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El Trastorn de Portnoy

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4.0
(3141)

Language:Español | Number of Pages: 227 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , German , French , Italian , Russian , Dutch , Portuguese , Catalan , Finnish , Greek , Polish

Isbn-10: 8429742395 | Isbn-13: 9788429742398 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Book Description
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  • 4

    La grandezza di Philip Roth sta anche nel coraggio di dare la luce nel 1969 ad un romanzo dissacrante, provocatorio e sarcastico come “Il lamento di Portnoy”.
    Per il resto però io non l‘ho trovato tra i migliori di questo prolifico autore, anzi direi un tantino ripetitivo.
    Il protagon ...continue

    La grandezza di Philip Roth sta anche nel coraggio di dare la luce nel 1969 ad un romanzo dissacrante, provocatorio e sarcastico come “Il lamento di Portnoy”.
    Per il resto però io non l‘ho trovato tra i migliori di questo prolifico autore, anzi direi un tantino ripetitivo.
    Il protagonista è Portnoy un ragazzo alle prese con una normalissima famiglia ebrea piccolo-borghese, ossessionata dal conformismo e dal bisogno di rivalsa, e un concentrato di modelli psicologici e culturali invadenti. Ma la sua battaglia è persa in partenza, le sue scelte sono solo finalizzate alla disubbidienza. La sua ribellione è del tutto fine a se stessa.
    Trasgressivo, spregiudicato, al limite della follia e al tempo stesso impegnato politicamente e socialmente, attivo nella difesa dei deboli e dei bisognosi, Portnoy cerca in ogni modo e ad ogni costo di affermare la propria autonoma individualità, ma non può funzionare. Non è libero veramente. E’ sempre in bilico tra l’accettazione e la rinnegazione del suo ambiente di nascita. Nella seduta psicoanalitica lunga l’intero libro ridicolizza la madre castrante, il padre rinunciatario e la cultura ebraica, tutti insieme all’origine, seppure per contrasto, delle sue azioni.
    In fondo quello che Roth ha tratteggiato è un personaggio drammatico e la follia ne è solo uno degli aspetti. D’altronde, quante volte nella vita il lato comico delle cose coincide con quello tragico?

    said on 

  • 4

    Rileggere Philip Roth

    Rileggere Philip Roth. E si ricomincia con Alexander Portnoy, che era molto simpatico nel corso della prima lettura di questo libro. Ma non lo è poi più di tanto durante questa seconda lettura. All’ inizio sì, con il racconto di un’infanzia e una giovinezza oppressi da una madre di cui è succub ...continue

    Rileggere Philip Roth. E si ricomincia con Alexander Portnoy, che era molto simpatico nel corso della prima lettura di questo libro. Ma non lo è poi più di tanto durante questa seconda lettura. All’ inizio sì, con il racconto di un’infanzia e una giovinezza oppressi da una madre di cui è succube come succube è il marito, gran lavoratore insoddisfatto che somatizza lo stress in un’epocale stitichezza. Castrante, violenta e iperprotettiva la madre; una figura sbiadita e impotente quella del padre di fronte al dominio della moglie, che quando prende la parola lo fa quasi sempre per ricordare al figlio il futuro che ‘dovrà’ avere. Insomma, la classica famiglia ebrea piccolo-borghese raccontata con lingua sciolta e brillante.
    Il ragazzo ovviamente si ribella a quella ordinata successione di studio, lavoro, matrimonio, figli tracciata dalla sua famiglia ebraica e affianca il fascino per le idee socialiste a quello per l’autoerotismo, con il primo che però resta sullo sfondo mentre il secondo è perennemente in primo piano. E allora il lettore può cominciare a scocciarsi: non bastano più infatti la scrittura scintillante e la descrizione sferzante e affettuosa del microcosmo da cui proviene il protagonista; oltre la metà del libro il lettore si trova a pensare…ma perche’ di nuovo?’
    La domanda, non ci sarebbe bisogno di sottolinearlo, riguarda spesso il sesso, quel sesso che è la via per ribellarsi ma carica Portnoy di sensi di colpa. Forse quando il libro uscì, nella seconda metà degli anni Sessanta, la quantità e la varietà dei rapporti poteva anche avere un senso, ma oggi finiscono per appesantire il libro. Certo a Portnoy interessa solo quello, ma risulta anaffettivo nei confronti dell’altro sesso finendo per maltrattare le donne con cui si accompagna e fuggendo ogni volta che si può profilare qualcosa oltre al rapporto fisico: a farne le spese in maggior misura, quella per la quale utilizza solo il nomignolo di Scimmia. E sul lettino dello psicanalista che ne farà un caso clinico, il protagonista ci finisce solo quando gli capita di fare cilecca nella terra degli avi: l’improvvisata trasferta israeliana mette Portnoy di fronte alle sue inadeguatezze e al contrasto tra ciò che le convenzioni sociali impongono e ciò che si desidera davvero essere. Portnoy non sempre riesce a vedere le proprie responsabilità personali, utilizzando sovente quelle sociali come scusa per i propri problemi. Ne esce il ritratto di un uomo che è mediocre malgrado le buone qualità, in un libro che regala meno di quanto ci aveva dato nella prima lettura o di quanto prometta nelle prime pagine. In molti passaggi ci si diverte e si ride ancora, ma il risultato complessivo non è all’altezza facendo pensare che, malgrado la fama del titolo, il miglior Roth stia altrove. Soprattutto sul complicato rapporto tra ebraismo e cultura americana.

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  • 5

    tra un film di woody allen e una barzelletta sulle mamme ebree. il tutto condito da molte fantasie sessuali, e da un lacerante quanto canonico senso di colpa da post bar mitzvah (mica ce l'abbiamo solo noi cattolici sto diamine di senso di colpa). il titolo dice bene, perché quello di alex portno ...continue

    tra un film di woody allen e una barzelletta sulle mamme ebree. il tutto condito da molte fantasie sessuali, e da un lacerante quanto canonico senso di colpa da post bar mitzvah (mica ce l'abbiamo solo noi cattolici sto diamine di senso di colpa). il titolo dice bene, perché quello di alex portnoy è realmente un lamento: una giaculatoria formulata dal molto newyorkese lettino dello psicanalista, e scritta da roth in modo quasi necessario. da leggere, senza ma.

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  • 4

    Sto pensando cosa potrei mai dire su questo libro che non ci sia scritto proprio tra queste pagine . È riuscito con accalorata passione dalla prima all'ultima pagina in un aggrovigliato quanto mai esaustivo monologo ad esprimere l'opprimente senso di colpa che affligge gran parte dell'umanità. ...continue

    Sto pensando cosa potrei mai dire su questo libro che non ci sia scritto proprio tra queste pagine . È riuscito con accalorata passione dalla prima all'ultima pagina in un aggrovigliato quanto mai esaustivo monologo ad esprimere l'opprimente senso di colpa che affligge gran parte dell'umanità. Il grande problema del non sentirsi accettati, di non essere all'altezza , il non riuscire a godersi la vita , compiendo azioni autopunitive. Il retaggio della propria famiglia e della riligione purtroppo la fanno da padroni. quel maledetto senso di colpa che sguscia da dentro l'anima e che ti dice questo non lo meriti ,paga dazio. Scritto indubbiamente sopra le righe, ma che righe, con la sua scrittura anti moralista schietta e incline ai particolari più osceni fa si che si possa entrare appieno nello stato d'animo del protagonista, Tanto da faticare a collocarlo nel tempo stesso del racconto . Pubblicato nel 1969 a mio avviso poteva benissimo essere stato scritto ieri. Questo non è solo un libro ma un vero trattato di psicologia! A proposito...... Forse noi adeso potvemmo incominciave. No?

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  • 4

    Una chicca su papá Portnoy:
    Mio padre, oggi in pensione, ha in realtá un solo argomento in cui riesce ad affondare i denti: l'autostrada del New Jersey. <<Non andrei su quella roba neanche se mi pagassero. Devi essere fuori di testa per viaggiarci... é l'Accomandita Omicidi, é un s ...continue

    Una chicca su papá Portnoy:
    Mio padre, oggi in pensione, ha in realtá un solo argomento in cui riesce ad affondare i denti: l'autostrada del New Jersey. <<Non andrei su quella roba neanche se mi pagassero. Devi essere fuori di testa per viaggiarci... é l'Accomandita Omicidi, é un sistema legalizzato per accoppare la gente...>>

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  • 4

    Una rapsodia in forma di monologo: Roth da voce alla crisi d'identità e di valori dell'uomo moderno. Il protagonista è in frantumi, sull'orlo della nevrosi. Una disgregazione psico-fisica che non è solo di matrice etnica (il non sentirsi pienamente americano, il non voler essere ebreo), ma che ri ...continue

    Una rapsodia in forma di monologo: Roth da voce alla crisi d'identità e di valori dell'uomo moderno. Il protagonista è in frantumi, sull'orlo della nevrosi. Una disgregazione psico-fisica che non è solo di matrice etnica (il non sentirsi pienamente americano, il non voler essere ebreo), ma che riguarda più in generale lo spaesamento del non avere un posto nel mondo come uomo. Una crisi che è solo in parte spinta alla liberazione (come quando il "lamento" diventa critica feroce di una piccolo-borghesia incastrata nei suoi schemi e nei suoi rituali). Il sesso, ad esempio, riveste per Zuckerman un ruolo duplice e ambiguo: tensione libertaria e specchio delle proprie frustrazioni.
    Una riflessione non retorica, senza peli sulla lingua, tutt'altro che auto-conclusiva. Il più volte menzionato "provincialismo" rothiano è sottoposto ad una feroce ed implacabile autoanalisi.

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  • 4

    Leggere un libro e sospettare che quando un mio amico spiritosone mi chiama “scimmia” non si stia riferendo ai miei peli superflui...
    Alex Portnoy, afflitto da una madre esasperante ed onnipresente (non capita solo ai figli di madri ebree, caro Alex) e da un inesauribile attaccamento al ses ...continue

    Leggere un libro e sospettare che quando un mio amico spiritosone mi chiama “scimmia” non si stia riferendo ai miei peli superflui...
    Alex Portnoy, afflitto da una madre esasperante ed onnipresente (non capita solo ai figli di madri ebree, caro Alex) e da un inesauribile attaccamento al sesso, dall' “home made” al sesso di gruppo, racconta all'analista la sua vita, trascorsa nel tentativo di liberarsi delle convenzioni ed imposizioni familiari, sociali, religiose.
    Il linguaggio è spesso sopra le righe, se non addirittura fuori, ma ci regala delle pagine davvero esilaranti! Solo l'ultimo capitolo meno convincente degli altri.

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