El amor en los tiempos del cólera

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Publisher: Grupo Editorial Norma

4.2
(11091)

Language: Español | Number of Pages: 662 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , English , Chi traditional , Portuguese , Italian , French , Dutch , Polish , Swedish , Croatian , Czech , Romanian , Chi simplified

Isbn-10: 9580487901 | Isbn-13: 9789580487906 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Others , Mass Market Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
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  • 5

    Bellissimo, niente altro da dire. Forte, ironico, psicologico. Un viaggio. Molto meglio di qualsiasi altro sdolcinato romanzo d'amore. Non parla solo d'amore, parla della vita.

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  • 4

    "Ansioso di contagiarla con la sua stessa follia, le mandava versi da miniaturista incisi con la punto di uno spillo sui petali delle camelie" ...che dire.. grande narratore, bellezza e poesia spuntan ...continue

    "Ansioso di contagiarla con la sua stessa follia, le mandava versi da miniaturista incisi con la punto di uno spillo sui petali delle camelie" ...che dire.. grande narratore, bellezza e poesia spuntano dalle frasi quando meno te lo aspetti.

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  • 5

    一種深入骨髓的病

    1. 生活规律得仿佛生了锈一般,既让人轻蔑,又让人害怕,但同时也是一种保护,让他意识不到时间的流逝。

    2. 那时,他还太年轻,还不知道内心的记忆会把不好的东西抹掉,而把好的东西更加美化,正是因为这种功能,我们才对过去记忆犹新。

    3. 诚实的生活方式其实是按照自己身体的意愿行事,饿的时候才吃饭,爱的时候不必撒谎,睡觉的时候也不用为了逃避可耻的爱情程式而装睡,自己终于成了整张床的主人,它的全部都归自己 ...continue

    1. 生活规律得仿佛生了锈一般,既让人轻蔑,又让人害怕,但同时也是一种保护,让他意识不到时间的流逝。

    2. 那时,他还太年轻,还不知道内心的记忆会把不好的东西抹掉,而把好的东西更加美化,正是因为这种功能,我们才对过去记忆犹新。

    3. 诚实的生活方式其实是按照自己身体的意愿行事,饿的时候才吃饭,爱的时候不必撒谎,睡觉的时候也不用为了逃避可耻的爱情程式而装睡,自己终于成了整张床的主人,它的全部都归自己独享。

    4. 同船长和塞娜依达猜想的不同,他们之间的感觉并不像新婚燕尔的夫妇,更不像相聚恨晚的情人。他们仿佛一举越过了漫长艰辛的夫妻生活,义无反顾地直达爱情的核心。他们像一对经历了生活磨练的老夫老妻,在宁静中超越了激情的陷阱,超越了幻想的无情嘲弄和醒悟的海市蜃楼:超越了爱情。因为他们已在一起生活了足够长时间,足以发现无论何时何地,爱情始终都是爱情,只不过距离死亡越近,爱就越浓郁。

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  • 4

    Israele e altri luoghi - 16 giu 17

    Mi ero accostato con un po’ di timore ad un ulteriore libro di Gabo, dopo che le ultime letture mi avevano sinceramente deluso. Non che volessi tornare all’epifania interna che mi sconvolse con “Cento ...continue

    Mi ero accostato con un po’ di timore ad un ulteriore libro di Gabo, dopo che le ultime letture mi avevano sinceramente deluso. Non che volessi tornare all’epifania interna che mi sconvolse con “Cento anni”, ma mi sarebbe bastato tornare al piacere di una bella lettura come quella del giovanile “Racconto di un naufrago”, dopo aver passato le pene a sopportare la candida Erendira o il tramonto del patriarca. Timore che era un po’ mitigato dalla spinta verso la lettura che mi stavano dando sia le libropeute di “Curarsi con i libri”, che lo consiglia ai settantenni, sia l’allegra Giulia Fiore che lo consiglia come antidoto a “Il grande Gatsby”. Buoni consigli, ed altrettanto buona lettura. Qui, il quasi sessantenne Gabo riprende il bandolo dei suoi giri infiniti, dei suoi mille personaggi, che poi a ben vedere si riducono a due o tre, e ci trascina in meno di quattrocento pagine alla ricerca di uno sbocco ad una vicenda che, bene o male, durerà una sessantina di anni. Lo fa con la sua vecchia maestria, cominciando da un punto A, spostandosi a B, poi a C e D, ed intessendo tutto un intreccio di situazioni e di svolgimenti, che mi hanno tenuto incollato alla pagina più di quanto mi aspettassi. All’inizio ero un po’ dubbioso, seguendo le pagine sulla morte dello strano Jeremiah de Saint-Amour, starno personaggio, piombato all’improvviso nella cittadina teatro della vicenda, ricucitosi uno spazio di vita come fotografo e di relazioni come giocatore di scacchi. Personaggio che decide di non dover invecchiare ed a sessanta anni si uccide. Morte che coinvolge il suo compagno di scacchi, il dottor Juvenal Urbino. Di cui vediamo i turbamenti per la morte, che cominciamo a seguire con le sue manie di vita, con le sue esuberanze sociali, conosciamo di sfuggita la moglie Fermina Daza. Veniamo ben presto coinvolti nella vita del dottore, nel ricordo dei suoi viaggi giovanili a Parigi, delle sue dotte lezioni di medicina, delle sue letture. Venendo all’improvviso coinvolti nella sua morte, lo stesso giorno dell’amico, per una caduta accidentale e ben ridicola. Prende allora il centro della scena la moglie Fermina, che sembrava sino ad allora vissuta nell’ombra del marito importante, ma che esegue i giusti passi per il funerale, per il ricordo, per il rapporto con il figlio Urbino Daza, anche lui dottore, e con la figlia Ofelia. E nel momento culminante di questo inizio pirotecnico abbiamo lo squarcio che farà girare tutto il romanzo. L’anziano a sua volta Florentino (sia lui che Fermina sono poco oltre i 70), che alla fine del funerale dichiara il suo imperituro amore a Fermina. Un amore che dura quasi nascosto da 53 anni, 7 mesi ed 11 giorni. Dichiarazione che permette all’autore una capriola appunto di più di cinquanta anni all’indietro, dove ritroviamo la giovane Fermina, assediata dalle lettere e dalle poesie di Florentino. Siamo nella fine dell’Ottocento, non facili sono i rapporti tra maschi e femmine. Inoltre Fermina è figlia di un oscuro malversatore, che finirà i suoi giorni tornando scornato in Spagna, mentre Florentino è figlio naturale di uno dei maggiorenti locali. Ma non riconosciuto, quindi di poco peso sociale. Inoltre Florentino ha un suo aspetto triste, è aiuto-telegrafista, miope. Ha solo la parola dalla sua, novello Cyrano di sé stesso. Seguiamo allora Fermina che decide di lasciarlo per sposare senza amarlo il ricco Juvenal, con cui costruirà un rapporto bene o male felice nel corso degli anni, con picchi di bellezza e di amore e con abissi non proprio di dolore, ma di crisi. Che verranno superate, avendo sempre ormai la nostra buona Fermina seppellito il ricordo del giovane amore con Florentino. Che invece non si rassegna, che decide, lì sui venti anni che quella sarà sempre la sua donna. E che comincerà la sua scalata sociale, aiutato dalle sue capacità e dal padre naturale che gli offre la possibilità di sfruttarle. Vediamo Florentino perdere la verginità del corpo su di un battello fluviale. Ma anche salire, gradino dopo gradino, proprio le fortune dei battelli, di cui alla fine diventerà il capo e padrone indiscusso. Avrà anche la capacità di soddisfare i suoi ardori, andando a letto con 622 donne come puntigliosamente registra nei suoi diari. Il funambolismo di Gabo ci fa quindi saltare di donna in donna, seguendone brevemente il fugace rapporto con Florentino, ma dipingendole a tutto tondo. Anche l’ottima Leona, l’unica con cui non andrà a letto, ma che sarà il motore segreto della sua ascesa. Dopo questa lunga cavalcata, allora ritroviamo i nostri due eroi, anziani ma non vecchi. Dove vediamo Florentino riprendere il leggero corteggiamento, delicato e pieno di un tatto sempre presente nelle sue manifestazioni, anche quando sembra non essere capace di mantenersi centrato. Vediamo Fermina leggere le sue lettere, capire i percorsi suoi e del suo amor di gioventù. Gabo ci infioretta tutta una bella parte su queste basi, mettendoci dentro anche i corpi di questi due settantenni, il loro scivolare verso la inevitabile morte, che fortunatamente non vedremo. Fino però ad imbarcarsi su una delle navi della flotta di Florentino, quasi a ripercorrere una fuga giovanile di Fermina verso parenti che le facessero passare i dolori e quel momento d’amore di Florentino. Cosa succederà sulla nave, dovrete leggerlo, perché è il momento chiave del libro. E non vi anticipo cosa succederà. Tutto il libro è corso via su questi binari, l’ho letto legato alla pagina nei pochi momenti liberi di queste giornate ad altro dedicate. E vi confesso che avrei anche dato maggior punteggi, se non ci fossero alcuni passi che mi hanno lasciato un po’ di dubbi. Uno su tutti, il famoso diario di Jeremiah, di cui tanto si parla nelle prime pagine, che mi aveva solleticato, ma di cui poi se ne perde traccia. Con dispiacere. Un libro sulla vecchiaia e sull’amore e sul fatto che comunque possano convivere. A dispetto di tutti.
    “Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato.” (116)
    “Un uomo sa quando comincia a invecchiare perché comincia ad assomigliare a suo padre.” (183)
    “Con lei … aveva imparato quello che aveva già provato più volte senza saperlo: che si può essere innamorati di diverse persone al contempo … senza tradirne nessuna.” (293)
    “È incredibile come si possa essere tanto felici per così tanti anni, in mezzo a tante baruffe, a tante seccature … senza sapere in realtà se è amore o se non lo è.” (356)

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  • 0

    okay...

    noi occidentali siam fatti alla nostra maniera. Raccontiamo un certo tipo di storie e ce le raccontiamo in una certa maniera.
    Anche i sudamericani son fatti alla loro maniera. Raccontano ALTRE storie ...continue

    noi occidentali siam fatti alla nostra maniera. Raccontiamo un certo tipo di storie e ce le raccontiamo in una certa maniera.
    Anche i sudamericani son fatti alla loro maniera. Raccontano ALTRE storie e le raccontano in un'altra maniera (di solito più visionaria rispetto al modo occidentale).
    Ma qui l'aspetto visionario non mi ha particolarmente coinvolto (forse anche perché svolto diversamente rispetto ad altri testi 'cult' della letteratura sudamericana). All'inizio poteva essere interessante il fatto che il personaggio-puntodiriferimento cambi per ben due volte. Ma poi c'è (PER ME) una forte componente di farraginosità che non dà all'insieme quella scorrevolezza che io di solito gradisco.
    Non metto stelle perché sono un lettore 'suyi generis': e per quanto non abbia particolarmente gradito, trovo che il #sciur_gabo vada comunque rispettato al di là di questi futili giudizi...

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  • 3

    Sì, però

    Mentre penso a cosa voglio scrivere scorro le altre recensioni e mi trovo d'accordo con tutti. Come diavolo è possibile.... Mi trovo d'accordo con chi ha dato una stella o poco più, per l'ampollosità ...continue

    Mentre penso a cosa voglio scrivere scorro le altre recensioni e mi trovo d'accordo con tutti. Come diavolo è possibile.... Mi trovo d'accordo con chi ha dato una stella o poco più, per l'ampollosità complessiva dell'opera; per un'idea di fondo di un uomo che aspetta la sua Donna per tutta la vita - tranne dedicarsi nel mentre a moltissime amanti con personale leggerezza (sua, non delle amanti, ché possono finire anche maluccio) che non riesco a trovare così allegramente romantica. Ma mi trovo d'accordo, di fatto, anche con chi lo ha apprezzato, perché mi ci sono incollato e negli ultimi giorni il mio rifugio era andare a trovare Florentino Ariza e Fermina Daza e vedere se si incrociavano, e per la poesia e l'apertura soprattutto delle ultime pagine. Con lo stile di Garcia Marquez - ero al primo appuntamento con lui - sono scisso. A tratti pesante, ma poi ti meravigli perché prima ti fa affezionare ad un personaggio, poi te lo fa uscire di scena, ed infine ti affezioni al suo 'antagonista'.
    Insomma, tre stelle fa media, ma sono in realtà due stelle e cinque contemporaneamente...e mi consento un 'sì però', che scioglierò leggendo altre opere di Marquez....

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  • 1

    Una terribile malattia.

    "Il Colera ai Tempi dell'Amore narra la diffusione di
    una terribile malattia - l'amore – mentre alcune
    persone tentano di godersi il loro colera in pace."

    da "Alcune note su una non entità" (Umberto B ...continue

    "Il Colera ai Tempi dell'Amore narra la diffusione di
    una terribile malattia - l'amore – mentre alcune
    persone tentano di godersi il loro colera in pace."

    da "Alcune note su una non entità" (Umberto Bieco)

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  • 4

    4 e mezzo a questa perla!!!
    All'inizio ti prende ma il ritmo è un po lento....poi ad un certo punto lo divori.....e devi importi di rallentare il ritmo o rischi di finirlo subito!!! Che dire di questo ...continue

    4 e mezzo a questa perla!!!
    All'inizio ti prende ma il ritmo è un po lento....poi ad un certo punto lo divori.....e devi importi di rallentare il ritmo o rischi di finirlo subito!!! Che dire di questo amore così paziente???Da brivido !!!!

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  • 4

    La storia, lunga una vita, di Fermina Daza, Florentino Ariza e Juvenal Urbino, dove lei ama lui, ma poi si ravvede e sposa l’altro, mentre lui le rimane affezionato per tutta la vita. Sembrerebbe scon ...continue

    La storia, lunga una vita, di Fermina Daza, Florentino Ariza e Juvenal Urbino, dove lei ama lui, ma poi si ravvede e sposa l’altro, mentre lui le rimane affezionato per tutta la vita. Sembrerebbe scontato e banale, ma come te la racconta Gabo diventa intricata, piena di patos e meravigliosa. Florentino, poeta sognatore, incontra per caso la bella Fermina, se ne innamora (siamo negli anni prima del 1900) perdutamente, ma l’amore è contrastato dal padre di lei, che vuole un matrimonio all’altezza (combinato). Lei patisce l’allontanamento. Ma si sa, lontano dagli occhi, lontano dal cuore, e quando lo rivede, anni dopo, non gli piace più. E sposa l’altro, il dottor Juvenal Urbino, eminente personalità della città. Sarà un matrimonio lungo, con alti e bassi, a cavallo tra i due secoli, con i riflessi di una guerra in Europa e il “perpetuo” colera in Sudamerica. Ma c’è sempre Florentino, lì, testardo, romantico, a tener vivo (cito) “un amore infinito, capace di pazientare, per cinquantatré anno, sette mesi e undici giorni, notti comprese”.
    Non è come Cent’anni di solitudine (che è un capolavoro), ma è sempre Márquez e il suo modo affascinante, di raccontarti una storia.

    said on 

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