El Nombre De La Rosa

(Contemporanea)

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Publisher: Debolsillo

4.4
(23399)

Language: Español | Number of Pages: 497 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi simplified , Chi traditional , Italian , German , French , Catalan , Russian , Finnish , Polish , Dutch , Portuguese , Hungarian , Norwegian , Slovak , Slovenian , Swedish , Czech , Greek , Turkish , Romanian , Korean

Isbn-10: 9872060959 | Isbn-13: 9789872060954 | Publish date: 

Translator: Ricardo Pochtra

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Book Description
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  • 4

    Anche dopo averlo letto è difficile evitare di incappare in pregiudizi. Direi che spesso Eco ha portato all'estremo divagazioni teologiche e filosofiche appesantendo il libro, ma ciò che per me è pes ...continue

    Anche dopo averlo letto è difficile evitare di incappare in pregiudizi. Direi che spesso Eco ha portato all'estremo divagazioni teologiche e filosofiche appesantendo il libro, ma ciò che per me è pesante pò non esserlo per altri. Di conseguenza suggerirei di non approcciarsici a cuor leggero, però chi sono io per decidere chi è in grado di leggerlo e chi no? Chiariamo inoltre che la particolarità de "Il nome della rosa", responsabile dell'aura di sacralità che vi gira intorno, è proprio quella di offrire una moltitudine di chiavi di lettura: narrativa gialla, romanzo storico, trattato filosofico e religioso, e ciò gli ha conferito la fama di romanzo "dotto". Personalmente ho preferito dedicarmi quasi totalmente alla chiave narrativa, non perché incapace di comprenderne gli altri risvolti (eventualità vera solo in parte) ma perché l'ho reputata la più intrigante e le lunghe digressioni ne avrebbero decisamente rallentato il ritmo. Se successivamente decidessi però di rileggerlo, ora che ho risolto il giallo dedicherei sicuramente maggiore attenzione alle altre interpretazioni. Quella che segue sarà dunque l'opinione di chi ha saltato a prescindere quasi ogni descrizione o monologo di lunghezza eccessiva.

    Innanzitutto, le cose che più ho amato e che mi mancheranno di questo libro sono Guglielmo da Baskerville e il suo rapporto quasi paternale con Adso da Melk. Guglielmo è davvero un personaggio sublime e ricco di fascino: èintelligente, colto, ironico, senza peli sulla lingua sebbene capace di adattarla alle diverse situazioni e persone, non si lascia condizionare da nessuno, riveste perfettamente il ruolo da maestro di Adso non solo in ambito teologico ma anche in quello di vita. Da lui Adso apprende infatti a pensare con la propria testa, a formulare ipotesi, a gestire le proprie emozioni. Mi è piaciuto che Guglielmo ci fosse sempre quando Adso aveva bisogno di aiuto o di un consiglio, che tra i due scorresse una fiducia reciproca, che ciascuno riconoscesse le capacità dell'altro, e persino i siparietti comici che occasionalmente hanno offerto. Davvero un bellissimo rapporto.

    Non sono da meno neanche gli altri personaggi, l'Abate in particolare mi è parso dipinto con una lucida razionalità da cui emerge chiaramente la sua sete di autorità, di potere e il puro interesse per le ricchezze materiali mascherato dietro la celebrazione di Dio. Jorge, poi, possiede una sfaccettatura inquietante nella sua ostinazione al rigore religioso, inquietudine estensibile all'atmosfera generale cupa e gotica, macabra in maniera suadente.

    Lo stile riprende quello medievale e molte citazioni in latino, tuttavia rimane facilmente leggibile e l'ostacolo maggiore sono appunto le digressioni, che da una parte conferiscono maggiore credibilità e spessore alla storia mente dall'altra, come già anticipato, ne rallentano lo scorrere. Si adatta inoltre particolarmente bene all'ambientazione dell'abbazia e rende efficacemente l'intrigo su cui si basa la trama.

    Posso in conclusione ritenermi soddisfatta, nonostante mi dispiaccia aver tralasciato qualche passaggio. Sarà per un'altra volta.

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  • 3

    E' stato il mio autoregalo di Natale nel 2009 / 2010 credo...o giù di lì. Ma l'ho sempre guardato con reverenziale timore e quindi l'ho letto solo nel 2016. Così van le cose.

    Secondo me sono tre libri ...continue

    E' stato il mio autoregalo di Natale nel 2009 / 2010 credo...o giù di lì. Ma l'ho sempre guardato con reverenziale timore e quindi l'ho letto solo nel 2016. Così van le cose.

    Secondo me sono tre libri in uno: il libro "giallo" che mi è piaciuto moltissimo e non credevo; il libro "storico" molto interessante ma un po' lento e il libro...mmm...filosofico / spirituale che non ho sopportato. Sorry.

    2 stelline e mezza.

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  • 4

    OTTIMO, MA CON ECO FINISCO QUI

    La premessa è che ho evitato scientemente di leggere questo libro fino a ora, quando (ahimè) da almeno trenta sono più che in grado di leggere romanzi lunghi e impegnativi.
    Non ho voluto farlo a causa ...continue

    La premessa è che ho evitato scientemente di leggere questo libro fino a ora, quando (ahimè) da almeno trenta sono più che in grado di leggere romanzi lunghi e impegnativi.
    Non ho voluto farlo a causa principalmente del comune sentore (tuttora in parte confermato dopo la lettura) di una certa vanità da parte dell’autore, una fastidiosa spocchia nel mettere in mostra la propria erudizione. Sfortuna volle poi che - parliamo sempre di un paio di decenni or sono ormai - mi venne regalato “Baudolino” da una persona assai cara e da me stimata, per cui mi sentii in dovere di leggerlo. Non posso commentarlo qui perché lo ricordo troppo poco, ma quel che posso dire è che non mi piacque gran che, e peggio ancora confermò i miei sospetti, originariamente un po’ preconcetti, circa gli intenti autocelebrativi dell'autore.
    Tutto ciò detto, devo ammettere che invece “Il nome della rosa” è un gran bel libro, certamente da leggere, anche se non mi sento di assegnargli le cinque stelle, che riservo agli autentici “imperdibili”.
    Originale l'idea, bello lo sviluppo, intreccio accattivante, fedele e documentata (ci mancherebbe!) l'ambientazione.
    Più che commentato qui in anobii, non aggiungerei altro di utile, per cui mi limito a riportare solo gli aspetti negativi (comunque tutto sommato trascurabili):
    1. parzialmente confermata l'idea, in alcune situazioni, dell'eccesso di autocompiacimento
    2. in alcuni casi risulta evidente (e stride) che Adso scrive rivolgendosi ai lettori del XX secolo e non, come dichiarato, in forma di diario medievale
    3. inserti in latino spesso troppo lunghi (ma sono d’accordo con l’assenza di traduzione in nota che deturperebbe il contesto), riferimenti storici eccessivamente dettagliati, elencazione di oggetti, santi e quant’altro che appesantiscono la lettura senza vantaggio
    4. la figura di Guglielmo mi sembra un po’ inverosimile: troppo “illuminato”, direi, per la sua epoca, non credo che potesse davvero esistere a quei tempi e in quel contesto un personaggio così “alternativo”; non sono ferratissimo, ma l’impressione è che indulga di frequente a un troppo moderno relativismo, con ficcante ironia di stampo volterriano
    Confermo comunque l’impressione di un’ottima lettura, anche se sono ragionevolmente certo che con Eco personalmente finisco qui

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  • 3

    Nel labirinto della verità

    Bel romanzo ricco di misteri e intrecci che Umberto Eco ha reso come tributo all'infinite domande su Dio, l'uomo e l'universo. Libro pesante all'inizio, ma che via via diventa sempre più interessante ...continue

    Bel romanzo ricco di misteri e intrecci che Umberto Eco ha reso come tributo all'infinite domande su Dio, l'uomo e l'universo. Libro pesante all'inizio, ma che via via diventa sempre più interessante fino a rapire il lettore. Consigliatissimo!!!

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  • 5

    Seminale

    Appassionante e profondo, stratificato e coinvolgente, fa parte di quei libri che hanno costruito la mia identità di uomo e di lettore. Insomma, uno di quei romanzi che dovrebbe essere obbligatorio le ...continue

    Appassionante e profondo, stratificato e coinvolgente, fa parte di quei libri che hanno costruito la mia identità di uomo e di lettore. Insomma, uno di quei romanzi che dovrebbe essere obbligatorio leggere.

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  • 5

    Non rileggo questo romanzo da anni. Non si tratta di un titolo che si può prendere in mano con troppa leggerezza, Il Nome della Rosa pretende le sue attenzioni. Mi rendo conto, quindi, di non averne u ...continue

    Non rileggo questo romanzo da anni. Non si tratta di un titolo che si può prendere in mano con troppa leggerezza, Il Nome della Rosa pretende le sue attenzioni. Mi rendo conto, quindi, di non averne una memoria puntuale e forse farei meglio a evitare di scrivere questa recensione. D'altro canto parliamo di un'opera che, bene o male, tutti conoscono, quindi immagino che scendere nei dettagli non sia nel caso specifico poi così indispensabile e anche solo una riflessione su ciò che il libro lascia a distanza di anni possa risultare utile. L'importanza che gli attribuisco è in effetti più che altro formativa: senza togliere nulla alla storia, che è indubbiamente accattivante, ciò che per me ha fatto la differenza è stato l'avermi insegnato come si deve (dovrebbe) leggere un certo tipo di letteratura. Il Nome della Rosa contiene dei passi seriamente illeggibili. Il gusto del dettaglio dotto va spesso oltre il lecito: e certo fino a un certo punto si può giustificare con l'utilizzo di un narratore interno, ma più di una volta si ha l'impressione che le stesse informazioni avrebbero potuto essere date in pasto al lettore in modo meno arzigogolato, meno inutilmente accademico. Dal momento che il libro è, da questo punto di vista, onesto e inizia subito imponendo al lettore questo ritmo, tutta la sua prima parte è metaforicamente una salita di 45 gradi di pendenza, che raggiunge nella famigerata descrizione del portone il suo climax di pesantezza. Da lì in poi, però, succede il "miracolo": benché la forma resti la stessa, la storia decolla e il lettore, a dispetto delle citazioni in francese antico o in latino non tradotte, a dispetto dei riferimenti più o meno oscuri alla storia medievale, a dispetto di tutto ciò che fino a quel punto lo aveva tentato di lasciar perdere tutto (che tanto si può sempre vedere il film per sapere come va a finire), si ritrova risucchiato nella trama e incapace di uscirne. Il Nome della Rosa è un libro che offre diversi livelli di comprensione, e più chi legge è ferrato in certi ambiti, più potrà goderne, ma è soprattutto un libro che insegna che la pazienza può venire abbondantemente ricompensata. In un panorama di largo consumo, dove ormai ci si abitua ad avere tutto e subito, questa è una buona lezione: non indicherei questo libro come esempio di stile da imitare, ma penso che per ogni vero lettore sia il caso di passarci attraverso.

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  • 5

    Uno Sherlock Holmes ante litteram, che basa i suoi ragionamenti sul metodo intuitivo, viene chiamato a investigare su una serie di macabri delitti in un'abbazia italiana. L'ambientazione medievale e l ...continue

    Uno Sherlock Holmes ante litteram, che basa i suoi ragionamenti sul metodo intuitivo, viene chiamato a investigare su una serie di macabri delitti in un'abbazia italiana. L'ambientazione medievale e l'ottimo rompicapo giallo fanno da contorno a un magnifico romanzo storico e filosofico in cui Eco fa ampio sfoggio delle sue capacità narrative. Unico.

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  • 5

    "La rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi."

    "Il sapere non è come la moneta, che rimane fissamente integra anche attraverso i più infami baratti: esso è piuttosto come un abito bellissimo, che si consuma attraverso l'uso e l'ostentazione. Non è ...continue

    "Il sapere non è come la moneta, che rimane fissamente integra anche attraverso i più infami baratti: esso è piuttosto come un abito bellissimo, che si consuma attraverso l'uso e l'ostentazione. Non è così infatti il libro stesso, le cui pagine si sbriciolano, gli inchiostri e gli ori si fanno opachi, se troppe mani lo toccano?"
    Un inquietudine intensa pervade l'ascoltatore, il quale resta profondamente coinvolto durante l'ascolto di IL NOME DELLA ROSA, letto da Tommaso Ragno. Il tono della sua voce è particolarmente incisivo e rigoroso e riesce ad accrescere l'interesse del lettore-ascoltatore, mentre segue il dipanarsi delle vicende del giovane novizio Adso da Melk in quello che è il suo percorso di formazione.
    IL NOME DELLA ROSA è un interessante giallo medievale con personaggi ottimamente costruiti. Accanto ad Adso, pericolosamente unito dalla volontà di far luce sulle misteriose vicende legate all'antica abbazia benedettina, c'è frate Guglielmo da Baskerville.
    La loro indagine procede attraverso l'ingegno, l'intuito, l'intelligenza personale, ma soprattutto grazie all'erudizione, quella già posseduta e quella progressivamente appresa.
    È un libro sulla potenza del sapere, su quanto sia importante la conoscenza e quanto possa sedurre la possibilità di apprenderla, escludendone gli altri.
    È un romanzo di cui si è sempre molto parlato, il capolavoro di Umberto Eco, un autentico libro formato mattone (più di 500 pagine), ma che risulta piacevole da leggere (o, in questo caso, da ascoltare, grazie a Tommaso Ragno) e da scoprire, pagina dopo pagine, nella sua complessità, nella struttura narrativa, dove la suspense si fonde al ragionamento, lento e meticoloso.
    È un autentico capolavoro della letteratura italiana contemporanea che tutti dovrebbero leggere (o ascoltare).
    "L'unica verità è imparare a liberarci dalla passione insana per la verità."

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  • 4

    Appurato che con Eco il mio rapporto resta difficile, perché alcuni passaggi sono lenti e la sua scrittura troppo erudita, posso dire però a "sua" discolpa che questo è un gran libro che coinvolge nel ...continue

    Appurato che con Eco il mio rapporto resta difficile, perché alcuni passaggi sono lenti e la sua scrittura troppo erudita, posso dire però a "sua" discolpa che questo è un gran libro che coinvolge nelle vicende dell'abbazia e della sua biblioteca misteriosa, seguendo le indagini di Guglielmo e Adso, ragionando con loro e facendo ipotesi.
    E' stata un'immersione nel Medioevo più oscuro, quello dell'Inquisizione e della superstizione.

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