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El canon occidental

La escuela y los libros de todas las épocas

By Harold Bloom

(50)

| Paperback | 9788433966841

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Book Description

Un libro heterodoxo, provocador y polémico del más influyente crítico literario de nuestro tiempo. Un canon de la literatura occidental que estudia a fondo la obra de 26 autores clave -de Dante a Beckett, pasando por Shakespeare, Cervantes, Tolstói, Continue

Un libro heterodoxo, provocador y polémico del más influyente crítico literario de nuestro tiempo. Un canon de la literatura occidental que estudia a fondo la obra de 26 autores clave -de Dante a Beckett, pasando por Shakespeare, Cervantes, Tolstói, Proust, Virginia Woolf, Borges- y cuestiona las manipuladoras aproximaciones a la literatura desde la llamada Escuela del Resentimiento, que forman lo «políticamente correcto», el multiculturalismo, el marxismo, el feminismo, el neohistoricismo.

40 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Misure e misuratori


    Bloom ama soprattutto Shakespeare, che considera - seppure di poco - più grande persino di Omero.
    Si può dargli torto?
    Poi ci sono pochi altri, a cominciare da Dante.

    Si tratta di un canone "occidentale": l'aggettivo è molto importante, ma non è ba ...(continue)


    Bloom ama soprattutto Shakespeare, che considera - seppure di poco - più grande persino di Omero.
    Si può dargli torto?
    Poi ci sono pochi altri, a cominciare da Dante.

    Si tratta di un canone "occidentale": l'aggettivo è molto importante, ma non è bastato a risparmiare a Bloom contumelie di ogni genere.

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    Nicolo' Notabene said on Aug 24, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful


    Io non lo pago, perché non ho la tv
    però lo leggo, anche se non mi piace.

    Come recita la battuta splendida di un Asburgo a
    Mozart "troppe parole". Ma proprio troppe e poi quel

    sospirare e quel "è bello e non si può non convenirne".
    Che è una tesi ...(continue)


    Io non lo pago, perché non ho la tv
    però lo leggo, anche se non mi piace.

    Come recita la battuta splendida di un Asburgo a
    Mozart "troppe parole". Ma proprio troppe e poi quel

    sospirare e quel "è bello e non si può non convenirne".
    Che è una tesi, e tutti ne converranno, scientificamente

    pregnante - e dico pregnante perché dovrebbe essere
    carica di futuro.

    Oppure no.
    Comunque, non lo pago ma lo leggo.

    Ma per poco.

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    [radek] said on Feb 23, 2014 | Add your feedback

  • 19 people find this helpful

    Sul campo di battaglia con Harold Bloom

    Scrivere un commento a un libro del genere vorrebbe dire sfidare a (ir)regolar tenzone un guerriero meglio allenato, meglio armato e, per di più, sul terreno che gli è più congeniale. Sarebbe una scelta degna di un kamikaze, o di pazzo, o di qualcuno ...(continue)

    Scrivere un commento a un libro del genere vorrebbe dire sfidare a (ir)regolar tenzone un guerriero meglio allenato, meglio armato e, per di più, sul terreno che gli è più congeniale. Sarebbe una scelta degna di un kamikaze, o di pazzo, o di qualcuno che trovandosi davanti a una porta chiusa, la sfonda a forza di spallate solo per ritrovarsi in una stanza enorme, con le pareti completamente foderate di libri e con, esattamente al centro, una vecchia poltrona di legno con i cuscini imbottiti. Seduto, completamente immerso nella lettura tanto da non aver sentito il rumore prodotto dalle spallate, se ne sta un anziano signore, decisamente in sovrappeso e con i pochi capelli rimastigli scompigliati sul capo. Tutto a un tratto solleva lo sguardo, si poggia il libro su una coscia e muove il dito indice della mano destra nel tipico movimento di chi chiede a qualcuno di farsi avanti, di avvicinarsi. Sicuro di sé, spavaldo, per certi versi arrogante, con quel gesto accetta la sfida, l’agone. È nel suo elemento: libri e lotta, pagine, inchiostro e sangue; storia, miti, inventiva, musicalità del linguaggio, bellezza.

    Harold Bloom è stato definito in tanti modi, molti dei quali spregevoli, perché è potente, perché è un figlio di puttana con un ego enorme, perché il suo parere può spedirti sulle stelle o a spalare merda nelle stalle. È arrogate, violento nell’assolutismo dei suoi giudizi, non è democratico, è un sovrano per niente benevolo, è un despota dalla penna affilata, che gode a scavare fra le pagine impolverate dei classici per ricercare le affinità fra questo e quel poeta e per scrivere la sua storia della letteratura occidentale. Con quella penna, intinta nel sangue, disegna un cerchio: parte da Shakespeare e arriva a Shakespeare attraversando i secoli e vagliando opere. Sul suo carro ammette soltanto quelli che ritiene i più grandi, gli imprescindibili. Con il Bardo inglese seduto sul crocchio al suo fianco, transita sulle strade del tempo lastricate di parole e, a mano a mano, fa salire Dante, Chaucer, Cervantes, Montaigne e Molière, Milton, il dottor Johnson, Goethe, Wordsworth e Austen, Whitman, Dickinson, Dickens e George Eliot, Tolstoj, Ibsen, Freud, Proust, Joyce, Woolf, Kafka, Borges e Neruda e Pessoa, e Beckett. In tanti lo aspettano sul ciglio della strada con le valigie piene dei loro manoscritti, ma Harold il terribile li lascia lì - alcuni li degna di uno sguardo, ad altri strizza l’occhio - interdetti e delusi e prosegue imperterrito il suo diritto cammino, verso il senso estetico. Non c’è spazio per i sentimentalismi, Harold è in guerra contro coloro che vorrebbero riscrivere il canone seguendo inclinazioni politico/sociali, Harold è in guerra contro i profeti del politically correct; Harold, spavaldo come sempre - come un critico deve essere - è convinto di essere rimasto uno degli ultimi a difesa della letteratura come sublimazione dell’estetica. Lui non guarda agli eventuali risvolti politici, sociali o storici delle opere, no, Harold guarda alla bellezza in sé e non vuole sapere altro.

    Arbitrario e agonista come nessuno, Harold il despota ama il confronto, perché sa che le sue migliaia di ore trascorse sui libri lo mettono in una condizione di vantaggio su chiunque; con me non c’è nemmeno sfizio e, infatti, professor Bloom, non ho intenzione di combattere, non voglio accodarmi alla pletora di critici del critico. Semplicemente, riconosco di non avere gli strumenti per giudicare se il suo Canone Occidentale sia o meno equo, non sono in grado di rilevare un suo eventuale grave errore, sia esso di inclusione o di esclusione; mi limiterò a esprimere ciò che la lettura del suo libro mi ha suscitato. Ebbene, professore, leggendola ho capito che il mio amore per la letteratura è ben più grande di quanto pensassi, temo di esserne diventato schiavo senza nemmeno accorgermene. Non ho scoperto, perché lo sapevo già, di avere lacune enormi e di non avere il tempo sufficiente per colmarle tutte, ma ho scoperto di voler incontrare alcuni autori dei quali conoscevo solo il nome; in particolare, mi ha colpito William Wordsworth. Leggendo quei pochi brani che lei ha citato me ne sono innamorato, l’ho sentito molto vicino alle mie corde (come usiamo dire noi, qui, su anobii)

    Sul mio cammino vidi un vecchio mendicante;
    Ed era seduto, sul margine della strada,
    Su una bassa struttura di rozzi mattoni
    Eretta ai piedi di un enorme colle, affinché
    Coloro che conducono i loro cavalli giù per la ripida strada
    [accidentata
    Possano da lì rimontare senza fatica. Il vecchio
    Aveva deposto il suo bastone sulla larga pietra levigata
    Che si sovrappone al mucchio; e, da un sacco
    Tutto bianco di farina, l’elemosina delle donne del villaggio,
    Estrasse avanzi e frammenti, a uno a uno;
    E li studiò con sguardo fisso e serio
    Di pigro calcolo. Sotto il sole,
    Sul secondo gradino di quel piccolo mucchio,
    Circondato da quelle selvagge colline spopolate,
    Sedeva, e mangiava il suo cibo in solitudine:
    E sempre, sparse dalla sua mano paralitica,
    Che, pur tentando di evitare lo spreco,
    Non vi riusciva, le briciole cadevano a terra
    in piccoli scrosci; e i piccoli uccelli montani,
    Non osando ancora beccare il pasto a loro destinato,
    Si accostavano a distanza di metà del suo bastone.
    (da The Old Cumberland Beggar, 1797)

    Indubbiamente ho anche gongolato quando ha parlato di autori o libri che ho letto - non le nego che in tali circostanze mi sia anche dato delle auto-pacche sulle spalle - o che amo, come il mio, anzi il nostro Walt Whitman, dal quale discende l’intera letteratura americana, tanto a nord quanto a sud del Canale di Panama. Sapendo delle critiche che le hanno in più occasioni rivolto le femministe, ho particolarmente apprezzato le sue parole verso le donne del suo Canone, specialmente quando, nel capitolo dedicato a Emily Dickinson non ha fatto che ripetere quanto fosse intelligente, unicamente intelligente, ai livelli di Shakespeare; il che, detto da lei, vale per lo meno doppio. Ma sto tergiversando, lo so. Veniamo al dunque, al più doloroso dei dunque: sono italiano e la Divina Commedia l’ho soltanto leggiucchiata (malissimo!) ai tempi della scuola; devo riprenderla in mano e rileggerla da adulto e per puro piacere, dal primo all’ultimo verso, perché Dante è il secondo centro del Canone (secondo lei) e comunque l’unico (sempre secondo lei) al livello di Shakespeare. Già, Shakespeare. Quante volte lo ha nominato? Non ho intenzione di contarle ma posso affermare con certezza che siamo nell’ordine delle centinaia. Parafrasando una grande mente del secolo scorsomi verrebbe da dire che: In letteratura nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si shakespearizza. Lei sostiene che noi tutti siamo stati inventati da Shakespeare, io non ho gli strumenti per contraddirla ma, in fondo, non ne ho nemmeno voglia.

    Aggiungo un ultima cosa (anche se la voglia di continuare a scrivere, fregandomene della salute psicofisica di quei poveri cristi che mi leggeranno, è davvero tanta), lei ha suddiviso il suo Canone in scrittori dell’Età Aristocratica, Democratica e Caotica, e ha più volte fatto riferimento a un suo ricorrente presentimento, ovvero, che siamo alle porte di una nuova Età Teocratica (basandosi sul postulato di Giambattista Vico, secondo il quale ci sarebbe un ciclo in tre fasi - teocratica, aristocratica e democratica - seguito da un caos dopo il quale il ciclo ricominci daccapo), lo temo anche io e sebbene non sia in grado di percepirne i prodromi in campo letterario, riesco a farlo in ambito sociopolitico. E, ahimè, mi pare che tanto nei suoi Stati Uniti, quanto nella mia Europa il rischio teocratico sia incombente. Ebbene, concludo questo mio sproloquio offrendole i miei umili servigi qualora ritenesse opportuno mettersi a capo di un esercito di volenterosi per opporsi, come tanti Don Chisciotte, agli eserciti degli invasori teocratici; sì, lo so bene, non avremo scudi e spade, bensì libri e penne e le camicie macchiate d’inchiostro e le menti libere e i cuori colmi d’amore e marceremo al ritmo della poesia e lei indosserà una calzamaglia come quelle che si portavano ai tempi di Shakespeare e io avrò la barba lunga come Whitman e tutti insieme declameremo versi e difenderemo la bellezza e la proclameremo pietra angolare del nostro regno!

    PS: Inizialmente avevo deciso di non assegnare stelle, poi ho cambiato idea e ne ho date cinque poiché, che si sia d’accordo o meno con le scelte dell’autore, questo libro è e rimane una lunga lettera d’amore indirizzata alla Letteratura.

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    Dan78 said on Aug 8, 2013 | 20 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    Ci ho messo tempo, l'ho letto in un anno. Un capitolo alla volta quando ne avevo voglia e testa. Ma che meraviglia. E' stato un po' come tornare all'università, quando seguivo anglo americana e quel il professor Rosso mi guardava sorridendo perchè av ...(continue)

    Ci ho messo tempo, l'ho letto in un anno. Un capitolo alla volta quando ne avevo voglia e testa. Ma che meraviglia. E' stato un po' come tornare all'università, quando seguivo anglo americana e quel il professor Rosso mi guardava sorridendo perchè avevo sempre un milione di domande.

    Bloom ha scritto un saggione splendido,mi ha fatto amare Shakespeare ancora di più e mi ha fornito spunti interessantissimi.

    Per gli amanti della letteratura. Astenersi perditempo.

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    Laura Gotti said on Jul 23, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Quando la panza copre il belin, Harold Bloom, lascia star le donne e datti al vin.

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    KawaiiLenin said on May 23, 2013 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Ho letto solo il capitolo che tratta insieme Persuasione di Jane Austen e il poeta Wordsworth.

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    Romyangel said on May 21, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (50)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Paperback 585 Pages
  • ISBN-10: 8433966847
  • ISBN-13: 9788433966841
  • Publisher: Editorial Anagrama
  • Publish date: 2001-06-01
  • Dimensions: 193 mm x 838 mm x 1,289 mm
  • Also available as: Others
  • In other languages: other languages English Books , Libri Italiani
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