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El desert dels Tàrtars

Per

Editor: Editorial Empúries

4.2
(9326)

Language:Català | Number of Pàgines: | Format: Mass Market Paperback | En altres llengües: (altres llengües) Chi traditional , French , English , Italian , Spanish , Chi simplified , German , Romanian

Isbn-10: 8497874390 | Isbn-13: 9788497874397 | Data publicació: 

Translator: Rosa M. Pujol , Mercè Senabre

També disponible com: Others

Category: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Descripció del llibre
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  • 3

    Se l'avessi letto anni fa...

    ... l'avrei di certo apprezzato maggiormente.
    Se l'avessi letto, davvero, intorno ai 17 anni. In quella mia fase dei "grandi gioielli" in cui divoravo classici e Libri Essenziali.
    E questo lo è. Un grande classico - lo sta diventando - ed un Libro Essenziale.
    Ma ormai non è nell ...continua

    ... l'avrei di certo apprezzato maggiormente.
    Se l'avessi letto, davvero, intorno ai 17 anni. In quella mia fase dei "grandi gioielli" in cui divoravo classici e Libri Essenziali.
    E questo lo è. Un grande classico - lo sta diventando - ed un Libro Essenziale.
    Ma ormai non è nelle mie corde.

    Si legge bene, scorre e disseta. Innegabilmente è un buon libro (e infatti è questo il mio giudizio) ma non ce la faccio. Dice cose dette bene ma non nell'ordine giusto, per i miei occhi.

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  • 4

    "Una specie di metafora"

    Capolavoro di Buzzati, che ho avvicinato quasi con timore reverenziale. Seguire il tenente Giovanni Drogo è come entrare in un sogno, perdersi nel passare degli anni e capire, in una splendida forma letteraria, come ci si possa affezionare anche alle più squallide e vuote abitudini e restare invi ...continua

    Capolavoro di Buzzati, che ho avvicinato quasi con timore reverenziale. Seguire il tenente Giovanni Drogo è come entrare in un sogno, perdersi nel passare degli anni e capire, in una splendida forma letteraria, come ci si possa affezionare anche alle più squallide e vuote abitudini e restare invischiati, senza accorgersene, anche nella più turpe routine.

    "Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c'è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. [...], si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono più avanti; ancora non si vedono, no, ma è certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo. [...] Ma a un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta in dietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa tempo a fissarlo che già precipita verso il confine dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una sull'altra, tanto è il loro affanno, si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire".

    "Qualche cosa di diverso dovrà pur venire, qualche cosa di veramente degno, da poter dire: adesso, anche se è finita, pazienza".

    "Ma dietro le sue parole, comparve ai compagni l'immagine della lontana città con i suoi palazzi e le chiese immense, le aeree cupole, i romantici viali lungo il fiume. A quell'ora, pensavano, doveva esserci una sottile nebbia e i fanali davano una tenue luce giallastra, a quell'ora nere coppie per le vie solitarie, grida di cocchieri dinanzi alle vetrate accese dell'Opera, echi di violini e di risa, voci di donna (dai tetri portali delle ricche case), finestre illuminate a incredibili altezze, fra il labirinto dei tetti; l'affascinante città con i loro sogni di giovinezza, le sue ancora sconosciute avventure".

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  • 4

    Il Kafka Bellunese

    In quella primavera di vita il futuro pareva luminoso, gravido di gloria, avventure, battaglie, e onore. Così sembrava al giovane tenente Drogo il suo avvenire, la fortezza doveva essere una tappa, l’incipit della sua esistenza, diverrà invece il contenitore di tutta la sua vita. Quella Fortezza/ ...continua

    In quella primavera di vita il futuro pareva luminoso, gravido di gloria, avventure, battaglie, e onore. Così sembrava al giovane tenente Drogo il suo avvenire, la fortezza doveva essere una tappa, l’incipit della sua esistenza, diverrà invece il contenitore di tutta la sua vita. Quella Fortezza/scatola in cui si consuma l’attesa che scava come un placido torrente il destino logorando inesorabilmente lo scoglio delle speranze. Così lo scrittore Bellunese ci profila un’esistenza che forse è un po’ quella di tutti gli uomini, ed è forse l’attesa di un momento che ci da la forza di vivere una vita di ripetitività. La vicenda di Drogo potrebbe essere la vicenda di tutti noi, ma assume tramite la narrazione la percezione di un racconto grottesco, surreale, come i ricordi lontani. Questo è “il deserto dei tartari” , una favola realistica, drammatica, una vita vissuta nella speranza, in cui tutto sciupa gradualmente nel grande disinganno, e l’unica cosa che si attendeva e realmente arriverà, è la morte. Kafka, ce l’abbiamo avuto anche noi!

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  • 3

    L'attesa

    E' un romanzo molto particolare: l'attesa del protagonista riguarda tutta la sua vita ed e' come se riguardasse ogni lettore. Sono atmosfere strane dove il tempo scivola via in modo "leggero" senza che i militari della fortezza se ne rendano conto. Degno finale.

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  • 4

    Non può finire così....

    Come si fa a dire che un libro di Buzzati non è un buon libro? Il libro è scritto bene, riporta una descrizione storica, ambientale e sociale molto bella, è originale. Ciò nonostante, quando sono arrivato agli ultimi capitoli ho iniziato a ripetermi: "No! Non può finire in questo modo!! E troppo ...continua

    Come si fa a dire che un libro di Buzzati non è un buon libro? Il libro è scritto bene, riporta una descrizione storica, ambientale e sociale molto bella, è originale. Ciò nonostante, quando sono arrivato agli ultimi capitoli ho iniziato a ripetermi: "No! Non può finire in questo modo!! E troppo angosciante!"

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  • 5

    Aspettando Godot (o erano i Tartari?)

    “Il tempo è fuggito tanto velocemente che l’animo non è riuscito ad invecchiare. E per quanto l’orgasmo oscuro delle ore che passano si faccia ogni giorno più grande, Drogo si ostina nella illusione che l’importante sia ancora da incominciare”. Meno male che non l’ho letto a scuola. Non lo avrei ...continua

    “Il tempo è fuggito tanto velocemente che l’animo non è riuscito ad invecchiare. E per quanto l’orgasmo oscuro delle ore che passano si faccia ogni giorno più grande, Drogo si ostina nella illusione che l’importante sia ancora da incominciare”. Meno male che non l’ho letto a scuola. Non lo avrei compreso fin nelle sue pieghe più profonde. Qualche decennio in più, invece, mi ha aiutato a cogliere (quasi) tutti i livelli narrativi, compreso quello filosofico. Tutto ruota attorno al sentimento che ognuno di noi ha provato, almeno una volta nella vita: quello di essere speciali e destinati a qualcosa di grande. Sentimento che (quasi sempre) viene deluso. Ho avuto la sensazione di aver letto un libro immortale e lo consiglio a chi pensa che si debba attendere sempre l’occasione del giorno dopo.

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  • 5

    L'attesa infinita

    Grande opera di Buzzati, è a mio avviso uno dei capolavori della letteratura italiana recente.
    Cito 2 elementi: l'attesa e la guerra.
    L'attesa è ciò che pervade l'intero libro: il protagonista vive aspettando qualcosa che sembra non arrivare mai e alla fine il destino lo beffa proprio ...continua

    Grande opera di Buzzati, è a mio avviso uno dei capolavori della letteratura italiana recente.
    Cito 2 elementi: l'attesa e la guerra.
    L'attesa è ciò che pervade l'intero libro: il protagonista vive aspettando qualcosa che sembra non arrivare mai e alla fine il destino lo beffa proprio "sulla linea del traguardo".
    Ma non c'è solo questo: sottolineo il tema della guerra. E' vero, non se ne parla mai, ma questo è un libro fortemente antimilitarista: l'ottusità crudele del mondo militare è magistralmente simboleggiata dall'assurda morte di un uomo per pochi metri di confine che non significano niente.

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  • 5

    Marànatha

    ...ma il cielo era rimasto vuoto, inutilmente l'occhio cercava ancora qualche cosa alle estreme frontiere dell'orizzonte. [p 140]


    ...e lui era rimasto fermo ad aspettare... [p 78]


    Così la pianura rimase immobile, ferme le nebbie settentrionali, ferma la vita regolamentare della For ...continua

    ...ma il cielo era rimasto vuoto, inutilmente l'occhio cercava ancora qualche cosa alle estreme frontiere dell'orizzonte. [p 140]

    ...e lui era rimasto fermo ad aspettare... [p 78]

    Così la pianura rimase immobile, ferme le nebbie settentrionali, ferma la vita regolamentare della Fortezza, le sentinelle ripetevano sempre i medesimi passi da questo a quel punto del cammino di ronda, uguale il brodo della truppa, una giornata identica all'altra, ripetendosi all'infinito, come soldato che segni il passo. Eppure il tempo soffiava; senza curarsi degli uomini passava su e giù per il mondo mortificando le cose belle; e nessuno riusciva a sfuggirgli, nemmeno i bambini appena nati, ancora sprovvisti di nome. [p 204]

    "Così la Fortezza non è mai servita a niente?"
    "A niente" disse il capitano. [p 15]

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  • 4

    Definirei quest'opera di Buzzati bella in maniera inquietante, nel senso che a poco a poco vediamo consumarsi l'esistenza del protagonista in una sorta di limbo in cui non accade nulla, e quando, dopo riflessioni sul tempo che passa, dopo aver letto della sfioritura della giovinezza di Giovanni D ...continua

    Definirei quest'opera di Buzzati bella in maniera inquietante, nel senso che a poco a poco vediamo consumarsi l'esistenza del protagonista in una sorta di limbo in cui non accade nulla, e quando, dopo riflessioni sul tempo che passa, dopo aver letto della sfioritura della giovinezza di Giovanni Drogo, quando finalmente succede ciò che per anni ha sperato, come unica ragione di vita, è troppo tardi, e sopraggiunge la morte. Forse le mie parole potrebbero ingannare il lettore, riducendo il libro a qualcosa di noioso, ma è un libro ricchissimo di allegorie che mi ha fatto riflettere sul bene più prezioso che abbiamo e che tuttavia non esitiamo a sprecare: il tempo per vivere.

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