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El Dios de las pequeñas cosas

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Publisher: Anagrama

3.9
(4237)

Language:Español | Number of Pages: 364 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , French , German , Italian , Swedish , Catalan , Dutch , Greek , Norwegian , Portuguese , Danish , Polish

Isbn-10: 8433908626 | Isbn-13: 9788433908629 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Book Description
Ésta es la historia de tres generaciones de una familia de la región de Kerala, en el sur de la India, que se desperdiga por el mundo y se reencuentra en su tierra natal. Una historia fque es muchas historias. La de la niña inglesa Sophie Moll que se ahogó en un río y cuya muerte accidental marcó para siempre las vidas de quienes se vieron implicados. La de dos gemelos -Estha y Rahel- que vivieron veintitrés años separados. La de Ammu, la madre de los gemelos, y sus furtivos amores adúlteros. La del hermano de Ammu, marxista educado en Oxford y divorciado de una mujer inglesa. La de los abuelos, que en su juventud cultivaron la entomología y las pasiones prohibidas. Esta es la historia de una familia que vive en unos tiempos convulsos en los que todo puede cambiar en un día y en un país cuyas esencias parecen eternas.
Esta apasionante saga familiar es un gozoso festín literario en el que se entremezclan el amor y la muerte, las pasiones que rompen tabúes y los deseos inalcanzables, la lucha por la justicia y el dolor causado por la pérdida de la inocencia, el peso del pasado y las aristas del presente. Arundhati Roy ha sido comparada por esta novela prodigiosa con Gabriel García Márquez y con Salman Rushdie por sus destellos de realismo mágico y su exquisito pulso narrativo.
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  • 4

    Come tutto può cambiare in un giorno soltanto

    Premetterò che il titolo che volevo dare a questa mia recensione era: 'Storia di una fatina dell'aeroporto con fontana in un Love in Tokyo e dell'ambasciatore E.Pelvis con ciuffo e scarpe a punta… Pur ...continue

    Premetterò che il titolo che volevo dare a questa mia recensione era: 'Storia di una fatina dell'aeroporto con fontana in un Love in Tokyo e dell'ambasciatore E.Pelvis con ciuffo e scarpe a punta… Purtroppo è un titolo troppo lungo e non ci stava per cui ho dovuto cambiarlo…
    Ho deciso di leggere 'Il dio delle piccole cose' di Arundhati Roy, attratta dal titolo e soprattutto dal fatto che fosse ambientato in India. Mi è infatti successo raramente di incontrare questo paese nel corso delle mie letture e mai di affrontare la sua realtà come attraverso questo libro. Il romanzo racconta frammenti di vita di una famiglia indiana benestante alla fine degli anni sessanta. L'intera storia viene descritta attraverso i pensieri e gli occhi di due gemelli di sette anni, Esha e Rahel (la fatina dell'aeroporto e l'ambasciatore E.Pelvis, del titolo).

    Le difficoltà e le grandi differenze rispetto al nostro modo di pensare sono subito evidenti, negli anni sessanta, l'India è un paese diviso fra i suoi vecchi costumi e regole e la sfrenata voglia di modernizzazione. Tutti i protagonisti del romanzo si muovono all'interno di una società ancora fortemente influenzata dalle tradizioni che a volte si rivelano davvero spietate ed incomprensibili soprattutto se si pensa che tutto quello che viene narrato viene visto da Esha e Rahel, ancora bambini, come quasi normale. Ugualmente deludente, agli occhi dei gemelli ormai adulti, il quadro che descrive lo sviluppo e la modernizzazione del paese, attraverso l'inseguimento del mito rappresentato dalla cultura Occidentale. Ed è di conseguenza immediata nel lettore la comprensione di quanto possa essere ancora duro riuscire ad abbattere ed estirpare consuetudini di secoli offrendo come alternativa soltanto antenne paraboliche. L'india che questo romanzo ci insegna a vedere è davvero lontana dalla stereotipo che la vede come meta di viaggi alla ricerca di spiritualità, è diversamente l'India di un piccolo paese ancora in mano a poche famiglie che vivono ancora con la paura di abbattere vecchie tradizioni obsolete.

    Rahel ed Esha hanno, all'inizio della storia, trentun anni, la stessa età che aveva la loro sfortunata madre quando morì ('non giovani, non vecchi, vitalmente morituri'). Esha e Rahel sono profondamente legati l'uno all'altra, sono quasi due corpi con un anima soltanto, nonostante abbiano passato almeno tre quarti della loro vita separati l'uno dall'altra.

    L'intera storia è ambientata nel Kerala una regione dell'India, in un piccolo paese dove le tradizioni giocano ancora un ruolo fondamentale nella vita delle persone, e quindi la presenza di una donna separata all'interno di una famiglia crea ancora più di qualche problema … Esha e Rahel sono figli di Ammu, una giovane donna che ha lasciato il marito alcolizzato scegliendo di tornare a vivere con la propria famiglia. Da quanto ci viene raccontato si tratta di una famiglia benestante, la nonna dei bambini Mammachi dirige infatti una piccola fabbrica di conserve e composte chiamata 'Conserve & Composte Paradiso'. La donna viene aiutata anche dall'adorato figlio, Chacko, che si è laureato in Gran Bretagna ed ha lasciato nel vecchio continente una moglie ed una figlia di un paio d'anni più grande di Esha e Rahel. Vivono in questa vecchia casa coloniale anche un anziana zia chiamata assurdamente Baby Kochamma ed una governante.

    Ammu ritorna quindi nella stessa famiglia che alcuni anni prima aveva abbandonato per scappare da un padre violento e da una realtà davvero troppo piccola per quella che immaginava sarebbe stata la sua vita. I bambini vivono spensierati e felici nella vecchia casa, in un mondo tutto loro fatto di piccole e grandi scoperte … Esha e Rahel vivono felici fino al giorno in cui tutto cambia, basta infatti un solo giorno per cambiare il corso di un'intera esistenza… Così d'improvviso, da una pagina all'altra ci troviamo avvolti in una storia di violenze e soprusi che vengono raccontati con parole semplici di due bambini innocenti che proprio da questi eventi sono costretti a sentirsi colpevoli di cose che non capiscono…

    Il racconto inizia con l'arrivo in India di Sophie Mol, la figlia di Chacko, e quindi la cugina dei due gemelli. Sophie Mol vive in Inghilterra con la madre ed è idealizzata dalla famiglia di Ammu, Sophie Mol sembra avere tutto quello che manca ai due gemelli, Sophie Mol è una bambina a cui bisogna voler bene… Quel giorno, quel giorno in cui tutto cambia Sophie Mol viene trovata annegata…
    Da quest'evento prendono il via una serie di conseguenze che porteranno Ammu a dover dividere i due bambini. Rahel rimarrà con la famiglia di Ammu, mentre Esha (che non rivedrà più in vita la madre) verrà affidato al padre. I due ragazzi s'incontreranno soltanto molti anni dopo, quando avranno trentun anni, con esperienze completamente diverse ma con ancora un legame fortissimo.

    L'intero libro è una celebrazione dell'amore in tutte le sue forme, dell'amore di una madre verso i due figli, dell'amore tra due fratelli e del loro legame così forte che li rende una persona sola, dell'amore tra due giovani disperati senza un passato e con un futuro più breve della vita di un ragno.
    Come ho già detto l'intero romanzo viene narrato attraverso le voci ed i pensieri dei due bambini, e ci sono quindi continue interruzioni, flash back e stravolgimenti, gli occhi ed i racconti di Esha e Rahel si fissano su particolari ed aneddoti a volte totalmente lontani dalla storia ma che rendono perfettamente l'idea della loro ingenuità e della loro giovane età. L'oggetto più concreto viene trasformato dalle loro parole in una sorta di gioco, ed il concatenarsi di eventi tragici in questo mondo fatto di piccoli sogni rende ancora più forte e crudo il contrasto con la realtà.

    Il libro è descrittivo, quasi come una fotografia, durante la sua lettura immaginavo i luoghi descritti e quasi mi sembrava di vederli davanti ad i miei occhi, sentire il caldo della Chiesa gialla affollata per il funerale di Sophie Mol, il profumo dei trucioli di legno appena tagliati, la torbidezza del fiume od i profumi densi delle marmellate…
    Non nasconderò che a tratti, soprattutto all'inizio, è difficile riuscire a seguire il filo conduttore della trama, gli anni e le storie che vengono raccontate non sembrano avere una connessione tra loro e gli sbalzi temporali sono tantissimi. Il legame che unisce questi racconti inizia ad intravedersi soltanto dopo i primi capitoli, ed arrivati verso la metà del libro, ammetto che è davvero difficile riuscire a lasciare Esha e Rahel. Nonostante la storia sia davvero difficile e sia tremendo pensare che al mondo possano succedere degli eventi come quelli raccontati in questo romanzo, credo davvero si tratti di un libro davvero speciale. Uno di quei libri che alla fine ti lasciano davvero qualcosa. Certamente capisco che il finale può lasciare scontenti o comunque in qualche modo deludere e spiazzare, ma trovo che indipendentemente da questo 'Il dio delle piccole cose' sia un romanzo che può insegnare qualcosa a tutti e che sicuramente lascerà un segno nella mia memoria.

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  • 0

    Il romanzo, appesantito per almeno due terzi da una spropositata messe di inutili maiuscole, neologismi, metafore ed analogie – spesso forzosamente cercate, più che spontanee – può forse stupire ma no ...continue

    Il romanzo, appesantito per almeno due terzi da una spropositata messe di inutili maiuscole, neologismi, metafore ed analogie – spesso forzosamente cercate, più che spontanee – può forse stupire ma non legare il lettore, peraltro disorientato da continue analessi e prolessi, che creano un labirintico arcipelago situazionale.
    Gli arditi artifizi linguistico-strutturali sfumano, poi, via via, fino a sparire del tutto nelle pagine conclusive, rette da una maggiore magia ispirativa, ed allora naturalezza ed intensità di sentire si schiudono con la forza di un fiume carsico a lungo costretto in angusti spazi sotterranei e riescono, sorprendentemente, a cancellare, sia pure in parte, il ricordo dello scorrere faticoso del resto del romanzo, quasi a risarcimento di chi ha saputo resistere alla tentazione di non proseguire nella lettura.
    E’ un vero peccato che l’autrice non abbia avuto la forza, o l’umiltà, di rivedere, limare ed illimpidire il tutto alla luce di quanto ha dimostrato di saper fare nella parte conclusiva.
    Per ciò che attiene alla vicenda, l’insieme è un quadro spietato ed opprimente di un’India cristallizzata, ancora negli anni sessanta, nella sua arcaica ed odiosa divisione in caste, un’India dove la ruvidezza del pregiudizio uccide ogni tenerezza, ogni anelito sentimentale - anche all’interno della stessa famiglia – e, conseguentemente, la possibilità di essere “persone”.
    Si ha, inoltre, chiara la percezione di una realtà continuamente increspata dal sogno di un Occidente, insieme vagheggiato e guardato con sospetto; respinto, emblematicamente, anche dalla stessa natura dei luoghi: amica per i suoi figli, letale per gli altri.
    Amori impossibili, spezzati, rapporti familiari solo in apparenza normali ma sostanzialmente avvelenati da diffidenze ed invidie, istituzioni ingiuste, timidi e poco convinti tentativi di ribellione, anche sociale, costituiscono il variegato tessuto del romanzo, in cui si snodano, trasversalmente, le vicissitudini di due gemelli: inconsapevoli mentori e veri animatori di ogni azione.

    16 apr.’08

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  • 4

    Inizio confuso tanto da essere li li per abbandonarlo. Ho proseguito ed ho fatto bene perché dopo le prime 80/100 pagine (non poche direi!) la storia inizia a prendere forma, a delinearsi. Mi ci sono ...continue

    Inizio confuso tanto da essere li li per abbandonarlo. Ho proseguito ed ho fatto bene perché dopo le prime 80/100 pagine (non poche direi!) la storia inizia a prendere forma, a delinearsi. Mi ci sono appassionata e sorpresa: non mi aspettavo il racconto al contrario degli eventi. Bello, emozionante, doloroso. Si, ne e' valsa la pena sopportare la confusione della prima parte.

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  • 4

    Quando un libro è di difficile lettura, e questo senza dubbio lo è, ognuno di noi cerca, credo, un appiglio particolare che lo convinca a proseguire o ad abbandonare. Io ho trovato Rahel, come me geme ...continue

    Quando un libro è di difficile lettura, e questo senza dubbio lo è, ognuno di noi cerca, credo, un appiglio particolare che lo convinca a proseguire o ad abbandonare. Io ho trovato Rahel, come me gemella eterozigote di un maschietto, e da lei, semplicemente, mi sono lasciata prendere per mano facendomi guidare nel cammino che, ammetto, è parso inizialmente assai ostico. Pagina dopo pagina, seguendo i suoi passi, ho “ritrovato” l’infanzia con mio fratello, tutti quei particolari meccanismi che solo noi eravamo in grado di vivere e comprendere, gli ingranaggi di un modo di comunicare, verbale e fisico, a nostro esclusivo appannaggio e svanito quasi completamente con l’età adulta, il sentirci un unico Noi a dispetto di chi insisteva nel volerci distinti. Ho ripensato a parole e gesti infantili, al senso di paura al pensiero di non essere amati, tipico dei bambini, al modo semplice e disincantato di affrontare problemi che non si è in grado di comprendere e di difendersi dal dolore arrecato da parole adulte che, spesso senza rendersene conto, insinuano dubbi ed insicurezze, pesando sul cuore come macigni. Per mia enorme fortuna io e Dando, così storpiavo da piccina il nome di mio fratello, abbiamo avuto una splendida infanzia e non siamo dovuti crescere, come i due piccoli protagonisti del libro, in un universo che non è affatto a misura di bambino ma, forse, è stato proprio questo rientrare in parte in una visione fanciullesca del mondo, dove le storie non hanno una sequenza logica e temporale ma puramente emozionale, nel quale la punteggiatura è strana e le maiuscole si infilano a caso tra le parole che mi ha permesso di continuare a leggere e ad imparare ad apprezzare questa narrazione da adulti vista attraverso occhi infantili. Una storia cruda e dolorosa, come solo la vita può essere, che si sviluppa, in modo assolutamente frammentario e discontinuo, tra andate e ritorni, ricordi e sensazioni, passato e presente, profumi ed emozioni, dolori e rimpianti, paure e rassegnazioni, odio e rimorsi; l’Amore, nelle sue mille forme, in un mondo dove, nonostante il “nuovo” nascente, regnano ancora, sovrani indiscussi, l’ingiustizia, la differenza di casta, il maschilismo e gli altri mille demoni che fanno l’essere umano. E in un mondo siffatto non si può più credere nella divina bontà; il Dio delle Piccole Cose soccombe portando con sé la speranza, la delicatezza, l’infanzia con i suoi sogni e le sue fantasie e cedendo il passo all’orrore, alla barbarie, ad eventi tragici ed incomprensibili ed alle cicatrici che essi lasceranno per il tempo e venire. L’autrice crea uno stile unico, complesso, ricco di allegorie, metafore complicate ma sempre perfette, cantilene e parole storpiate di bimbi che raccontano il Dolore così come l’hanno vissuto: parole che lasciano incantati, stupiti ed interdetti a fasi alterne, come alterni sono i sentimenti che hanno generato in me, prevenuta all’inizio, proprio per il tipo di scrittura che mi ha lentamente conquistata, forse proprio grazie alla piccola Rahel che non ha lasciato la mia mano lungo il cammino.

    “E l’Aria era piena di Pensieri e Cose da Dire. Ma in momenti simili vengono dette solo le Piccole Cose. Le Grandi Cose si acquattano dentro, non dette”.

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  • 3

    Quando è troppo è troppo

    La trama in sè non sarebbe neanche male e le ultime pagine dove la storia (dopo 300 e passa pagina di sproloqui) prende finalmente forma sono belle; passino anche i continui sbalzi temporali o i nomi ...continue

    La trama in sè non sarebbe neanche male e le ultime pagine dove la storia (dopo 300 e passa pagina di sproloqui) prende finalmente forma sono belle; passino anche i continui sbalzi temporali o i nomi indiani difficili da ricordare e simili tra loro, ma lo stile della scrittrice è pessimo (o forse è colpa della traduzione). Troppe maiuscole, troppo corsivo, troppe parole unite da un trattino mi rendono nervoso!

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  • 5

    meraviglioso

    L'ho letto nel 2003 ed è diventato il libro emblema del "libro da finire", cioè avevo pensato di mollarlo, ma ad un certo punto sono entrata nel meccanismo e l'ho adorato. E' effettivamente una scritt ...continue

    L'ho letto nel 2003 ed è diventato il libro emblema del "libro da finire", cioè avevo pensato di mollarlo, ma ad un certo punto sono entrata nel meccanismo e l'ho adorato. E' effettivamente una scrittura pregna, carica, difficile da cogliere appieno e quindi ti porta ad una lettura lenta.Ora ho capito la sua scrittura è difficile perchè non segue un filo logico, ma emozionale; lo scrive attraverso i ricordi e le sensazioni e le emozioni. Il tutto nel cervello e nelle emozioni di una bambina di 8/9 anni, quindi che cùvede il mondo a suo modo. E' frammentario, pieno di anticipazioni e rimandi e cose che poi vengono spiegate, ma non troppo, come pensieri sparsi ed incoerenti. Ma la forza e la coerenza del libro sta proprio qui.
    E' una sorta di scrittura creativa.
    Quindi seconda lettura ancora più avvolgente.
    Il messaggio poi mi ha colpito: "a ciascuno può succedere qualsiasi cosa"; "bisogna essere preparati". Mai più che a me si può sottolienare una cosa così... e alla fine non si è pronti lo stesso!

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  • 3

    La storia, drammatica e definitiva, è evidente dalle prime pagine, ma è la narrazione a prendere e trascinare in un vortice di colori, profumi, suoni. Come un piatto molto elaborato, che stupisce all' ...continue

    La storia, drammatica e definitiva, è evidente dalle prime pagine, ma è la narrazione a prendere e trascinare in un vortice di colori, profumi, suoni. Come un piatto molto elaborato, che stupisce all'inizio ma alla lunga tende a nauseare, così lo stile della Roy è talmente ricco e insolito che incanta per gran parte del libro e poi improvvisamente raggiunge la saturazione e si ha voglia di una boccata di aria fresca. Negli ultimi anni la Roy ha scritto solo saggi e solo ora ha in cantiere un romanzo: spero che il tempo e le altre frequentazioni abbiamo asciugato il suo stile per poterlo assaporare in equilibrio perfetto.

    said on 

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