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El cuento número trece

By Diane Setterfield

(52)

| Mass Market Paperback | 9788499081069

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Book Description

Margaret Lea no sabía mucho sobre Vida Winter. Aunque, dado el carácter hermético de la escritora, poco o nada era lo que el común de los mortales sabía de ella. Margaret, sin embargo, conocía la existencia de un curioso libro de la autora con una do Continue

Margaret Lea no sabía mucho sobre Vida Winter. Aunque, dado el carácter hermético de la escritora, poco o nada era lo que el común de los mortales sabía de ella. Margaret, sin embargo, conocía la existencia de un curioso libro de la autora con una docena de relatos, cuyo decimotercer texto no era sino un error de cubierta y el único vestigio de un escrito que jamás había llegado a ver la luz: el cuento número trece. Una ausencia con un aura de leyenda, y, quizá, el motivo por el que Vida Winter se había decidido a hablar en el final de sus días.

1475 Reviews

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    Le parole hanno un non so che. In mani esperte, adoperate con maestria, ti fanno prigioniero. Ti si attorcigliano intorno alle membra come la tela di un ragno e, quando sei così soggiogato da non riuscire più a muoverti, ti trafiggono la pelle, ti en ...(continue)

    Le parole hanno un non so che. In mani esperte, adoperate con maestria, ti fanno prigioniero. Ti si attorcigliano intorno alle membra come la tela di un ragno e, quando sei così soggiogato da non riuscire più a muoverti, ti trafiggono la pelle, ti entrano nel sangue, ti atrofizzano i pensieri.

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    RozzEmilia77 said on Sep 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un diesel.
    Parte lentamente. Poi diventa come una droga.

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    CaRoL said on Sep 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Intrigante

    Me ha gustado, te tiene en vilo durante toda la historia del libro.

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    Marian Gvp said on Aug 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Inizialmente non ne ero molto presa, la trama era interessante ...ma perde un po di consistenza per il modo di scrivere dell'autrice...
    A parer mio divaga troppo perdendo di vista il nucleo del racconto...diventando a tratti ripetitiva.
    Ma ho dovut ...(continue)

    Inizialmente non ne ero molto presa, la trama era interessante ...ma perde un po di consistenza per il modo di scrivere dell'autrice...
    A parer mio divaga troppo perdendo di vista il nucleo del racconto...diventando a tratti ripetitiva.
    Ma ho dovuto ricredermi una volta terminato, poiché è uno di quei racconti che prendono colore solo giunti al termine.
    Piano piano tutti i nodi si sciolgono e le domande trovano risposta... ma dato il finale e i colpi di scena,bisognerebbe rileggerlo una seconda volta, per essere capito e apprezzato veramente.

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    Hachiko said on Aug 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una volta morte, le persone scompaiono. La voce, le risate, il calore del loro respiro. La carne. E alla fine le ossa. Il ricordo perde ogni elemento vitale. E' una cosa tremenda e naturale.

    Fin da piccola, qualunque momento di noia, di apprensione, di paura, di felicità, mi spediva dritta agli scaffali della mia strapiena libreria dove sfogliavo pagine ricche di nomi, mistero e amori inconfessabili alla luce morente di un crepuscolo est ...(continue)

    Fin da piccola, qualunque momento di noia, di apprensione, di paura, di felicità, mi spediva dritta agli scaffali della mia strapiena libreria dove sfogliavo pagine ricche di nomi, mistero e amori inconfessabili alla luce morente di un crepuscolo estivo. Fra quelle copertine, poche righe di brutale neutralità riassumevano vite passate.
    In quel mondo gli uomini erano vampiri famelici o licantropi spocchiosi, alieni dalla forza sovraumana e quasi sempre innamorati pazzi di donzelle svampite e in pericolo. Niente rivelava se quel genere di mostri avessero una particolare predisposizione, quale forma di paura turbasse i loro sogni quando, la sera, il loro alito caldo soffiava sulla candela. Leggerle, tuttavia, stimolava qualcosa in me. L'altra mia parte che era già sul versante opposto, dalla forza travolgente e molto differente a ciò che conosco, si risvegliava accarezzandomi. Mi avvolgeva come una seconda pelle, infuocandomi come un incendio.
    Quando scopriamo un nuovo autore ci auguriamo sempre di trovare qualcosa di speciale. Eventi che rimangono dentro come pietre militari. Situazioni che potrebbero sconvolgere il nostro universo personale. Per me il primo incontro con Diane Setterfield è uno di questi. In quanto, La tredicesima storia, mi diede lo stesso brivido provato la prima volta cui scoprì la storia segreta di Miss Winter.
    Sono sempre stata una lettrice e, in ogni fase della mia vita, non c'è mai stato un periodo in cui la lettura non sia stata per me la gioia più grande. Sempre uguale a se stessa, mentre il resto del mondo cambiava quando meno me lo aspettavo, e simbolo di una
    parte della mia anima sognatrice e masochista. Una parte del mio essere che conferma come le storie che più amo e a cui non rinuncerei per nulla al mondo hanno bisogno di parole. Leggerle mi ha sempre dato l'impressione di perdere la cognizione di me stessa. La lucidità. Il senso del tempo. E, per un certo periodo della mia vita, sono stati più essenziali della mia vita stessa.
    Dentro di me resta sempre una brama intensa per il piacere dei libri. E La tredicesima storia - in questi due giorni trascorsi a leggere dal mattino inoltrato fino a tarda sera, sotto un cielo perennemente nuvoloso ma afoso in cui le giornate passavano in un lampo prima di riemergere da questo strano stato di torpore - con la figura austera di Miss Winter e la giovane Margaret, m'incantò con la loro incantevole storia.
    Isolandomi con persone fatte esclusivamente di carta e inchiostro ho chiuso la porta della mia stanza sul mondo. Ho origliato impunemente per sentire la vita di persone che non esistono. Ho sbirciato senza ritegno nel loro cuore e alle loro spalle per seguire i loro movimenti. Mi sono avvicinata a tal punto su Margaret, che dormiva nel proprio letto, da fargli sentire il mio fiato sul viso. Lasciargli un segno del mio passaggio, dove ho visto i suoi sogni.
    Sogni che coincidono col passato turbolento di Miss Winter. Un fiore da serra esotico in un giardino invernale del Nord che, al di là della sua figura, nasconde il suo bocciolo: una bambina che si è divertita a giocare con i trucchi della mamma e che adesso si è stufata. Ha trascorso la sua vita raccontando storie semplicissime, di poco conto. Qualche filo intrecciato che ha dato forma a un graziosissimo disegno, un motivo memorabile ricco di lustrini. Materiale da cui ha ricavato trame mai concluse, personaggi abortiti, ambientazioni pittoresche che non hanno mai trovato una sua collocazione. Rimasugli di materiale sacrificato in fase di revisione.
    L'incontro fra lei e la bella Margaret è stato come una collisione fra due mondi che restano tuttavia nettamente separati. Lascia ammutoliti, privi di logica, curiosi, spingendoci, per un momento, a voler intraprendere anche noi questa strada insidiosa. Attingere a memorie che non vedono le stampe da decenni; dare voce a chi non ha voce. Nonostante tutti i libri custoditi, le parole, l'interno che il più delle volte abbia rivelato qualcosa di più scoraggiante dell'esterno. Ma che possiedono qualcosa in grado di emozionare.
    E' una sensazione molto forte, magica. Ma il bello delle biblioteche, a volte, è proprio questo: si colgono frammenti di storie, echi di voci che, al buio, sembrano farsi più forti.
    La tredicesima storia è una dichiarazione d'amore ai libri e alla buona letteratura la cui storia riesce a districarsi perfettamente tra esperienze e generazioni diverse, tra presente e passato. Una storia che crea dipendenza, struggimento. Un quadro raffinato che sa di amore, fede e fiducia e che riesce a scalfire persino i muri più solidi.
    E' una storia che avevo già letto, qualche anno fa. I personaggi li conoscevo tutti. Ma, andando avanti nella lettura, poco a poco, mi sono accorta come avevano perso un po' di quella famigliarità. Erano diventati strani. Nuovi. Non erano i manichini ombrosi che ricordavo, pronti a rivestire meccanicamente i loro panni, per l'ennesima volta. Erano divenute "persone". La tristezza e l'insoddisfazione di Miss Winter è talmente palpabile che, quando lei la lascia trapelare, sembra di viverla in prima persona. Il sale delle lacrime versate da Margaret ricordando la madre morta, bruciano il viso. Lo spirito del romanzo ha tanto di famigliare. Tutti i personaggi, alla fine, realizzano i loro desideri più profondi: Miss Winter vede riesumare la storia della sua vita, nella landa deserta del suo spirito, prima di morire; Margaret scrive la biografia più celebre del secolo. Ma solo troppo tardi ti accorgi del prezzo che hanno dovuto pagare per sottrarsi al loro destino. Ogni grumo di felicità sembra essere stato deturpato. Il fato, così docile, ragionevole, disponibile a trattare all'inizio, alla fine ha esagito una crudele vendetta in cambio della felicità.
    Gli ingredienti per far sì che il romanzo della Setterfield divenisse un vero e proprio successo editoriale, a mio avviso, c'erano tutti: una casa spettrale e isolata; uno sbaffo grigio contro la nuda parete del cemento; il senso d'inquietudine che aleggia attorno.
    L'esordio di una talentuosa scrittrice americana, che sembrava stesse cadendo negli ormai classici cliché che predominano nella letteratura nostrana.
    In soli due giorni mi sono totalmente immersa nella storia che "ascoltavo", prendevo appunti, leggevo da non desiderare altro. Il weekend estivo appena entrato è stato popolato da figure appartenenti non al mio mondo ma a quello di Margaret e Miss Winter. Durante la lettura sentivo come "mia" la sua voce e assieme a Isabelle e Charlie e al resto della grande famigliola viaggiavo con la mia immaginazione, lungo i quali si sono rivolti costantemente, in questo lasso di tempo, i miei pensieri. Era un modo carino per rinunciare, anche se per poco, alla mia vita. Calarmi completamente nella storia dei personaggi della Setterfield e volgere le spalle a un mondo in cui sono in voga l'insoddisfazione e l'ingratitudine. Sentirmi placare, cullare dalla sicurezza di una bugia era quello che mi ci voleva. Una buona storia che abbacinasse sempre più un frammento di verità. Che mi ha fatto arrabbiare e rendermi felice, allo stesso tempo.
    Riposto il libro sullo scaffale e aver assimilato al massimo ogni informazione, più tardi in camera mia, col silenzio greve della mia stanza, trascrissi quanto avevo letto. Le parole scorrevano dalla punta della penna al foglio evocandomi l'immagine di Margaret seduta comodamente in una delle vecchie poltrone di Miss Winter e Miss Winter con la sua rigidezza spigolosa. Una scatola con dentro racchiuse tante vite. Una scatola che contiene le schede con i particolari delle persone che popolano questo straordinario romanzo.

    << Una nascita non è propriamente un inizio. La nostra vita al principio non è propriamente nostra, è sola la continuazione della storia di qualcun altro. >>

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    Gresi said on Aug 11, 2014 | Add your feedback

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    Consigliato!

    Scrivere questa recensione non è facile perchè in questo libro ci sono una moltitudine di cose da citare: il rapporto tra due gemelle, la storia di una famiglia verso la rovina, un presente complicato e triste e un passato da dimenticare, ma anche un ...(continue)

    Scrivere questa recensione non è facile perchè in questo libro ci sono una moltitudine di cose da citare: il rapporto tra due gemelle, la storia di una famiglia verso la rovina, un presente complicato e triste e un passato da dimenticare, ma anche un futuro pieno di speranza che ha chiuso i conti con il passato...
    ci sono una marea di sentimenti, alcune storie che si intrecciano e altre che sono affini....
    Io alla fine del libro ero commossa, grata e appagata, vedete voi...

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    Pakinko2 said on Aug 6, 2014 | Add your feedback

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