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El Palacio de la Luna

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Publisher: Anagrama

4.1
(1364)

Language:Español | Number of Pages: 310 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , French , German , Italian , Swedish , Chi simplified , Catalan , Turkish , Portuguese

Isbn-10: 8447360865 | Isbn-13: 9788447360864 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Travel

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Book Description
Marco Stanley Fogg está a las puertas de la edad adulta cuando los astronautas ponen el pie en la luna. Hijo de padre desconocido, fue educado por el excéntrico tío Victor, que tocaba el clarinete en orquestas de mala muerte. En los albores de la era lunar, muerto su tío, Marco va cayendo progresivamente en la indigencia, la soledad y una suerte de tranquila locura de matices dostoievskianos, hasta que la bella Kitty Wu lo rescata. Marco empieza entonces a trabajar para un viejo pintor paralítico y escribe su biografía, que éste quiere legar a su hijo, al que no llegó a conocer. Tras un largo periplo que lo lleva hasta el Oeste y bajo el influjo de la omnipresente luna, Marco descubrirá los misterios de su origen y la identidad de su progenitor.
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  • 4

    Come suggerisce il retro di copertina, è un libro che sa di romanzo ottocentesco, con un intreccio coinvolgente e inaspettato. Gli episodi si legano gli uni agli altri in modo fluido e con disinvoltur ...continue

    Come suggerisce il retro di copertina, è un libro che sa di romanzo ottocentesco, con un intreccio coinvolgente e inaspettato. Gli episodi si legano gli uni agli altri in modo fluido e con disinvoltura Auster riesce a passare da una vicenda ad un’altra lontana anni luce dalla precedente.
    Auster ha un’abilità di scrittura invidiabile e una spiccata capacità nel caratterizzare i personaggi: per fare un esempio, sebbene io abbia sempre detestato l’ozio, l’inazione e il crogiolamento sterile, l'autore è riuscito a farmi capire il crack psicologico di M.S. Fogg e poi il suo perdersi in se stesso in Central Park.
    Ma confesso che la fine del libro mi ha lasciato con un pò di amaro in bocca perchè mi sembrava che la storia terminasse in modo, a mio avviso, troppo improbabile. C’era qualcosa negli avvenimenti dell’ultimissima parte che non mi convincevano, che esaltavano troppo gli eventi già sensazionali occorsi durante tutto il libro. A mente fredda ci ho ripensato e ho dato un mio personale giudizio che mi lascia con il sorriso sulle labbra per il modo in cui Auster è riuscito a tessere una storia con un continuo rimando di vicende, in un gioco di specchi e riflessi, che alla fine lascia, credo, un paio di soluzioni: o sono le coincidenze a guidare le nostre vite (a dispetto di quanto dice un personaggio importante della storia, Tom Effing) oppure Auster si è voluto divertire costruendo una trama avvincente portandola all’eccesso, tendendosi però in bilico tra credibile e incredibile, e lasciando così aperte diverse modalità di fruizione. Il puro divertimento di una storia avvincente e il divertimento ironico che al termine sembra avvolgere tutto.

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  • 3

    Una trama infinita

    Rutilante romanzo di formazione e avventura ricchissimo di trame e sottotrame fra realtà, finzioni e molteplici variante ibride.
    L'azione copre quasi un intero secolo e quasi un intero continente: epo ...continue

    Rutilante romanzo di formazione e avventura ricchissimo di trame e sottotrame fra realtà, finzioni e molteplici variante ibride.
    L'azione copre quasi un intero secolo e quasi un intero continente: epoche e territori che si prestano molto bene alla rivisatazione che Auster fa del mito della frontiera, delle tradizioni, di come la vita fa barcollare l'umanità fra le stelle e le stalle, in un continuo riaggiustamento di rotte, ricorsi a espedienti ora inediti ora prevedibili.
    Forse davvero troppo ricco di storie, questo "Moon Palace" e, talvolta, alcuni passaggi risentono di una certa lentezza.
    Resta comunque il piacere di ritrovare una scrittura che si diverte a osare laddove non avresti mai immaginato, percorsi in cui Auster si conferma una certezza.

    (ebook)

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  • 2

    Perfetta opera per continuare la scia di lettura merdose che mi sto portando avanti da qualche settimana. Un libro che non dice niente, dall'inizio alla fine.

    said on 

  • 0

    Incipit

    Era l’estate in cui per la prima volta gli uomini posero piede sulla luna.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/m/moon-palace-paul-auster/

    said on 

  • 4

    Prologo

    "Era l'estate in cui per la prima volta gli uomini posero piede sulla luna. A quei tempi ero molto giovane, tuttavia non credevo che esistesse un futuro. Volevo vivere pericolosamente, spingermi il pi ...continue

    "Era l'estate in cui per la prima volta gli uomini posero piede sulla luna. A quei tempi ero molto giovane, tuttavia non credevo che esistesse un futuro. Volevo vivere pericolosamente, spingermi il più lontano possibile per vedere che cosa sarebbe successo una volta arrivato fin lì. In realtà non lo feci affatto."

    said on 

  • 3

    "Eraclito era risorto dal suo mucchio di merda per mostrarci la più semplice delle verità: la realtà è uno jo-jo, l'unica costante è il cambiamento."

    Lo zio Victor gli lascia in eredità una montagna di libri, contenuti in 76 scatoloni, momentaneamente 'convertiti in vari elementi di mobilio immaginario' - dice - "Pensa alla soddisfazione di ficcars ...continue

    Lo zio Victor gli lascia in eredità una montagna di libri, contenuti in 76 scatoloni, momentaneamente 'convertiti in vari elementi di mobilio immaginario' - dice - "Pensa alla soddisfazione di ficcarsi a letto sapendo che stai per sognare sulla letteratura americana dell'Ottocento. Immagina il piacere di mettersi a pranzo con tutto il Rinascimento lì sotto quel che si mangia".
    Questo pensa Marco Stanley Fogg, orfano diciottenne, mentre si gode i primi veri momenti da adulto solitario ed indipendente, nel suo nuovo appartamentino in affitto, nientemeno che sulla Broadway a Manhattan, rimanendo ai margini della turbinosa fine degli anni '60 - Vietnam, allunaggio e Woodstock compresi.
    Poi un giorno, a poco a poco comincia a smantellare il mobilio, apre gli scatoloni e legge i libri di zio Victor, tutti, fino alla scoperta dell' America. 1492 volumi, un potpourri di letteratura in cui ritrova e ripercorre la vita dello zio; 'in quell' accozzaglia e guazzabuglio di alto e basso', ne ricostruisce gli spostamenti attraverso l'America, i pensieri, gli umori.
    Ma la vita costa e la fame è nera.

    Nulla però a me è costato leggere questo libro.
    Che mi piaccia Auster non è una novità, mi piacciono le sue storie e mi piace come le racconta; è un narratore filante, accogliente e morbido nella scrittura e mi lascia sempre l'efficacia di un bel bagno caldo, emolliente.
    È strano, ma a tratti mi dava le stesse sensazioni di un buon Murakami.
    Qualche cedimento verso la fine, ma comunque un romanzo piacevole.
    3 stelle e 1/2.

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  • 4

    http://noodlesjournal.wordpress.com/2008/04/18/moon-palace-paul-auster/

    Nella quarta di copertina Guido Fink definisce Auster «l’ultimo classico americano», e non si può che essere d’accordo se si pen ...continue

    http://noodlesjournal.wordpress.com/2008/04/18/moon-palace-paul-auster/

    Nella quarta di copertina Guido Fink definisce Auster «l’ultimo classico americano», e non si può che essere d’accordo se si pensa a queste sue storie “dickensiane” (si legga anche Mr. Vertigo), che sfoderano un ottocentesco gusto del racconto attraverso un uso della prima persona che amo molto. L’io narrante di Auster sottolinea sempre con insistenza la natura “letteraria” della vicenda, il rispecchiamento/confronto tra la vita e l’arte che la racconta (necessariamente a posteriori). La tipica ossessione austeriana tra finzione e realtà, romanzo e vita, viene assoggettata nell’identità dello scrittore/personaggio posto in un’interzona tempo-spaziale mai del tutto definita, una stazione metafisica da cui però il soggetto può muoversi con disinvoltura attraverso le pagine-tempo del libro.
    Moon Palace è un romanzo di formazione in cui la vicenda di Marco Stanley Fogg (e i nomi non sono scelti mai a caso) è messa in moto dall’elemento basilare della cosmogonia dello scrittore americano: il Caso. Eppure stavolta sembra che a muovere quei suoi fili vi sia qualcosa di più profondo, quasi teleologico, in questa storia di padri e di figli, di paternità letteraria e biografica, in un rispecchiamento duplice, triplo, da creare delle fantastiche vertigini estetiche. Ma, a differenza della freddezza un po’ intellettuale della Trilogia (che pure ho amato molto), Moon Palace riscopre (come altri Auster) la componente emozionale (il rapporto tra Marco e Kitty è raccontato con la dolcezza della quotidianità di un sentimento), senza mai cedere al melodramma.
    L’unico aspetto che mi secca, è non aver ancora trovato IL capolavoro austeriano, tra quelli letti, nonostante la goduria tipica che mi coglie ogni volta che trovo uno scrittore che sento tanto (o forse proprio per questo). Per ogni suo romanzo mi resta sempre un mezzo punto mancante, una quisquilia che mi impedisce di dargli il massimo dei voti; e non, sia chiaro, per difetti da imputare allo scrittore, ma solo perché non scatta a pieno quel clic che segna la differenza tra un romanzo magnifico e un romanzo del cuore.

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  • 2

    Noioso! Sì,va bene la ricerca delle nostre origini, la conoscenza del nostro io, il caso che governa i nostri incontri....e poi la città,la frontiera, il deserto....insomma....che palle!!!

    said on 

  • 4

    E' sempre meraviglioso leggere Paul Auster. Nelle sue righe c'è l'America, la strada, ma soprattutto la vita. Moon palace è la ricerca delle proprie radici, perché quello che siamo parte tutto da dove ...continue

    E' sempre meraviglioso leggere Paul Auster. Nelle sue righe c'è l'America, la strada, ma soprattutto la vita. Moon palace è la ricerca delle proprie radici, perché quello che siamo parte tutto da dove si viene.

    said on 

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