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El Proceso

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Publisher: Jorge A. Mestas. Ediciones Escolares

4.2
(3637)

Language:Español | Number of Pages: | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Portuguese , English , Chi traditional , German , Chi simplified , French , Czech , Swedish , Dutch , Polish , Greek , Catalan , Romanian

Isbn-10: 8495311313 | Isbn-13: 9788495311313 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Audio Cassette , Audio CD , Others , Leather Bound , Softcover and Stapled , eBook

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Philosophy

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Book Description
Una mañana cualquiera, Josef K., joven empleado de un banco, se despierta en la pensión donde reside con la extraña visita de unos hombres que le comunican que está detenido -aunque por el momento seguirá libre-. Le informan de que se ha iniciado un proceso contra él, y le aseguran que conocerá los cargos a su debido tiempo. Así comienza una de las más memorables y enigmáticas pesadillas jamás escritas. Para el protagonista, Josef K., el proceso laberíntico en el que inesperadamente se ve inmerso supone una toma de conciencia de sí mismo, un despertar que le obliga a reflexionar sobre su propia existencia, sobre la pérdida de la inocencia y la aparición de la muerte. La lectura de El proceso produce cierto horror vacui pues nos sumerge en una existencia absurda, en el filo de la navaja entre la vida y la nada.
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  • 3

    Il processo

    "Anche se fosse possibile migliorare dei dettagli - ma si tratta di una sciocca credenza - nella migliore delle ipotesi si otterrebbe qualcosa per i casi futuri, ma si danneggerebbe enormemente se stessi per aver attirato la particolare attenzione di funzionari sempre vendicativi. Mai attirare l’ ...continue

    "Anche se fosse possibile migliorare dei dettagli - ma si tratta di una sciocca credenza - nella migliore delle ipotesi si otterrebbe qualcosa per i casi futuri, ma si danneggerebbe enormemente se stessi per aver attirato la particolare attenzione di funzionari sempre vendicativi. Mai attirare l’attenzione! Comportarsi con calma, anche contro le proprie convinzioni! Cercare di capire che questo grande organismo giudiziario resta in una certa misura eternamente in equilibrio e che, se uno cambia autonomamente qualcosa lì dove si trova, si scava il terreno sotto i piedi e può precipitare, mentre il grande organismo per quel piccolo disturbo si procaccia agevolmente altrove una compensazione - tutto è in collegamento - e resta immutato, se non diventa forse, cosa che è addirittura probabile, ancora più chiuso, ancora più attento, ancora più severo, ancora più cattivo."

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  • 0

    "Eppure K. viveva in uno stato di diritto, la pace regnava dappertutto, tutte le leggi erano valide, chi osava aggredirlo in casa sua? [...] se quella era una commedia, avrebbe recitato anche lui".
    Il Processo di Kafka è attuale più che mai, sia per la disillusione e il disagio di chi finis ...continue

    "Eppure K. viveva in uno stato di diritto, la pace regnava dappertutto, tutte le leggi erano valide, chi osava aggredirlo in casa sua? [...] se quella era una commedia, avrebbe recitato anche lui".
    Il Processo di Kafka è attuale più che mai, sia per la disillusione e il disagio di chi finisce nei meccanismi della macchina giudiziaria (spesso fine a se stessa e non ai bisogni di tutela del cittadino), sia per la desolazione dei palazzi di giustizia e delle aule giudiziarie spesso relegate in sgabuzzini e corridoi. "Kafkiano" descrive bene, oggi, la decadenza dell'amministrazione della giustizia.

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  • 5

    Lei è in arresto, certo, ma non in arresto come un ladro. Quando uno è in arresto come un ladro, è grave, ma il suo arresto... Mi sembra una cosa da sapienti, mi scusi se dico una cosa stupida, mi sembra una cosa da sapienti che non capisco, ma che d'altra parte non debbo neppure capire. ...continue

    Lei è in arresto, certo, ma non in arresto come un ladro. Quando uno è in arresto come un ladro, è grave, ma il suo arresto... Mi sembra una cosa da sapienti, mi scusi se dico una cosa stupida, mi sembra una cosa da sapienti che non capisco, ma che d'altra parte non debbo neppure capire.

    said on 

  • 5

    Capolavoro kafkiano

    Non sono molti gli scrittori (mi viene in mente il sommo Dante) il cui nome ha dato origine a un neologismo, solitamente un aggettivo.
    Ebbene Kafka fa parte di questa esigua schiera: la parola "kafkiano" è ormai largamente entrata nell'uso comune a rappresentare situazioni in cui si mescola ...continue

    Non sono molti gli scrittori (mi viene in mente il sommo Dante) il cui nome ha dato origine a un neologismo, solitamente un aggettivo.
    Ebbene Kafka fa parte di questa esigua schiera: la parola "kafkiano" è ormai largamente entrata nell'uso comune a rappresentare situazioni in cui si mescolano paura, angoscia, oppressione, terrore, impossibilità di trovare soluzioni...
    Ma forse la cifra peculiare dell'opera di questo geniale scrittore praghese è l'incomprensibilità, l'impossibilità di capire. Ai suoi protagonisti (Josef K in questo libro, l'agrimensore K ne "Il castello" - e la scelta della K non è certo casuale...) non è mai dato capire "in che cosa hanno sbagliato"; il potere contro il quale - in forme diverse, assai più tragiche in quest'opera - si confrontano rimarrà sempre irraggiungibile e inafferrabile.
    Qui Josef K tenta vanamente di discolparsi da un accusa che non sarà mai chiarita e i suoi tentativi di salvarsi assomigliano al dibattersi di una mosca presa ormai irrimediabilmente nella tela del ragno.
    Un capolavoro assoluto della letteratura mondiale.

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  • 0

    pura bellezza

    Negli arabeschi di una iscrizione dentro il nostro vivere si insinua il processo che ogni giorno sfida la mia volontà di essere una persona.
    Non sapere il tempo che si vive è sempre stato un potere, vantaggio alla creazione del cuore umano, ma sapere che individui tessono le maglie della m ...continue

    Negli arabeschi di una iscrizione dentro il nostro vivere si insinua il processo che ogni giorno sfida la mia volontà di essere una persona.
    Non sapere il tempo che si vive è sempre stato un potere, vantaggio alla creazione del cuore umano, ma sapere che individui tessono le maglie della miseria del loro potere a spese di decessi umani , incute una pietà verso la gente, verso me stesso che coltivo una bacca di luce.
    Rileggere kafka fa bene al tempo che ci troviamo di fronte, a quelle parole che devono ancora essere pronunciate, fino a quando queste diventano oggetto di senso.
    La sua misura è l'incapacità di comprendere il nostro corpo come oggetto che non trova identità se non con la sua plasmabilita'.
    K prende le misure del suo cranio per diffondere l'incompreso, per elevarlo ad unico moderno incontro fra esseri che rispondono, perché hanno smesso di chiedere.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Capolavoro

    Questo romanzo ha in sé i connotati dell’incubo: in nessun altro modo si potrebbe spiegare che un uomo accetti di essere arrestato, processato e alla fine giustiziato senza alcun motivo. A pensarci bene i sogni sono così: delle cose assurde, inconcepibili in stato di veglia, si realizzano come se ...continue

    Questo romanzo ha in sé i connotati dell’incubo: in nessun altro modo si potrebbe spiegare che un uomo accetti di essere arrestato, processato e alla fine giustiziato senza alcun motivo. A pensarci bene i sogni sono così: delle cose assurde, inconcepibili in stato di veglia, si realizzano come se fossero la cosa più normale del mondo, al punto che − quando sogniamo − non possiamo fare altro che accettare la realtà così com’è, come se inconsciamente sapessimo che si tratta, appunto, di un sogno e per questa ragione non osassimo ribellarci. L’unica ribellione possibile sarebbe il risveglio: “ah, ecco! Lo dicevo io che era impossibile... eppure sembrava così reale!”
    Mentre leggevo avevo proprio questa impressione: che se mai Josef K. si fosse reso conto che la situazione in cui era incorso era non solo assurda, ma del tutto impossibile, se insomma ne fosse stato pienamente convinto, la cosa sarebbe davvero finita lì, il misterioso tribunale non avrebbe avuto più alcuna presa su di lui, sarebbe rimasto confinato nel regno del sogno, mentre lui − solo − si sarebbe “svegliato”. All’inizio in effetti succede qualcosa di molto simile: K. crede che si tratti di uno scherzo o di un mostruoso equivoco, intuisce che dare peso a un’accusa così infondata è ridicolo e controproducente, e cerca di andare avanti come se niente fosse. E per un po' sembra che ci riesca. Non si è svegliato, ma non è stato ancora “afferrato” dal suo sogno: la liberazione sembra ancora possibile.
    Ma, giorno dopo giorno, le cose cambiano: a parte lui, tutti gli altri (venuti a conoscenza − chissà come! − del suo processo) non solo non si stupiscono (tutt’altro), ma lo invitano a prenderlo sul serio, a impegnarsi nel tentare di vincere la causa, benché − come ognuno di loro è disposto ad ammettere − sappiano fin da subito che non servirà a nulla. Non esistono regole in questo tribunale: difendersi non è concesso, ma al massimo “tollerato”; ci sono avvocati, ma nemmeno loro sanno di cosa è accusato l’imputato e possono intervenire solo ad interrogatori conclusi; “la graduatoria dei funzionari è infinita e imperscrutabile”, per cui tutti fanno il proprio dovere ma nessuno ne sa davvero qualcosa... nemmeno i giudici, che sono sempre quelli al “livello più basso”, mentre coloro che sono “al vertice” nessuno li conosce né li ha mai visti. Ma la cosa più grave è che non sembra esserci assoluzione possibile: meglio quindi cercare di rimandare la sentenza il più a lungo possibile, secondo la formula del “differimento”...
    Eppure, per quanto tutto ciò sia contrario a ogni logica, “l’unica via giusta − gli dice l’avvocato − è quella di accettare le condizioni esistenti, (...) cercar di comprendere che questo grande organismo giudiziario rimane, per così dire, sospeso in perpetuo e, quando si modifichi qualcosa di propria iniziativa, ci si scava il terreno sotto i piedi e si può precipitare.
    Ma “accettare le condizioni” vuol dirsi abbandonarsi senza riserve al proprio sogno. Se − riconoscendo l’assurdità della propria situazione e non risolvendosi ad accettarla − il protagonista custodiva e alimentava la propria libertà, lasciandosi aperta la possibilità di “svegliarsi”, adeguarsi alle non-regole di questo gioco significa firmare la propria condanna. Nel momento stesso in cui Josef K. acconsente a prendere sul serio il proprio processo, egli perde la sua innocenza, si rende e si dichiara colpevole.
    Questa componente soggettiva e psicologica (che costituisce solo una delle tante interpretazioni possibili) mi ha del tutto affascinato, dandomi la certezza di avere a che fare con un capolavoro assoluto della letteratura. Siamo condotti inesorabilmente verso la fine sentendoci anche noi “soffocare” nelle anguste stanze della cancelleria, osservati, giudicati e (s)consigliati da chi sembra saperne sempre più di noi... la presa di coscienza della nostra impotenza sancisce la nostra impotenza.
    Le pagine conclusive sono straordinarie, la “predica” impartita a K. fa venire i brividi... Fra l’altro, a questo proposito, ho trovato divertente e molto interessante il fatto che Kafka (solitamente così enigmatico e poco condiscendente nei confronti del lettore) ci abbia volontariamente offerto una chiave di lettura per la sua opera, inserendo al suo interno un brevissimo racconto da lui stesso scritto: “Dentro la legge”. Per me, che lo avevo già letto nei Racconti senza che − come è ovvio − mi fosse fornita alcuna spiegazione, è stato bellissimo ritrovarlo qui, commentato da Kafka stesso e messo in relazione con il romanzo, nei confronti del quale si pone quasi come un metaracconto. Le ultime parole che il prete rivolge a K. sono insieme l’apice e la conclusione dell’intera opera: “Perchè dovrei volere qualcosa da te? Il tribunale non ti chiede nulla. Ti accoglie quando vieni, ti lascia andare quando vai.” E sarà Josef K., ormai tutt'uno col suo incubo, a scegliere di farsi “accogliere”.

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  • 5

    L'account di Skype non mi funziona più quindi adesso sono solo. È una bella serata mi vado a fare una canna sul ponte vicino al lago dei cigni mi porto anche l'arco, non si sa mai faccio fuori un cigno grasso sono due giorni che me ne voglio mangiare uno, uno dei miei pensieri più forti questo di ...continue

    L'account di Skype non mi funziona più quindi adesso sono solo. È una bella serata mi vado a fare una canna sul ponte vicino al lago dei cigni mi porto anche l'arco, non si sa mai faccio fuori un cigno grasso sono due giorni che me ne voglio mangiare uno, uno dei miei pensieri più forti questo di mangiare un cigno. Elvira capisce le comodità che offre il buio le piace l'arco e capisce i cigni, ma non capisce i pensieri, non capisce cosa intendo mi chiede perché un pensiero è forte e io non so cosa dirle qualsiasi cosa provo a dire le fa girare la testa, allora le ho comprato un libro su Amazon, l'email dice di conferma dice che arriva domani mattina alle 8.34, il drone arriva direttamente alla mia finestra i droni di Amazon sono fantastici non come il mio quello che mando a prendere la pizza no, i droni di Amazon sono fantastici, laccati di rosso, senza spigoli, i led blu e il timbro vocale quello è a scelta si puo scegliere tra molte categorie, tante quante quelle dei siti porno per esempio, ci sono anche le voci di personaggi più o meno famosi, io ho scelto una voce femminile bellissima la voce di Stoya, per credere vederla leggere Necrophilia Variations nella serie di video girati da Clayton Cubitt, se dopo averla vista non si crede beh allora vuol dire che in voi non c'è fede, o siete donne etero, due condizioni molto simili alla solitudine.

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