Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

El canon occidental

La escuela y los libros de todas las épocas

By

Publisher: Editorial Anagrama

3.9
(175)

Language:Español | Number of Pages: 585 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian

Isbn-10: 8433966847 | Isbn-13: 9788433966841 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Damián Alou

Also available as: Others

Category: Fiction & Literature , Reference

Do you like El canon occidental ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Un libro heterodoxo, provocador y polémico del más influyente crítico literario de nuestro tiempo. Un canon de la literatura occidental que estudia a fondo la obra de 26 autores clave -de Dante a Beckett, pasando por Shakespeare, Cervantes, Tolstói, Proust, Virginia Woolf, Borges- y cuestiona las manipuladoras aproximaciones a la literatura desde la llamada Escuela del Resentimiento, que forman lo «políticamente correcto», el multiculturalismo, el marxismo, el feminismo, el neohistoricismo.
Sorting by
  • 0

    A volte penso che sia meglio trascorrere del tempo, molto tempo, con persone arroganti e dall'intelligenza stupefacente. Meglio trascorrere del tempo con qualcuno di questi figli di puttana arroganti che con qualcuno che magari condivide il tuo pensiero ma è di una ovvietà assoluta. E allora mi v ...continue

    A volte penso che sia meglio trascorrere del tempo, molto tempo, con persone arroganti e dall'intelligenza stupefacente. Meglio trascorrere del tempo con qualcuno di questi figli di puttana arroganti che con qualcuno che magari condivide il tuo pensiero ma è di una ovvietà assoluta. E allora mi viene facile affermare: è stato un piacere stare a leggere Harold Bloom anche se non ho creduto ad uno solo dei suoi enunciati. L'esempio che mi viene in mente si svolge dentro un pub. Tu avevi un appuntamento per una birra con un tuo amico ma questo tarda a venire e allora inizi ad ordinare la tua pinta e a guardarti un po' intorno. Scorri lo sguardo sulle etichette in cerca di qualcosa che ti possa interessare; il tuo sguardo scivola tra gli scomparti di legno dove sono impilate le birre, guardi un po' il maxischermo con programmi stupidi presi dal satellite; non ti interessa il calcio ma tu per ingannare il tempo e far vedere che non sei il classico sfigato che va a bere da solo ti metti a guardare una partita qualsiasi, cerchi di provare interesse su quegli uomini che corrono, ne ammiri i quadricipiti e i polpacci quando ci sono dei primi piani, ammiri quei corpi in trazione quando partono per uno scatto, in definitiva cerchi con l'estetica di ammazzare il tempo illudendoti che non stai ammazzando il tempo. Poi, mentre stai lì in sospensione visiva, accanto a te inizia a parlare un norvegese, o comunque uno straniero (tu pensi che sia un norvegese perché è biondissimo e ha gli occhi chiari e pensi che sia un norvegese). Ti parla in un italiano scolastico ma molto fluido, il suo discorso incontra solo qualche esitazione quando ricerca una parola precisa, poi la trova e riprende a fluire come prima. Lo interrompi per qualche domanda poi per il resto sei interessato al suo discorso, all'italiano che sta usando, al suo modo di costruire le frasi che non capisci se se lo sia fatto leggendo oppure studiando qui in Italia, dopo un po' propendi per la prima possibilità perché il suo discorso sembra preso da un libro, con qualche avverbio che non ascolti da molto nel discorso parlato. Questo straniero ti inizia a parlare della sua concezione della letteratura e lo fa in maniera sistematica e molto sincera, parte dal principio fondante tutta la sua concezione, dal motore primo; l'enunciato è il seguente : "Shakespeare è l'unico Dio e Dante è il suo Profeta". La visione è islamica perché Dante non è proprio la stessa cosa di Shakespeare ma sta ad un livello diverso, più basso. A questo enunciato lapidario si raccordano tutti gli altri. La concezione funziona come il sistema solare: Shakespeare è l'emanatore di tutta la verità umana, quello che ce l'aveva più lungo, Dante allora è Mercurio, è quasi compreso nel sole di Shakespeare ma è già altro, è già pianeta e non stella, poi più uno scrittore si distanzia dalla verità rivelata, anzi dalla Verità Rivelata, più è scarso. A te che stai ascoltando ti viene da blaterare frasi sconnesse, però taci perché sei interessato da questo discorso, da come questo straniero costruisce il discorso. Visto che siete due soggettività a confronto tu che sei pieno di dubbi sulla vita e sulla letteratura te ne stai semplicemente in silenzio ad ascoltarlo. Qualche volta lo interrompi per qualche delucidazione, ma mai per provocarlo, che ne so, con una domanda retorica del tipo “ma quindi Raymond Carver per te si faceva solo delle pugnette, con i suoi racconti?”. E la serata passa così, e tu te ne esci dal quella conversazione manco tanto arrabbiato; tu te ne esci molto più dubbioso, con altri libri da leggere, da mettere in lista, ma non arrabbiato. Quella conversazione ti ha migliorato. Quell’arroganza che potevi liquidare in due battute ti ha incanalato nel suo discorso e tu ti sei fatto piacevolmente trascinare. Poi l’amico tuo, quello che la pensa come te, anzi magari stavi aspettando proprio te, con le tue banalità da quattro soldi sulla letteratura e tutto il resto, quell’amico non è più arrivato. Meglio così.

    Liberdocet.it

    said on 

  • 0

    Io non lo pago, perché non ho la tv
    però lo leggo, anche se non mi piace.


    Come recita la battuta splendida di un Asburgo a
    Mozart "troppe parole". Ma proprio troppe e poi quel


    sospirare e quel "è bello e non si può non convenirne".
    Che è una tesi, e tutti ne converranno, scientific ...continue

    Io non lo pago, perché non ho la tv però lo leggo, anche se non mi piace.

    Come recita la battuta splendida di un Asburgo a Mozart "troppe parole". Ma proprio troppe e poi quel

    sospirare e quel "è bello e non si può non convenirne". Che è una tesi, e tutti ne converranno, scientificamente

    pregnante - e dico pregnante perché dovrebbe essere carica di futuro.

    Oppure no. Comunque, non lo pago ma lo leggo.

    Ma per poco.

    said on 

  • 5

    Sul campo di battaglia con Harold Bloom

    Scrivere un commento a un libro del genere vorrebbe dire sfidare a (ir)regolar tenzone un guerriero meglio allenato, meglio armato e, per di più, sul terreno che gli è più congeniale. Sarebbe una scelta degna di un kamikaze, o di pazzo, o di qualcuno che trovandosi davanti a una porta chiusa, la ...continue

    Scrivere un commento a un libro del genere vorrebbe dire sfidare a (ir)regolar tenzone un guerriero meglio allenato, meglio armato e, per di più, sul terreno che gli è più congeniale. Sarebbe una scelta degna di un kamikaze, o di pazzo, o di qualcuno che trovandosi davanti a una porta chiusa, la sfonda a forza di spallate solo per ritrovarsi in una stanza enorme, con le pareti completamente foderate di libri e con, esattamente al centro, una vecchia poltrona di legno con i cuscini imbottiti. Seduto, completamente immerso nella lettura tanto da non aver sentito il rumore prodotto dalle spallate, se ne sta un anziano signore, decisamente in sovrappeso e con i pochi capelli rimastigli scompigliati sul capo. Tutto a un tratto solleva lo sguardo, si poggia il libro su una coscia e muove il dito indice della mano destra nel tipico movimento di chi chiede a qualcuno di farsi avanti, di avvicinarsi. Sicuro di sé, spavaldo, per certi versi arrogante, con quel gesto accetta la sfida, l’agone. È nel suo elemento: libri e lotta, pagine, inchiostro e sangue; storia, miti, inventiva, musicalità del linguaggio, bellezza.

    Harold Bloom è stato definito in tanti modi, molti dei quali spregevoli, perché è potente, perché è un figlio di puttana con un ego enorme, perché il suo parere può spedirti sulle stelle o a spalare merda nelle stalle. È arrogate, violento nell’assolutismo dei suoi giudizi, non è democratico, è un sovrano per niente benevolo, è un despota dalla penna affilata, che gode a scavare fra le pagine impolverate dei classici per ricercare le affinità fra questo e quel poeta e per scrivere la sua storia della letteratura occidentale. Con quella penna, intinta nel sangue, disegna un cerchio: parte da Shakespeare e arriva a Shakespeare attraversando i secoli e vagliando opere. Sul suo carro ammette soltanto quelli che ritiene i più grandi, gli imprescindibili. Con il Bardo inglese seduto sul crocchio al suo fianco, transita sulle strade del tempo lastricate di parole e, a mano a mano, fa salire Dante, Chaucer, Cervantes, Montaigne e Molière, Milton, il dottor Johnson, Goethe, Wordsworth e Austen, Whitman, Dickinson, Dickens e George Eliot, Tolstoj, Ibsen, Freud, Proust, Joyce, Woolf, Kafka, Borges e Neruda e Pessoa, e Beckett. In tanti lo aspettano sul ciglio della strada con le valigie piene dei loro manoscritti, ma Harold il terribile li lascia lì - alcuni li degna di uno sguardo, ad altri strizza l’occhio - interdetti e delusi e prosegue imperterrito il suo diritto cammino, verso il senso estetico. Non c’è spazio per i sentimentalismi, Harold è in guerra contro coloro che vorrebbero riscrivere il canone seguendo inclinazioni politico/sociali, Harold è in guerra contro i profeti del politically correct; Harold, spavaldo come sempre - come un critico deve essere - è convinto di essere rimasto uno degli ultimi a difesa della letteratura come sublimazione dell’estetica. Lui non guarda agli eventuali risvolti politici, sociali o storici delle opere, no, Harold guarda alla bellezza in sé e non vuole sapere altro.

    Arbitrario e agonista come nessuno, Harold il despota ama il confronto, perché sa che le sue migliaia di ore trascorse sui libri lo mettono in una condizione di vantaggio su chiunque; con me non c’è nemmeno sfizio e, infatti, professor Bloom, non ho intenzione di combattere, non voglio accodarmi alla pletora di critici del critico. Semplicemente, riconosco di non avere gli strumenti per giudicare se il suo Canone Occidentale sia o meno equo, non sono in grado di rilevare un suo eventuale grave errore, sia esso di inclusione o di esclusione; mi limiterò a esprimere ciò che la lettura del suo libro mi ha suscitato. Ebbene, professore, leggendola ho capito che il mio amore per la letteratura è ben più grande di quanto pensassi, temo di esserne diventato schiavo senza nemmeno accorgermene. Non ho scoperto, perché lo sapevo già, di avere lacune enormi e di non avere il tempo sufficiente per colmarle tutte, ma ho scoperto di voler incontrare alcuni autori dei quali conoscevo solo il nome; in particolare, mi ha colpito William Wordsworth. Leggendo quei pochi brani che lei ha citato me ne sono innamorato, l’ho sentito molto vicino alle mie corde (come usiamo dire noi, qui, su anobii)

    Sul mio cammino vidi un vecchio mendicante; Ed era seduto, sul margine della strada, Su una bassa struttura di rozzi mattoni Eretta ai piedi di un enorme colle, affinché Coloro che conducono i loro cavalli giù per la ripida strada [accidentata Possano da lì rimontare senza fatica. Il vecchio Aveva deposto il suo bastone sulla larga pietra levigata Che si sovrappone al mucchio; e, da un sacco Tutto bianco di farina, l’elemosina delle donne del villaggio, Estrasse avanzi e frammenti, a uno a uno; E li studiò con sguardo fisso e serio Di pigro calcolo. Sotto il sole, Sul secondo gradino di quel piccolo mucchio, Circondato da quelle selvagge colline spopolate, Sedeva, e mangiava il suo cibo in solitudine: E sempre, sparse dalla sua mano paralitica, Che, pur tentando di evitare lo spreco, Non vi riusciva, le briciole cadevano a terra in piccoli scrosci; e i piccoli uccelli montani, Non osando ancora beccare il pasto a loro destinato, Si accostavano a distanza di metà del suo bastone. (da The Old Cumberland Beggar, 1797)

    Indubbiamente ho anche gongolato quando ha parlato di autori o libri che ho letto - non le nego che in tali circostanze mi sia anche dato delle auto-pacche sulle spalle - o che amo, come il mio, anzi il nostro Walt Whitman, dal quale discende l’intera letteratura americana, tanto a nord quanto a sud del Canale di Panama. Sapendo delle critiche che le hanno in più occasioni rivolto le femministe, ho particolarmente apprezzato le sue parole verso le donne del suo Canone, specialmente quando, nel capitolo dedicato a Emily Dickinson non ha fatto che ripetere quanto fosse intelligente, unicamente intelligente, ai livelli di Shakespeare; il che, detto da lei, vale per lo meno doppio. Ma sto tergiversando, lo so. Veniamo al dunque, al più doloroso dei dunque: sono italiano e la Divina Commedia l’ho soltanto leggiucchiata (malissimo!) ai tempi della scuola; devo riprenderla in mano e rileggerla da adulto e per puro piacere, dal primo all’ultimo verso, perché Dante è il secondo centro del Canone (secondo lei) e comunque l’unico (sempre secondo lei) al livello di Shakespeare. Già, Shakespeare. Quante volte lo ha nominato? Non ho intenzione di contarle ma posso affermare con certezza che siamo nell’ordine delle centinaia. Parafrasando una grande mente del secolo scorsomi verrebbe da dire che: In letteratura nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si shakespearizza. Lei sostiene che noi tutti siamo stati inventati da Shakespeare, io non ho gli strumenti per contraddirla ma, in fondo, non ne ho nemmeno voglia.

    Aggiungo un ultima cosa (anche se la voglia di continuare a scrivere, fregandomene della salute psicofisica di quei poveri cristi che mi leggeranno, è davvero tanta), lei ha suddiviso il suo Canone in scrittori dell’Età Aristocratica, Democratica e Caotica, e ha più volte fatto riferimento a un suo ricorrente presentimento, ovvero, che siamo alle porte di una nuova Età Teocratica (basandosi sul postulato di Giambattista Vico, secondo il quale ci sarebbe un ciclo in tre fasi - teocratica, aristocratica e democratica - seguito da un caos dopo il quale il ciclo ricominci daccapo), lo temo anche io e sebbene non sia in grado di percepirne i prodromi in campo letterario, riesco a farlo in ambito sociopolitico. E, ahimè, mi pare che tanto nei suoi Stati Uniti, quanto nella mia Europa il rischio teocratico sia incombente. Ebbene, concludo questo mio sproloquio offrendole i miei umili servigi qualora ritenesse opportuno mettersi a capo di un esercito di volenterosi per opporsi, come tanti Don Chisciotte, agli eserciti degli invasori teocratici; sì, lo so bene, non avremo scudi e spade, bensì libri e penne e le camicie macchiate d’inchiostro e le menti libere e i cuori colmi d’amore e marceremo al ritmo della poesia e lei indosserà una calzamaglia come quelle che si portavano ai tempi di Shakespeare e io avrò la barba lunga come Whitman e tutti insieme declameremo versi e difenderemo la bellezza e la proclameremo pietra angolare del nostro regno!

    PS: Inizialmente avevo deciso di non assegnare stelle, poi ho cambiato idea e ne ho date cinque poiché, che si sia d’accordo o meno con le scelte dell’autore, questo libro è e rimane una lunga lettera d’amore indirizzata alla Letteratura.

    said on 

  • 5

    Ci ho messo tempo, l'ho letto in un anno. Un capitolo alla volta quando ne avevo voglia e testa. Ma che meraviglia. E' stato un po' come tornare all'università, quando seguivo anglo americana e quel il professor Rosso mi guardava sorridendo perchè avevo sempre un milione di domande.


    Bloom ...continue

    Ci ho messo tempo, l'ho letto in un anno. Un capitolo alla volta quando ne avevo voglia e testa. Ma che meraviglia. E' stato un po' come tornare all'università, quando seguivo anglo americana e quel il professor Rosso mi guardava sorridendo perchè avevo sempre un milione di domande.

    Bloom ha scritto un saggione splendido,mi ha fatto amare Shakespeare ancora di più e mi ha fornito spunti interessantissimi.

    Per gli amanti della letteratura. Astenersi perditempo.

    said on 

  • 1

    Non ho passato l'introduzione

    Ci sono due tipi di lettori: quelli che leggono le introduzioni prima, e quelli che le saltano e forse le leggono dopo.
    Per una deformazione professionale appartengo alla prima categoria.
    L'introduzione, se fatta bene, ti fa capire con che tipo di libro hai a che fare; se porta una firma prestigi ...continue

    Ci sono due tipi di lettori: quelli che leggono le introduzioni prima, e quelli che le saltano e forse le leggono dopo. Per una deformazione professionale appartengo alla prima categoria. L'introduzione, se fatta bene, ti fa capire con che tipo di libro hai a che fare; se porta una firma prestigiosa; tipo quella di Roncaglia a Mimesis; è un dovere morale. L'introduzione a questo libro è di tale Andrea Cortellessa. Non ho idea di chi sia, non so cosa faccia nella vita, ma ha scritto: "I docenti si erano divisi per ricompattarsi, però, quando il provocatorio magnate aveva chiesto di intervenire anche sulla scelta dei corsi, e addirittura degli insegnanti: rifiutando una montagna di dollari in nome di valori, quali la Libertà e l'Indipendenza del sapere, dei quali proprio Bloom non aveva mai mancato di farsi portabandiera". A questo punto ho chiuso il libro con la sensazione di aver buttato via 15 euro.

    said on 

  • 5

    Il miglior Bloom

    Ho già detto la mia sull'autore. O ti piace o lo odi.
    Appartengo alla schiera dei laudatores, appassionato come sono, fra l'altro, di mistica ebraica.
    Questo libro resta forse insuperabile, racchiudendo tutti i pregi e difetti di questo grande inventore di letteratura.
    Dunque l'eccessiva ammirazi ...continue

    Ho già detto la mia sull'autore. O ti piace o lo odi. Appartengo alla schiera dei laudatores, appassionato come sono, fra l'altro, di mistica ebraica. Questo libro resta forse insuperabile, racchiudendo tutti i pregi e difetti di questo grande inventore di letteratura. Dunque l'eccessiva ammirazione per il Grande Bardo (ma è davvero eccessiva?) e lo sciovinismo anglofilo che lo anima, ma anche la sua capacità di mettere in luce autori meno noti in Italia, ma assolutamente degni di attenzione.

    said on 

  • 4

    Avete presente il classico vecchio zio brontolone?
    Quello a cui non va bene nulla che non abbia sperimentato personalmente?
    Quello che per quanto si guardi in giro quello che vede è solo quello che ha già visto?


    Dopo la lettura de Il canone occidentale posso dire che Harold Bloom m'è parso ...continue

    Avete presente il classico vecchio zio brontolone? Quello a cui non va bene nulla che non abbia sperimentato personalmente? Quello che per quanto si guardi in giro quello che vede è solo quello che ha già visto?

    Dopo la lettura de Il canone occidentale posso dire che Harold Bloom m'è parso la versione critico letterario di quel vecchio zio. Fortunatamente il cliché del vecchio zio brontolone ha anche qualche lato positivo, che la competenza, la cultura, la passione di Harold Bloom sono fuori discussione. Grazie ai suoi scritti ho scoperto autori di cui conoscevo a malapena il nome e ho potuto ammirare e approfondire le particolarità di quelli che invece conoscevo solo superficialmente.

    Non ne so abbastanza per cogliere tutta la messe di informazioni e suggestioni che Bloom dedica al corpus di titoli e agli autori che ritiene degni di far parte del canone letterario occidentale, ma ci sono due aspetti più volte ribaditi nel volume che mi paiono quantomeno curiosi: l'idea di letteratura come competizione, per cui secondo Bloom gli autori farebbero a gara per superarsi vicendevolmente e la polemica nei confronti dei critici di scuola diversa (quelli devoti al politically correct, ma anche quei critici che - semplifico - vedono legami vicendevoli tra letteratura e società), che Bloom non perde occasione per sbeffeggiare, riducendo a battuta qualsiasi possibile occasione di confronto. E senza la possibilità di confrontare in modo serio e pacato le relative posizioni, l'unico che ci rimette è il lettore comune, che si trova spiazzato di fronte alla stentoreità di certe affermazioni. Anche perché quei criteri estetici che secondo Bloom sono l'unico metro per giudicare un'opera d'arte, assomigliano molto a un voler attribuire valori oggettivi a giudizi che in definitiva (e per quanto condivisibili) sono del tutto soggettivi. Ma mi fermo qua, che dal basso del mio blog non posso certo mettermi a discutere con un nume tutelare della critica letteraria come Harold Bloom. (Annoto comunque che se mai leggerò Proust sarà per merito di questo volume).

    http://iguanajo.blogspot.it/2012/04/letture-il-canone-occidentale-di-harold.html

    said on 

  • 4

    Cesare deve morire

    Eh, se uno si va a vedere il film dei Taviani (http://www.mymovies.it/film/2012/cesaredevemorire/) trova conferma che Bloom ha ragione sull'universalità nel tempo e nello spazio di Shakespeare e compagnia bella.

    said on