Book Description
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  • 1

    Aburrido, pesado, lioso

    Me ha decepcionado tanto como me sorprendió gratamente El Nombre de la Rosa. Si lo he conseguido terminar ha sido sólo por cabezonería, pero en ningún momento ha llegado a engancharme. Quizás el plant ...continue

    Me ha decepcionado tanto como me sorprendió gratamente El Nombre de la Rosa. Si lo he conseguido terminar ha sido sólo por cabezonería, pero en ningún momento ha llegado a engancharme. Quizás el planteamiento del principio prometía algo más, pero el resto un tedio.

    said on 

  • 3

    Come un Forrest Gump ante litteram, Simone Simonini attraversa la seconda metà dell'800, prima nel regno sabaudo poi a Parigi, testimone o protagonista di intrallazzi e complotti. Interessante la part ...continue

    Come un Forrest Gump ante litteram, Simone Simonini attraversa la seconda metà dell'800, prima nel regno sabaudo poi a Parigi, testimone o protagonista di intrallazzi e complotti. Interessante la parte sul risorgimento italiano, più pesante la seconda metà, anche perchè i fatti storici mi sono meno noti.

    said on 

  • 2

    Freddo

    Erudito, intelligente, acuto nel narrare i meccanismi del complotto e dei complottasti (parla dei protocolli dei savi di sion ma potrebbe andar bene anche con le scie chimiche). Però molto artificioso ...continue

    Erudito, intelligente, acuto nel narrare i meccanismi del complotto e dei complottasti (parla dei protocolli dei savi di sion ma potrebbe andar bene anche con le scie chimiche). Però molto artificioso e molto, molto freddo. Non riesci mai ad appassionarti ai personaggi, né il principale ne gli altri, e così sfuma l'interesse

    said on 

  • 0

    Le tematiche trattate le ho trovate piuttosto affini a quelle presenti ne "Il pendolo di Focault",salvo per la storia dei "Setti savi di Sion".
    Superato lo scoglio iniziale, non indifferente(la prima ...continue

    Le tematiche trattate le ho trovate piuttosto affini a quelle presenti ne "Il pendolo di Focault",salvo per la storia dei "Setti savi di Sion".
    Superato lo scoglio iniziale, non indifferente(la prima metà del libro) dove l'autore inteccia le vicende del romanzo con fatti storici, riguardanti il risorgimento italiano e la rivoluzione francese, inframezzati da dissertazioni sul cibo tipicamente consumato a quei tempi e sugli ordigni esplosivi, il libro diventa più scorrevole e, l'autore, tende ad abbandonare questa sua "perversione" di dilungarsi sui fatti storici e su dissertazioni più o meno tecniche, mischiandole alla narrazione, concentrandosi così sullo sviluppo della vicenda.
    Aggiungo che la narrazione non si svolge in maniera lineare e cronologica, come spiega l'autore alla fine del libro; motivo per cui, bisogna stare attenti a non perdere il filo del discorso.
    Tutto sommato non mi è dispiaciuto ma, a mio parere, non è uno dei migliori libri di Umberto Eco.

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  • 4

    Eco non é mai semplice.

    Quando si prende in mano un libro, un romanzo, di Umberto Eco, si deve sempre stare accorti, perché non é mai quello che ti aspetti. Dici, ecco é un romanzo, vado li, lo leggo e me lo godo. Non é cosí ...continue

    Quando si prende in mano un libro, un romanzo, di Umberto Eco, si deve sempre stare accorti, perché non é mai quello che ti aspetti. Dici, ecco é un romanzo, vado li, lo leggo e me lo godo. Non é cosí. Paradossalmente lo é per i suoi saggi, sono piú diretti, piú attuali e piú assorbibili. Credo che quando scriva un romanzo, lo faccia con una attenzione maniacale per i dettagli, come di chi cerca di elaborare ogni frase che scrive dandogli piú di un senso, ovvero dandogli una profonditá che va assorbita con calma.
    Ecco il cimitero di Praga, che non é forse il suo romanzo migliore, non ha mai ritrovato la verve del nome della rosa o del pendolo di foucault, é comunque una miniera di informazioni, che stanno li e vengono assorbite dal lettore come perle sparse tra la sabbia.
    La storia si dipana in un periodo storico complesso e mutevole, dove avvengono i fatti che hanno forgiato il nostro presente. E come al solito Eco fa della finzione e della mistificazione il suo credo, ne fa il filo conduttore del libro. La storia non é una trama lineare, in questo si vedono tracce di 'Q', ma é un percorso che poi giunge concretamente ad una fine chiara e ben pensata, un finale piú chiaro che in altri suoi romanzi.
    Devo dire una piacevole lettura.

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  • 5

    Storia alla stato puro

    Primo romanzo di Eco che ho letto e mi ha fatto innamorare di lui. Bellissimo dall'inizio alla fine, un intreccio fantastico ed avvolgente. Lo consiglio, ma se non amate la storia girate alla larga! ...continue

    Primo romanzo di Eco che ho letto e mi ha fatto innamorare di lui. Bellissimo dall'inizio alla fine, un intreccio fantastico ed avvolgente. Lo consiglio, ma se non amate la storia girate alla larga!

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  • 3

    Che Eco sia uno scrittore di valore nessuno lo mette in dubbio. Che sia colto e sappia cose che noi umani nemmeno ci immaginiamo è scontato.
    Il problema è che spesso in questo romanzo ho notato un com ...continue

    Che Eco sia uno scrittore di valore nessuno lo mette in dubbio. Che sia colto e sappia cose che noi umani nemmeno ci immaginiamo è scontato.
    Il problema è che spesso in questo romanzo ho notato un compiacimento fastidioso mentre snocciola dati-nomi-fatti che ha rovinato un po' la lettura, soprattutto nella parte centrale in cui sostanzialmente poco succede e si riallacciano i fili di tutti gli accadimenti descritti.

    D'altra parte non ho resistito al fascino della storia traboccante di personaggi storici dove il protagonista, Simone Simonini, “il solo personaggio inventato di questa storia” è "solo" il collante. Abbastanza scontato il mistero di Dalla Piccola, consente alcune pagine davvero godibili.

    Avendolo letto ora ammetto che le troppe parti che parlano di antisemitismo mi hanno un po' stancata (prendendo atto che non era questo lo scopo dell'autore).

    said on 

  • 4

    Gli uomini che strumentalizzano la stupidità altrui credono esista un profitto che possa pagare il prezzo di una vita collettiva accecata da pregiudizi e odi vari; che stupidi.

    C’è stato un tempo, all’università, in cui con Eco ho dovuto smettere, come altri hanno dovuto smettere con gli spinelli o col sesso coatto, coatto nel senso della coazione a ripetere e in quello del ...continue

    C’è stato un tempo, all’università, in cui con Eco ho dovuto smettere, come altri hanno dovuto smettere con gli spinelli o col sesso coatto, coatto nel senso della coazione a ripetere e in quello del sesso più grossolano e brutto a farsi possibile.

    Da ragazzino presi la dipendenza per Salgari. Durante l’adolescenza, per Stephen King. L’ultima, verso i diciannove anni (a venti già avevo smesso di andarci, all’università; a ventuno ho smesso di pagare le tasse, l’abbandono degli studi non l’ho mai ratificato, perciò forse da qualche parte c’è una classifica in cui mi piazzo niente male, tra i fuori corso d’Italia) l’ho presa per Umberto Eco, perché era uno dei pochi autori che avessimo letto sia io sia quei pochi diciannovenni conosciuti all’università che non fossero del tutto digiuni di letteratura; la maggior parte degli iscritti non ci trovava nessuna contraddizione, nell’essersi scelti a una facoltà di lettere moderne senza avere nessuna predilezione verso la letteratura o quanto meno verso la lettura di qualcosa. Infatti in contraddizione mi ci sono sentito io, e ho portato ben presto la mia disoccupazione in giro altrove.

    In pochi anni, anzi: credo nell’arco di pochi mesi, di Eco ho letto il tutto a tiro, comprendendone incredibilmente la maggior parte, perché Eco sa come divulgare: ha una passione intellettuale, ti contagia scrivendone, ti ritrovi a leggere un trattato di semiotica e ti sembra la cosa più naturale del mondo, al punto da non disprezzare l’idea di leggerti un libro di Greimas, con il quale non ti andrà altrettanto liscia.

    Ho letto i suoi romanzi (per me “Il pendolo di Foucault” è il romanzo più romanzo e più bello) e i suoi saggi (i problemi estetici, le opere aperte, i diari, le poetiche, le strutture assenti, le forme dei contenuti, i superuomini, le periferie dell’impero, le tesi di laura, i lettori in fabula, gli anni di desiderio, gli specchi e gli altri saggi, i limiti delle interpretazioni, gli ornitorinchi, le bustine) ma col passare gli anni sulla letteratura è come dicesse quasi la stessa cosa sempre, e la “Misteriosa fiamma della regina Loana” ha definitivamente spento il mio interesse e non è andata meglio, con le storie commentate, gli alberi e i labirinti: abbiamo cominciato a provare vertigini per cose diverse: lui per le liste, io verso le opere di Aldo Busi e, tramite lui, verso tutte le letterature mondiali, come nemmeno Dostoevskij era riuscito a fare, però Dostoevskij l’ho letto a dodici anni assieme a Moravia e al Marchese De Sade, Busi a ventidue e quindi qualcosa in più l’ho capita.

    “Il cimitero di Praga” lo comprai su una bancarella e riposto su uno scaffale, non l’avrei letto se di Eco non fosse stato pubblicato “Numero zero” da pochi giorni. – Toh, è uscito l’ultimo romanzo di Eco. Io ne ho comprato il penultimo da un paio d’anni e ancora non l’ho letto. Ora ce lo infilo tra la respirazione artificiale di Piglia e le lettere a Milena di Kafka.

    L’ho approcciato senza entusiasmo, senza aspettarmi brividi. Come l’incontrare a una festa una propria ex lasciandosi prendere dalla curiosità: proverò ancora qualcosa, se la bacio e ci passo la notte assieme, sebbene l’ultima volta fu noioso e fastidioso come un esame di linguistica? Lo fai più per studio che per fregola.

    La passione verso i libri è erotica, come tutte le passioni, e in questo suo romanzo che lo sia pure per Eco finalmente lo si sente: un pochettino, eh, Eco resta freddo ovvero intellettuale, gode di testa senza lasciar spazio a molto altro. In questo romanzo, alla pancia: oh, è già qualcosa. Beh, rifarlo con Eco nel cimitero di Praga mi è piaciuto un sacco.

    Ci sono tutti i pregi e i suoi limiti, l’intelligenza e l’ironia, l’incarnazione delle fantasmizzazioni subculturali, le inevitabili contaminazioni tra vite personali e vicende storiche europee, le strizzatine d’occhio all’attualità lupesca che certi vizi non li perde mai, e in più una maturità stilistica e una composizione mooolto più riuscita, o comunque in linea con le mie preferenze, dei suoi ultimi due romanzi. Tra l’altro, credo sia il suo libro più necessario contro le ansie paranoiche del complotto e le politiche che sfruttano le ansie paranoiche del complotto. E ho potuto fare a meno del vocabolario. Qualche parola in più la conosco, vero, però lui ha smesso di divertirsi con le settimane enigmistiche, evviva.

    Insomma, mi è piaciuto un sacco e mi ha lasciato la voglia di farlo ancora. Un successone, per lui.

    said on 

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