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El club de los optimistas incorregibles

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Publisher: RBA

4.2
(667)

Language:Español | Number of Pages: 752 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , Italian

Isbn-10: 8498678285 | Isbn-13: 9788498678284 | Publish date:  | Edition 1

Translator: María Teresa Gallego Urrutia

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Book Description
Michel Marini tenía doce años en 1959. Eran los tiempos del rock'n roll y de la guerra de Argelia. Él era fotógrafo aficionado, lector compulsivo y jugador de futbolín en el café Balto de la plaza de Denfert-Rochereau, en París. En la sala de atrás de ese café conoce a Igor, a Léonid, a Sacha, a Imré y a todos los demás. Eran hombres, que habían cruzado el telón de acero para salvar el pellejo; dejaron atrás sus amores y a su familia, traicionaron sus ideales y todo cuanto eran. Se encontraron en París, en ese club de ajedrez de la sala de atrás de un café por el que también iban Kessel y Sartre. Y los unió un terrible secreto que Michel acabó por descubrir. Ese encuentro le trastocó para siempre la vida al muchacho. Porque todos eran unos optimistas incorregibles. Retrato generacional, reconstrucción minuciosa de una época, crónica agridulce de una adolescencia: Jean-Michel Guenassia da en el clavo con esta primera novela, que asombra tanto por lo ambicioso del proyecto cuanto por la ráfaga de autenticidad que recorre estas página.
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  • 5

    “Si dice che la fortuna bussa una sola volta alla porta, che bisogna prenderla al volo. Dopo basta. Se ne va altrove e non torna più. Soltanto chi soffre di amnesia non ha rimpianti. Ho ripensato a quella scena un milione di volte. Ogni volta sono arrivato alla stessa conclusione. Ero il re degli ...continue

    “Si dice che la fortuna bussa una sola volta alla porta, che bisogna prenderla al volo. Dopo basta. Se ne va altrove e non torna più. Soltanto chi soffre di amnesia non ha rimpianti. Ho ripensato a quella scena un milione di volte. Ogni volta sono arrivato alla stessa conclusione. Ero il re degli idioti. Un cacasotto. Uno smidollato. Appartenevo alla categoria che rimane in porto e guarda le navi salpare. Per partire ci vuole coraggio. Cos'ha pensato di me? Dove saremmo oggi se avessi detto si? In quale paese africano? A Aden? A Pondicherry? Nelle isole Marchesi? In fondo al Montana? È al momento dell'avventura che si valutano i ribelli”.

    In una Parigi fine anni '50, percorsa dai brividi del rock and roll e da quelli meno allegri da fine impero di una guerra d'Algeria, Michel Marini è un adolescente che adora leggere, legge ovunque e anche camminando, è una schiappa in matematica ma fotografa da Dio e per sfuggire – come capita spesso a quell'età – a una famiglia turbolenta, si rifugia in un bistrò, il Balto. Il luogo è frequentato da esuli dei paesi dell'Est, passati in Occidente per salvare la pelle e scappati con poco altro addosso, lasciando alla loro spalle in un biz, come si suol dire, tutto: famiglia, figli, lavori eccellenti, titoli di studio, posizioni, amici e ricordi. Michel si trova perfettamente a suo agio tra questi esuli dalle vite le più disparate le cui storie sono ciascuna un romanzo a sé, che trovano spesso spazio, intersecandosi, con veri e propri flash back, con la vita di Michel: c'è l'ex diplomatico che per diletto scrive libri di storia che mai nessuno gli pubblicherà, c'è Leonid, l'eroe russo dell'aviazione fregato dall'amore per una hostess dell'Air France, c'è Igor, un medico di Leningrado, Werner, esule della Germania, Imrè e Tibor, due omosessuali ungheresi e l'enigmatico Saša, che si insinua piano nel racconto, ma grazie al quale si avrà un finale romanzesco, da giallo, da spy story staliniana.

    Michel si trova perfettamente a suo agio tra questi esuli, che campano di lavori umili e faticosi (portieri di notte, tassisti, scaricatori ai mercati generali) e di amicizie indistruttibili, di partite interminabili a scacchi, di ottimismo e una sempre scacciata malinconia; in fondo, anche lui è un esule a suo modo: perde pezzi di vita e perde tutte le persone a lui più care, per i motivi più vari, chi sparisce di qua, chi di là e lui fotografa, legge, mangia cioccolato, va al cinema (seguendo i tre Fondamentalia di Saša per vincere ogni magone), corre fino a sfinirsi ai Giardini del Lussemburgo, virando di lontano la Fontana Medici, foriera di troppi dolorosi ricordi, e intanto impara a vivere. Impara a perdere, a ricominciare, ha maestri eccellenti in questo al Balto, e i suoi amici profughi non sono avari nell'impartirgli lezioni di vita vissuta, oltre che lezioni di scacchi, infatti “Il Club” di questi incorreggibili ottimisti (verso la vita in quanto tale, soprattutto) è un club scacchista della più pura tradizione slava. Un libro di formazione molto bello, che ripercorre quasi en passant lo stalinismo e la vita quotidiana di quel periodo cupo. Se dovessi definirlo con una parola userei: Nostalghia, alla russa, quel sentimento meno cupo della nostalgia europea: più dolce, ma persistente e straziante. E se dovessi usarne due, lo definirei come: ironica Nostalghia. C'è molto umorismo tra queste righe, personaggi che non si dimenticano e dai quali ci si stacca con dispiacere. Il finale è sorprendente, le loro vite sospese. Si resta un po' così, di stucco, curiosi: che ne sarà di loro? Un po' malinconici. Conquistati.

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  • 0

    Non è soltanto perché il protagonista fa una cosa che facevo anche io a 15 anni e di cui mi vergognavo molto (ma continuavo a farla) ma è proprio perché è un bel libro che “Il club degli incorreggibili ottimisti” è un bel libro.
    Me lo sono letto ingordamente, quasi bevendomelo (parola da milioni ...continue

    Non è soltanto perché il protagonista fa una cosa che facevo anche io a 15 anni e di cui mi vergognavo molto (ma continuavo a farla) ma è proprio perché è un bel libro che “Il club degli incorreggibili ottimisti” è un bel libro. Me lo sono letto ingordamente, quasi bevendomelo (parola da milioni di punti a Scarabeo. Una volta mi hanno detto che non valeva “nevicatemi” – mentre invece vale eccome, immaginate un prato che dice alle nuvole “nevicatemi addosso” – ma poi mi sono vendicato con “lanciatele”, ah che soddisfazione, vabbè, sto divagando). Comunque, è un classico Bildungsroman, divertente, profondo e interessante. Leggetelo.

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  • 5

    Lettura scorrevole e molto piacevole: i personaggi sono ben tratteggiati, riuscito e coinvolgente l'intreccio di storie, in equilibrio tra vicende storiche e politiche (gli anni tra il '59 e il '64), riflessioni sociali e la nascita di grandi rapporti di amicizia.

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  • 5

    Un libro raro e prezioso

    E' uno di quei libri che rimangono nel cuore e nella mente, e che appena hai finito di leggere vorresti ricominciare da capo, risfogliare dalle prime pagine, per non abbandonare quei personaggi, quell'ambiente, quelle sensazioni. Il libro attraversa una storia e la storia, amalgamandole con sapie ...continue

    E' uno di quei libri che rimangono nel cuore e nella mente, e che appena hai finito di leggere vorresti ricominciare da capo, risfogliare dalle prime pagine, per non abbandonare quei personaggi, quell'ambiente, quelle sensazioni. Il libro attraversa una storia e la storia, amalgamandole con sapienza, profondità e uno stile discreto, sviscerando i personaggi e inserendoli efficacemente nei vari momenti della narrazione, utilizzando lo spazio e il tempo come in un film. Ci si sente dei privilegiati a poter entrare in punta di piedi, insieme a Michel, in quel quel club di rifugiati dal passato intrigante e dal presente consolatorio, un po' perduti un po' ritrovati, un po' ottimisti un po' disperati.

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  • 5

    della vita, del biliardino, degli scacchi, delle barzellette su stalin

    raro, bello vero. un racconto di 700 pagine che ti conquista. perché riesce a essere commuovente e spiritoso, intimo e grandioso nello stesso tempo. un po' come l'immagine di sartre e kessel che giocano a scacchi nel retro del bistrot, in quel "club degli incorreggibili ottimisti" in cui si ritro ...continue

    raro, bello vero. un racconto di 700 pagine che ti conquista. perché riesce a essere commuovente e spiritoso, intimo e grandioso nello stesso tempo. un po' come l'immagine di sartre e kessel che giocano a scacchi nel retro del bistrot, in quel "club degli incorreggibili ottimisti" in cui si ritrovano personaggi bislacchi che ho adorato. igor, leonid, saša, imré e gli altri. tutti scappati a qualcosa, tutti col loro dolore, il loro segreto, la loro impetuosità, la loro voglia di sorridere e brindare con due bottiglie di clairette: perché quando sei vivo, michel, tutto è ancora possibile. e poi appunto c'è michel. narratore che conosciamo nel 1980 ma che ci porta nella parigi di 20 anni prima. tra i suoi amori (cécile, camille, che bei personaggi), i suoi fantasmi, le sue amicizie. un libro che in francia è diventato un caso e ha vinto assai, meritatamente.

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  • 4

    Nella Parigi dei primi anni '60 (in un periodo segnato dalla guerra fredda e dalla guerra franco-algerina), si svolge l'adolescenza di Michel Marini, ragazzo "con due famiglie" che si trova inserito in un "club" di pittoreschi personaggi esuli dai Paesi dell'est Europa. Lettura piacevole e appass ...continue

    Nella Parigi dei primi anni '60 (in un periodo segnato dalla guerra fredda e dalla guerra franco-algerina), si svolge l'adolescenza di Michel Marini, ragazzo "con due famiglie" che si trova inserito in un "club" di pittoreschi personaggi esuli dai Paesi dell'est Europa. Lettura piacevole e appassionante, se non ci si fa scoraggiare dal capitolo introduttivo, che a mio avviso si può tranquillamente saltare e leggere per ultimo.

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  • 2

    deludente. deludente è la votazione giusta per questo libro, che sembra un capolavoro dalle recensioni sopra/sotto/dietro e davanti. il tema è interessante, ma non è avvincente, i personaggi sono tanti, forse troppi e alla fine non ricordo più ha fatto cosa, più chi è il polacco, l'ungherese ecc ...continue

    deludente. deludente è la votazione giusta per questo libro, che sembra un capolavoro dalle recensioni sopra/sotto/dietro e davanti. il tema è interessante, ma non è avvincente, i personaggi sono tanti, forse troppi e alla fine non ricordo più ha fatto cosa, più chi è il polacco, l'ungherese ecc ecc, a parte rare eccezioni. peccato, speravo in meglio. il finale stesso lascia una serie di "fili" ancora aperti, li taglia abbandonandoli.

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  • 4

    Bellissimo, scorre veloce portandoti via mentre ti racconta la storia di un ragazzo, Michel, che affronta i suoi problemi di crescita nel più classico dei romanzi di formazione confrontandosi con interlocutori davvero particolari: un gruppo di emigrati dall'unione sovietica, diversi per origin ...continue

    Bellissimo, scorre veloce portandoti via mentre ti racconta la storia di un ragazzo, Michel, che affronta i suoi problemi di crescita nel più classico dei romanzi di formazione confrontandosi con interlocutori davvero particolari: un gruppo di emigrati dall'unione sovietica, diversi per origini e idee, che incontra in un bistrot dove hanno organizzato un circolo di scacchi. Per lui rappresenteranno la sola possibilità di confronto reale, anche se vengono da esperienze molto lontane e da un mondo di cui si sa poco, ma che si svela come angosciante. Ciascuno di loro ha una storia diversa; c'è chi è fuggito dal regime e lo respinge, chi ancora lo difende, chi addirittura non sa inserirsi in un mondo troppo diverso e vi ritornerà. Ma si confrontano e discutono violentemente per ritornare amici subito dopo, cosa che sconcerta Michel. Nella sua famiglia infatti tutto sembra una recita: la madre durissima, che però segue corsi di organizzazione aziendale per mostrarsi positiva e assertiva e infligge le reprimende più dure a marito e figlio con un sorriso stereotipato stampato in faccia; il padre, perfetto venditore che seduce ogni interlocutore, imita e recita, ma poi sparirà dalla sua vita; la sorella, parlatrice instancabile che non ascolta nessuno; e finalmente gli odiosissimi parenti della madre, gli zii e i cugini pieds-noir. Eh sì, perché siamo nel mezzo della guerra d'Algeria, alla fine degli anni Cinquanta. Alla tragedia del regime sovietico fa così da contraltare questa guerra terribile che lacerò la Francia mettendo i suoi cittadini di fronte alla realtà delle violenze e delle torture esercitate dai militari francesi. E tra gli immigrati russi che sono i mentori reali di Michel e che giocando a scacchi gli trasmettono una possibile filosofia di vita, compaiono Sartre e Kessel, odiati da alcuni perché non hanno condannato il regime sovietico, ma che in realtà aiutano i profughi e li sostengono economicamente; e compaiono sullo sfondo altri personaggi di quegli anni, come Camus, la cui morte improvvisa fu uno choc per la società intellettuale dell'epoca. Il gruppo accetta Michel senza commenti come uno di loro; mentre giocano a scacchi e ancora non sembrano profondamente integrati nella vita di Parigi ne discutono i problemi e con una gentilezza distratta lo aiutano a elaborare i suoi conflitti. La comparsa dell'ultimo personaggio fa coagulare l'azione sulla tragedia del regime, di cui l'ultimo arrivato era un funzionario importante. E lo snodarsi della tragedia finale porta Michel, ormai adulto, a staccarsi dal gruppo di cui non ha mai in realtà fatto parte, rivedendone uno dei membri solo al funerale di Sartre, più di vent'anni dopo, che diventa il funerale di un'epoca. Lunghissimo, complesso, con rimandi continui alla storia sovietica e francese e con mille protagonisti, é tenuto in piedi da una regia sicurissima, da una capacità di reggere e intrecciare senza sbavature le varie storie, da una tecnica di scrittura e di creazione dei dialoghi perfetta. Da non perdere.

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  • 4

    "Ci sono libri che si dovrebbe proibire di leggere troppo presto. Non li capisci e non ti dicono niente. E anche film. Dovrebbero essere accompagnati da un avviso: non vedere o non leggere prima di aver vissuto."


    "Non decidi tu di amare o di dimenticare. É un'idea che non ti lascia mai. Di ...continue

    "Ci sono libri che si dovrebbe proibire di leggere troppo presto. Non li capisci e non ti dicono niente. E anche film. Dovrebbero essere accompagnati da un avviso: non vedere o non leggere prima di aver vissuto."

    "Non decidi tu di amare o di dimenticare. É un'idea che non ti lascia mai. Di giorno vivo con lei e, di notte, quando mi sveglio é a lei che penso. Sono innamorato come il primo giorno. Puoi stancarti di una donna, volerne un'altra. Questo non é amore, é desiderio. Perché l'amore, quello vero, é intellettuale. É nella testa che lo vivi, e ci sono giorni in cui penso che sarebbe stato meglio dimenticare."

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