El custodio

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Publisher: Ediciones Alfaguara, S.A. - Grupo Santillana

3.8
(289)

Language: Español | Number of Pages: 296 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , French

Isbn-10: 8420402060 | Isbn-13: 9788420402062 | Publish date: 

Also available as: Others

Category: Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
Trollope es uno de los grandes maestros de la edad de oro de la literatura inglesa, la que dio autores de la categoría de Jane Austen, Dickens o Thackeray. El custodio es la historia del reverendo Harding, un hombre al que nada le falta para merecer el calificativo de alma bendita. Es el encargado de velar por la conservación de un asilo y los ancianos que lo habitan. Lo último que se imagina es que entre sus manos está a punto de estallar un escándalo que arramblará con la tranquilidad de todo el condado de Barsetshire. «Gracias a Trollope conocemos mejor el corazón humano.» Henry James
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  • 3

    Uno scellino e sei pence

    Dopo tanto tergiversare ho finalmente fatto anch’io la conoscenza di mister Anthony Trollope, autore non troppo conosciuto in Italia, snobbato dalle maggiori case editrici nostrane che stampano la buo ...continue

    Dopo tanto tergiversare ho finalmente fatto anch’io la conoscenza di mister Anthony Trollope, autore non troppo conosciuto in Italia, snobbato dalle maggiori case editrici nostrane che stampano la buona parte delle opere degli autori della stessa epoca. Negli ultimi anni però vi è stata una riscoperta di quest’autore inglese contemporaneo di Dickens e sono stati pubblicati diversi suoi titoli.
    Apparso per la prima volta nel 1855, anno in cui scoppiò uno scandalo sull’amministrazione dei benefici ecclesiastici da parte del clero che occupò e interessò la stampa, il dibattito politico e l’opinione pubblica inglese, The warden è incentrato proprio su questo problema.
    Pubblicato in Italia con diversi titoli, da Gli scrupoli di Mr Harding edito dalla Rizzoli, a Un caso di coscienza dalla Garzanti e infine dalla Sellerio con il titolo L’amministratore, The warden è il primo dei sei romanzi che compongono il cosiddetto ciclo delle cronache del Barsetshire, dal nome della contea immaginaria in cui sono ambientati questi romanzi.
    Il caso di coscienza del titolo non è altro che il caso sollevato da un giovane medico, John Bold, a proposito dell’amministrazione di un pensionato per poveri creato grazie ai proventi dell’eredità di John Hiram, un mercante di lana, che lasciò i suoi proventi e la casa per il sostegno di dodici cardatori a riposo. Dall’epoca della sua creazione (metà del 1400) il lascito è prosperato e i terreni da pascolo sono diventati edificabili, mutando così il valore della rendita dei terreni.
    John Bold, che si erge a paladino dei poveri e degli oppressi, scopre l’iniqua suddivisione dei proventi del pensionato cui l’amministratore percepisce un compenso superiore a quello dei dodici assistiti e il riformatore (così lo chiama ironicamente l’autore) decide così di fare qualcosa per porre rimedio a quest’ingiustizia nei confronti dei poveri assistiti, nonostante sia amico di famiglia del reverendo Harding (amministratore del pensionato) e innamorato di Eleonor, figlia minore di quest’ultimo.
    L’accusa di ricevere un corrispettivo troppo alto, mossagli dall’amico Bold, colpirà in modo profondo il protagonista del romanzo, il reverendo Septimus Harding, uomo onesto che ha sempre gestito l’ospizio con amore e correttezza, che soffrirà e inizierà a dubitare di se stesso e dei suoi valori; prostrato e amareggiato, in contrasto a quello che gli suggeriscono gli avvocati e i famigliari, andrà avanti per la sua strada e prenderà la decisione di seguire la propria coscienza…

    Io e Trollope ci giravamo attorno da tanto tempo e in quest’ultimo periodo lo sentivo nominare in continuazione. Non osavo avvicinarmi forse spaventata dalla presenza d’atmosfere legali che pensavo potessero appesantire il romanzo; invece il caso legale è solo un pretesto per mettere in scena la società vittoriana che l’autore conosceva così bene.
    Ho scelto di iniziare a conoscere Trollope partendo da questo libro, perché era il romanzo più breve della sua sterminata opera letteraria che è stato tradotto nella nostra lingua, e poi ammetto che mi volevo avvicinare alla sua prosa con un libro non troppo lungo.
    La mia scelta è stata azzeccata perché questo breve libro si è rivelato una piacevole lettura, dall’ironia sagace e dalla scrittura raffinata.
    The warden è un libro dalla trama esile e semplice, che segue i tormenti e le tribolazioni del reverendo Harding, schiacciato tra una coscienza meticolosa e un senso di dignità che non gli permette di passare come un approfittatore dei poveri.
    Trollope si serve di questa semplice trama per tratteggiare deliziosamente, con ironia e cura i vari personaggi coinvolti nella vicenda che animano il romanzo, cogliendoli nelle loro piccolezze quotidiane e descrivendo perfettamente caratteristiche, motivazioni, meschinità, contraddizioni, passioni ed eccentricità individuali per ognuno di loro.
    Il personaggio cui mi sono più affezionata è il reverendo Harding, un uomo onesto e di buone intenzioni, sempre disposto ad aiutare gli altri, che si prende cura dei suoi pensionati in maniera amorevole e attenta. Uomo amabile e umile, amante della musica, il mite reverendo si ritrova capo espiatorio al centro di uno scandalo finanziario ingigantito ad arte dalla stampa, subendo la diffamazione pubblica, rifiutandosi però, di accettare i sotterfugi suggeritigli sia dai suoi superiori sia dal più importante avvocato dell’epoca. Un personaggio che all’inizio sembra essere remissivo e privo di spessore ma che si rivela, invece, un tenace combattente e un uomo di carattere, che vuole conservare la propria dignità, coscienza e onestà, dando così una lezione d’integrità morale e correttezza a tutti coloro che lo circondano.
    Un altro personaggio che sicuramente mi ha colpito più degli altri è l’arcidiacono Grantly; tratteggiato talmente bene da essere reale è il personaggio più interessante e completo all’interno della trama. L’arcidiacono Grantly, figlio del vescovo di Barchester e genero del reverendo Harding, è un uomo ligio al dovere e alla causa; superbo e astuto, austero e dispotico, tanto severo in pubblico quanto mite e accondiscendente con la moglie in privato, travolgente con la sua eloquenza (basti pensare al colloquio in cui riesce a stravolgere le intenzioni di John Bold), si rifugia nel suo studio per leggere di nascosto l’opera di Rabelais, Gargantua e Pantagruele; si spende tenacemente nella difesa della chiesa ma nulla può contro l’ostinazione del suocero.
    Personaggio che, invece, mi è sembrato poco sviluppato e cui avrei volentieri dato un bel calcio nel didietro è John Bold, medico per professione e paladino della giustizia per passione, è un giovane impulsivo, incapace di valutare la portata delle sue azioni, per certi aspetti non è migliore dell’arcidiacono Grantly; si vuol convincere di agire in nome del benessere dei dodici residenti dell’ospizio ma, in fondo, cerca solo la propria soddisfazione personale nel confermarsi un uomo giusto che nessuno può distrarre da questa questione di principio.
    Una nota di merito va a due personaggi minori: la mirabile e paciosa persona del Vescovo, amico del signor Harding (la loro amicizia è una delle pagine più belle del libro); Eleonor, la figlia minore del reverendo, emblema della donna vittoriana, sensibile, innocente, rispettosa e affettuosa nei confronti del padre cui vuole un gran bene, pronta a sacrificare il proprio amore per aiutare il genitore.
    Ripensando alla molteplicità dei personaggi che lo animano, il romanzo si rivela essere una galleria di caratteri delineati alla perfezione: sono testardi, egoisti, irritanti, bigotti, teneri, appassionati e impegnati politicamente, confusi, incerti, assaliti dai dubbi e mai del tutto buono o cattivi; sono semplici uomini e donne che hanno debolezze, desideri e aspirazioni.

    Ciò che mi ha maggiormente colpito nel romanzo è sicuramente la sua modernità, soprattutto nel trattare certi argomenti più che mai attuali. Trollope, infatti, si serve di una trama semplice come pretesto per denunciare diversi problemi sociali: la brama d’arricchimento provocata dall’avidità e dal possesso, il pericolo delle questioni di principio, che possono rivelarsi, molto spesso solo cause irreali e astratte, e il ruolo della stampa, tema attualissimo anche ai giorni nostri. La stampa “libera”, insindacabile e onnipotente, sempre pronta a “sbattere il mostro in prima pagina”, a creare e distruggere reputazioni e influenzare l’opinione pubblica.
    Memorabili sono anche le pagine i cui Trollope scrive liberamente, con garbata ironia cosa ne pensa dei cosiddetti “pezzi grossi” dell’epoca (Carlyle e Dickens su tutti).

    Un libro che regala uno spaccato della società inglese del ‘800, della sua gentry, del suo clero; gradevole, intelligente, arguto, dai dialoghi brillanti, dallo stile impeccabile, descrittivo, semplice ma allo stesso tempo raffinato, dall’ambientazione affascinante, dall’ironia velata e pungente.
    Un romanzo che fa riflettere, piacevole da leggere, dal finale agrodolce poiché viene a mancare quella giustizia più volte invocata durante lo svolgersi della trama; un mondo immaginario descritto in maniera vivissima e con così tanta dedizione da apparire vero.
    The warden è stato il primo libro di Trollope che ho avuto il piacere di leggere, ma non sarà di certo l’ultimo poiché mi ha invogliato a leggere sicuramente i capitoli successivi.

    *** ½

    “Fare una cosa giusta non sarà mai temerario.”

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  • 4

    Un colpo di fortuna

    Sono approdato ad Anthony Trollope, che a stento conoscevo anche solo di nome, cercando specificamente autori dell’età vittoriana che non fossero i due più famosi, cioè Dickens e G. Eliot (il prossimo ...continue

    Sono approdato ad Anthony Trollope, che a stento conoscevo anche solo di nome, cercando specificamente autori dell’età vittoriana che non fossero i due più famosi, cioè Dickens e G. Eliot (il prossimo tentativo potrebbe essere con Elizabeth Gaskell). Nella scelta di The Warden sono andato per ispirazione, basandomi sulla quarta di copertina e senza poter beneficiare del consiglio di qualcuno. Devo dire che, anche per questo motivo, sono molto soddisfatto della scelta fatta. Si tratta di una storia molto semplice ma anche molto bella. Una prosa eccellente, con il consueto tatto vittoriano di saper entrare nelle “viscere” della storia tenendosene allo stesso tempo alla giusta distanza. Caratteristica dell’età in questione è anche quell’ottimismo che si vede nella rappresentazione di personaggi che riescono a mantenere una perfetta condotta morale anche in situazioni di estrema difficoltà. Ci sono qui brani, come in Dickens, che semplicemente ti rimettono al mondo.
    Trollope è un autore non molto noto in Italia – anche perché ignorato dalle maggiori case editrici che pubblicano i classici – e perciò approfitto di questa minuscola finestra per sponsorizzarlo. È tradotto nel nostro paese da Sellerio, questo romanzo in particolare con il titolo L’amministratore. Una vecchia edizione Garzanti, non più in commercio, ha invece come titolo Un caso di coscienza. È un romanzo molto breve: può essere quindi un buon modo per dargli una chance.

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  • 2

    Mi piace Trollope ma questo romanzo ho faticato a leggerlo. Si perde troppo su un dilemma morale ma senza veramente approfondirlo dal punto di vista psicologico, resta, infatti, una storia.

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  • 4

    Trollope, autore su cui avevo qualche dubbio a causa di un Lady Anna abbandonato a poche pagine dall'inizio, mi ha piacevolmente colpita con questo romanzo che a dispetto della trama dalle atmosfere l ...continue

    Trollope, autore su cui avevo qualche dubbio a causa di un Lady Anna abbandonato a poche pagine dall'inizio, mi ha piacevolmente colpita con questo romanzo che a dispetto della trama dalle atmosfere legali ha bene poco a che fare con queste ultime, o meglio l'avventura che colpirà il protagonista sarà solo un pretesto per mettere in scena una critica alla società, alle sue istituzioni e ad alcune personalità del tempo, tra cui il mio amato Dickens.

    "Il signor Sentiment è senza dubbio un uomo molto potente e forse lo è tanto di più perchè i suoi poveri meritevoli sono così estremamente meritevoli; i suoi spietati ricchi così estremamente spietati e i genuinamente onesti così tanto onesti."

    Con un'ironia davvero notevole, Trollope ci presenta vari personaggi che potrebbero benissimo essere i nostri vicini di casa ma il caro signor Harding è la personalità a cui mi sono più affezionata. L'accusa di ricevere un compenso più alto del dovuto come amministratore di un ricovero per anziani andrà a colpire in modo indelebile il povero protagonista che soffrirà e inizierà a dubitare di se stesso e dei suoi valori, il fatto poi che l'accusa venga proprio da uno degli amici di famiglia, nonché pretendente dell'amata figlia minore, andrà ad aggravare la situazione emotiva del pover uomo.
    Ma, come si può ben immaginare, il signor Harding è un uomo retto e onesto, un uomo dai saldi principi e dalle buone intenzioni, un uomo sempre ben disposto verso tutti, anche verso coloro che appoggeranno l'accusa, e che nonostante una risoluzione a lieto fine e il timore verso il genero farà una scelta coraggiosa e giusta.
    A proposito del genero, il reverendo Grantly, è un personaggio interessante nonostante non sia entrato nelle mie grazie: un uomo ligio al dovere e alla causa, molto severo provoca negli altri personaggi sensazioni reverenziali come timore o paura di esternare le proprie idee; dicevo interessante perchè questo suo aspetto così inflessibile si manifesta solo in pubblico, dentro le mura di casa scopriamo un uomo tranquillo che viene influenzato molto dalla moglie.
    Molto meno interessante la figlia dell'amministratore a cui l'autore assegna il ruolo di donna vittoriana, estremamente ingenua e devotissima al padre ma molto succube delle situazioni intorno a lei e infine non possonon ricordare anche John Bold, medico che si improvvisa giudice, si dimostra troppo impulsivo e irragionevole.

    Del romanzo colpisce molto anche l'attualità: mi è particolarmente piaciuta la critica alla stampa, la persecuzione e gli effetti collaterali, per non parlare poi dell'avidità che acceca l'uomo e l'ossessione per il denaro che spinge ad essere nel torto pur di ottenere un ricavo. L'amministratore è un ottimo romanzo, con uno stile semplice e mai banale Trollope ci spinge a riflessioni che ancora oggi non si possono dimenticare perchè tutti potremmo imparare qualcosa di più dall'onesto signor Harding.

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  • 4

    L’amministratore è un romanzo abbastanza breve, costruito intorno a un fatto di modesto rilievo, con personaggi che tutto sommato si distribuiscono lungo linee di consistenza esistenziale piuttosto mo ...continue

    L’amministratore è un romanzo abbastanza breve, costruito intorno a un fatto di modesto rilievo, con personaggi che tutto sommato si distribuiscono lungo linee di consistenza esistenziale piuttosto modesta se non addirittura banale, ma la potenza dell’analisi dei comportamenti e dei pensieri e dei caratteri è un colpo di cannone.

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  • 3

    Un Trollope in formato 'da esportazione', breve e moderatamente romantico, come si conviene, per un pubblico notoriamente di 'non lettori' qual è quello italiano. L'ho riletto volentieri; ma non è il ...continue

    Un Trollope in formato 'da esportazione', breve e moderatamente romantico, come si conviene, per un pubblico notoriamente di 'non lettori' qual è quello italiano. L'ho riletto volentieri; ma non è il mio Trollope preferito.

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  • 4

    Citazione

    Egli è ne più ne meno l'uomo che un'educazione come la sua non poteva far a meno di forgiare, e che ha un cervello adatto al posto che ricopre nel mondo ma insufficiente a varcarne i confini. ...continue

    Egli è ne più ne meno l'uomo che un'educazione come la sua non poteva far a meno di forgiare, e che ha un cervello adatto al posto che ricopre nel mondo ma insufficiente a varcarne i confini.

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  • 4

    Un libro breve e lieve, delizioso nella sua semplicità. Il ritratto minuzioso di un mondo molto particolare, la Chiesa Alta anglicana, alle prese con radicali, secolaristi, giornali e "avvocati della ...continue

    Un libro breve e lieve, delizioso nella sua semplicità. Il ritratto minuzioso di un mondo molto particolare, la Chiesa Alta anglicana, alle prese con radicali, secolaristi, giornali e "avvocati della giustizia" (ci riconosco molte note ancora attuali). Allo stesso tempo un po' straniante per un lettore non anglicano, un mondo dove il sacerdozio è di fatto una professione tale e quale a quella del medico, o dell'avvocato, e, osservazione ancora più interessante, il clero è una casta proprio perché non esiste il celibato del clero: vescovi, ministri, canonici etc, con le loro famiglie ed i loro matrimoni largamente endogamici costituiscono di fatto una piccola gentry nella realtà di una cittadina di provincia come l'immaginaria Barchester.
    Comunque gradevole lo sguardo benevolo su questa realtà un po' eccentrica, l'equilibrio dell'autore che vede in tutti il bene e gli alti afflati, accanto alle pulsioni più umane e sciocche o meschine. L'unico che non si salva, o quasi, è lo spregiudicato giornalista Tom Towers. A questo proposito, notevole e attualissima la condanna della stampa, o almeno dei suoi lati più distorti, questo organo che si batte contro i "poteri forti" ed è di fatto il potere più forte di tutti, peraltro al contempo privo di ogni responsabilità personale.
    Notevole, e il personaggio dell'amministratore è veramente bello.

    said on 

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