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El Palacio de la Medianoche

By Carlos Ruiz Zafon

(26)

| Paperback | 9780061724343

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Book Description

671 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    per sfamare il ragazzino che e' in noi

    Classica struttura delle storie di avventura per ragazzi, appassionante e ben scritta, dark e condita da esoterismo in una Calcutta magica.

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    Massimiliano Selva said on Oct 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il palazzo della mezzanotte

    Banale, banale, banale.

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    avatar-pr said on Oct 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Sicuramente non è all'altezza dei libri successivi ma si inizia ad intravedere qualche spunto interessante.

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    Alepenzo6 said on Sep 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ricordo che quando è uscito questo libro, lo avevo mentalmente inserito nella mia lista dei desideri. La trama e la copertina - non capita tutti i giorni di vedere una cover con un treno in fiamme - mi avevano inizialmente inspirata, ma poi tra una ...(continue)

    Ricordo che quando è uscito questo libro, lo avevo mentalmente inserito nella mia lista dei desideri. La trama e la copertina - non capita tutti i giorni di vedere una cover con un treno in fiamme - mi avevano inizialmente inspirata, ma poi tra una cosa e l'altra me lo sono lasciato sfuggire, fino a far passare anni prima di prenderlo. E anche dopo anni devo dire che non è stato un'acquisto programmato, come ho già detto, ma ho semplicemente deciso di cogliere al volto un'occasione.
    Il Palazzo della Mezzanotte non è esattamente quello che mi sarei aspettata. Anzi, non è affatto quello che mi ero aspettata leggendo la trama. Innanzitutto, l'impostazione generale è ancora una volta quella di un libro per bambini, ai limiti del fiabesco, anche se la visione complessiva è abbastanza disincantata quando si parla della miseria di Calcutta e dei lati più oscuri dell'animo umano.
    Un particolare che mi ha lasciata abbastanza perplessa sono stati i personaggi. ragazzi di sedici anni che, oltre ad essere caratterizzati in modo abbastanza sommario, e per lo più dalla voce dello stesso scrittore, si comportano come bambini con metà dei loro anni. Non metto in discussione il coraggio che tutti loro dimostrano nel corso della storia, però automaticamente, leggendo le loro battute e dei loro ritrovi a questo fantomatico Palazzo della Mezzanotte, un casermone abbandonato di Calcutta, non ho potuto fare a meno di immaginarmeli non come dei ragazzi, ma come dei bambini. Per tutta la durate della lettura ho avuto proprio questa impressione, di leggere un libro pensato e scritto per dei bambini - e in effetti inizialmente fu pubblicato nella narrativa per ragazzi - mascherato da libro per adulti.

    Come poi mi hanno fatto notare altre recensioni intraviste brevemente su aNobii, c'è molta magia/soprannaturale, per cui non si può parlare di una storia davvero realistica.
    Elemento conduttore di tutta la storia è lo spettro di un treno che nel 1916, durante l'inaugurazione di Jheeters's Gate, quella che avrebbe dovuto diventare la stazione più innovativa di tutta Clacutta, progettata dal padre dei due gemelli, prese fuoco con a bordo 365 bambini orfani. Il cattivo della storia è Jawahal, una specie di spirito del fuoco la cui origine e i cui segreti si legano in modo indissolubile con il passato dei gemelli.
    Anche in questo caso, la costruzione della trama mi è piaciuta, ma, sarà che sono ormai abituata a libri più lunghi e complessi, il suo svoglimento mi ha lasciata un po' insoddisfatta. In particolare, ritengo che il finale sia un po' troppo semplicistico, si risolve tutto senza che quasi (quasi) nessuno si faccia male... è vero che il pericolo c'è, che la possibilità che qualcuno si faccia male sul serio non manca, ma dal modo in cui la storia viene condotta fin dall'inizio fa pensare al lettore che, comunque vadano le cose, tutto si risolverà sicuramente per il meglio. Qualcuno potrebbe anche rimetterci la pelle, ma la cosa, a essere sinceri, non mi ha coinvolto molto.

    E questo purtroppo è un difetto di tutto il libro: nemmeno Il Palazzo della Mezzanotte è riuscito a catturarmi come altri libri hanno saputo fare. L'ho letto con interesse e senza mai pensare di abbandonare la lettura, anche perché le 300 pagine sono scritte in caratteri piuttosto grandi.
    Alla fine dei conti questo libro si è rivelato una lettura leggera e piacevole, ma a parer mio ben lungi dal poter essere definita un capolavoro.

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    Chiara De Martin(Zaffira01) said on Sep 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Partiamo dalla premessa che secondo me un libro che ha come protagonisti dei ragazzi non è automaticamente un libro per ragazzi. Questo è uno di quei casi, per esempio.
    Detto questo, la lettura è piacevole anche se molto malinconica.

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    skyene said on Sep 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dovevamo ancora imparare che il Diavolo ha creato la gioventù per farci commettere i nostri errori e che Dio ha istituito la maturità e la vecchiaia per consentirci di pagarne il prezzo.

    Ho tanti migliori amici io, qui, con me, nella mia stanza. In una sfilata di figure pubbliche che fanno parte di un paesaggio confuso a cui non si presta particolare attenzione, figure che portano alla luce storie che hanno dentro di sé. Quasi sempre ...(continue)

    Ho tanti migliori amici io, qui, con me, nella mia stanza. In una sfilata di figure pubbliche che fanno parte di un paesaggio confuso a cui non si presta particolare attenzione, figure che portano alla luce storie che hanno dentro di sé. Quasi sempre sanno trovare le parole giuste per raccontarmele e quasi sempre compongono melodie particolari, che scivolano nei ricordi luminosi della mia infanzia.
    Su uno spazio conosciuto, in una schiera di anime perdute che entrano nella lotteria della narrativa, Zafon ed io ci scontrammo in una cattedrale che odorava di carta appena stampata. All'alba, in una città che era sprofondata nel silenzio, e che trasmetteva un piacevole senso di famigliarità. Non si era spezzato in due il filo dei ricordi. Quei ricordi che tengono ancora intatto il legame straordinario che si era instaurato tra me e Zafon parecchi anni fa. E, ad ogni nuova lettura, fatto sperare di poter tornare nella bellissima Barcellona degli anni '50 in cui avrei volontariamente fatto perdere le mie tracce. Una città semplice, come tante altre, ma che per me ha sempre suscitato un certo fascino.
    Giunto da noi dopo sedici anni dalla prima stesura, Il palazzo della mezzanotte, è un altro tassello che compone il ciclo di romanzi che s'intrecciano nell'universo letterario di Zafon. Dopo L'ombra del vento e Il gioco dell'angelo, Marina e Le luci di settembre, di primo acchito, Il palazzo della mezzanotte è da considerarsi come un libro per ragazzi. Leggendolo tutto d'un fiato per la prima volta, a quattro anni di distanza dalla sua ultima lettura, tuttavia, ho intuito come si tratti di un racconto che trascenda qualsiasi limite di età e che esplora avventura, mistero e magia in un unico e sconcertante scenario, realizzato magistralmente.
    Ne Il palazzo della mezzanotte ho scoperto uno Zafon giovane, un autore di grande portata che, tra fantasiose metafore e sconcertanti atmosfere - che rifiutano di perdersi nella corrente del tempo - era lo stesso che conosco adesso. Nulla è lasciato al caso e, fra le sue pagine, è possibile avvertire misteri e segreti inconfessabili di una famiglia, di una Barcellona sempre più gotica e sempre più amata. Un quadro raffinato in cui si parla di personaggi oscuri e maledetti che, così come la letteratura, riescono a dar voce a chi non ha voce. Le loro sensazioni sono come una variazione dell'aria. Condensano la luce. Fanno vibrare il vuoto.
    L'intreccio spedito e limpido come acqua, spedisce dritto in una Calcutta che ha un ché di spettrale. Custode di un lato oscuro di storie che hanno del macabro, e che sopravvivono nella memoria delle generazioni come una cronaca del passato. E' quel luogo dove tutti noi abbiamo vissuto e avuto sedici anni. Anche se per qualche oretta, per qualche giorno. Dove lo spirito del Palazzo resterà vivo fino a che lo saranno anche i suoi personaggi.
    Si dipana fra le vecchie mura di una sinistra cattedrale divorata dalle fiamme, sotto il manto scarlatto del crepuscolo. Dimora preferita di fantasmi e apparizioni. Ed è narrata da un giovane che ha dovuto imparare a vivere col timore che questa storia andasse perduta per sempre. In mancanza di un cantastorie, che molti anni fa lo avevano unito e separato dai suoi amici. Giovani libri in bianco, sulle cui pagine sono stati scritti i primi capitoli di una storia che non avrà mai fine. Scritti da penne poco scrupolose, al momento di un epilogo oscuro e lontano dai loro sogni e dalle loro aspettative.

    Non posso negare, però, che in quello stesso momento mi resi conto che quelle parole si sarebbero perse per sempre sulla scia della nave che stava partendo nell'infuocato crepuscolo del Bengala.

    Trovarsi dinanzi a un treno venuto dal passato, ascoltare storie di vecchie ma coraggiose donne è stata la prova che storie di questo genere riescono ancora a mantenere il loro smalto. Quest'ennesimo romanzo a sfondo adolescenziale è ancora saldamente legato al mondo dell'infanzia e, ritratto umano terribilmente coinvolgente di protagonisti soli e incompresi, è un cuore che batte in cui è possibile riconoscere noi stessi. Una parte della nostra anima. Un meraviglioso compagno di viaggio che, in soli 300 pagine, ha disegnato la sua orbita.

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    Gresi said on Sep 15, 2014 | Add your feedback

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