El Cementerio de Praga

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Publisher: Lumen /FUTURA

3.2
(4910)

Language: Español | Number of Pages: 587 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian , Catalan , Dutch , Portuguese , French , Norwegian , Greek , English , German , Swedish

Publish date:  | Edition 4

Also available as: Paperback , Softcover and Stapled , Others , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Book Description
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  • 4

    Di questo romanzo mi è piaciuto soprattutto come si intrecciano e confondono magistralmente la Storia, cioè i fatti storici reali, che sono ben di più di una semplice cornice del romanzo, con la finzi ...continue

    Di questo romanzo mi è piaciuto soprattutto come si intrecciano e confondono magistralmente la Storia, cioè i fatti storici reali, che sono ben di più di una semplice cornice del romanzo, con la finzione e il complotto. Il tema del complotto e della falsificazione (oggi diremmo "fake news"), anche se riferito a un contesto molto diverso, lo trovo particolarmente attuale...
    Più di una volta sono andato a cercare (grazie, Google) per curiosità personaggi (a parte il protagonista, sono quasi tutti personaggi realmente esistiti) ed eventi storici citati. :D
    Lo consiglierei a chi ha apprezzato "Il pendolo di Foucault", dato che riprende da quest'ultimo il tema del complotto. Rispetto a quest'ultimo, però, l'ho trovato decisamente più facile da leggere.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    2

    message in a bottle

    Eco è stato comprensibilmente ossessionato per tutta la vita dal criterio di verità e del suo gemello satanico, la creazione volontaria di falsi. Era un semiologo, quindi un filosofo, nessuna sorpresa ...continue

    Eco è stato comprensibilmente ossessionato per tutta la vita dal criterio di verità e del suo gemello satanico, la creazione volontaria di falsi. Era un semiologo, quindi un filosofo, nessuna sorpresa. Se n'era già occupato nel bel "Pendolo di Foucault", una genesi dello schema generale del falso e del suo fratello organizzato: il complotto. Mentre nel Pendolo però i personaggi veri erano tutti letterati o eruditi o avventurieri morti, qui cerca con un triplo salto mortale di fare agire dei vivi. Non solo, di farli agire durante alcuni complotti o azioni in genere poco conosciuti dai più, citati di solito in quei libri che iniziano con la controstoria o "la verità su" eccetera. Anche se oggi sugli interventi massonici nell'impresa dei Mille se ne sa (chi vuole, naturalmente) parecchio, le premesse erano gustose. Tutti i personaggi tranne pochissimi sono esistiti ed hanno fatto ciò che hanno fatto. Naturalmente fare aderire eventi distanti come rami di un unico tronco è impossibile, ci vuole l'elemento unificatore: almeno un personaggio e qualche comprimario.

    Eco dal salto è caduto, ed è caduto pure male.

    Ciò che è riuscito ad Ellroy colla trilogia underground qui è un noiosissimo monocorde trascinarsi di storie che nonostante la obiettiva drammaticità, l'uso di schemi e stili del feuilleton più feroce e bieco, strappano dei vabbé ad ogni capitolo.

    Simone Simonini (SS: monogramma appropriato per il facitore dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion, un mattone della cattedrale dell'odio Mein Kampf, e pure di Servizio Segreto) incomincia bene, un frustrato signor nessuno, odiatore professionista - il primo capitolo coll'enunciazione di tutti gli stereotipi negativi di chiunque cui s'attacca è ottimo, poi procede stanchissimamente nonostante gli appioppi pure un Alter-ego Doppelganger Antiblockiersystem Direkteinspritzung, tale abate Dalla Piccola, in realtà vittima (uccisa dallo stesso Simonini) che rinasce in lui ormai schizofrenico, motivo per il quale colloquia pure col dottor Freud per cercare salvezza alla sua compromessa psiche.

    Troppa roba. Sale, pepe, pimento, cayenna e col curry che la zuppa ha sapore.

    Cui si aggiungono siparietti didascalici dove Eco spiega la sua visione caricaturale dei servizi segreti, molto '68ina, un po' contraddittoria visto che nel romanzo, c'è più d'uno di bastardi e figli della Gran P. ecc che nei servizi se la cavano eccezionalmente bene. I personaggi, Simonini Dalla Piccola e Narratore, nonostante l'uso di caratteri tipografici distinti, parlano tutti come un anziano eruditissimo professore insigne di semiologia nato ad Alessandria, vissuto a Milano con cattedra a Bologna e rubrica fissa su L'Espresso.

    Che cerchi poi di togliersi (forse) qualche sassolino '68ino, il tono - omettendo i nomi - in più di un capitolo sembra d'essere ai tempi dell'omicidio Calabresi - non aiuta, men che meno se lo scopo fosse di fare arrivare un messaggio occulto a chi di dovere.

    Si può mettere anche un messaggio in una bottiglia e lanciarlo nell'oceano, ma non è considerato efficace.

    C'è un fatto storico del caso Dreyfus che ignoravo: fu lasciato a cuocere all'isola del diavolo non solo per un complotto antiebraico (quello del J'Accuse) ma anche perché i prussiani non capissero che i francesi stavano progettando il cannone da 75 (un loro capolavoro) invece che il 120. Ottimo, ma per 500 pagine pochino direi.

    Ah, ogni tanto il tono col quale s'immedesima nel listare le schifezze attribuite agli ebrei (ai gesuiti, ai massoni) gli scappa un po' di mano. Hai voglia Eco a dire che i personaggi non esprimono l'opinione dell'Autore, vero ma lo stile conta: sembra che dica "attenzione, calmatevi Solomon Brothers o l'Olocausto da tragedia diventerà un record da battere". Giustamente qualcuno s'è allarmato.

    Comunque se dell'Ochrana, del fulminato e corrottissimo ambiente parigino della seconda metà del XIX secolo, dei retroscena della spedizione dei Mille, di svariati arnesi vaticani, del caso Dreyfus e della redazione del clamoroso falso storico dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion non sapeste nulla, il libro varrebbe di più. Fate voi.

    said on 

  • 4

    Finalmente torno a leggere, dopo un bel po' di anni, il mitico Umberto Eco, del quale avevo apprezzato Il nome della rosa, Baudolino, Il pendolo di Foucault e L'isola del giorno prima.

    Nel cimitero d ...continue

    Finalmente torno a leggere, dopo un bel po' di anni, il mitico Umberto Eco, del quale avevo apprezzato Il nome della rosa, Baudolino, Il pendolo di Foucault e L'isola del giorno prima.

    Nel cimitero di Praga troviamo il capitano Simonini che sarà testimone ed artefice di vari avvenimenti storici del diciannovesimo secolo: dalla carboneria all'Unità d'Italia passando per la spedizione dei Mille, dall'Impero di Napoleone III all'affare Dreyfuss passando per l'esperienza della Comune parigina. Incontrando tutta una serie di personaggi storici realmente esistiti.

    Purtroppo, nella mia grande ignoranza storica, non ho apprezzato a pieno questa sua ultima opera, e me ne vergogno. Ma non pensate di leggere un normale libro storico, ma ritorna la caratteristica principe di Eco: ovvero quella di riannodare i fili della storia. E non riesci più a distinguere cosa è inventato e cosa sia realmente accaduto nella realtà, questo mi ricorda ad esempio gli stratagemmi che utilizza in Baudolino.

    Non è di facile lettura, questo è sicuro.

    said on 

  • 0

    ... Avevo persino dimenticato di averlo abbandonato. Proprio cancellato dal ricordo.
    Ho sempre apprezzato Eco come interprete della realtà, una sorta di guru laico, un maestro più che uno scrittore d ...continue

    ... Avevo persino dimenticato di averlo abbandonato. Proprio cancellato dal ricordo.
    Ho sempre apprezzato Eco come interprete della realtà, una sorta di guru laico, un maestro più che uno scrittore di romanzi.
    Scriveva per addetti ai lavori ed aveva una gran supponenza sia verso i lettori non a par suo e sia (più grave ancora) verso la materia narrata. Peccato non poterglielo più dire.

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  • 2

    Ampolloso e autocelebrativo. Mi ha annoiato molto coinvolgendomi solo in alcuni capitoli (pochi). La bravura e la cultura dell'autore (che si vedono bene anche in questo caso) non bastano a salvare un ...continue

    Ampolloso e autocelebrativo. Mi ha annoiato molto coinvolgendomi solo in alcuni capitoli (pochi). La bravura e la cultura dell'autore (che si vedono bene anche in questo caso) non bastano a salvare una scrittura troppo forzata e autocompiaciuta.

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  • 3

    A tratti interessante, a tratti noioso.... a tratti ingarbugliato... alla fine ho realizzato che non si tratta solo di un romanzo, mette in risalto eventi che sono stati alla base di reali pensieri e ...continue

    A tratti interessante, a tratti noioso.... a tratti ingarbugliato... alla fine ho realizzato che non si tratta solo di un romanzo, mette in risalto eventi che sono stati alla base di reali pensieri e posizioni politiche .....eventi falsi creati dal niente che hanno portato a conseguenze reali e drammatiche

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  • 3

    Ho iniziato a leggere questo libro che mastro Umberto Eco era ancora vivo. Fa effetto... molto effetto. Il libro ricalca lo stile di sempre: tanta ironia, lessico ricchissimo. Soprattutto [...] http:/ ...continue

    Ho iniziato a leggere questo libro che mastro Umberto Eco era ancora vivo. Fa effetto... molto effetto. Il libro ricalca lo stile di sempre: tanta ironia, lessico ricchissimo. Soprattutto [...] http://goo.gl/i37gOl

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  • 0

    Lettura difficile, ma ne vale la pena

    Non è un libro di facile lettura, ma alla fine sono contenta di non essermi arresa. È un romanzo storico con basi molto solide (e visto l'autore, su questo aspetto non può esservi alcun dubbio) che pe ...continue

    Non è un libro di facile lettura, ma alla fine sono contenta di non essermi arresa. È un romanzo storico con basi molto solide (e visto l'autore, su questo aspetto non può esservi alcun dubbio) che permette di vivere con un punto di vista inedito eventi della storia recente, e di concatenare situazioni che a un profano non verrebbe mai in mente di concatenare. Dò tre stelle perché non si può negare che sia piuttosto pesante.

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  • 3

    Umberto Eco

    Avevo comprato il libro molto tempo fa e non l'avevo mai aperto ( e, infatti, non l'ho aperto). Per caso un collega l'ha lasciato in giro il suo e l'ho preso. Letto due volte di seguito.
    A me il libro ...continue

    Avevo comprato il libro molto tempo fa e non l'avevo mai aperto ( e, infatti, non l'ho aperto). Per caso un collega l'ha lasciato in giro il suo e l'ho preso. Letto due volte di seguito.
    A me il libro è piaciuto molto come mi son piaciuti il Nome della Rosa (letto innumeri volte) e Il Pendolo di Foucault (altrettante).
    Per leggere Eco è necessario possedere un certo retroterra culturale, inutile dirlo. Non che bisogna avere chissà quali capacità, ma è necessario avere letto molto. Eco mette in pratica quanto fatto dire a Guglielmo da Baskerville nel primo suo romanzo. "I libri si parlano fra loro, dialogano fra loro. E' possibile sapere cosa dice un libro senza averlo mai letto ma leggendone altri che parlano di esso". Ed è vero. Non è possibile capire Il Nome della Rosa se non si conosce la storia dell'alto medioevo e dei templari e dell'Italia del 1300. Così come non è possibile capire il Pendolo di Foucault (o , se è per questo, il Codice da Vinci) se non si è letto qualcosa di massoneria, rosacroce, esoterismo. E soprattutto se non si è letto The Holy Blood and the Holy Grail. Insomma ci vogliono interessi disparati.
    Su può discutere sulle proprietà letterarie di Eco e dei suoi libri ma certo non della sua erudizione. Difficile da capire e seguire.
    Il Cimitero di Praga è un luogo reale. Un cimitero monumentale in cui agli ebrei fu consentito seppellire i propri morti a partire dagli inizi del XV secolo. Eco lo inserisce nella narrazione a metà del libro, come luogo di ritrovo dei Rabbini di mezza Europa, in cui si discute della dominazione del mondo da parte degli Ebrei-Massoni. Viene il dubbio che Eco sia un po' antisemita e antimassone. Ma se è per questo anche anticlericale (ed è vero). La storia narra di un capitano Simonini, educato dal nonno monarchico e poco seguito dal padre mazziniano, padre che morirà proprio per mano delle truppe papali.Ed è proprio dal nonno che impara l'odio per gli ebrei, rei (ma lo racconta la storia) di sfruttare i popoli per i loro fini di dominazione del mondo. Nulla di nuovo. La persecuzione degli ebrei data da almeno Ramesse II e si è riproposta fino ad oggi a cicli regolari.

    L'inserimento di un personaggio come Simonini, che rimane orfano presto, si spiega, magari inconsciamente, con il fatto che Eco abbia egli stesso origini orfane. Il cognome Eco infatti veniva affibbiato agli orfani da ufficiali dell'anagrafe dotati di fantasia e nion di rado anche sarcasmo. Nascono così i cognomi Diotallevi (Dio t'allevi), Trovatello, Orfano, Amodio, Gesumio, ma anche tanti altri. Eco significa Ex Coelo Oblatus (donato dal cielo). E così abbiamo personaggi orfani o presentati come tali: Adso da Melk (ha un padre ma lo lascia piccolino per non più rivederlo; Diotallevi de Il Pendolo di Foucautl, Simonini.

    Eco sfrutta questo sottofondo per parlarci della storia di Simonini, avvocato-notaio-falsario che si muove in un pabulum confuso di servizi segreti italiani, francesi, tedeschi, russi; di massoni, di gesuiti, tra omicidi, truffe, ecc. Il tutto in un contesto storico reale e infatti Eco alla fine del libro ci dice che tutti i personaggi sono storici e solo Simonini è inventato. E' questo a mio avviso il pregio dell'opera: la sua storicità che invoglia a sapere di più sui fatti narrati.
    Consiglierei a chi ha avuto difficoltà a rileggerlo almeno un paio di volte.

    said on 

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