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El Proceso

By Franz Kafka

(12)

| Paperback | 9788495311313

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Book Description

Una mañana cualquiera, Josef K., joven empleado de un banco, se despierta en la pensión donde reside con la extraña visita de unos hombres que le comunican que está detenido -aunque por el momento seguirá libre-. Le informan de que s Continue

Una mañana cualquiera, Josef K., joven empleado de un banco, se despierta en la pensión donde reside con la extraña visita de unos hombres que le comunican que está detenido -aunque por el momento seguirá libre-. Le informan de que se ha iniciado un proceso contra él, y le aseguran que conocerá los cargos a su debido tiempo. Así comienza una de las más memorables y enigmáticas pesadillas jamás escritas. Para el protagonista, Josef K., el proceso laberíntico en el que inesperadamente se ve inmerso supone una toma de conciencia de sí mismo, un despertar que le obliga a reflexionar sobre su propia existencia, sobre la pérdida de la inocencia y la aparición de la muerte. La lectura de El proceso produce cierto horror vacui pues nos sumerge en una existencia absurda, en el filo de la navaja entre la vida y la nada.

560 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    L'account di Skype non mi funziona più quindi adesso sono solo. È una bella serata mi vado a fare una canna sul ponte vicino al lago senza i piccoli cigni. Senza nessun pensiero neanche quelli grandi neanche i genitori perché i pensieri attirano i mo ...(continue)

    L'account di Skype non mi funziona più quindi adesso sono solo. È una bella serata mi vado a fare una canna sul ponte vicino al lago senza i piccoli cigni. Senza nessun pensiero neanche quelli grandi neanche i genitori perché i pensieri attirano i mostri ed è tutto buio. Elvira capisce il buio, capisce i mostri, ma non capisce i pensieri non capisce cosa intendo e io non so proprio come spiegarlo senza farle girare la testa. Quindi ogni volta rinuncio a spiegarlo, anche stasera, me ne sono andato e Elvira mi è sembrata triste, ma questo è assurdo e so bene che è solo un'allucinazione.

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    (skate) said on Oct 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Spesso è meglio essere in catene che liberi"

    In questa opera frammentaria si assiste al lungo iter processuale che vede coinvolto il signor K., prima quasi indifferente e poi ossessionato dal suo processo. Si è ai limiti del paradosso: è in arresto, però è libero di andare al lavoro e muoversi; ...(continue)

    In questa opera frammentaria si assiste al lungo iter processuale che vede coinvolto il signor K., prima quasi indifferente e poi ossessionato dal suo processo. Si è ai limiti del paradosso: è in arresto, però è libero di andare al lavoro e muoversi; gli avvocati sono quasi inutili, eppure si rivolge ad uno di essi; ma soprattutto riceve un'accusa, sebbene non venga mai riferita.
    Un vero peccato che l'opera risulti non completa, sarebbe stato interessante leggere di più sull'ultima parte del processo.

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    Matteomozz said on Oct 11, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ma è un libro horror? Di certo è un libro che mi ha fatto sentire stupida mentre lo leggevo; catturata dalla rete di discorsi senza un senso apparente, mi sono trovata invischiata in una realtà che non comprendevo, praticamente nella stessa situazion ...(continue)

    Ma è un libro horror? Di certo è un libro che mi ha fatto sentire stupida mentre lo leggevo; catturata dalla rete di discorsi senza un senso apparente, mi sono trovata invischiata in una realtà che non comprendevo, praticamente nella stessa situazione del protagonista.
    E' questo che fanno i grandi scrittori, ti rendono protagonista del loro libro.

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    Angelica said on Oct 11, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato."

    Mi aspettavo,nel prendere in mano "Il Processo",di leggere una sorta di 1984 in salsa giudiziaria.Ma,già dall'incipit,ho capito di tr ...(continue)

    "Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato."

    Mi aspettavo,nel prendere in mano "Il Processo",di leggere una sorta di 1984 in salsa giudiziaria.Ma,già dall'incipit,ho capito di trovarmi di fronte a qualcosa di completamente diverso.Qui non vi è nulla della solennità,del terrore,della carica totalizzante del potere proprie di un romanzo distopico.La costruzione sintattica dell'incipit è emblematica:l'inverosimile viene calato talmente nella realtà e nel campionario della normalità da non destare sorpresa.Ci si limita ad affermare un dato di fatto,a presentarci qualcosa di già compiuto.La normalità dell'assurdo è raggiunta:tutto il resto del romanzo sembra scaturire di conseguenza.E' un incedere lento,alla scoperta di un'umanità stanca,alienata,che sembra trascinarsi per inerzia.L'uomo perde i connotati,diventa poco più che un'ombra,un rumore di fondo in un universo di grettezza.Lo stesso tribunale è il regno del caos:K vive tra uomini gretti,in una città gretta e si muove inesorabilmente verso una condanna certa,a causa di una colpa che sembra proprietà ontologica dell'essere,l'unica cosa certa nel mare di contraddittorietà e straniamento in cui si naviga.La confusa figura umana che sembra sporgersi per assistere al finale martirio del "cane umano" è emblema dell'incomunicabilità,di una flebile luce di speranza,del tentativo abbozzato ma mai portato a compimento della conciliazione tra l'individuo e il mondo.

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    Armando said on Aug 18, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Non avevo mai letto nulla di Kafka fino ad ora, ma ho sempre sentito parlare dei suoi tre romanzi più famosi (Il processo, Il Castello e La Metamorfosi). De Il Processo in particolare ho sempre immaginato che fosse un roma ...(continue)

    Non avevo mai letto nulla di Kafka fino ad ora, ma ho sempre sentito parlare dei suoi tre romanzi più famosi (Il processo, Il Castello e La Metamorfosi). De Il Processo in particolare ho sempre immaginato che fosse un romanzo dai tratti grotteschi, il cui tema principale (l’incapacità del personaggio di scoprire il motivo del suo processo) fosse ben presente e costruito ad arte per tenere il piedi l’intero romanzo. Mi si perdoni l’azzardato paragone, ma lo immaginavo quasi come potesse essere un episodio de “Ai confini della realtà”
    Evidentemente mi sbagliavo.
    Ho trovato Il Processo lento, noioso e poco interessante. Il fatto che sia incompleto non rappresenta un problema di per sé, ma la costruzione della storia (capitoli episodici molto slegati tra loro) e il fatto che l’ignoranza delle motivazioni del processo vengano nascoste dietro una fantomatica inaccessibilità del Tribunale, hanno fatto sì che l’interesse che riponevo in esso scemasse dopo poco.
    Altri parlano di sentimenti di angoscia, paura, alienazione, di stile onirico di scrittura… Dove? Me lo chiedo davvero: dove? L’unica emozione che ho provato è stata la noia.
    E non mi si venga a dire che il libro va letto su un doppio livello, che va interpretato come metafora (di cosa, dipende dal critico che lo ha analizzato: lo stato, la società, la religione, ecc ecc): a questo ci posso arrivare anche da solo, ma è mio parere che un romanzo che abbia bisogno di un interpretazione terza per essere compreso appieno, forse non è il mio genere di romanzo.

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    Toluk said on Jul 31, 2014 | 2 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Edizione sconsigliata, avrò perso qualche grado cercando di leggere

    All’improvviso K. si trova a dover affrontare un processo.
    Non conosce la colpa né l’autorità che gliela imputa, deve gestire la sua causa in un posto che non è un tribunale normale ma è un mondo a parte, assurdo e strano, con i suoi meccanismi e le ...(continue)

    All’improvviso K. si trova a dover affrontare un processo.
    Non conosce la colpa né l’autorità che gliela imputa, deve gestire la sua causa in un posto che non è un tribunale normale ma è un mondo a parte, assurdo e strano, con i suoi meccanismi e le sue relazioni tra i personaggi che ci ruotano attorno, una macchina complessa con le sue logiche e le sue fasi: trafile burocratiche, corruzione, tentativi di muovere i fili della rete avvicinandosi ai potenti, attese, costruzione di rapporti personali, tentativi di imporsi…
    È questo il mondo che K. vive per un anno, seguendo quelle logiche e quelle fasi, usa quei meccanismi per difendersi lasciandosi scappare gli spiragli di fuga che gli si offrono.
    Il problema è che il tribunale è un’allegoria della vita. K. ha ricevuto la notifica del processo: cioè era stato chiamato a esaminare la propria vita: il pensiero, le azioni, i sentimenti che l’avevano mosso…e come lui tanti altri uomini comuni che incontra nei corridoi ad aspettare la fine dei processi, processi che durano anni, si intrecciano con le realtà quotidiane di tutti, perché rappresentano quell’interrogazione della propria coscienza che molti si trovano a fare a un certo punto della sua vita.
    Ma K. non lo ha capito. E affronta il processo con i meccanismi “normali” che hanno sempre regolato la sua vita, le fasi e le logiche come quelle dei bassi livelli del tribunale. Continua a riflettere con l’ottica del banchiere che sta analizzando come portare avanti un affare ma non riflette come un uomo che sta analizzando la propria vita. Il processo non è per lui l’occasione di staccarsi dall’assurdo del suo quotidiano e pensare in modo diverso, mettere in discussione (sotto processo) la sua esistenza, crescere.
    La sentenza, di fronte alle autorità superiori della sua coscienza, non può che essere non positiva.

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    Ludovica said on Jul 9, 2014 | 3 feedbacks

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